I segni della Quaresima 
digiuno, elemosina, preghiera

 

DIGIUNO

Il digiuno che piace al Signore

Digiuna dal giudicare gli altri: scopri Cristo che vive in loro.

Digiuna dal dire parole che feriscono: saziati di frasi che guariscono.

Digiuna dall’essere insoddisfatto: riempiti di gratitudine.

Digiuna dalle arrabbiature: rivestiti di pazienza.  E di sorrisi!

Digiuna dal pessimismo: apriti alla speranza. E alla voglia di fare…

Digiuna dalle preoccupazioni inutili: riponi la tua fiducia in Dio.

Digiuna dal lamentarti: sorprenditi a pieni polmoni per quella meraviglia che è la vita.

Digiuna dall’amarezza: riempiti di perdono.

Digiuna dallo scoraggiamento: caricati di entusiasmo.

Digiuna dal dare importanza a te stesso: riserva tutte le tue attenzioni agli altri.

Digiuna dall’ansia per le tue cose: riempiti di amore per le cose di Dio.

 

ELEMOSINA

l’elemosina è un mezzo per ristabilire la giustizia quale Dio la vuole sulla terra, dando a tutti gli esseri ciò di cui essi hanno bisogno. 

San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «L’elemosina … sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone». Ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi è frutto di una privazione personale. L’elemosina, anche se piccola, aiuta ad alzare gli occhi da noi stessi e ad avere compassione per chi stende la mano in cerca di aiuto. 

L’elemosina nasce dalla misericordia, dall’interesse autentico per la vita dell’altro

L’elemosina più̀ bella è ascoltare il fratello: un colloquio apre il cuore, può̀ rigenerare l’anima. Quando ascolto nella pace, la pace entra nell’intimo di chi mi parla. È un bene fatto bene: nessuno diventa famoso perché́ ascolta in silenzio... 

Bisogna fare il bene “bene”, ossia senza farlo sapere e per farlo bene bisogna farlo di nascosto. 

Non sappia la destra quello che fa la tua sinistra”.

 

PREGHIERA

Ci sono tanti modi per pregare insieme: 

Inizia col un bel “Segno di croce” dicendo: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. 

si può leggere anche il vangelo del giorno

si può mettere una intenzione particolare di preghiera. 

si può chiedere perdono e mettersi in ascolto della Parola di Dio; 

si può chiedere aiuto e professare la propria fede; 

si può adorare davanti alla croce o all’Eucaristia; 

si può dare lode a Dio per il suo grande amore e pregare cantando o in silenzio. 

si può pregare insieme per la pace e per generare una cultura di pace,

Chiudi con il Padre nostro o l’Ave Maria o il Gloria al Padre. 

 

Il Sacramento della Riconciliazione 

Digiuno, elemosina e preghiera raggiungono il suo punto focale nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, via per eccellenza della conversione del cuore e dell’impegno determinante per un rinnovamento spirituale. 

Hai già pensato alla tua Confessione per celebrare bene la Pasqua del Signore?

 

QUARESIMA 2024 - CATECHESI ADULTI

 

 

 

 

 

Riflessioni sulla

Lettera Pastorale

2023 – 2024

del Vescovo Francesco

 

 

“SERVIRE LA VITA, SERVIRLA INSIEME ”

“PER STRADA VERSO EMMAUS”

 

 

 

 

MERCOLEDI   28 FEBBRAIO      

"Lasciarsi trasformare"

Dalla Lettera ai Romani 12,1-3

 

MERCOLEDI   06 MARZO             

"Una Chiesa in discernimento"

Dagli Atti degli Apostoli 6,1-6

 

 

MERCOLEDI   13 MARZO             

"Sto alla porta e busso"

Dal Libro dell'Apocalisse 3,14-22

 

 

MERCOLEDI   20 MARZO

"A colloquio con Gesù"

Dal Vangelo secondo Giovanni 4,5-42

 

 

 

ORE 15,00

 

presso il SANTUARIO

DELLA MADONNA DEL PIANTO IN ALBINO

 

 

don Giuseppe Ravasio

“SERVIRE LA VITA, SERVIRLA INSIEME ”

“LASCIARSI TRASFORMARE”

1- Catechesi di Quaresima 2024

 

PREGHIAMO INSIEME

Apro il mio cuore a te

Signore, accogli la mia lode e il mio grazie  per il dono della vita e della fede.

