DOMENICA 10 MAGGIO 2020

 

365° ANNIVERSARIO DEL MIRACOLO

 

DA LUNEDI 4   A DOMENICA 10  MAGGIO

 
 
DON GIUSEPPE CELEBRERA' IN PRIVATO LA SANTA MESSA
 
PER TUTTI I DEVOTI DELLA MADONNA DEL PIANTO
 
OGNI GIORNO POTRETE TROVARE UNA BREVE RIFLESSIONE SULLA PAROLA DI DIO
QUI SOTTO.
 
 
 
 
 
 

 


DOMENICA 10 MAGGIO ORE 10,30  E  ORE 17,00

 

SANTA MESSA IN DIRETTA

 

SUL CANALE YOUTUBE DELL'ORATORIO DI ALBINO

E VIA RADIO PARROCCHIALE can. 97,4 Mhz in FM

 

LUNEDI 4 MAGGIO

 

           Celebrare in questi giorni la festa della Madonna del Pianto è celebrare Maria come Madre di Dio e nostra madre e significa ricordare una certezza che accompagnerà il nostro cammino: siamo un popolo con una Madre, non siamo orfani. Una società senza madri sarebbe non soltanto una società fredda, ma una società che ha perduto il cuore, che ha perduto il “sapore di famiglia”. Una società senza madri sarebbe una società senza pietà, che ha lasciato il posto soltanto al calcolo e alla speculazione. Perché le madri, perfino nei momenti peggiori, sanno testimoniare la tenerezza, la dedizione incondizionata, la forza della speranza”.

           Seguiremo insieme il brano del vangelo che la liturgia quotidianamente ci proporrà, dove incontreremo Gesù Buon Pastore che insieme a Maria ci guiderà alla gioia della sua festa.

“IL BUON PASTORE OFFRE LA VITA PER LE SUE PECORE… CONOSCO LE MIE PECORE… ED HO ALTRE PECORE CHE NON SONO DI QUEST’OVILE…”. (Gv. 10, 11. 14. 16)

          Gesù è un pastore che dà la vita: Lui non si è sottratto a nessun pericolo, a nessun impegno, non ha ceduto a nostro svantaggio. Ci ha consegnato la sua vita, ha versato il suo sangue per noi e continua a darsi, a consegnarsi nelle nostre mani: ci offre la sua parola, ci nutre con il suo Corpo e con il suo Sangue, ci guida per mezzo del suo Spirito e attraverso coloro che, in nome suo, continuano il suo servizio pastorale.

            Lui ci “conosce”. Cioè Lui ha un rapporto profondo, vitale con ciascuno di noi perché ci dona di partecipare alla sua vita, perché ci rende suoi fratelli, suoi amici, fa di noi dei tralci uniti alla vite fino a fare un tutt’uno, fa di noi delle membra unite al capo per formare un solo corpo.

            Ma l’amore di Gesù non si ferma solo “ai suoi”, il suo è un amore universale. Non si accontenta di avere molti fratelli, molti discepoli, molti seguaci: il suo sguardo e il suo cuore si rivolgono a tutti senza eccezione alcuna, abbracciano tutti, senza escludere nessuno. Lui non è il pastore soltanto dei cristiani, è il pastore di tutti, anche di coloro che non lo conoscono o non lo accettano come Salvatore.

            Ed ecco allora che fa sì che noi possiamo partecipare al suo servizio pastorale ciascuno secondo i doni ricevuti.

            Partecipare all’amore di Gesù è saper ascoltare e seguire lui buon pastore che sempre ci chiama, come un giorno ha deciso di far partecipe della sua vita proprio sua Madre.

            Io me la immagino quella ragazza, forse quindicenne, che di fronte a qualcosa di così grande, dopo aver chiesto come avverrà tutto questo, perché è una ragazza intelligente, Maria dice “Sì”.

Quanta forza ci vuole nella vita a dire sì di fronte a situazioni che ci sembrano impossibili. Ciò non significa rassegnarsi, accettare supinamente. Tutt’altro: significa prendere in mano la propria vita, comprenderne la serietà e accoglierla. Perché lì passa la strada che porta a Dio.

Oggi probabilmente la parola data conta molto poco, e forse è anche per questo che ci fidiamo poco della parola che Dio ci rivolge.

