
SETTENARIO MADONNA DEL PIANTO – SETTEMBRE 2026
MARIA REGINA DELLA PACE
LUNEDI 14 SETTEMBRE ORE 17
La pace ha il volto di una Madre
MARTEDI 15 SETTEMBRE ORE 17
Maria per essere in pace,
custodiva tutto nel suo cuore
3 MERCOLEDI 16 SETTEMBRE ORE 17
Il coraggio della mitezza in Maria,
le dona la vera pace
4 GIOVEDI 17 SETTEMBRE ORE 17
Maria, Regina della pace
5 VENERDI’ 18 SETTEMBRE ORE 17
Essere strumenti di pace oggi.
Maria, donna dell’ascolto, rendi aperti i nostri orecchi;
fa’ che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesù
tra le mille parole di questo mondo;
fa’ che sappiamo ascoltare la realtà in cui viviamo,
ogni persona che incontriamo,
specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà.
Maria, donna della decisione, illumina la nostra mente e il nostro cuore, perché sappiamo obbedire
alla Parola del tuo Figlio Gesù, senza tentennamenti;
donaci il coraggio della decisione, di non lasciarci trascinare
perché altri orientino la nostra vita.
Maria, donna dell’azione, fa’ che le nostre mani e i nostri piedi si muovano
“in fretta” verso gli altri, per portare la carità e l’amore del tuo Figlio Gesù,
per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo. Amen.
SETTENARIO MADONNA DEL PIANTO – SETTEMBRE 2026
1 LUNEDI Lc. 2,1-8-20
La pace ha il volto di una Madre
Nel suo racconto evangelico, Luca nota nel cuore dei pastori una gioiosa, incontenibile agitazione: “Andiamo fino a Betlemme e vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere” (Lc 2,15). Quindi quegli sconosciuti personaggi: “Andarono senza indugio”. Poi appena arrivati: “Trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”. In seguito riferiscono quanto hanno visto e udito, e tutti si stupiscono delle cose raccontate.
Così l’onda lunga della tradizione, partita dai pastori, arriva stasera fino a noi. E noi siamo qui riuniti per sintonizzarci su quella precisa lunghezza d’onda.
Ora, andiamo anche noi fino a Betlemme e tentiamo di sorprendere Maria, in meditazione su quegli avvenimenti che lei si porta dentro al cuore. La scena che si svolge sotto i nostri occhi ci permette di affermare che dove c’è la madre del bambino, lì c’è la pace.
A questo riguardo in Maria possiamo cogliere tre verità:
La prima. Maria ci insegna che non c’è pace senza silenzio. Tra i tanti appellativi mariani, ne ho trovato uno di straordinaria suggestione: Maria, cattedrale del silenzio.
È vero: Maria è donna di poche parole. Nel Vangelo parla appena quattro volte. Ma il suo non è un silenzio vuoto di voci, assenza di rumori, mancanza di fragorosi frastuoni. Il suo è un silenzio strapieno della presenza dell’unica Parola che conta, quella divina, di suo Figlio Gesù.
Sì, senza silenzio non c’è pace. Non è solo il silenzio delle armi. È il silenzio della contemplazione, dell’invocazione ardente, dell’umile e docile ascolto della voce del Signore che si ripercuote nella nostra coscienza.