Con la forza del tuo Santo Spirito guida i miei progetti e le mie azioni: fa' che siano secondo la tua Parola.

Liberami dallo scoraggiamento davanti alle difficoltà e da ogni male.

Apri, Signore, il mio cuore all’ascolto della tua Parola; fa’ che non porti in questo ascolto i miei tumulti interiori, ma anzitutto il desiderio di conoscerti come tu mi conosci.

Donami, per la grazia del tuo Spirito, di lasciare emergere le domande vere che tu stesso mi metti nel cuore.

Rendimi attento alle esigenze degli altri.

Proteggi con il tuo amore i miei cari e questa mia comunità.

 

LA PAROLA DI DIO

Dalla lettera ai Romani (12,1-3)

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.

Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

Per la grazia che mi è stata data, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato.

 

COMPRENDERE LA PAROLA

L’Apostolo Paolo attraverso questa lettera ci rivolge un messaggio impegnativo, interpella direttamente la nostra vita e ci invita, con la sua esperienza di fariseo prima e di cristiano dopo, a non fare affidamento sulle nostre sicurezze umane, ma a lasciarci rivestire dei valori di Cristo.

Chi si lascia guidare dalla Parola divina, allarga gli orizzonti delle proprie frammentarie conoscenze di Cristo, e si apre, col soffio dello Spirito, alla continua novità̀ del messaggio evangelico.

Dobbiamo sempre cercare senza stancarci, seguire Gesù̀ ogni giorno per sperimentare la bellezza, la gioia e la “fortuna” di essere cristiani. Dobbiamo continuamente “prendere il largo”! (Lc 54). Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a queste perle preziose che nessuno può̀ comprare, ma che ci vengono donate gratuitamente da Cristo attraverso la sua Parola.

La sequela richiede all’inizio una scelta di fondo decisa e senza compromessi, ma poi, di fatto, ha una crescita lenta. Si tratta infatti di valori da assimilare, personalizzare, che formano poi, lentamente, un modo di vedere le cose, una mentalità̀, che guida e indirizza nelle scelte della vita. Tutto questo non lo si può̀ improvvisare, se non con il rischio – ugualmente insidioso – o della superficialità̀ o del fanatismo.

Seguire Gesù̀, divenire suoi discepoli significa vivere con lui la vita di ogni giorno.

E’ attraverso la somma infinitesimale di quello che Gesù̀ fa, dice, insegna, di come si comporta, che emerge e s’imprime nei discepoli la sua figura.

Condividendo la sua vita, i discepoli imparano a conoscerlo dal vivo. Questo vale anche per noi oggi.

Educarci a essere discepoli di Gesù̀ non significa ricopiare materialmente un dettaglio o l’altro della vita di Gesù̀, ma imparare a conoscere, amare, apprezzare Gesù̀ come persona con quei valori vivi di cui egli è portatore e che devono manifestarsi e imprimersi in noi proprio nel dettaglio della nostra vita quotidiana.

La lettera ai Romani è una delle più̀ complesse e più̀ impegnative di tutta la tradizione paolina.

L’Apostolo la chiama il “suo Vangelo”.

E’ una lettera molto stringata e sintetica (16 capitoli), ma ogni versetto racchiude ricchezze incommensurabili.  L’Apostolo non si accontenta di dimostrare, vuole convincere, coinvolgere l’ascoltatore in una esperienza che lui stesso ha fatto, finché non riesce a far presa sul suo interlocutore.  Paolo, quando scrive non lo fa mai in maniera distaccata, ma è coinvolto in prima persona, è un testimone di quello che lui stesso vive. Sa molto bene che il Vangelo ha messo in gioco la sua vita, ha cambiato il suo destino, e la sua persona, e ne ha sentito tutto il beneficio.

