QUARESIMA 2026- CATECHESI ADULTI

 

 

PELLEGRINI DI SPERANZA

 

SERVIRE LA VITA, SERVIRE LA SPERANZA

 

 

                             CAMMINO QUARESIMALE 2026

 

                                               SANTUARIO DELLA MADONNA 

                                                      DEL PIANTO - ALBINO

 

 

“SERVIRE LA VITA,

 

SERVIRE LA GIOIA DI VIVERE”

 

 

 

 

 

MERCOLEDI

 

04     MARZO

 

LA GIOIA DI AMARE

 

 

ORE 15

 

 

MERCOLEDI

 

11     MARZO

 

LA GIOIA DELL’UMILE:

DIO È IN MEZZO A NOI

 

 

ORE 15

 

MERCOLEDI

 

 

18     MARZO

 

DALLA GIOIA AL DONO

 

 

 

ORE 15

 

MERCOLEDI

 

25     MARZO

 

LA PACE DI DIO

 

 

 

ORE 15

 

 

 

Riflessioni offerte 

 

da don Giuseppe Ravasio

 

 

 

 

ORE 15,00

 

presso il SANTUARIO

DELLA MADONNA DEL PIANTO IN ALBINO

 

 

don Giuseppe Ravasio

4 quaresima 2026 .pdf 

 

Santuario Madonna del Pianto ALBINO

4 - Catechesi di Quaresima 2026

La pace di Dio

 

PREGHIAMO INSIEME

O Spirito Santo, fonte di ogni gioia, ti invochiamo prima di ascoltare la Parola. Vieni e ricolmaci della gioia del Signore, quella gioia profonda che non dipende dalle circostanze, ma che risplende anche nelle prove. Insegnaci a non angustiarci per nulla, ma a presentare a Dio ogni nostra richiesta con fiducia e gratitudine.

 

LA PAROLA DI DIO

Dalla lettera di Paolo Apostolo ai Filippesi (4,1.4-13)

1Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi! 4Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. 5La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! 6Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.7E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.8In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.9Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi! 10Ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l’avevate anche prima, ma non ne avete avuto l’occasione. 11Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione.12So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. 13Tutto posso in colui che mi dà la forza.

 

COMPRENDERE LA PAROLA

 

INTRODUZIONE

L'esegesi della Lettera ai Filippesi concentra sulla gioia, l'unità e l'imitazione di Cristo, pur nella sofferenza, analizzando i rapporti personali di Paolo con la comunità, il suo "vivere da cittadino del cielo" e l'inno cristologico (Fil 2,5-11) che esalta l'umiltà e l'esaltazione di Gesù come modello per la vita cristiana, sottolineando la necessità di "svuotare sé stessi" per la gloria di Dio.

È una lettera intima, scritta in prigionia, che funge quasi da testamento spirituale, esortando i credenti a perseverare nel Vangelo, anche di fronte alle avversità, con un'attitudine di umiltà, servizio e speranza futura.

 

LETTURA DEL TESTO

 

1Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

La lettera acquista un tono familiare e di rinnovata cordialità. 

Il primo versetto è un’esplosione di affetto nei confronti dei fratelli di Filippi, designati come «carissimi”, “gioia e corona» delle fatiche apostoliche di Paolo: essi sono invitati a rimanere saldi nel Signore, ovvero a impostare la loro vita sulla fede in lui e sulla speranza nella sua venuta.

4Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti.

Con insistenza, quindi, Paolo invita alla gioia, tema ricorrente nella nostra lettera.

Questa esortazione sorprende a maggior ragione se si pensa che l’apostolo è in carcere, ma evidentemente egli ritiene la gioia una dimensione importante della esistenza cristiana, da coltivare anche in vista di una vita comunitaria fraterna e armoniosa (v. 4).

5La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!

C’è poi qualcosa che deve manifestarsi anche al di fuori della comunità cristiana: si tratta di quella affabilità, amabilità, magnanimità che deve essere manifestata verso tutti e che è motivata dal fatto che il Signore è vicino a chi lo invoca (v. 5).

6Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.

Questa prossimità del Signore fonda l’invito a non darsi preoccupazione per nulla e, comunque, ad affidarsi in ogni circostanza a lui con una preghiera che abbia sia la tonalità della supplica sia quella del ringraziamento (v. 6).