Penso che Maria, voglia dirci ed indicarci questo atteggiamento essenziale nella vita: imparare a essere responsabili del bene che riceviamo, dei doni che riceviamo, di qualunque tipo essi siano. Allora saremo anche noi obbedienti alla nostra missione nel mondo, la vivremo con responsabilità e con amore.

Abbiamo bisogno di riprendere questa fiducia semplice, come Maria, colei che si è fidata della Parola di Dio.

Abbiamo bisogno di diventare responsabili e obbedienti.

Perché ci vuole più forza e più coraggio ad obbedire alla vita, che non a condurre una vita libera.

            Se abbiamo capito l’amore particolare e universale di Gesù ciascuno di noi deve essere pronto a darsi senza riserve agli altri, prendendosi a cuore i problemi e i bisogni dei fratelli; il nostro rapporto con gli altri dovrebbe modellarsi su quello di Gesù e di Maria, diventando sempre più attento, premuroso, cordiale, fraterno. Inoltre la nostra attenzione dovrebbe rivolgersi a tutti, vicini e lontani, desiderosi che ciascuno, in qualche modo, anche se misteriosamente, possa incontrarsi con il Signore.

Aiutiamoci a vicenda a dire “sì” a Dio nella nostra vita.

Forse sarà umile e poco appariscente, non importa. Il Signore ama agire nel nascondimento e nel silenzio.

Ma solo così la nostra vita sarà feconda, sarà portatrice di vita e di speranza per il mondo.

MARTEDI 5 MAGGIO

 

“LE MIE PECORE ASCOLTANO LA MIA VOCE E IO LE CONOSCO ED ESSE MI SEGUONO”. (Gv. 10,27)

           In questi giorni abbiamo puntato il nostro sguardo su Gesù Buon pastore, ma se Lui è la nostra “porta”, la nostra guida, noi abbiamo dei doveri come pecore del suo gregge.

           Il vangelo di oggi riassume i compiti delle pecore di Gesù con due verbi: Ascoltare e Seguire. Ascoltare non vuol dire solo “stare a sentire”, ascoltare la sua voce come una delle tante voci, bisogna che la sua parola ci penetri dentro, metta in discussione, provochi delle reazioni.

           Ascoltare la sua voce vuol dire amare la sua parola, cercare la sua parola, leggere e meditare la sua parola, scoprila come una parola viva che ci sprona ad incarnarla nel quotidiano.

           E allora ascoltare la parola di Gesù significa anche mettersi in cammino e quindi seguirlo. Seguire Gesù non significa conoscere tutte le  sue leggi e rispettarle, rigar diritto, andare in processione, si tratta di camminare dietro a Lui nella speranza.

           Si tratta di saper usare la propria testa, i doni che ci sono stati dati, ma di indirizzarli come ha fatto Lui, di mettere i piedi sui sentieri che ha seguito Lui, anche quelli che conducono al Calvario.

           Essere il gregge di Cristo non significa essere intruppati, camminare a testa bassa, considerarsi dei perdenti, è invece iniziare ogni giorno, magari anche a novant’anni, un’avventura nuova con Lui con la certezza che non solo non ci tradisce ma ci conduce verso la realizzazione delle sue promesse.

           Come ascoltava e come seguiva Maria?

           Già ad un primo sguardo, la figura di Maria nei Vangeli, dal momento dell’Annunciazione sino alla morte del Figlio, ai piedi della Croce, ci colpisce subito per la sua grande capacità di ascolto, la capacità di accogliere, di farsi grembo accogliente della parola di Dio e anche per la sua docilità nel seguire il suo amato Gesù, ovunque. Al buio, a tentoni. Con incondizionata fiducia. Pur non comprendendo quello che le stava succedendo. Pur non sapendo dove l’avrebbe portata. A qualsiasi costo, senza badare a spese, anche se le avevano preannunciato che una spada avrebbe trafitto la sua anima. Il suo è un ascolto che potremmo definire perfetto, assoluto, totale, divino, proprio come piace a Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze.

           Proprio grazie a questo ascolto davvero specialissimo in lei si realizza questo evento straordinario che ha cambiato radicalmente la storia dell’umanità.

