Il Vangelo ci propone una curiosa parabola, con cui il Signore ha sollecitato i suoi concittadini a interrogarsi sulla loro coerenza di vita. E naturalmente sollecita anche noi a esaminare la nostra coerenza.
PRIMA LETTURA –
Il profeta Ezechiele prende posizione contro un modo di pensare sbagliato che gli Israeliti avevano a quei tempi: molti di essi si ritenevano appartenenti alla categoria dei giusti, dei salvati, e basandosi su questa comoda certezza finivano per comportarsi male. Ma il profeta parlando in nome del Signore li disillude: ricorda loro che quanti si ritengono giusti e compiono il male saranno puniti; e al contrario quelli che sono vissuti male ma si convertono ricevono da Dio il perdono e la vita.
SALMO RESPONSORIALE –
E’ la supplica di un peccatore che, toccato dalla grazia del pentimento, si rimette alla misericordia di Dio, nella certezza del suo perdono. D’ora in poi non vorrà che seguire la via che il Signore gli indicherà.
SECONDA LETTURA –
San Paolo invita i cristiani a imitare il Signore: il Verbo di Dio incarnandosi si è fatto piccolo come uno di noi, e ha cercato l'amicizia degli uomini. Così pure devono fare i cristiani nella vita di ogni giorno, e saranno riconosciuti dal Padre.
VANGELO –
I protagonisti sono due figli, uno dei quali dice “si” a suo padre, ma poi non fa nulla; l’altro invece risponde “no”, ma pii esegue ciò che il padre gli comanda. La parabola mostra qual è la vera conversione, e quale la falsa.
LA PAROLA DI DIO
Prima lettura
Ez 18,25-28
Se il malvagio si converte dalla sua malvagità, egli fa vivere se stesso.
Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore:
«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare:
ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.
Seconda lettura
Fil 2,1-11
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio.
Forma Breve:
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (2, 1-5)
Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.
Vangelo
Mt 21,28-32
Pentitosi andò. I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
Parola del Signore
RIFLESSIONE
Il Vangelo di questa domenica sembra quasi una ripetizione, con altre parole, di quello di domenica scorsa. Anche qui sono in gioco due categorie di persone: da una parte i farisei e gli scribi e dall'altra i pubblicani e le prostitute. Da una parte i figli che dicono sempre sì al Padre, ma poi non fanno quello che il Padre vuole e dall'altra quelli che dicono no, ma poi si pentono e fanno la volontà di Dio.
Su questo Gesù esprime il suo giudizio che è il giudizio di Dio: questi ultimi precederanno i primi nel regno dei cieli, perché hanno ascoltato l'invito del Signore alla conversione e hanno abbandonato le loro strade sbagliate.
E gli altri? Gli altri sono come il fico sterile di cui ci parla il Vangelo: tante foglie e niente frutti; tanti "Signore, Signore" e poca fede, poca speranza, pochissima carità; tanti "sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra" detti con la bocca, ma una vita povera di impegno nella sequela di Gesù e ricca invece di autocompiacimento, che non sente il bisogno di cambiare in niente.
Per capire bene questo Vangelo dobbiamo pensare che Gesù lo ha pronunziato poco prima della sua passione e morte, rivolgendosi alle guide del popolo ebraico.
E quello che egli contesta loro non sono peccati comuni, quelli che qualsiasi uomo compie, ma il peccato più grave: non aver voluto riconoscere in lui il messia di Dio, l'averlo rifiutato e condannato, mentre i ladri e le prostitute, dal fondo della loro miseria morale e della loro sofferenza umana, sono stati capaci di vedere in Cristo la luce e l'amore.
A questo punto possiamo domandarci in che cosa ci riguarda questo vangelo, quale messaggio ha per me, per la mia vita di oggi.
La risposta non è semplice, ma cercheremo di spiegarci.
Proviamo a guardare in noi stessi per scoprire il modo e le ragioni della nostra religiosità.
Potremmo forse trovare che andiamo in chiesa per abitudine, che crediamo in Dio finché questo non ci disturba troppo, finché non ci chiede qualche rinuncia che costa; che la nostra preghiera non parte dal cuore ma è solo un movimento delle labbra; che di fronte all'impegno per il regno di Dio ci defiliamo con mille scuse: non ho tempo, non so fare, non voglio immischiarmi, è affare dei preti....
In questo caso, noi siamo quel figlio che dice: Sì, Padre, ma poi non fa e sul quale cade la condanna di Gesù.
Il quale, lo abbiamo ascoltato nella seconda lettura, pur essendo Dio si fece nostro servo, fino ad accettare per noi la morte di croce.
L'amore e l'obbedienza non si accontentano di parole, ma vogliono fatti, vogliono opere; altrimenti non meravigliamoci né scandalizziamoci se i rifiuti della società ci passeranno davanti, con i loro stracci e la loro miseria riscattata dal pentimento, dal perdono e dall'amore.
PREGHIERA DEI FEDELI
Anche noi abbiamo fatto tante volte l'esperienza che altro è dire e altro è fare. Chiediamo ora al Padre il dono della coerenza.
Preghiamo insieme e diciamo: ascoltaci, o Signore.
1. Preghiamo per la Chiesa. I desideri di bene, che essa suscita annunciando il Vangelo, non devono rimanere semplici desideri. Perché tutti i cristiani considerino questo mondo come la vigna del Signore in cui ognuno è chiamato al lavoro, preghiamo.
2. Per coloro che trovano difficile seguire ogni giorno la via dei comandamenti. Sappiamo che Dio bada ai fatti più che alle parole. Perché i cristiani incoerenti abbiano il coraggio di mettersi in questione di fronte alla loro coscienza, e di decidersi a compiere il bene, preghiamo.
3. L'umiltà deve essere la prima virtù del cristiano. Perché tutti nella Chiesa, ne facciano una regola di pensiero e di vita. Preghiamo.
4. Per la nostra comunità parrocchiale. Dobbiamo suscitare in noi, come suggeriva san Paolo, «gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù». Perché raccogliendoci attorno all'Eucaristia troviamo in essa la forza morale della buona vita cristiana, preghiamo.
O PADRE, tu inviti ogni uomo a entrare nel tuo progetto di salvezza. Rendici capaci di ascolto della tua voce che risuona nella nostra coscienza, e capaci di una coerenza che aiuti anche gli altri a vivere nella fede. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.
Prima lettura
Is 55,6-9
I miei pensieri non sono i vostri pensieri.
Dal libro del profeta Isaìa
Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».