7E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

In questo modo la pace di cui Dio è l’origine e il garante e che rappresenta il bene sommo, non essendo riconducibile ai nostri limitati schemi umani, garantirà l’armonia e l’integrità dei nostri cuori e delle nostre menti «in Cristo Gesù»: ancora una volta viene evidenziato il centro che è Cristo di tutta la lettera! (v. 7).

8In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.

Si giunge così alla celebre elencazione di otto qualità e valori spirituali che sono ricercati e apprezzati anche nel mondo greco-romano.

Ciò che è vero e nobile, ciò che è giusto e puro (onesto), ciò che è amabile e vi fa onore, ciò che è virtù e che merita lode, tutto questo costituisce il bagaglio ideale del cristiano che poi dovrà essere tradotto nelle scelte di ogni giorno (v. 8).

9Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!

La riflessione termina con un preciso invito rivolto da Paolo ai Filippesi perché prendano il suo esempio personale come riferimento concreto del loro agire e più precisamente si rifacciano costantemente a quanto hanno imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in lui.

L’originale augurio, «E il Dio della pace sarà con voi!», pone davvero fine a questa sezione della lettera (v. 9).

10Ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l’avevate anche prima, ma non ne avete avuto l’occasione.

Prima di concludere lo scritto Paolo ritorna al tema della gioia, non più legata però alle sofferenze provocate dal ministero apostolico, ma dettata dai sentimenti di riconoscenza per la vicinanza che ancora una volta i Filippesi hanno manifestato nei suoi confronti mentre si trovava in carcere (v. 10).

11Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione. 12So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza.

Paolo per la verità sa ormai accontentarsi del necessario e ha imparato a bastare a se stesso (v. 11); nella sua condizione di missionario itinerante sa trovarsi a suo agio nella povertà come nell’abbondanza ed è iniziato a tutto: alla sazietà e alla fame, alla ricchezza come alla ristrettezza materiale (v. 12) 

13Tutto posso in colui che mi dà la forza.

Non però per un senso di individualismo o di chiusura verso gli altri, ma perché egli può tutto nel Signore che gli dà la forza: è la potenza di Dio che si è manifestata nel Cristo risorto a trasformare le fragilità e le debolezze del credente. (v. 13).

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

Siate sempre lieti nel Signore!» (Fil. 4,4).

Lagioia, è un elemento centrale dell’esperienza cristiana. Quando ci ritroviamo tra di noi cristiani, soprattutto la domenica, dovremmo fare l’esperienza di una gioia intensa, la gioia della comunione, la gioia di essere cristiani, la gioia della fede. È una delle caratteristiche dei nostri incontri. E vediamo la grande forza attrattiva che essa ha: in un mondo spesso segnato da tristezza e inquietudini, è una testimonianza importante della bellezza e dell’affidabilità della fede cristiana.

La Chiesa ha la vocazione di portare al mondo la gioia, una gioia autentica e duratura, quella che gli angeli hanno annunciato ai pastori di Betlemme nella notte della nascita di Gesù (cfr Lc2,10): Dio non ha solo parlato, non solo compiuto segni prodigiosi nella storia dell’umanità, Dio si è fatto così vicino da farsi uno di noi e percorrere le tappe dell’intera vita dell’uomo. Nel difficile contesto attuale, tante persone intorno a noi hanno un immenso bisogno di sentire che il messaggio cristiano è un messaggio di gioia e di speranza!

 

1. II nostro cuore è fatto per la gioia

L’aspirazione alla gioia è impressa nell’intimo dell’essere umano. Al di là delle soddisfazioni immediate e passeggere, il nostro cuore cerca la gioia profonda, piena e duratura, che possa dare «sapore» all’esistenza. E ciò vale soprattutto per i nostri giovani, perché la giovinezza è un periodo di continua scoperta della vita, del mondo, degli altri e di se stessi. È un tempo di apertura verso il futuro, in cui si manifestano i grandi desideri di felicità, di amicizia, di condivisione e di verità, in cui si è mossi da ideali e si concepiscono progetti. E ogni giorno sono tante le gioie semplici che il Signore ci offre: la gioia di vivere, la gioia di fronte alla bellezza della natura, la gioia di un lavoro ben fatto, la gioia del servizio, la gioia dell’amore sincero e puro. E se guardiamo con attenzione, esistono tanti altri motivi di gioia: i bei momenti della vita familiare, l’amicizia condivisa, la scoperta delle proprie capacità personali e il raggiungimento di buoni risultati, l’apprezzamento da parte degli altri, la possibilità di esprimersi e di sentirsi capiti, la sensazione di essere utili al prossimo. E poi l’acquisizione di nuove conoscenze, la scoperta di nuove realtà attraverso viaggi e incontri, la possibilità di fare progetti per il futuro. Ma anche l’esperienza di leggere un buon libro, di ammirare un capolavoro dell’arte, di ascoltare e suonare musica o di vedere un film possono produrre in noi delle vere e proprie gioie.