 

Collocazione del brano

Con il brano che leggiamo oggi si apre la seconda parte della lettera ai Romani, chiamata dagli studiosi esortativa.

Esauriti gli argomenti di tipo teologico Paolo introduce le sue esortazioni ricordando ai cristiani di Roma che la loro religiosità non si esprimerà più con i sacrifici di animali o di vegetali che caratterizzavano i culti pagani, ma con l'offerta della loro stessa vita attraverso un culto spirituale. Tale culti si esprimono nel ricercare e compiere la volontà di Dio.

Un programma valido per tutti i tempi.

L'apostolo Paolo esorta i suoi lettori a fare della grazia di Dio una leva per una vita rinnovata, perché la risposta del cristiano alla misericordia che Dio ha manifestata e posta in atto nel suo piano di salvezza, non può che consistere in un totale coinvolgimento di ciascuno di noi e di tutta la chiesa nella predicazione della sua Parola, nell'evangelizzazione, in un rinnovato impegno a lavorare per il cambiamento di rotta dei valori della nostra società, delle nostre famiglie, dei nostri figli.

Dinanzi alla misericordia di Dio, alla sua bontà, non si può restare indifferenti.

È come avere una bella torta che continuiamo ad osservare, ad analizzarne gli ingredienti, i colori e il profumo, senza mai mangiarla e gustarla.

Per questo l'apostolo Paolo esorta noi credenti a passare dalla teoria alla pratica che il vangelo ci propone.

Nel nostro testo egli propone a noi che abbiamo accolto l'evangelo di Gesù Cristo di fare tre cose:

1)     servire Dio con un culto spirituale;

2)     adeguare il nostro modo di pensare e il nostro stile di vita alla logica del vangelo;

3)    avere un concetto sobrio di se stessi.

 

1. Servire Dio con un culto spirituale

L'Apostolo dice che il nostro culto spirituale è quello di presentare i nostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio (1).

Non più un culto formale, superstizioso, ipocrita, in cui l'uomo si presenta attraverso riti, cerimonie o culti sacrificali come quelli della Legge mosaica.

Dio ha detto basta alle forme e alle apparenze.

Dio vuole un cuore vero e sincero; Dio odia le esteriorità e qualsiasi atteggiamento che l'uomo metta in atto per guadagnarsi il suo favore.

Dio ama e dona, non vende.     

Dunque, cessati i sacrifici, Dio gradisce un culto fatto di uomini e donne consacrate al suo servizio, che sacrificano a Lui totalmente e concretamente se stessi.

Donne e uomini che mettono a disposizione i loro corpi e lavorano nella chiesa e fuori la chiesa per dare sapore e luce a questo mondo, per fare il bene, per dire la verità e procacciare la giustizia. L'apostolo Pietro scrive: "…anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo" (1 Pt. 2:5). 

2. Adeguare il nostro modo di essere, di pensare e il nostro stile di vita alla logica del vangelo

Il secondo aspetto dell'esortazione di Paolo ci riguarda molto da vicino, perché ci viene detto: "Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà" (2). Ma cosa significa esattamente tutto questo?. Significa accettare come unica norma della vita la Parola di Dio e che non è possibile per il cristiano avere delle maschere secondo gli ambienti che frequenta.

 

L'equivoco disastroso è che noi abbiamo diviso la nostra vita in settori.

C'è il momento "religioso" della Messa domenicale in cui noi udiamo e siamo d'accordo con quello che dice la Parola di Dio. Ma ci sono altri momenti della nostra vita quotidiana in cui noi, col nostro comportamento e col nostro modo di pensare,

siamo slegati, scollegati dalla Parola di Dio, soprattutto quando discutiamo argomenti più disparati con i nostri familiari, colleghi di lavoro o altri.

Spesso mettiamo da parte la Parola di Dio in tante scelte e decisioni e accogliamo criteri differenti secondo la mentalità, gli usi, le proposte e le mode della società in cui viviamo.

Ricomporre l'unità tra il tempio e la strada, ritrovare il legame tra la fede e la vita, ricondurre la Parola di Dio dal margine al centro, riscoprire la realtà della chiesa nel mondo: non è questa la vera fede?...

