DOMENICA 19 GENNAIO:

2^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A

 

Tra i santi ricordati oggi: San Mario, Martire; San Gavino; Santa Abbondanza.

Una scheggia di preghiera:

 

AGNELLO DI DIO CHE TOGLI I PECCATI DEL MONDO, ABBI PIETA' DI NOI.

 

HANNO DETTO: Alcune donne preferiscono essere belle piuttosto che intelligenti. Non hanno tutti i torti, moltissimi uomini hanno la vista più sviluppata del cervello. (B. Laurence)

SAGGEZZA POPOLARE: Chi impara a suonare uno strumento a ottant'anni, si farà sentire il giorno del giudizio (proverbio Turco)

UN ANEDDOTO: Un operaio fu lasciato senza nessuna sorveglianza durante un lavoro molto delicato. Ed e gli lo compì con scrupolosa esattezza. “Potevi anche tirar via, intanto nessuno ti vedeva, - gli disse un collega. “Non era possibile, -rispose l'operaio - C'erano due, che mi sorvegliavano attentamente.” “Chi erano? chiese l'altro. “Uno era DIO”.  Il collega scrollò le spalle “Dio ti avrebbe compatito e perdonato.” “Ma l'altro ero io aggiunse l'operaio e io non mi sono né compatito né perdonato”.

PAROLA DI DIO: Is 49,3.5-6; Sal 39; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34

 

Vangelo Gv 1,29-34

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». Parola del Signore

 

“ECCO L’AGNELLO DI DIO, COLUI CHE TOGLIE IL PECCATO DEL MONDO”. (Gv. 1,29)

Mi è sempre piaciuto questo modo con cui Giovanni definisce Gesù. Per me, cittadino, l’agnello è davvero il simbolo dell’innocenza, della mitezza, ma il termine ‘agnello’ in un popolo come quello ebraico aveva valenze immediate che noi dobbiamo riscoprire. In un popolo che viveva in gran parte di pastorizia, l’agnello era il frutto desiderato, aspettato, benedizione di Dio, garanzia di continuità del gregge. Gesù è dunque la primizia, il frutto più bello e più puro dell’Alleanza tra Dio e il suo popolo ed è la garanzia della continuità della benevolenza di Dio. Ma l’agnello rimandava al Tempio e alla storia di Israele. Dio aveva gradito i sacrifici di agnelli di Abele, Dio aveva indicato nel sangue dell’agnello di quella prima Pasqua in Egitto, il segno della liberazione dal male e l’inizio del cammino verso la terra promessa. Gesù diventa dunque il sacrificio gradito a Dio, Colui che con il suo sangue ci libera dalla morte e ci conduce alle promesse di Dio inserendoci nel suo Regno. Prima di ricevere l’Eucarestia, il sacerdote ci mostra l’Ostia e ci dice: “Ecco l’Agnello di Dio”, e ancor prima, per tre volte, noi invochiamo l’Agnello di Dio perché abbia pietà di noi e ci doni la pace. Colui che andiamo a ricevere è davvero l’agnello mite che ha offerto per noi il sangue e che nel pane eucaristico si lascia consumare, mangiare da noi, perché possiamo riceverne la forza per intraprendere “il santo viaggio” cioè il pellegrinaggio della nostra vita verso Dio