In questa società agitata e convulsa, è indispensabile non farsi devastare l’anima dalla frenesia del ‘fare’. Occorre recuperare spazi abbondanti di silenzio, per non finire scottati da quella smania compulsiva che ci fa accanitamente correre, competere, confliggere. Se non mettiamo uno stop allo stordimento di strepiti e schiamazzi assordanti che non smettono di affliggere l’anima, rischiamo di non riuscire più ad ascoltare la piccola e silenziosa voce dello Spirito di Gesù Risorto. Allora la pace nostra e altrui va a farsi benedire…
2. Il secondo messaggio di Maria è: non c’è pace senza coraggio. Certo, anche Maria ha avuto a che fare con la paura. Paura di non essere capita. Paura della cattiveria della gente. Paura di non farcela. Paura per la salute di Giuseppe. Paura per la sorte di Gesù. Paura di rimanere sola… Quante paure! Verrebbe quasi di dedicarle un santuario con il titolo: alla Madonna della paura’
Del resto anche noi siamo attraversati da quell’umanissimo sentimento che è il segno più concreto della nostra fragile, ferita umanità. Paura del domani. Paura per il figlio che non trova lavoro e ha già superato la trentina. Paura per la sorte della più piccola di casa che rientra sempre a notte inoltrata, e non le puoi dire niente, se no ti aggredisce come una gattina risentita. E poi paura della vecchiaia. Paura della solitudine. Paura della notte. Paura della morte…
Maria ci insegna a non cedere al ricatto delle nostre mille paure, lei che non si è mai lasciate cadere le braccia, né le ha mai alzate nel segno rassegnato della resa. Anzi ha sempre affrontato gli ostacoli a viso aperto, grazie alla granitica fiducia nella forza del suo Signore.
Nel santuario intitolato alla Madonna della paura, Maria si merita anche una statua dedicata alla Madonna del coraggio.
Sì, senza coraggio non c’è pace. Se è vero che la pace si costruisce sulla giustizia, allora occorre la decisione ferma di denunciare le varie ingiustizie sociali dei nostri giorni. Occorre anche sostenere la lotta delle ‘madri-coraggio’. Occorre anche condividere la lotta di tante donne impegnate a battersi contro le violenze domestiche, che possono purtroppo arrivare fino al raccapricciante fenomeno del femminicidio.
3. In terzo luogo, alla scuola di Maria impariamo che non c’è pace senza accoglienza. Lei ha accolto nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio. Prima nel cuore, perché ‘accogliere’ è un verbo che appartiene all’amore. Dio non ha trattato Maria né lei si è mai sentita trattare come un semplice contenitore.
Ma proprio perché ha accolto il Figlio di Dio nel cuore e nel grembo, Maria ha accolto anche tutti noi. Sì, senza accoglienza non c’è pace. E se questa sera, accogliamo in noi, nell’Eucaristia, il corpo di Cristo, non possiamo poi non accogliere i nostri fratelli quando usciamo dal nostro Santuario.
SETTENARIO MADONNA DEL PIANTO – SETTEMBRE 2026
2 MARTEDI Lc. 2,19
Maria per essere in pace, custodiva tutto nel suo cuore
Luca ci presenta oggi Maria nell’atteggiamento di «custodire tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19).
Di Maria ci è stata già raccontata da Luca, nelle pagine precedenti del suo Vangelo, l’obbedienza alla parola di Dio, la profondità della sua fede che la rende beata, la sua straordinaria maternità che le consente di partorire nella nostra storia il Figlio di Dio. Oggi della sua figura spirituale Luca evidenzia un nuovo tratto: la sua capacità di custodire e meditare nel suo cuore tutte queste cose così importanti.
Meditare significa tenere insieme, unire, impedire la separazione. Maria unisce, mette insieme, confronta, ascolta più voci, guarda con più occhi, interpreta quanto accade nella luce della parola dell’angelo, che lei ricorda, ma anche nella luce delle parole dei pastori, che lei ascolta. E per lei la parola dell’angelo non è più importante di quella dei pastori, né quella dei pastori più importante di quella dell’angelo. Ciò che importa, ciò che è davvero decisivo, è tenerle insieme, confrontarle, senza separarle.
Anche la pace la si invoca e la si costruisce in questo modo: tenendo insieme, accettando la tensione di pensieri e ideologie diverse e talora contrapposte, che però vanno fatte dialogare senza dividerle, senza far prevalere l’una sull’altra.
La verità non sta mai da una sola parte e non ha mai una sola faccia, e la verità, così come la pace, così come tutte le realtà importanti della vita, non la si trova senza la fatica personale di meditare, di confrontare per tenere insieme, accettando le diversità senza la pretesa di scioglierle o di eliminarle.
Non c’è pace senza riconciliazione, e occorre saper vivere lo sforzo di riconciliazione in ogni ambito della nostra vita. Riconciliare significa non appiattire o uniformare tutto, riducendolo a un solo parere; riconciliare significa raccogliere, radunare, tenere insieme, condurre nella pace anche ciò che è diverso o contrastante.
