DOMENICA 19 APRILE: 3^ DOMENICA DI PASQUA
VISITA, MARIA, LE NOSTRE CASE E PORTACI GESU'.
HANNO DETTO: “La verità è come un’immensa vetrata caduta a terra in mille pezzi. La gente si precipita, si china, ne prende un frammento e, brandendolo come un’arma, dichiara: ho in mano la verità! Bisognerebbe, invece, raccogliere con pazienza tutti i pezzi, saldarli con l’amicizia e, alla fine, la verità risplenderebbe”. – Jean Sulivan
SAGGEZZA POPOLARE: “Io credo nel sole anche quando non brilla. Io credo nell’amore anche quando non lo sento. Io credo in Dio anche quando tace”.
ANEDDOTO: Dialogo dal film “La pazza gioia”.
“Dove stiamo andando? – Stiamo cercando un po’ di felicità. – Ma sei scema? E dove si trova la felicità? – Nei posti belli, nelle tovaglie di fiandra, nei vini buoni, nelle persone gentili”.
PAROLA DI DIO: At 2,14a.22-33; Sal 15; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35
Vangelo Lc 24,13-35
Dal vangelo secondo Luca
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Parola del Signore
Riflessione
Ci sono pagine di Vangelo che hanno una particolare suggestione. Alcune di esse sono servite ai Santi per convertirsi o per dare un indirizzo particolare alla propria vita. Nel cammino della mia vita il racconto dei discepoli di Emmaus è sempre stato significativo e lo è ancora tutt’oggi perché mi ritrovo sia nel cammino di fuga di questi discepoli, sia in quello di catechesi che Gesù fa compiere loro, e mi conforta enormemente il pensiero di Gesù che non ci abbandona quando viene sera e che trova, anche per occhi incapaci come i miei, i segni per farsi riconoscere e per ridare energia alle gambe per un percorso di ritorno e di gioia. Seguo dunque passo passo questo episodio con voi. Questi due discepoli si stanno allontanando da Gerusalemme non solo perché sono finite le celebrazioni pasquali, ma perché che cosa c’è ancora da fare a Gerusalemme?
Non è forse meglio allontanarsi da quel posto dove il Maestro è stato ucciso e sepolto e dove sommi sacerdoti e sinedrio potrebbero, dopo quello del Maestro volere anche il sangue dei discepoli?
Sembra quasi di sentirli i commenti tristi e accorati di questi due: "Ci avrei giocato la testa che Gesù fosse davvero il Messia. Con tutto quello che ha fatto e detto!
E i miracoli compiuti?
Ti ricordi quando ha calmato la tempesta sul lago? E quando ha dato da mangiare a quei cinquemila e solo con pochi pani e pesci?
E le sue parole piene di speranza di un regno per i poveri, per i sofferenti, gli operatori di pace?
E per noi non è stato meraviglioso poter andare in giro con Lui, vedere le folle bramose di una parola di amore, essere addirittura suoi collaboratori. Ti ricordi quando ci ha mandati in missione?
Riuscivamo addirittura a cacciare i demoni e a guarire i malati!
Chissà perché i capi e i religiosi non ci hanno creduto… È vero che anche lui non ha fatto nulla per ingraziarseli, che certe rispostacce poteva avanzarsele, che certi miracoli fatti apposta di sabato poteva benissimo farli in altri giorni…Non era un maestro facile. Anche noi, anche i dodici, spesso non capivamo che cosa volesse dire. Come si fa a costruire un regno parlando di sofferenza e di morte?
E adesso tutto sembra essere finito: i Romani continuano ad imperare e a beffarsi di noi e della nostra religione, i Sommi Sacerdoti e il Sinedrio continuano la loro politica, i ricchi sono sempre più ricchi i poveri sempre più poveri. Lui è morto e noi se non vogliamo finire male è meglio che torniamo alla chetichella a casa…" Ripenso a quante volte nella mia vita mi sono entusiasmato per il Vangelo, per qualche iniziativa di carità, tutte le volte che, specialmente in gioventù, sono partito in quarta per realizzare qualcosa di bello di unico di indispensabile e poi… davanti alle difficoltà, agli insuccessi, ai sorrisi di commiserazione, alle paure interiori, sono tornato indietro sconsolato e brontolante. Anche nella fede, Signore tu lo sai, quante volte ti ho detto e da convinto: "Ti amo con tutto il cuore" e poi davanti al buio di certi momenti, davanti alle debolezze del mio carattere, davanti alla paura del reale, non ti ho più visto, ho cominciato a chiedermi "Ma ne vale proprio la pena?", ed ho preferito rifugiarmi nel banale di tutti i giorni, nelle regole e nelle norme rassicuranti, nell’abitudine e nelle maschere.