           La capacità di ascoltare, anche se sembra qualcosa di abituale, direi quasi banale, è in realtà oggi una facoltà molto molto difficile.

           Solo nel silenzio possiamo entrare in noi stessi, ascoltare la nostra coscienza e soprattutto ascoltare Dio. Solo nel silenzio la Parola può entrare e risuonare nitidamente nel cuore e dare frutto, quindi, solo nel silenzio possiamo veramente anche seguire Gesù.

           Anche noi, pur così limitati e indegni, potenzialmente, abbiamo le stesse capacità di ascolto di Maria, quindi di rendere concreta la volontà di Dio espressa nella sua Parola, se però anche noi l’accogliamo con docilità e ci facciamo fecondare dalla Parola, come Maria.

           La Parola si compie o non si compie in noi nella risposta che noi diamo qui e adesso, in base alla nostra libera scelta: <sì, subito> oppure <no, mai> Anche l’ambiguo <si, domani> dirà Gesù, equivale a un <no, mai>. Si, <subito!> <eccomi!>.

           Quindi non dobbiamo aspettare di essere in un luogo santo, in una chiesa, in un santuario, in un ritiro spirituale, in un pellegrinaggio particolare per ascoltare e accogliere la Parola e per dire il nostro <si, subito>. Dio ci raggiunge ovunque siamo, anche sulle strade sporche e polverose che percorriamo, basta ascoltarlo e basta accoglierlo nel segreto della nostra stanza interiore.

           Dalle orecchie la Parola va direttamente fino al cuore. Il luogo che custodisce gli affetti, i sentimenti, il luogo delle scelte, degli interessi e dei desideri. Il cuore è la casa di Dio. La via interiore di Maria è completamente libera e accogliente, passa dalle orecchie al suo cuore senza alcun ostacolo.

           Ora, infatti, è Dio stesso che trova in Maria la sua stabile e fertile dimora, un cuore capace di ascoltare, di accogliere e di realizzare il suo progetto d’amore.

           Da madre di Gesù Maria è divenuta anche la Madre di Dio, Madre dell’intera umanità. Lei chiede a noi stasera di ascoltare e seguire suo Figlio qualunque sia la sua chiamata, ovunque ci vorrà condurre.

MERCOLEDI 6 MAGGIO

 

“NON SONO VENUTO PER CONDANNARE IL MONDO, MA PER SALVARE IL MONDO”.

            Ci sono due modi di accogliere Gesù: la paura davanti al Dio giudice o l’accoglienza del Dio amore.

            Gesù dice chiaramente di non essere venuto a giudicare, a condannare, ma di essere venuto a portare la misericordia e la salvezza di Dio. Se di Dio ho paura non riesco a cogliere la sua misericordia, cerco di ingraziarmelo, di “comprarmelo” con le buone azioni. Se penso a Dio come ad un Padre che mi cerca per dirmi il suo amore, per darmi la misericordia di suo Figlio, per riempirmi dei doni del suo Spirito, allora sono disponibile davanti alla sua Parola. Essa diventa un dono prezioso, un motivo di cambiamento, un impegno gioioso.

            Il Dio della paura è quello che non ci lascia vivere, che ci rende meschini e calcolatori, ipocriti e titubanti. Il Dio dell’amore ci rende gioiosi e riconoscenti, amanti della vita e fiduciosi.

            Preferisco il Dio che mi distrugge, che è irraggiungibile, che se sbaglio mi manda all’inferno o il Dio di Gesù che per dirmi che mi vuol bene ha dato la sua vita per me?

           Perché Maria è così importante per la nostra salvezza? Da cosa ci vuole salvare? Durante i secoli la nostra Madonna del Pianto si è sempre mostrata pietosa verso la nostra gente e tante volte è intervenuta portando anche la guarigione.

           E, oggi, noi siamo gli eredi di coloro che allora pregarono con fede e per questa ragione furono salvati e ci auguriamo che continui a salvarci ancora. 

           Ma oggi quali sono i mali attorno a noi? Non sarà forse la corruzione a tutti i livelli? Non sarà forse la delinquenza e la malavita organizzata? Non sarà un uso improprio e dannoso dei mezzi di comunicazione, che spesso uccidono moralmente le persone? Non sarà forse una dipendenza mortale da alcool, droga, gioco d’azzardo?

