Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa, dona gioia eterna.
3a DOMENICA DI PASQUA - A
IL CAMMINO DELLA VITA
ACCOGLIENZA -
Questa terza domenica del tempo pasquale ci presenta i due discepoli di Emmaus: come loro, anche noi spesso siamo tentati di dubitare, ma anche per noi Cristo si farà presente qui nel pane spezzato e nella sua parola che fa ardere il cuore. Per la nostra incredulità, per la nostra colpevole cecità di fronte alla luce del Vangelo, chiediamo umilmente perdono.
PRIMA LETTURA -
Pietro, e in lui tutta la Chiesa, rilegge la storia della salvezza e rivela il senso della morte e della risurrezione di Gesù: noi lo abbiamo ucciso con i nostri peccati, ma Dio lo ha risuscitato, perché l'amore non può morire.
SALMO RESPONSORIALE -
Dio non abbandona mai chi si rifugia in lui e andrà a cercarlo anche nella tomba. Forti di questa certezza, ascoltiamo il salmo e scommettiamo sempre sul Signore: non perderemo mai.
SECONDA LETTURA -
Se fossimo capaci di ricordare sempre queste parole della lettera di Pietro: per riscattarci dal peccato, Gesù ha sparso tutto il suo sangue, certamente la nostra vita sarebbe più buona e più santa.
VANGELO -
Due uomini camminano verso casa sul far della sera, con il cuore pieno di tristezza e vuoto di speranza. Incontrano Gesù e tornano in mezzo ai fratelli a condividere con essi la loro gioia.
LA PAROLA DI DIO
Prima Lettura
Dagli Atti degli Apostoli
At 2,14a.22-33
[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso.
Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: "Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza".
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: "questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione".
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 15 (16)
R. Mostraci, Signore, il sentiero della vita.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.
Seconda Lettura
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
1Pt 1,17-21
Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli. (Cf. Lc 24,32)
Alleluia.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli oc- chi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Parola del Signore.
RIFLESSIONE
È uno dei brani più conosciuti e più belli dell’intero vangelo. Nel racconto dei discepoli di Emmaus che, scoraggiati, tornano a casa loro scappando da Gerusalemme, Luca propone una riflessione esemplare sulla capacità che noi uomini abbiamo di complicarci la vita.
Sono tristi, i discepoli, e parlano delle loro disgrazie.
Tristi, e si caricano a vicenda, facendo a gara a chi si butta più giù, come si fa, a volte, fra persone scoraggiate. Come se ci fosse un premio da vincere: lo sfortunato del mese.
Il loro cammino è di reciproca lamentazione, di progressivo abbattimento, è sconcertante.
È terribile avere a che fare con persone che, quando vedono che sei afflitto, invece di incoraggiarti iniziano anch’esse a fare l’elenco delle loro disgrazie. Mal comune non fa mai mezzo gaudio. Spesso, fa doppia tristezza.
Gesù si avvicina e cammina con loro. Non se ne accorgono, come potrebbero?
Non alzano lo sguardo da loro stessi per incrociare lo sguardo del Signore. Sono talmente pieni del loro santo dolore da non accorgersi che la ragione della loro sofferenza non esiste più! Sono incapaci di uscire dalla gabbia che si sono creati.
E Gesù li prende per il naso. Perché quella faccia?
Sono offesi, ora, i discepoli. Da dove viene questo villano? Non si vede a sufficienza che sono tristi? Non hanno il volto sufficientemente disperato? Come si permette questo sciocco straniero di interrompere le loro lamentazioni?
A volte, purtroppo, finiamo col coltivare il dolore.
Il dolore diventa il nostro segno di riconoscimento: così ci presentiamo, così vogliamo che ci riconoscano, sperando, magari, in un segno di benevolenza, in un gesto di compassione.
Quando capiremo che la gente fugge il dolore come la peste?
È da abbandonare, il sepolcro, da superare, non da usare come segno di riconoscimento. Sono offesi, i discepoli restati orfani.
Cosa è successo? Chiede il risorto. Parlano della sua croce, e Gesù nemmeno se ne ricorda. E pronunciano la frase più triste dell’intero vangelo. Noi speravamo.
La speranza è sempre rivolta al futuro. Declinarla al passato significa ammetterne il totale fallimento.
È difficile accettare il fallimento di un progetto, di un’azienda, di una famiglia.
Il fallimento della speranza porta alla morte interiore.
Noi speravamo: che sciocchi siamo stati a seguire il Nazareno, a credere che fosse lui il Messia! Che ingenui! Noi speravamo: ci siamo illusi, siamo stati degli idioti abissali, non abbiamo giustificazioni!
La speranza è morta su quella maledetta croce.
È morta e sepolta con Gesù, nel sepolcro regalato da Giuseppe di Arimatea.
Quanti ne conosco di discepoli così, tristi e rassegnati!
Noi speravamo, dicono i discepoli. E intanto il Signore che credono morto cammina con loro.
Descrivono con abbondanza di particolari le vicende che riguardano il Maestro, i discepoli restati orfani. Si aspettano comprensione, compassione. Ottengono uno schiaffo in pieno volto.
Sciocchi e tardi, dice loro lo straniero.
La sua provocazione li scuote, li costringe ad alzare lo sguardo.
Cosa sta dicendo questo maleducato? Come si permette?
Sciocchi a tardi nel credere, insiste.
Gesù spiega il senso di quella sofferenza, della sua sofferenza, e li aiuta a rileggere tutti gli eventi alla luce del grande disegno di Dio. Sono fermi alla croce, i discepoli del risorto.
Non sempre chi ti dà una carezza ti vuole bene.
Non sempre chi ti dà uno schiaffo ti vuole del male.
A volte una bella scrollata ci distoglie dal dolore e ci aiuta a vedere le cose in maniera diversa.
Arde, ora, il cuore dei discepoli.
Il loro dolore inutile è spazzato via dalla Parola che riscalda e illumina. Tutto acquista senso, una dimensione nuova. La loro vita, riletta alla luce del grande progetto di Dio, assume un colore completamente diverso.
E con gioia vanno a dire a tutti che il loro Gesù è risorto!
PREGHIERA DEI FEDELI
Carissimi, rivolgiamoci a Dio chiamandolo Padre, Sicuri di non essere giudicati e condannati, ma accolti e ascoltati sempre.
Preghiamo e diciamo con fede: Resta con noi, Signore.
1+ Resta con la tua Chiesa, Signore, perché l'eucaristia che celebra sia sacramento della tua presenza che costruisce la comunità, seme del regno presente e futuro. PREGHIAMO
2+ Rimani accanto ai nostri pastori e suggerisci loro le parole da dire per colmare questo nostro tempo pieno di chiasso e vuoto di quel silenzio nel quale Dio parla. PREGHIAMO
3+ Resta con noi, Signore, in questa ora buia del mondo, in cui il male sembra tanto grande da non permettere speranza e consola le nostre pene, converti i nostri cuori, guarisci le nostre paure. PREGHIAMO
4+ Il tuo cuore, nel quale sono tuffi i tesori della sapienza umana e divina, sia il rifugio di quanti, nei luoghi del sapere, devono rispondere responsabilmente alle esigenze dei tempi e della storia. PREGHIAMO
5+ Resta con noi, Signore, nel momento della morte nostra e di chi ci è caro e liberaci tutti da ogni pena, da ogni dolore, da ogni oscurità. PREGHIAMO
Nella sempre nuova gioia dello spirito, Signore, fa' che pregustiamo nella speranza il giorno glorioso della risurrezione e della vita che dura nei secoli dei secoli. Amen