"Gesù in persona si accostò a loro… Ma i loro occhi erano incapaci di vederlo" Gesù aveva detto "Io sono con voi tutti i giorni" e Gesù cammina con loro. Come era successo già a Maddalena i suoi occhi pieni di lacrime per la morte e la scomparsa del corpo di Gesù le avevano impedito di riconoscere il volto amato, così questi discepoli che parlano di speranze perdute, di meraviglie non successe, di ricordi bellissimi ma infranti, guardano in basso, guardano la polvere della strada e non sono capaci di alzarsi sul volto di questo straniero che si è messo a camminare con loro e che è anche curioso, fa lo gnorri, chiede informazioni su se stesso, si fa raccontare la sua storia, li porta a scaricare tutta l’amarezza e la delusione. "Signore dove eri quando sono passato attraverso quella croce? Perché non ti sei fatto sentire quando dovevo prendere quella decisione e mi hai lasciato scegliere quella strada sbagliata?".
Gesù cammina con noi, specialmente quando è buio. E non è neanche Lui che si nasconde, si camuffa, siamo noi che non sappiamo riconoscerlo. Fin che ci parliamo addosso, finché ci commiseriamo dei nostri dolori, delle nostre prove, fino a quando consideriamo il nostro prossimo solo un ingombro, una difficoltà, e non alziamo gli occhi per guardarlo in faccia, non riconosciamo Colui che si pellegrino del nostro camminare. E allora, per aiutarci Lui comincia a parlare e ci parla soprattutto attraverso la Sacra Scrittura. "Signore, io non capisco, sono storie vecchie, sono pagine piene di racconti e di cose scritte da uomini passati…" Eppure, è la storia di un amore, l’amore di Dio per noi uomini. Una storia di fedeltà da parte sua e di tradimenti da parte nostra, una storia di misericordia che non solo parla di cose lontane ma che vuole coinvolgere me oggi. È qualche volta, quando la sento così, il mio cuore comincia ad "ardere" Gesù non si impone, si accompagna. Ci spiega, non ci obbliga. Ci provoca, ma poi fa finta di andare oltre. Ha bisogno che quei discepoli e che io gli dica: "Rimani con noi Signore, perché si fa sera e il giorno già volge al declino". Dio ha bisogno di essere accolto per operare, ha bisogno di intimità per far sì che, magari al lume di candela o al caldo, vicino al fuoco i miei occhi abbiano la forza, spinti dal cuore che ha cominciato ad ardere, di alzarsi sul suo viso per cominciare a riconoscerne le fattezze. E allora giunge anche l’altro segno misterioso ma meraviglioso: una benedizione, un pane spezzato, il gesto della fraternità e della condivisione, e lì il cuore non arde solo più, ama e quando si ama si cerca e si riconosce l’amato. "Resta con noi Signore" tra le vicende oscure di questo mondo, resta con noi quando comincia a mancarci la speranza nel mondo, nell’uomo, in noi stessi. Resta con noi quando non ce la facciamo più a riconoscerci come fratelli. Accompagnaci nel cammino quando le mete hanno perso la loro vivezza, quando le paure ci tolgono gli entusiasmi. Resta con noi e spezza ancora il tuo pane, la tua parola, il tuo amore, il tuo corpo perché abbiamo enormemente bisogno di sentirci amati da Te e da tuo Padre, per riconoscere che è solo l’amore ancora capace di vincere gli odi e le guerre. Facci alzare gli occhi dalle nostre miserie per vedere il tuo volto sorridente e misericordioso e anche se poi tu scomparirai dalla nostra vista la gioia dagli occhi sarà passata alla mente e al cuore e da questo sarà arrivata alle gambe che ci permetteranno, di corsa, di fare il cammino del ritorno, il ritorno a Te e al tuo progetto su di noi.