           I mali, oggi, forse non saranno una certa indifferenza ai valori morali e cristiani con conseguente scadimento della vita sociale, politica e istituzionale, ecclesiale? Non sarà forse una coscienza addormentata, dove tutto è permesso e giustificato? Non sarà forse un’indifferenza, un egoismo e una chiusura nel privato che ci isola?

           Non dovremmo, invece, essere più capaci di accogliere l’altro? Non sarà forse una forma di male l’indifferenza dei genitori, che non educano più i figli a una vita morale cristiana e ai valori sociali?

           Forse, non sono i ripetuti scandali pubblici e privati, familiari e sociali, ecclesiali che minano la convivenza civile e il sentimento di fraternità all’interno della nostra chiesa e del nostro clero?

           Cosa possiamo fare per essere salvati? Penso occorra tornare a Gesù nostro Pastore con l’aiuto di Maria nostra madre.

           Ma per obbedire a lui ci vuole umiltà e coraggio. L’umiltà di non sentirsi onnipotenti e il coraggio di chiedere perdono.

           Abbiamo bisogno, quindi, di rimetterci a pregare affinché Maria ci liberi  nuovamente da questi mali morali e sociali.

           I rimedi: stiamo celebrando la messa in onore di Maria e ci affidiamo a Lei: il Signore nella sua Parola oggi ci ha dato ancora fiducia, ci ha ricordato che è venuto per salvare il mondo, ma, anzitutto esige una conversione personale.                  

           Pregare e poi agire deve essere, dunque, lo stile di vita del cristiano e l’ispirazione viene dalla Parola di Dio.

           L’uomo ha bisogno di Cristo e di salvezza altrimenti porta all’altro solo sé stesso e non Lui. E Cristo lo possiamo portare solo se lo abbiamo dentro di noi con una preghiera assidua e solo se abbiamo intimità con lui.  Dobbiamo fare il pieno della Parola di Dio. Senza preghiera non ci può essere azione.

           Ogni gesto di generosità deve poi essere fatto in nome suo, altrimenti diventa filantropia: dura un giorno e poi passa.

           La Madonna in questo è stata modello: da Madre a discepola del Figlio-Maestro. Maria ci conduce a Gesù perché lo ha ascoltato.

           Il Cristiano, quindi, deve trovare un tempo per pregare, per agire, per contemplare e per lavorare, per ringraziare e per chiedere perdono a Dio ogni giorno.

           Affidiamo a Maria la nostra comunità parrocchiale, la nostra vita e la nostra santità.

 

GIOVEDI 7 MAGGIO

 

“CHI ACCOGLIE ME ACCOGLIE COLUI CHE MI HA MANDATO”.

            Un insegnante di religione invitò un giorno gli alunni a pensare come si poteva disegnare, dipingere o scolpire Dio. Le risposte furono varie. Pietro: “Io disegnerei Dio come un uomo molto alto, un gigante. Perché Dio è simile a noi uomini”. Enrico: “Io invece dipingerei su un grande foglio di carta tante macchie variopinte. Significherebbe che Dio è un essere molto bello, meraviglioso”. Andrea era contrario ai dipinti e ai disegni. “Io - disse - restituirei il foglio bianco. Perché non si può rappresentare Dio”. Alla fine parlò Cristina: “Io disegnerei Gesù Cristo. Perché Dio venne a noi nella persona di Cristo. Chi vede Gesù vede Dio”.

            Il catechista giudicò le proposte dei ragazzi in questo modo: "Ogni risposta esprime qualche qualità di Dio, come per esempio: la forza, la grandezza, la bellezza, il suo governo e la protezione del mondo. Ma la più bella e giusta per me è la proposta di disegnare Gesù." Gesù Cristo, sei il Dio che perdona, sei il Dio che ascolta, sei il Dio che ricomincia, sei il Dio che aspetta, sei il Dio che incoraggia, sei il Dio che dialoga, sei il Dio che si mostra, sei il Dio che si umilia, sei il Dio che dà vita, sei il Dio sempre fedele, sei il Dio che mi ama.