Invocare la pace ci chiede poi un secondo atteggiamento, che Luca ci ricorda sempre nel suo Vangelo: saper dare un nome.
A Gesù viene dato un nome, che dice la sua identità (il Salvatore), la sua singolarità, la sua dignità come è singolare ogni uomo e ogni donna che calcano la faccia della terra.
La pace esige che a ogni uomo e a ogni donna, a ogni altra creatura e realtà, venga riconosciuto il proprio nome. La verità di quel nome, la dignità di quel nome. Attenzione: si tratta di riconoscere il nome, prima che di darlo il nome.
Maria e Giuseppe non danno il nome al loro figlio, piuttosto lo riconoscono e lo accolgono come dono di Dio, perché il nome viene dall’alto e viene da Dio. Ogni creatura ha la sua dignità e il suo significato non perché siamo noi a darglielo, ma perché vengono anche per loro dal cielo, sono generati da Dio, ed è Dio a dare loro il nome ed è Dio a custodirlo nella sua mano e nella sua memoria.
Infine, invocare e operare per la pace significa riconoscere che in Gesù Dio stesso ci rivela il suo nome nuovo, e noi lo possiamo chiamare riconoscendo questo nome nuovo.
Ce lo annuncia san Paolo: «Dio manda nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre!» (Gal 4,6). Mentre il Figlio di Dio riceve il suo nome umano, Gesù, dona a noi la possibilità di chiamare Dio: Papà.
La pace ha bisogno anche di questa capacità di chiamare Dio con il nome di Padre, a condizione di riconoscerlo come Padre mio come Padre nostro, come Padre di tutti.
Ogni guerra è un crimine contro l’umanità, ed è anche un crimine contro Dio, perché gli neghiamo questo che è il suo nome più vero, la sua gioia più piena: quella di essere Padre e Padre di tutti. Noi bestemmiamo il nome di Dio ogni volta che gli neghiamo di essere Padre. E lo facciamo in tanti modi, non solo nei grandi conflitti o nelle guerre tra i popoli, ma anche nei nostri atteggiamenti più quotidiani e limitati, che esprimiamo nella nostra vita di tutti i giorni. Anche su di essi dobbiamo vigilare per invocare la pace con sincerità di cuore e con mani pure.
Maria, la Madre di Dio, ci custodisca e ci insegni a vivere come lei nella capacità di custodire ogni cosa meditandola dentro di noi, così che il nostro cuore sia un cuore pacificato e diventi sorgente di una pace che si irradia e si espande attorno a noi.
SETTENARIO MADONNA DEL PIANTO – SETTEMBRE 2026
3 MERCOLEDI
Il coraggio della mitezza in Maria, le dona la vera pace.
Nel nostro mondo, la forza viene spesso associata al rumore, all'imposizione, alla capacità di farsi valere con l'aggressività. Chi è mite viene talvolta scambiato per debole o timoroso.
Oggi Maria ci insegna il contrario: la mitezza cristiana è la virtù dei forti. È la forza interiore di chi non ha bisogno di gridare perché è pieno della presenza di Dio.
Ma l’esempio di Maria ci mostra che la mitezza richiede un coraggio immenso.
1. Il coraggio dell’ascolto (L'Annunciazione)
Il primo atto di mitezza di Maria è il suo silenzio accogliente davanti all'Angelo.
La mitezza inizia anche per noi quando facciamo spazio all'altro e, soprattutto, a Dio. Richiede il coraggio di mettere da parte i propri piani, le proprie paure e le proprie risposte immediate per dire con Maria: "Ecco la serva del Signore".
Maria non subisce passivamente la volontà di Dio; la accoglie con la disponibilità di chi si fida totalmente. Questa è la mitezza: un cuore aperto che non si difende da Dio.
Nel profondo del suo cuore si sono incontrate la fede e la luce divina non per arrivare ad una conclusione ragionevole ma per vivere un dialogo senza parole carico di abbracci e di gioia.