Credere nel vangelo, essere chiesa, significa non essere più i signori e i padroni della propria vita, non appartenere più a se stessi, ma appartenere col corpo e con l'anima, nella vita e nella morte al Signore che ci ha chiamati a servirlo e che ci vuole interamente per sé.  

Credere nel vangelo, essere chiesa, significa non ascoltare più "la voce degli estranei", ma ascoltare soltanto la voce Pastore del gregge e seguirlo in tutti i sentieri della vita (Gv. 10).

Ma qualcuno potrebbe dire che non c'è nulla di male nel seguire una moda o condividere con altre persone certi modi di pensare. E questo è vero, ma l'apostolo Paolo e tutto il suo pensiero ci vuole mettere in guardia contro il conformismo che rinnega la sostanza del vangelo.

E noi dobbiamo essere istruiti dalla Parola di Dio a riconoscere volta per volta gli idoli (successo, denaro, benessere smodato, la ricerca del superfluo, ecc.) e la loro forza di seduzione o il pericolo di certi compromessi e a saper discernere male e bene, menzogna e verità, giustizia e ingiustizia, e sapere prendere posizione per denunciare le opere delle tenebre (Ef. 5,11).

3. Avere un concetto sobrio di se stessi

Anche l'appello dell'apostolo Paolo contenuto nel v.3, che recita: "Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnato a ciascuno", è per noi un invito ad essere moderati nelle aspirazioni personali e a riconoscere qual è il compito che ciascuno di noi ha ricevuto dal Signore.

Spesso nella nostra vita di credenti diamo talmente importanza al nostro "io" che dimentichiamo chi realmente siamo.

Innanzi tutto dobbiamo ricordarci che siamo dei peccatori perdonati e amati da Dio, e poi dobbiamo riconoscere, secondo i talenti che ci sono stati dati, di essere dei servi che hanno ricevuto compiti diversi nel campo di lavoro a noi affidato.

Solo riconoscendo e accettando il ruolo e la funzione a noi assegnata, potremo avere un giusto concetto di noi stessi per ben operare nel corpo di Cristo, vale a dire la chiesa, come anche nella società.

Conclusione

Noi credenti siamo chiamati a dare il nostro contributo continuando a predicare la Parola di Dio, ad essere testimoni autentici della grazia di Dio, a denunciare il male, a fare il bene, essendo degli esempi per gli altri, nelle nostre famiglie, nella nostra chiesa e lì dove ci troviamo.

La vita cristiana è molto più di un insieme di credenze e di convinzioni; essa include anche la condotta e il carattere.

Ciò che crediamo deve essere coerente con ciò che facciamo, e la nostra fede deve essere supportata da un comportamento cristiano

Disse il Mahatma Ghandi: "Sii [tu] il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo".

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

Quando Dio salva qualcuno, quella persona diventa una nuova creatura. Non è solo un cambiamento di religione, non è appartenere ad un gruppo nuovo, non è credere una dottrina diversa, non è un miglioramento di comportamento. Piuttosto, è una vera trasformazione. La persona nasce di nuovo e diventa un figlio di Dio. Riceve un nuovo cuore. La vera salvezza è ricevere un nuovo cuore, e diventare una nuova creatura. Grazie a Dio per questo.

La salvezza non arriva quando abbiamo fatto abbastanza, perché non potremmo mai fare abbastanza. Arriva per opere dello Spirito Santo in noi, che ci fa nuove creature.

Se tu sei salvato, tu sei una nuova creatura. Hai un nuovo cuore! Grazie a Dio!

Come vivere?

Dio ci chiama ad essere TRASFORMATI.

Non a migliorare, ma ad essere trasformati. Essendo nuove creature, alla luce delle compassioni di Dio, è giusto che siamo trasformati. Essere trasformati vuol dire che non solo cambiamo qualche comportamento.  Vuol dire vivere un vita nuova, vissuta in un modo nuovo.