            Come Maria ha accolto e amato Gesù penso che tutti lo sappiamo dalla meditazione dei Vangeli. Lei è la Donna più vicina a Dio e collabora con Lui; è la Donna più vicina a noi e ci conduce a Gesù. Con Lei vicina impariamo ad accoglierlo con amore, per portarlo a tutti i nostri fratelli.

           Essere uniti a Maria significa dunque essere uniti a Gesù. Non si può separare quello che Dio ha voluto unire così perfettamente. Maria è talmente unita a Gesù che chi vede Maria vede Gesù e chi vede Gesù vede Maria. Non si può amare Maria senza amare Gesù, non si può amare Gesù senza amare Maria.

           La Vergine, infatti, accoglie chi si affida a Lei per introdurlo ad una vita di intimità eccezionale con il Figlio suo. Vivere in unione con Maria significa realizzare come Lei e con l’aiuto di Lei l’identificazione con Cristo a cui il Padre ci ha chiamati. La missione materna di Maria, divenuta madre nostra, è farci vivere della vita di Cristo.

           Nessuno è guida migliore e maestro di Maria per farci accogliere Gesù.

           Avete mai ricevuto una proposta importante?

Una di quelle proposte che cambiano tutti i vostri piani, i vostri progetti, non un invito banale per una serata differente, ma un qualcosa che cambi totalmente il corso della vostra vita?.

Probabilmente non vi è mai capitato.

           E se vi accadesse un giorno, come reagireste?

Certamente mi rispondereste tutti un bel “dipende, dipende dal tipo di proposta e da chi ci fa poi questa proposta”.

           Risposta decisamente corretta, questi sono dei criteri buoni per valutare gli inviti che riceviamo tutti i giorni. Capire se colui che ci invita è una persona affidabile e se il contenuto della proposta è buono, cioè porti a noi dei vantaggi veri o degli svantaggi.

           Il Vangelo di Luca ci descrive proprio una situazione del genere… Andate poi a rileggerlo nei primi capitoli.

           Dio, per mezzo dell’Arcangelo Gabriele, bussa alla porta di Maria proponendo una storia di vita totalmente differente da quella a cui Lei stava preparandosi: sarebbe stata la Mamma di Gesù, il Figlio di Dio! Riconosciamo che non è decisamente un cambiamento da poco…

           A questo punto voi cosa avreste fatto? Quali sarebbero state le nostre risposte?  “Ma no, guarda, ho già preso un altro impegno serio, preparato tante cose, avvisata già tanta gente e poi nella mia vita questo è stato sempre il mio desiderio…”

 “Ora no, magari un altro giorno, se non si realizzano certi miei progetti, allora potrei pure dire di “Sì!”

           Ed invece Maria accetta, mette da parte tutti i suoi pur buoni e sereni progetti di vita: “Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”

           Maria si fida di Dio, anche se la proposta di Dio era troppo grande, una proposta mai fatta a nessuno al mondo, una proposta che avrebbe cambiato totalmente i suoi giorni, Maria accetta.  

           Maria ha il coraggio di guardare verso Dio, Maria ha la certezza che Dio le vuole bene e che ogni suo progetto per Lei è per la vita.

           Siamo semplici spettatori di questa meravigliosa storia?

           No, c’è un “sì” a Dio che anche noi dobbiamo pronunciare, un sì che ci cambia la vita, che non ci fa guardare più solo a noi stessi, ai nostri bisogni: accogliere Cristo per cambiare la nostra vita

 

VENERDI 8 MAGGIO

 

“VADO A PREPARARVI UN POSTO; QUANDO SARO’ ANDATO E VI AVRO’ PREPARATO UN POSTO, VERRO' DI NUOVO E VI PRENDERO’ CON ME, PERCHE’ SIATE ANCHE VOI DOVE SONO IO”.

            Chissà quante volte abbiamo fantasticato a proposito di questo posto che Gesù ci ha promesso.

            Qualcuno si immagina un paradiso come un luogo dove finalmente si possono portare a compimento tutti i desideri che non si sono realizzati sulla terra, qualcun altro lo vede come una contemplazione gioiosa e continua di Dio, qualcuno lo considera riposo e qualcuno dice che passare tutta un’eternità solo a contemplare deve essere di una noia terribile, qualcuno poi dice di sperare che ci sia un paradiso, ma dallo sperare al credere…, qualcun altro dice di averne le prove perché nelle sedute spiritiche...