Ogni giorno, però, ci scontriamo anche con tante difficoltà e nel cuore vi sono preoccupazioni per il futuro, al punto che ci possiamo chiedere se la gioia piena e duratura alla quale aspiriamo non sia forse un’illusione e una fuga dalla realtà. Sono molti che si interrogano: è veramente possibile la gioia piena al giorno d’oggi? E questa ricerca percorre varie strade, alcune delle quali si rivelano sbagliate, o perlomeno pericolose. Ma come distinguere le gioie veramente durature dai piaceri immediati e ingannevoli? Come trovare la vera gioia nella vita, quella che dura e non ci abbandona anche nei momenti difficili?

 

2. Dio è la fonte della vera gioia

In realtà le gioie autentiche, quelle piccole del quotidiano o quelle grandi della vita, trovano tutte origine in Dio, anche se non appare a prima vista, perché Dio è comunione di amore eterno, è gioia infinita che non rimane chiusa in sé stessa, ma si espande in quelli che Egli ama e che lo amano.

Dio ci ha creati a sua immagine per amore e per riversare su noi questo suo amore, per colmarci della sua presenza e della sua grazia. Dio vuole renderci partecipi della sua gioia, divina ed eterna, facendoci scoprire che il valore e il senso profondo della nostra vita sta nell’essere accettato, accolto e amato da Lui: io sono voluto, ho un posto nel mondo e nella storia, sono amato personalmente da Dio. E se Dio mi accetta, mi ama e io ne divento sicuro. Questo amore infinito di Dio per ciascuno di noi si manifesta in modo pieno in Gesù Cristo. In Lui si trova la gioia che cerchiamo. Nel Vangelo vediamo come gli eventi che segnano gli inizi della vita di Gesù siano caratterizzati dalla gioia.

Quando l’arcangelo Gabriele annuncia alla Vergine Maria che sarà madre del Salvatore, inizia con questa parola:«Rallegrati!» (Lc 1,28). Alla nascita di Gesù, l’Angelo del Signore dice ai pastori: «Ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,11). E i Magi che cercavano il bambino, «al vedere la stella, provarono una gioia grandissima» (Mt 2,10). Il motivo di questa gioia è dunque la vicinanza di Dio, che si è fatto uno di noi. Ed è questo che intendeva san Paolo quando scriveva ai cristiani di Filippi: «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!» (Fil 4,4-5). La prima causa della nostra gioia è la vicinanza del Signore, che mi accoglie e mi ama. E infatti dall’incontro con Gesù nasce sempre una grande gioia interiore.

Nei Vangeli lo possiamo vedere in molti episodi. Ricordate la visita di Gesù a Zaccheo, al quale Gesù dice: «Oggi devo fermarmi a casa tua». E Zaccheo, riferisce san Luca, «lo accolse pieno di gioia» (Lc 19,5-6). È la gioia dell’incontro con il Signore; è il sentire l’amore di Dio che può trasformare l’intera esistenza e portare salvezza.Nell’ora della passione di Gesù, questo amore si manifesta in tutta la sua forza. Negli ultimi momenti della sua vita terrena, a cena con i suoi amici, Egli dice: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore… Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,9.11).

Gesù vuole introdurre i suoi discepoli e ciascuno di noi nella gioia piena, quella che Egli condivide con il Padre, perché l’amore con cui il Padre lo ama sia in noi (cfr. Gv 17,26).

La gioia cristiana è aprirsi a questo amore di Dio e appartenere a Lui.

