DOMENICA 12 LUGLIO: 15^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO A

 

Vangelo  Mt 13,1-23 (Forma breve Mt 13,1-9)

Dal vangelo secondo Matteo

[Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».] Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». Parola del Signore

 

“ECCO, IL SEMINATORE USCÌ A SEMINARE.”

Noi siamo maestri nell’applicare le cose agli altri: “Gli altri dovrebbero fare così”, “Quella pagina di Vangelo calza a pennello per quella persona”. “La parabola del seminatore va bene per i preti che dovrebbero imitare Dio nel seminare, i vari terreni sono i cuori degli uomini”. Gesù, questa parabola, l’ha raccontata per me, per mettermi davanti alla gioia e alla responsabilità del suo grande dono: la sua Parola. La Parola di Dio non è una parola qualunque, non è una delle migliaia di parole che ascoltiamo ogni giorno. Proviamo a pensarci: quando Dio parla crea. “E Dio disse: sia la luce. E la luce fu”. Io esisto perché la sua parola mi ha voluto e mi sostiene. La Parola di Dio è nientemeno che Gesù, suo Figlio: “La Parola si è fatta carne ed ha messo la sua tenda in mezzo a noi”. La Parola di Dio ha in sé una forza vitale. Quando noi ascoltiamo le parole degli uomini cerchiamo di assimilarle, di inserirle nelle nostre conoscenze. Per la Parola di Dio è diverso: essa possiede in sé un principio vitale capace, se assecondato, di operare trasformazioni, di creare cose nuove. Il mio compito, nei suoi confronti, è soprattutto quello di accogliere questo dono, di assecondare questo sforzo vitale che è in essa, nel non opporre ad essa alcuna resistenza. Come mai, allora, ho ascoltato tante volte la Parola di Dio e sono sempre lo stesso? 

Come mai certe volte in chiesa mi entusiasmo davanti alla Parola e poi, fuori di chiesa, vivo come se questa Parola non esistesse?  Perché ascolto parole grandi e continuo a compiere cose meschine? Non sarà forse perché il nostro cuore spesso è indurito, il nostro terreno già occupato?

Se noi accogliessimo davvero quella Parola e la traducessimo in vita, allora saremmo anche noi creatori di novità, di bello, di Regno di Dio, allora incarneremmo anche noi Gesù Cristo. Il seminatore ci dice: “Ecco ti do in abbondanza la mia parola. Essa è per te e se tu la accogli e la lasci portare frutto, attraverso te essa diventa seme anche per gli altri. Non ti chiedo molto, non ti porto via nulla. Soltanto, accogli il dono, fai spazio ad essa, lasciala crescere secondo la sua potenza, e vedrai che anche il deserto (tuo e degli altri) fiorirà”.