Riguarda ogni aspetto della vita. Notate che questa trasformazione avviene mediante il rinnovamento della nostra mente.  L’unico modo di essere trasformati nel modo che viviamo è di cambiare il nostro modo di pensare.

Una mente rinnovata pensa a chi siamo per Dio.

Tu sei prezioso, prezioso per Dio stesso, il Signore su tutto l’universo.  Questo vuol dire, per scelta di Dio, tu sei di immenso valore e importanza per Dio. Questo non viene da qualcosa in te. Questa è una scelta di Dio. Tu sei onorato: noi onoriamo qualcuno quando consideriamo quella persona di grande valore e grande importanza. Allora, lo trattiamo con grande premura, e grande cura, e in modo speciale.  Noi che siamo salvati siamo onorati da Dio. Siamo di grande valore e importanza. Dio ci tratta con grande cura e premura. Poi, Dio dichiara: “io ti amo”.

Ogni vero credente può avere una vita trasformata.

Cosa serve per vivere così? Due cose.

1. Prima di tutto, tu devi far spazio nel tuo cuore.

Cioè, per poter rinnovare la tua mente, e pensare a cose nuove, devi scegliere di pensare a cose nuove.  Devi vedere il valore di queste cose.  Devi prendere una decisione cosciente di pensare alle cose di Dio. Non succederà mai per caso.  Devi far spazio nel tuo cuore.

Devi avere come priorità di pensare alle verità di Dio e della salvezza.

2. E poi, devi far spazio nella tua giornata.

Per pensare alle cose di Dio, devi cibarti delle cose di Dio.  Devi prendere tempo per leggere la Bibbia. Devi prendere tempo per parlare con altri credenti delle cose di Dio.

È utile leggere buoni libri cristiani.  Per rinnovare la mente, devi avere TEMPO da poter cibarti delle verità. Ma chi ha questo tempo? Siamo tutti impegnati.

Perciò, devi FAR tempo nella tua giornata. Deve scegliere cose da TOGLIERE, in modo da sostituirle con le cose di Dio.

Cosa bisogna togliere?

Cambierà per ciascuno di noi.

Per certi, vorrà dire meno tempo davanti allo Smartphone o al computer.  Forse vorrà dire meno tempo seguendo lo Sport. Forse vorrà dire avere la casa meno pulita. Forse vorrà dire passare meno tempo parlando con amici di cose terrene.  Forse vorrà dire seguire le notizie meno.

Per alcuni vorrà dire passare molto meno tempo in un hobby.  Come dico, può cambiare per ogni persona. La cosa importante è che per poter rinnovare la nostra mente, dobbiamo avere tempo da poter riempirci con le verità di Dio.

Per aver quel tempo, dobbiamo togliere il tempo da qualcos’altro.

È proprio il fatto di togliere tempo da qualcosa che ci fa riconoscere che la cosa più importante è crescere in Cristo.

Se noi cerchiamo di tenere gli stessi impegni, e dare a Dio il tempo che avanza, stiamo mostrando che in realtà, il tempo di Dio non è importante.

Se tu non sei pronto a sacrificare per avere più tempo di pensare alle cose di Dio, dimostri che non hai Dio al cuore.

Non sarai mai trasformato così. Quello che veramente ci importa diventa la nostra priorità.

Se le verità di Dio non ti attirano?

Se il tuo cuore non è colpito sentendo dell’opera di Cristo per i peccatori?

Se le verità di Dio non sono preziose per te, è da valutare se stai amando veramente Dio.

Quando Dio ci dà un nuovo cuore, possiamo comunque avere cadute.

Però, se abbiamo un nuovo cuore, il nostro cuore troverà gioia nelle verità di Dio.

La vera conversione è un’opera di Dio.  La vera conversione produce vero frutto.

Se non c’è frutto nella tua vita, forse la soluzione non è di impegnarti di più. Piuttosto, è di riconoscere che non sei veramente in Cristo.  Ravvediti, e credi in Gesù Cristo come Colui che è morto per i tuoi peccati. Ravvediti, e vai a Cristo per il perdono. Allora, tu sarai trasformato.

Un modo concreto per questa trasformazione ci viene proposto dal v. 3:

Per la grazia che mi è stata data, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato.

