DOMENICA 20 OTTOBRE:

29^ DOMENICA T.O. ANNO C

 

Tra i santi ricordati oggi: Sant’Irene; San Leopardo di Osimo.

Una scheggia di preghiera:

 

SIGNORE, ABBI PIETA' DI NOI.

 

HANNO DETTO: Non è per restare nel ciborio d'oro che Gesù discende ogni giorno dal cielo, ma per trovare un altro cielo che gli è infinitamente più caro del primo: il Cielo della nostra anima. (Santa Teresa di Lisieux)

SAGGEZZA POPOLARE: Chi troppo insacca squarcia la sacca.

UN ANEDDOTO: Qualche proverbio sulla collera:

- Donna in collera, mare in burrasca.

- Chi va in collera perde la scommessa.

- A sangue caldo, nessun giudizio è saldo.

- Fa che la tua collera tramonti col sole e non sorga con esso.

PAROLA DI DIO: Es 17,8-13; Sal 120; 2Tm 3,14 – 4,2; Lc 18,1-8

 

Vangelo Lc 18, 1-8

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Parola del Signore

 

“IN UNA CITTÀ VIVEVA UN GIUDICE, CHE NON TEMEVA DIO NÉ AVEVA RIGUARDO PER ALCUNO. IN QUELLA CITTÀ C’ERA ANCHE UNA VEDOVA, CHE ANDAVA DA LUI E GLI DICEVA: FAMMI GIUSTIZIA”.

Proviamo ad esaminare i personaggi della parabola.

C’è un giudice: un brutto tipo che nessuno di noi vorrebbe incontrare. È uno che non crede in nulla. È ateo e disumano, non gli importa di nessuno, insomma, un perfetto egoista inattaccabile sul cui cuore anche le suppliche più accurate rimbalzano come palle di gomma.

Dall’altra parte c’è una vedova. È sola, priva di appoggi, non ha raccomandazioni da nessuno, non ha avvocati difensori, neanche d’ufficio. Deve battersi da sola non solo contro il suo contendente, ma anche contro il giudice. È debole, la battaglia sembra persa in partenza eppure questa poveretta non si perde d’animo: essa incalza, perseguita questo giudice, lo bracca in tutte le occasioni, gli toglie il fiato, non si spaventa delle male parole, e quello, alla fine, toccato proprio nel suo egoismo, deve cedere. Ecco il primo grande insegnamento di questa parabola: la debolezza ha prevalso sulla forza.

È come se Gesù dicesse: “Non preoccuparti, non spaventarti della tua debolezza: è allora che, se giochi bene le tue povere carte, sei forte. Guarda mia Madre: lo aveva capito bene quando lodava Dio perché guardando alla sua debolezza aveva fatto cose grandi in Lei. Quando sei sicuro di essere debole non andare a cercare appoggi altrove: l’arma decisiva è proprio la debolezza. Non stancarti se la risposta si fa attendere, non perderti d’animo se anche Dio sembra essere sordo. Ricordati che se tu sei debole, anche Dio ha una debolezza, è un Dio che ama, quindi ben vulnerabile. Dio non è come il giudice ingiusto: Egli gradisce che tu vada ad importunarlo”.