            Io spero e credo che un paradiso ci sia: ce lo ha detto Gesù, il Figlio di Dio che non racconta bugie e non distribuisce caramelline per ingannarci. Come sia in effetti non lo so e non mi preoccupo neppur troppo di saperlo, mi fido di Dio che se è già così grande nelle cose della natura, che pure è limitata, quanto sarà ancora più grande e meraviglioso nell’eternità. 

            Ma poi faccio ancora un ragionamento: Gesù ha detto che verrà a prenderci perché “dove sono io siate anche voi” e allora scopro che già oggi io posso essere là dove è Gesù, non solo per la comunione di preghiera con Lui che può iniziare già nel tempo, ma anche perché Gesù continua ad essere in mezzo a  noi uomini in mille modi: io, se voglio posso vederlo sia nel povero che nella Eucarestia, sia nella comunità cristiana riunita nel suo nome che nel profondo del mio cuore.

            E allora, se riusciamo ad essere in comunione con Gesù in questo mondo non è già un po’ anticipare il Paradiso?

            Anche la Madonna con la sua assunzione al cielo ci ricorda con più efficacia che la nostra patria è nei cieli, dove ci aspetta Gesù che il Vangelo prima ci ha detto è andato a prepararci un posto.

Qualche volta, noi cristiani, dimentichiamo se non a parole ma con i fatti, che noi siamo fatti per il cielo.

E il cielo non è dovere, fatica, pesantezza, monotonia e quotidianità, ma gratuità, libertà, gioia. Senza limiti e senza fine.

Siamo fatti per il cielo. Tutti! Anche coloro che dicono di non crederci. Ce l’abbiamo dentro. Non possiamo non cercarlo. Quelli che non ci credono magari lo cercano per vie sbagliate. Però lo cercano, pensando di trovarlo in quei momenti in cui si può evadere dalla realtà quotidiana: i botti dell’ultimo dell’anno, le maschere del carnevale, l’abbronzatura estiva…, oppure nello sballo del sabato sera, nelle pasticche, nella sbornia, nell’ebbrezza della velocità. Lo cercano male e nella direzione sbagliata. Però lo cercano.

Tocca a noi cristiani “evangelizzare” questa ricerca incerta o sbagliata. Non condanniamo ipocritamente la gioia, la festa, le vacanze - che poi non possiamo fare a meno di cercare anche noi, ma diventiamo testimoni ricercando e costruendo la vera gioia, credendo nella vita eterna, che altro non può essere che gioia, festa, eterna.

Tocca a noi testimoniare, camminando sulle strade che portano al cielo con una vita da risorti, che “anche il nostro corpo corruttibile sarà rivestito d’incorruttibilità”, come quello di Gesù, come quello di Maria.

Maria, assunta in cielo, non ci indica soltanto il punto di arrivo, ma anche la strada per raggiungerlo. Appena accolto Gesù nel grembo, non si chiude in se stessa a fare penitenza. Lo porta a Elisabetta perché la faccia “sussultare di gioia”.

Il grembo con cui noi possiamo e dobbiamo portare Gesù per diffondere la sua gioia è la carità verso tutte le persone che ci circondano e che ci aspettano.

La fede non è niente se non diventa carità, se non si mette in viaggio in fretta verso i fratelli.

E la carità è gratuità, è libertà, è gioia. È il mattone con cui si costruisce la strada del cielo.

Maria è ha occupato il posto preparato dal suo Gesù perché ha ascoltato la parola di Dio e l’ha osservata. Perché ne ha accettato i criteri, cantati nel Magnificat: l’esatto contrario di coloro che cercano il cielo nel potere che schiaccia gli umili, nella ricchezza che dimentica i poveri, nella superbia che disprezza i piccoli, nell’evasione vissuta come stordimento, in una vita quotidiana senza orizzonti di cielo.

SABATO 9 MAGGIO

 

SE MI CHIEDERETE QUALCHE COSA NEL MIO NOME, IO LA FARÒ.

           Parole meravigliose ma anche misteriose. Dette però da Gesù che non può ingannare perché è Dio. E allora chiediamo, allora, a più non posso. Non, però, come se fosse un gioco che ci può portare a domandare tutto e il suo contrario.