Non stupisce quindi l'esplosione di gioia che verrà dal suo cuore quando si renderà conto del dono che Dio le aveva fatto, non preoccupandosi delle conseguenze che quel dono le avrebbe poi potuto arrecare. C'era in quel momento solo gioia ed infatti esclamerà: "l'anima mia magnifica il Signore ......"
2. Il coraggio della presenza silenziosa
(La Via Crucis e il Calvario)
Il momento in cui la mitezza di Maria brilla con più forza è sotto la croce.
Di fronte all'ingiustizia, alla violenza dei soldati e all'odio della folla, Maria non risponde con la rabbia o con la maledizione. Sta lì, in piedi (stabat Mater), guardando il Figlio morire.
La sua mitezza è la capacità di assorbire il dolore del mondo senza trasformarlo in rancore. Ci vuole un coraggio sovrumano per rimanere miti quando tutto intorno crolla e quando si soffre ingiustamente. Maria unisce il suo silenzio a quello di Gesù, che "come agnello condotto al macello non aprì la bocca".
Ognuno di noi ha fatto esperienza della sofferenza ed anche della morte ma pochi di noi, credo, l'ha vissuta in silenzio.
Ma Maria l'ha vissuta nella realtà, anche da un punto di vista emozionale. Era suo Figlio! Quei corpi straziati sulle tre croci che ansimavano; quelle ferite che grondavano sangue e che straziavano il cuore solo a vederli; quei rumori nei quali si confondevano i commenti dei passanti con gli insulti dei soldati che stavano soltanto aspettando la morte di quei tre, tutto questo ha vissuto Maria con mitezza e in preghiera silenziosa, con la quale lei si affidava a Dio per non fare la propria ma la Sua volontà.
La storia si ripete anche per noi. Quando ci sembra che Dio ci stia togliendo qualcosa in realtà ci sta dando molto di più.
3. Il coraggio di vincere il male.
Maria ci insegna che la mitezza non è rassegnazione, ma è l'unica vera forza capace di spezzare la catena del male. Rispondere alla violenza con la violenza genera solo altra violenza. Rispondere con la mitezza, come ha fatto Maria, interrompe questo circuito distruttivo.
Nel suo Magnificat, Maria canta un Dio che "ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili". La mitezza di Maria è rivoluzionaria: spiazza i superbi perché usa armi che il mondo non comprende: l'amore, la pazienza, la fedeltà.
Chiediamoci oggi: come reagiamo davanti alle contrarietà, alle offese o alle fatiche della vita? Cerchiamo di imporci con la forza della voce o sappiamo custodire la pace del cuore?
Guardando a Maria, impariamo che essere miti significa essere profondamente legati a Dio. Pertanto chi è sicuro dell'amore di Dio non ha bisogno di difendersi con l'aggressività.
Chiediamo a Maria il coraggio della mitezza, per diventare capaci di portare pace nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nel mondo, vincendo il male con il bene.
SETTENARIO MADONNA DEL PIANTO – SETTEMBRE 2026
4 GIOVEDI
MARIA REGINA DELLA PACE
Oggi contempliamo Maria sotto il titolo, così dolce e urgente per i nostri tempi, di Regina della Pace. In un mondo frammentato da conflitti, tensioni e divisioni, questa invocazione non è un semplice pio desiderio, ma un grido del cuore e un programma di vita.
Come ha ricordato papa Leone XIV “Maria è madre dei credenti” ed “è invocata anche come Regina della pace”, alla cui intercessione si affida “perché i popoli trovino la via della pace”.
Dandole il titolo di “Regina della pace”, la Chiesa afferma che la pace autentica è dono divino, unisce cielo e terra, trasforma i cuori.
Papa Leone XIV più volte nel suo pontificato ci ha invitati a supplicare il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso.
Da qui l’invito a chiedere a Maria la sua intercessione di «Regina della pace».
Perché chiamiamo Maria "Regina della Pace"? La risposta della Scrittura è semplice: perché lei è la Madre di Gesù, che il profeta Isaia chiama il "Principe della pace".