Narrano i Vangeli che Maria di Magdala e altre donne andarono a visitare la tomba dove Gesù era stato posto dopo la sua morte e ricevettero da un Angelo un annuncio sconvolgente, quello della sua risurrezione. Allora abbandonarono in fretta il sepolcro, annota l’Evangelista, «con timore e gioia grande» e corsero a dare la lieta notizia ai discepoli». È la gioia di Cristo che è presente in mezzo a noi come il Risorto, fino alla fine del mondo.

 

3. Conservare nel cuore la gioia cristiana

A questo punto ci domandiamo: come ricevere e conservare questo dono della gioia profonda, della gioia spirituale? Un Salmo ci dice: «Cerca la gioia nel Signore: esaudirà i desideri del tuo cuore» (Sal 37,4). Trovare e conservare la gioia spirituale nasce dall’incontro con il Signore, che chiede di seguirlo, di fare la scelta decisa di puntare tutto su di Lui. Non abbiamo paura di mettere in gioco la nostra vita facendo spazio a Gesù Cristo e al suo Vangelo; è la strada per avere la pace e la vera felicità nell’intimo di noi stessi. Cercare la gioia nel Signore: la gioia è frutto della fede, è riconoscere ogni giorno la sua presenza, la sua amicizia: «Il Signore è vicino!» (Fil 4,5); è riporre la nostra fiducia in Lui, è crescere nella conoscenza e nell’amore di Lui. Impariamo a vedere come Dio agisce nella nostra vita, scopritelo nel nostro quotidiano. Sappiamo che non ci abbandonerà mai. Cercare il Signore, incontrarlo nella vita significa anche accogliere la sua Parola, che è gioia per il cuore.

La Parola di Dio fa scoprire le meraviglie che Dio ha operato nella storia dell’uomo e, pieni di gioia, apre alla lode e all’adorazione: «Venite, cantiamo al Signore. In modo particolare, poi, la Liturgia è il luogo per eccellenza in cui si esprime la gioia che la Chiesa attinge dal Signore e trasmette al mondo.

Ogni domenica, nell’Eucaristia, le comunità cristiane celebrano il Mistero centrale della salvezza: la morte e risurrezione di Cristo. Un Salmo afferma: «Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo!» (Sal 118,24).

E nella notte di Pasqua, la Chiesa canta l’Exultet, espressione di gioia per la vittoria di Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. La gioia cristiana nasce dal sapere di essere amati da un Dio che si è fatto uomo, ha dato la sua vita per noi e ha sconfitto il male e la morte; ed è vivere di amore per lui.

 

 

4. La gioia dell’amore

La gioia è intimamente legata all’amore: sono due frutti inseparabili dello Spirito Santo (cfr Gal 5,23).

L’amore produce gioia, e la gioia è una forma d’amore. La Santa Madre Teresa di Calcutta, diceva: «La gioia è una rete d’amore per catturare le anime. Dio ama chi dona con gioia. E chi dona con gioia dona di più». Un altro elemento per entrare nella gioia dell’amore: far crescere nella nostra vita e nella vita delle nostre comunità la comunione fraterna. C’è uno stretto legame tra la comunione e la gioia. Non è un caso che san Paolo scriva la sua esortazione al plurale: non si rivolge a ciascuno singolarmente, ma afferma: «Siate sempre lieti nel Signore» (Fil 4,4).

Soltanto insieme, vivendo la comunione fraterna, possiamo sperimentare questa gioia. Il libro degli Atti degli Apostoli descrive così la prima comunità cristiana: «spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore» (At 2,46).

 

5. La gioia della conversione

La volontà di Dio è che noi siamo felici. Per questo ci ha dato delle indicazioni concrete per il nostro cammino: i Comandamenti. Osservandoli, noi troviamo la strada della vita e della felicità.

Anche se a prima vista possono sembrare un insieme di divieti, quasi un ostacolo alla libertà, se li meditiamo più attentamente, alla luce del Messaggio di Cristo, essi sono un insieme di essenziali e preziose regole di vita che conducono a un’esistenza felice, realizzata secondo il progetto di Dio.

Quante volte, invece, costatiamo che costruire ignorando Dio e la sua volontà porta delusione, tristezza, senso di sconfitta. L’esperienza del peccato come rifiuto di seguirlo, come offesa alla sua amicizia, porta ombra nel nostro cuore, ma ci offre sempre la possibilità di ritornare a Lui, di riconciliarci con Lui, di sperimentare la gioia del suo amore che perdona e riaccoglie.