           Se così fosse, sarebbe un bel pasticcio. Il segreto per ottenere quello che chiediamo, sta nel domandare nel suo nome, ossia nella certezza di essere esauditi perché la garanzia sta nella sua persona e nella sua promessa.

           Gesù ci ha messo la sua faccia perché noi potessimo ottenere quello che chiediamo; ma nel suo nome vuol dire anche chiedere con fede. Quella che, ancor prima che ci lasciamo andare domandare ciò di cui abbiamo bisogno, ci fa immergere nella volontà del Padre come ha fatto lui. Di quel Padre che per noi vuole tutto il bene che si possa immaginare, realizzato nella massima perfezione che possiamo.

           Noi possiamo affidarci a Gesù sull’esempio di Maria che a Cana di Galilea ha pronunciato le famose parole: fate quello che Egli vi dirà.

           Mentre i convitati pranzano tranquillamente, Maria, attenta e premurosa, si accorge che viene a mancare il vino. Il disagio è grande per quel momento conviviale.

           Ma ciò che preoccupa Maria, non è il fatto che la festa venga rovinata, ma che gli sposi vedano guastato quello che dovrebbe essere il più bel giorno della loro vita. Infatti, quando Lei fa presente a Gesù il problema, non dice: “non c’è più vino”, ma “non hanno più vino”.

           La sollecitudine di Maria, la sua preoccupazione e  compassione materna sono  rivolte ai due giovani sposi; lei si adopera per risolvere tale difficoltà e non c’è altro mezzo che quello di intercedere presso il Figlio, il quale può intervenire oltre le umane possibilità. 

           In questa ottica, Maria chiede a Gesù di intervenire per una realtà in se umilissima,  che riguarda un aspetto non essenziale  delle vicende umane della vita,  tuttavia lei è preoccupata e si fa mediatrice presso il Figlio.

           Con le  parole «Fate quello che egli vi dirà...»,  Maria si affida totalmente  a Gesù!   Sono parole che contengono un programma di vita. Quel programma  che Maria realizzò come prima discepola del Signore, e che oggi consegna a tutti  noi.

           «Fate quello che egli vi dirà...», significa: ascoltate Gesù mio Figlio, seguite la sua parola e  abbiate fiducia in lui. Imparate a dire «sì» al Signore in ogni circostanza della vostra vita. E' un messaggio molto confortante, di cui tutti sentiamo il bisogno.

           «Fate quello che egli vi dirà...». E’ la frase che  racchiude tutta la vita di Maria.

           La sua vita è stata, infatti, un grande «sì» al Signore. Un «sì» pieno di gioia e di fiducia. Un «sì», che lei ha vissuto tutta la  vita in totale  fiducia a Dio, in perfetta comunione col Figlio, anche  nei momenti più difficili, fino al  Calvario, ai piedi della croce.  Lei non ritira mai il suo «sì», perché ha posto tutta la  vita nelle mani di Dio: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38).

           La gioia della festa nuziale di Cana, come del resto ogni altra gioia umana, è  fragile, instabile e continuamente esposta al rischio di spegnersi.

           Il vino “che dà gioia al cuore dell'uomo” (sal 104,15), può venire a mancare da un momento all'altro. Quale garanzia può dare un progetto di felicità basato esclusivamente sulle scorte umane? 

Quante sono le “ feste” umane, anche  nuziali, che in breve tempo finiscono male!

           Nella vita, da soli,  possiamo procurarci tante cose,  tranne la gioia e l’amore: non possiamo, infatti,  far sorgere il sole, ma essere svegli quando sorge!. Bisogna essere  attenti ai tanti doni di natura e di grazia che ci vengono offerti ogni giorno.

           E’ la mancanza della gioia del Vangelo che rende tristi gli sposi, le famiglie, la  vita della chiesa e della società.

           Il vino che manca indica la mancanza di amore, quell’amore che si spegne se non è alimentato: dalla tenerezza, dal rispetto reciproco, dalla capacità di accogliersi reciprocamente, dalla disponibilità  a sacrificarsi l’uno per l’altra,  dall’amore di Dio fonte e sorgente di ogni autentico amore .