Maria non possiede una pace propria da donarci, ma ci porta la Pace in persona. Nel mistero dell'Incarnazione, dicendo il suo "Sì", ha aperto le porte del mondo a Colui che ha abbattuto i muri della separazione e ha riconciliato l'umanità con Dio.
La Bibbia ci ricorda che la pace non è solo assenza di guerra o di conflitti esterni. Nella lingua di Gesù, "Shalom" indica pienezza di vita, gioia, giustizia e armonia profonda. È lo stato di grazia che Dio ha pensato per noi fin dal principio.
Ma come ha vissuto Maria questa pace, lei che ha conosciuto il rifiuto a Betlemme, l'esilio in Egitto e lo strazio indicibile sotto la croce del Figlio?
La pace di Maria non è nata dall'assenza di problemi, ma da una fiducia incrollabile in Dio. È la pace del cuore che "custodisce e medita" la Parola anche nei momenti di buio.
Maria è Regina della pace perché ha vinto, con l'amore e la fede, la tentazione del rancore e della violenza. Sotto la croce, non ha risposto all'odio con l'odio, ma ha condiviso l'offerta di perdono del Figlio.
Se vogliamo che la pace abiti nelle nostre case e si diffonda nel mondo, dobbiamo imparare da Maria a curare la radice della pace, che è la vittoria sul peccato e sull'egoismo nei nostri cuori.
La pace è un dono di Dio, ma cammina sulle gambe degli uomini. Don Tonino Bello amava dire che la pace non è un vocabolo, ma un intero vocabolario: richiede pazienza, dialogo, accoglienza e perdono quotidiano.
Concretamente noi cosa fare per ottenere la pace? Preghiera e digiuno, ha sempre detto a Madonna nelle sue varie apparizioni.
Ma c’è chi ritiene che pregare o digiunare per la pace e la giustizia sia inutile. O, peggio, che sia addirittura un alibi, un modo per mettersi la coscienza a posto di fronte alle tragedie e alle ingiustizie della storia, a queste guerre e violenze.
Pregare e digiunare è un modo profondamente cristiano di entrare nella storia con la forza del Vangelo.
La preghiera apre il cuore a Dio e cambia lo sguardo sugli altri; il digiuno libera da ciò che ci appesantisce e ci rende solidali con chi soffre. Sono gesti semplici ma veri, che rendono possibile la pace perché cominciano da noi.
Maria ci mostra che la fede non è passività ma energia che trasforma. Nel suo canto proclama che Dio rovescia i potenti e innalza gli umili: non rassegnazione, ma annuncio di giustizia, che nasce dalla fiducia in Dio e invita a non arrendersi al male per ottenere una pace “disarmata e disarmante”: non costruita con le armi, ma con la forza più grande del perdono e della misericordia.
È la pace di Maria, che, come Madre, ci custodisce, e ci ricorda che il bene è più forte del male.
Oggi chiediamo a Maria, Regina della Pace, di disarmare i nostri cuori dall'orgoglio e dal giudizio.
Preghiamo per i popoli che soffrono l'orrore delle armi, ma preghiamo anche per le nostre comunità e le nostre famiglie, affinché possiamo diventare piccoli artigiani di pace, capaci di seminare speranza dove c'è disperazione.
Maria, Regina della pace, prega per noi e per il mondo intero.
SETTENARIO MADONNA DEL PIANTO – SETTEMBRE 2026
5 VENERDI’
Essere strumenti di pace oggi.
Noi, cristiani in cammino, sentiamo il bisogno di ripartire, di lasciare alle spalle i fardelli del passato e di ricominciare da ciò che conta. Per noi questa sera, il punto di partenza è la Madre di Dio. Perché Maria è Madre tenera, umile, povera di cose e ricca di amore, libera dal peccato, unita a Gesù, che custodisce Dio nel cuore e il prossimo nella vita.
In Maria, nostra speranza, si racchiude la pace.
Gravi situazioni di non pace sono presenti in tutto il mondo. Le logiche della guerra imperversano ancora, e dai campi di battaglia hanno traslocato sui tavoli di un’economia che massacra i poveri. Il commercio delle armi non accenna a fermarsi, la violazione dei diritti umani espressa su popoli interi continua a turbarci e ogni operazione di guerra e ogni violazione della giustizia si tramutano in allucinanti serbatoi di grandi paure.