 

6. La gioia nelle prove

Alla fine, però, potrebbe rimanere nel nostro cuore la domanda se veramente è possibile vivere nella gioia anche in mezzo alle tante prove della vita, specialmente le più dolorose e misteriose, se veramente seguire il Signore, fidarci di Lui dona sempre felicità. Il cristiano autentico non è mai disperato e triste, anche davanti alle prove più dure, perché la gioia cristiana non è una fuga dalla realtà, ma una forza soprannaturale per affrontare e vivere le difficoltà quotidiane.

 

7. Testimoni della gioia

Non si può essere felici se gli altri non lo sono: la gioia quindi deve essere condivisa. Andiamo a raccontare agli altri la nostra gioia di aver trovato quel tesoro prezioso che è Gesù stesso.

Non possiamo tenere per noi la gioia della fede: perché essa possa restare in noi, dobbiamo trasmetterla. San Giovanni afferma: «Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi… Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena» (1Gv 1,3-4). Spetta a tutti noi, mostrare al mondo che la fede porta una felicità e una gioia vera. E se il modo di vivere dei cristiani sembra a volte stanco ed annoiato, testimoniamo noi per primi il volto gioioso e felice della fede. Il Vangelo è la «buona novella» che Dio ci ama e che ognuno di noi è importante per Lui. Mostriamo al mondo che è proprio così!

 

LA VITA MI INTERROGA 

Riflettendo sul mio attuale prevalente stato d’animo, sono un testimone gioioso dell’evangelo di Cristo? Sono convinto che la mia gioia è fondata sulla presenza del Signore, o invece è ancora troppo legata alle circostanze esterne della vita?

•Mi sforzo di essere amabile non solo con le persone che mi sono care, ma anche con quelle che trovo difficili o ostili? In quali situazioni mi sento più sfidato a praticare la moderazione e la benevolenza?

•Quando mi sento angosciato per le preoccupazioni quotidiane, la mia prima reazione è affidarmi alla preghiera con fiducia, oppure cerco prima soluzioni solo umane?

•Le virtù che Paolo elenca (verità, nobiltà, giustizia...) sono per me dei principi astratti o cerco di tradurle concretamente nel mio modo di pensare e di agire ogni giorno, informato dal Vangelo?

•Quando mi trovo ad affrontare situazioni ardue, mi sento un eroe che deve farcela da solo, o riconosco che “tutto posso” solo grazie alla forza che mi viene donata da Cristo?

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA 

O Spirito Santo, dono di Dio per noi, ti preghiamo di effondere nei nostri cuori la pace di Dio che supera ogni intelligenza. Non è la pace del mondo, ma quella che solo il Signore può dare, pace capace di custodire le nostre menti e i nostri cuori in Cristo Gesù. Liberaci dall'ansia, dalle paure e dalle preoccupazioni. Rendici strumenti di questa tua pace, affinché possiamo testimoniarla con la nostra vita. Padre nostro Amen. 

 

 

 

 

I segni della Quaresima 
digiuno, elemosina, preghiera

 

DIGIUNO

Il digiuno che piace al Signore

Digiuna dal giudicare gli altri: scopri Cristo che vive in loro.

Digiuna dal dire parole che feriscono: saziati di frasi che guariscono.

Digiuna dall’essere insoddisfatto: riempiti di gratitudine.

Digiuna dalle arrabbiature: rivestiti di pazienza.  E di sorrisi!

Digiuna dal pessimismo: apriti alla speranza. E alla voglia di fare…

Digiuna dalle preoccupazioni inutili: riponi la tua fiducia in Dio.

Digiuna dal lamentarti: sorprenditi a pieni polmoni per quella meraviglia che è la vita.

Digiuna dall’amarezza: riempiti di perdono.

Digiuna dallo scoraggiamento: caricati di entusiasmo.

Digiuna dal dare importanza a te stesso: riserva tutte le tue attenzioni agli altri.

Digiuna dall’ansia per le tue cose: riempiti di amore per le cose di Dio.