           Chiediamo dunque nel nome di Gesù e saremo esauditi.

OMELIA 5^ DOMENICA DI PASQUA – 2

SETTENARIO MAGGIO 2020

 

            “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore.” E in certi momenti della vita come si fa?

Senza mezzi termini questa pace nel cuore, nella vita, dentro e fuori di noi… non scaturisce dal rallentamento del coronavirus, da una buona classe politica, o da una perfetta organizzazione sociale, da un fine settimana da sballo, o da un buon psicoterapeuta…

            Forse è proprio la storia dell’umanità che ce lo insegna: è il frutto di una Presenza: la Presenza di Dio in noi.

            La Presenza che è anche certezza che il nostro vivere attuale è proiettato nel vivere per sempre in una Casa: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Io vado a prepararvi un posto.

            Ma ci pensiamo a volte?  Forse in questi mesi abbiamo riflettuto anche su questo, ma ho paura che i nostri giorni abbiano perso questa prospettiva che invece per il cristiano, è il senso della vita, il senso vero ed esclusivo di questo nostro passaggio terreno.

            Vivere i giorni che il Signore ci dona con questa conoscenza e certezza è diverso che viverli così come vengono.

            Parliamo di tanti aspetti della vita, ma della vita eterna non ne parliamo quasi mai.

            Quante volte ascoltiamo con intensa morbosità tutte le previsioni di fine del mondo, di date che sono eventuali segni premonitori e dimentichiamo la parte più importante di tutto il nostro vivere! Se ci lasciamo rubare la vita eterna, come cristiani abbiamo fallito.

             Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.” E se la nostra preghiera quotidiana, non solo recitata a parole ma fatta di azioni quotidiane, fosse: “Signore, non mi interessa di vivere con te…!”? Che cristiani siamo se non abbiamo la speranza di raggiungere il posto preparato per noi?

            Nelle nostre catechesi; nel nostro educare i figli; nelle nostre prediche, di che vita parliamo? Che vita testimoniamo?

            La tentazione quotidiana a cui siamo sottoposti è che la vita terrena è l’unica vita da vivere. Guardiamoci attorno.

            Le nostre città, piccole o grandi; i luoghi di lavoro; i luoghi di “svago”; gli anziani, i bambini; le famiglie; i luoghi dove si amministra, li pensiamo “con Dio o senza Dio?”.

            Che cosa può essere l’uomo senza Dio lo vediamo quando spesso è troppo tardi… Causa di questa cecità, è sempre lo stesso catechista: il principe di questo mondo che si manifesta oggi in tanto egoismo.

            “Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta…” Questa richiesta di Filippo è giunta fino a noi oggi. Sì, c’è un mondo che fa ancora oggi questa richiesta; la fa a Cristo attraverso la Chiesa.

            Voi capite, non è questione solo di parlare della “Casa del Padre” ma di mostrarla con segni concreti che c’è la “Casa del Padre”. Filippo aveva davanti Cristo; il mondo oggi ha davanti la Chiesa di Cristo, che poi è il vero credente.

            La Chiesa oggi è chiamata ha mostrare la Vita Eterna. “In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste.”

            Sì, ci sono delle opere concrete che sono segno della Presenza di Cristo in mezzo a noi; sono opere che solo chi crede può compiere, se è legato a Cristo, chiaramente. Altrimenti non è la sua Chiesa!

            I segni concreti della vita in Cristo non sono fare i miracoli; ma qualcosa di grande, di immenso, che ha un valore universale: l’Amore e l’Unità.

            La Chiesa, ogni cristiano, è esempio vivente di questo amore fatto di donazione totale e gratuita; l’Amore che il mondo non conosce.

            L’amore che il mondo conosce è quello del dare e dell’avere in cambio, l’amore interessato. Questo non è l’Amore del cristiano, non è l’Amore della Croce.

            La Chiesa, ogni cristiano, è esempio vivente di questa unità fatta di essere uno solo corpo in Cristo. Unità che il mondo non conosce.

            L’unità che il mondo conosce è quella dell’unione di interessi, fatta spesso di perversi interessi economici.

            Sapete, chi vede un cristiano vede Cristo; meglio ha senso dire: “si dovrebbe vedere Cristo in un cristiano”! Si deve.