Per dire basta alla guerra, è necessaria la forza della pace e per dire pace è necessario dire amore. Dire amore è accantonare la morte, l’odio, l’indifferenza. Dire amore è dire vita. Dire vita è non cedere il passo alla morte, alla violenza, alla paura. Dire vita è dire affetto, è mano che rialza, carezza che riscalda, parola che conforta.
Dire basta non basta. È necessario disarmare. E il disarmo non lo si fa giocando al più forte e abbattendo il più debole. Il disarmo avviene nella relazione autentica, vera, concreta. Il disarmo non divide; avvicina, non allontana. Il disarmo avviene nella forza della verità e dell’amore.
Come sempre la prima vittima di ogni guerra è la verità. Le armi non hanno parola, le armi hanno solo il fragore che uccide ogni parola: sono la morte della parola. Perciò gridiamo ancora più forte oggi: tacciano le armi.
Stiamo vivendo in uno scenario triste e scoraggiante. Ma non dobbiamo lasciarci sopraffare dal senso d’impotenza e di scoramento. È tempo di imparare a resistere…
Quanto stiamo vedendo in Tv e leggendo dai giornali in questo tempo è atroce, ma noi lo stiamo vivendo a distanza. Per tanti invece atroce è ritrovarsi un figlio morto tra le braccia; atroce è non avere più casa, non avere più pane, non vedere più alcuna speranza di futuro. Quella gente, quei nostri fratelli e sorelle, stanno perdendo casa, pane, vita. Quei nostri fratelli e sorelle sono diventati fratelli e sorelle di sangue, di lacrime, di dolore. Portano tutti lo stesso strazio nel cuore. Quei nostri fratelli e sorelle sono nostri fratelli e sorelle.
Ma non è possibile assistere impassibili a tanti massacri, alle esecuzioni, alle guerre.
Spesso si uccide con una mano, con una parola, con uno sguardo e anche con il non detto, con il non fatto, con il non veduto. Allora, per dire basta, per mettere fine, bisogna prendere con sé. Prendi con te il dolore dell’altro, dell’altra, fallo tuo; afferra ogni grido e ogni soffio di disperazione, senti il tuo sangue impastarsi delle lacrime di quella gente, delle tue lacrime. Ogni vita è sacra. Se quel dolore lo guardiamo soltanto dai nostri tablet o dalle riviste che leggiamo comodamente dalle poltrone di casa nostra, non siamo degni di poter dire: basta.
Verrà la pace se sapremo avere pensieri di pace, sogni di pace, parole di pace, gesti di pace; nella quotidianità, in famiglia, con gli amici, nei luoghi del lavoro, sui social. La pace non può venire all’improvviso, viene se, come la goccia scava la roccia, ci saranno piccoli passi quotidiani a costruirla.
Verrà la pace se saprò riconoscere in chi ho accanto un fratello, una sorella da accogliere, accarezzare, amare. Verrà la pace se non mi piegherò alla logica del potere e dell’opportunismo, ma starò dalla parte della verità e della giustizia anche quando questo comporta fatica, anche quando questo mi chiede di dover fare un passo indietro.
Verrà la pace se io per primo riuscirò a coltivare dentro di me sentimenti di bene, di gratuità, di custodia della vita. E allora sapremo anche perdonare. Proviamo a costruire percorsi di pace, percorsi di amore, percorsi di rinnovata speranza.
Due in particolare: Il primo è il volto del Padre. Il Signore ci aiuterà. Dobbiamo camminare alla luce del suo volto e, riscoprire la tenerezza della sua paternità, amandolo di più.
Il secondo è il grembo di Maria. Tutti i nostri buoni propositi avranno senso se saranno gestiti nel grembo di Maria.
Maria la Madre di Dio, mentre ci ricorda le altezze di gloria a cui è stata chiamata, ci esorta a sentirci teneramente figli di lei, da riscoprire insieme le ragioni ultime del nostro impegno di fratellanza e di pace.