L’apostolo Paolo auspica uno svolgersi pacifico, armonioso e produttivo della vita comunitaria.

Spesso capita, però, che qualcosa impedisca di realizzare quell’ideale di vita comune, ed è quasi sempre conseguenza di un complesso di superiorità che innesca l’ambizione personale e talora la competizione all’interno della comunità dei credenti.  La soluzione è una sobria e realistica considerazione di se stessi e di un costante esercizio di umiltà, ovviamente da parte di tutti. 

L’umiltà di cui Paolo parla è, per il credente, non tanto una virtù, quanto la risposta alla consapevolezza di dipendere da Dio in tutto e per tutto.

Infatti per Paolo tutti i doni e le loro “funzioni” vengono dallo Spirito di Dio, che, creando la varietà e la molteplicità dei carismi, ne fonda l’unità. Questa consapevolezza deve dissuadere il credente dal perdersi in valutazioni per cui, all’interno della chiesa, ci sarebbero persone o funzioni degne di maggior considerazione ed altre utili, sì, ma di minor valore.

È sulla serietà dell’impegno e sul modo di svolgere il proprio compito che si giocano eventuali valutazioni di merito: ben sappiamo, per esperienza, che tutti i talenti sono indispensabili alla vita della comunità e che ogni compito, anche quello che sembrerebbe meno spirituale, può essere invece, se svolto per amore dei fratelli espressione di una profonda spiritualità. 

 

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

Penso… E mi interrogo

Mi domando: come fa l’uomo contemporaneo a discernere le proprie capacità e i propri doni, quando su tutto impera un grande individualismo?  È invece assolutamente indispensabile la presenza di un Altro/altro con il quale confrontarsi per un corretto discernimento della propria coscienza. In questo senso, è necessaria la mediazione della Chiesa che, in quanto assemblea di Dio, ci costringe proprio a misurarci con un Altro e con gli altri.

Non è forse questa la via per capire l’utilità dei propri doni, il modo di indirizzarli, di farli fruttare al massimo, nel tempo e nel luogo in cui viviamo?

La vita mi interroga

Sentiamo parlare di fondamentalismo in riferimento ad altre religioni: ma noi cristiani, cattolici, ne siamo immuni oppure no?

Quali possono essere i segnali di tale atteggiamento nel rapportarsi con gli altri?

Le chiacchere… i pettegolezzi… l’eccessiva stima di sé… la ricerca dell’approvazione da parte degli altri… nella nostra comunità di fede (parrocchia o altro), ci impediscono forse di vedere i pregi delle persone che il Signore, in vario modo, ci ha posto accanto?

 

Concludendo in preghiera

Signore, accogli l’offerta che faccio di me stesso a te.

Non voglio offrirti solo pensieri, desideri, emozioni,

ma azioni concrete, la mia vita incarnata nelle situazioni che essa mi presenta.

Ti chiedo allora che il tuo santo Spirito

 mi sorregga in questo proposito di fare della mia vita il vero culto spirituale,

con l’offerta della mia persona quale sacrificio vivente, santo e a te gradito.

Ti chiedo perdono, Signore,

per quando mi sono lasciato mettere il paraocchi dalla mentalità del mondo.

Ti chiedo perdono, Signore, per quando mi sono seduto invece di camminare con te.

Sono rimasto immobile nella mia stasi invece di lasciarmi trasfigurare dal tuo Spirito.

Ti chiedo perdono per quando non mi sono preoccupato di cercare la tua volontà,

di discernere il tuo progetto su di me,

bensì di realizzare i miei progetti, le mie aspirazioni.

Signore, è però bello e grande saperci membra vive del tuo Corpo.

Ti chiedo il dono dello Spirito perché l’individualismo

non mi faccia perdere di vista l’unità e la comunione

e mi porti a pensare ed agire come se fossi il protagonista assoluto,

mentre in realtà sono solo una delle membra del tuo corpo.

Ma sono membra preziose, perché rivestite del tuo amore,

innestate come tralci nella vera vite! Padre nostro