 

ELEMOSINA

l’elemosina è un mezzo per ristabilire la giustizia quale Dio la vuole sulla terra, dando a tutti gli esseri ciò di cui essi hanno bisogno. 

San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «L’elemosina … sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone». Ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi è frutto di una privazione personale. L’elemosina, anche se piccola, aiuta ad alzare gli occhi da noi stessi e ad avere compassione per chi stende la mano in cerca di aiuto. 

L’elemosina nasce dalla misericordia, dall’interesse autentico per la vita dell’altro

L’elemosina più̀ bella è ascoltare il fratello: un colloquio apre il cuore, può̀ rigenerare l’anima. Quando ascolto nella pace, la pace entra nell’intimo di chi mi parla. È un bene fatto bene: nessuno diventa famoso perché́ ascolta in silenzio... 

Bisogna fare il bene “bene”, ossia senza farlo sapere e per farlo bene bisogna farlo di nascosto. 

Non sappia la destra quello che fa la tua sinistra”.

 

PREGHIERA

Ci sono tanti modi per pregare insieme: 

Inizia col un bel “Segno di croce” dicendo: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. 

si può leggere anche il vangelo del giorno

si può mettere una intenzione particolare di preghiera. 

si può chiedere perdono e mettersi in ascolto della Parola di Dio; 

si può chiedere aiuto e professare la propria fede; 

si può adorare davanti alla croce o all’Eucaristia; 

si può dare lode a Dio per il suo grande amore e pregare cantando o in silenzio. 

si può pregare insieme per la pace e per generare una cultura di pace,

Chiudi con il Padre nostro o l’Ave Maria o il Gloria al Padre. 

 

Il Sacramento della Riconciliazione 

Digiuno, elemosina e preghiera raggiungono il suo punto focale nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, via per eccellenza della conversione del cuore e dell’impegno determinante per un rinnovamento spirituale. 

Hai già pensato alla tua Confessione per celebrare bene la Pasqua del Signore?

MERCOLEDÌ DELLE CENERI

 

Il MERCOLEDÌ DELLE CENERI; inizia ufficialmente il periodo penitenziale della QUARESIMA, periodo di cammino verso la celebrazione della Pasqua. 

Il rito che viene compiuto oggi è, sicuramente, molto suggestivo, anche per chi non è molto vicino alla fede o alla prassi ecclesiale. Il gesto dell’imposizione delle ceneri richiama infatti molti sentimenti: la penitenza, l’umiliazione, la conversione, ecc.

La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Molto tempo fa, infatti, la confessione non avveniva in modo ricorrente, ma una sola volta, ed in modo pubblico. Pubblica infatti era anche la confessione che avveniva per tutti i penitenti il Giovedì santo.

La teologia biblica rivela un duplice significato dell’uso delle ceneri.

1 - Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. 

2 - Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un cammino verso il Signore. 

Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona. I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. 

Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli si cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore.

La nostra liturgia attuale ha conservato entrambi questi concetti biblici: due infatti sono state le formule attraverso le quali viene tuttora imposta la cenere sul capo: 

Ricordati che sei polvere e Convertitevi e credete al Vangelo.

La Chiesa continua a dire ad ogni uomo, ad ogni cristiano che tutti siamo continuamente bisognosi di conversione. 

Disponiamoci quindi ad iniziare bene questo itinerario di conversione comunitario, per giungere con rinnovata gioia a celebrare la Santa Pasqua.

 

 

 

Ricordati che sei polvere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Convertitevi e credete nel Vangelo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Preghiera per il Mercoledì delle Ceneri

 

Ti preghiamo, Signore Gesù,
fa' che questa cenere che scenda sulle nostre teste
con la forza della grandine
e ci svegli dal torpore del peccato.
Fa' che questi quaranta giorni
siano un occasione speciale per convertire il nostro cuore a te,
e rimetterti al primo posto della nostra vita.
Donaci di saper riconoscere il tuo passaggio
e di vivere ogni istante con la certezza
che tu cammini in mezzo a noi,
che tu sai aspettare il nostro passo lento e insicuro;
che tu sai vedere in noi
quello che nemmeno sappiamo immaginare.
In questi quaranta giorni,
metti nel nostro cuore desideri
che palpitino al ritmo della tua Parola.
Maria aggiunga ciò che manca alla nostra preghiera.
Amen.