DOMENICA 27 SETTEMBRE:

26^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (A)

 

Tra i santi ricordati oggi: San Vincenzo de Paoli; Sant’Adolfo.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, LAVORARE NEL TUO REGNO È FONTE DELLA NOSTRA GIOIA.

HANNO DETTO: L'uomo non viene salvato che a partire dal momento in cui egli stesso diventa un salvatore. (Abbé Pierre)

SAGGEZZA POPOLARE: Chi è sano non sa quanto sia ricco.

UN ANEDDOTO: Il paziente disse al suo dottore: “Dottore, sono dominato dalla paura, e la paura ha portato via tutta la gioia di vivere.” “Qui nel mio ufficio, c’è un topo che rosicchia i miei libri,” disse il dottore. “Se mi dispero per il topo, esso si nasconderà, e non farò nient’altro nella vita che cercarlo. Invece, ho messo tutti i miei libri preferiti in un posto sicuro, e gli permetto di mangiare alcuni degli altri. In questo modo, continua ad essere solo un topo, e non un mostro. Temi poche cose, e concentra tutta la tua paura su quelle – cosicché possa essere coraggioso nell’affrontare le situazioni importanti.”

PAROLA DI DIO: Ez 18,25-28; Sal 24; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32

 

Vangelo Mt 21,28-32

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E ‘venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli». Parola del Signore

 

“UN UOMO AVEVA DUE FIGLI. RIVOLTOSI AL PRIMO DISSE: FIGLIO, VA OGGI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA. ED EGLI RISPOSE: SI’, SIGNORE; MA NON ANDO’ “.

Spesso ci risulta difficile davanti agli uomini, far concordare il fare con il dire, provate, ad esempio a pensare a tutte quelle persone che sanno tutto a parole, che hanno verbalmente una soluzione per tutti i problemi, ma che non hai mai visto una volta sudare. Ma risulta ancor più difficile con Dio in quanto, nel fondo, gioca il fatto che “intanto Dio non lo vedo fisicamente”, “intanto è buono e capisce tutto”, e quindi, giù con le promesse (ad esempio: “Ti amo con tutto il cuore”, “Prometto di non offenderti più”) ma poi la realtà è un’altra cosa. Ma anche senza essere dei bugiardi spudorati spesso ci è difficile essere fedeli a ciò che uno desidererebbe. Sovente partiamo con entusiasmo: “Signore, vedrai, ogni domenica la Messa, ogni giorno la preghiera, la pazienza con i familiari, la visita a quella comunità di anziani, il gruppo parrocchiale…”, ma poi…: “Non ce la faccio, non c’è tempo! Al mattino mi mancano i minuti per arrivare puntuale al lavoro, altro che il tempo per la preghiera; domenica ho preferito andare in montagna… è l’unico giorno libero! Come è difficile andar d’accordo nel gruppo parrocchiale e la pazienza non è proprio il mio forte e, allora?” E allora ci si perde d’animo e si rischia di non tentarci più. Nella parabola di Gesù c’è anche un secondo figlio, ed anche qui possiamo somigliare a lui, sinceri nella propria umanità: “Non ne ho voglia di impegnarmi”, “E’ troppo difficile perdonare”, “Non chiedermi di condividere” ma anche capaci di ritornare sulle proprie decisioni. Il modo migliore per poter passare dalla “non voglia” all’azione generosa e coraggiosa è lo scoprire che se il Padre ti manda a lavorare nel suo Regno è per il tuo bene ed è anche perché questo Regno non è solo suo, ma anche tuo.