QUARESIMA 2026- CATECHESI ADULTI
PELLEGRINI DI SPERANZA

SERVIRE LA VITA, SERVIRE LA SPERANZA
CAMMINO QUARESIMALE 2026
SANTUARIO DELLA MADONNA
DEL PIANTO - ALBINO
“SERVIRE LA VITA,
SERVIRE LA GIOIA DI VIVERE”
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MERCOLEDI |
04 MARZO
LA GIOIA DI AMARE
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ORE 15
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MERCOLEDI |
11 MARZO
LA GIOIA DELL’UMILE: DIO È IN MEZZO A NOI
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ORE 15 |
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MERCOLEDI
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18 MARZO
DALLA GIOIA AL DONO
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ORE 15 |
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MERCOLEDI |
25 MARZO
LA PACE DI DIO
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ORE 15 |
Riflessioni offerte
da don Giuseppe Ravasio
ORE 15,00
presso il SANTUARIO
DELLA MADONNA DEL PIANTO IN ALBINO
don Giuseppe Ravasio
Santuario Madonna del Pianto ALBINO
3- Catechesi di Quaresima 2026
Dalla gioia al dono
PREGHIAMO INSIEME
Signore, rendici disponibili e aperti all’ascolto della Tua Parola, a lasciare che essa operi in noi un cambiamento autentico. Liberaci da ogni resistenza e da ogni pregiudizio, affinché possiamo accogliere il tuo messaggio con un cuore che dice “sì” alla tua volontà, senza riserve. Amen.
LA PAROLA DI DIO
Dal Vangelo di Luca 19:1-10
1Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
COMPRENDERE LA PAROLA
LETTURA DEL TESTO
v. 1: Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando…
Per qual motivo Gesù attraversava la città? La risposta la troviamo al v. 10: “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.
Qui teniamo presente che Gesù ha appena operato un miracolo: ha reso vedente un cieco e con lui entra in Gerico. Gesù prende possesso di quella città forte che era, ai tempi di Giosuè, l’ingresso alla terra promessa. L’occhio chiuso si è aperto.
Lo scopo del viaggio di Gesù in Gerico era quello di incontrare il peccatore (in questo caso Zaccheo) e salvarlo. Ma Gesù non va in cerca soltanto di Zaccheo, ma di ogni persona di ogni tempo e di ogni luogo. Anche noi siamo ricercati da Gesù sollecitati a rispondere alle prove del suo amore. Ogni desiderio di bene è frutto della sollecitudine di
Dio per noi ed esige la risposta, altrimenti il dialogo si blocca.
vv. 2-3: quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura.
L’evangelista Luca inizia a descrivere Zaccheo partendo dall’uomo. Ciò vuole indicare una persona con una propria esperienza personale, con un proprio limite, con una propria storia. Il nome di quest’uomo, Zaccheo, significa “puro”; “l’innocente” ma la sua vita nel sociale contraddiceva il suo nome. Infatti è presentato da Luca come capo dei pubblicani. Questi erano esattori di imposte, esosi, avidi di denaro, crudeli con tutti; erano chiamati peccatori! Zaccheo apparteneva a questa categoria; e con la qualifica più alta: “capo dei pubblicani”, dice il Vangelo. Il vangelo dice che Zaccheo cercava di vedere Gesù. Il testo non dice le motivazioni di questo desiderio. Possiamo leggere qui una difficoltà già mostrata da Gesù: Quanto è difficile, per colui che possiede ricchezze entrare nel regno di Dio. È più facile per un cammello passare la cruna di un ago (Lc 18,25). Zaccheo è appunto uno di questi cammelli che, scorticandosi un po’, riesce a passare. Ma non era solo ricco, era anche ladro.
Forse Zaccheo vuole andare oltre il semplice vedere. Vuol conoscere l’identità, il mistero di Gesù. Vuol trovare la luce.
Ma non poteva per la folla”: essa costituisce una barriera tra Gesù e Zaccheo. Questa ricerca finalmente si fa incontro. L’evangelista sottolinea che “Zaccheo era piccolo di statura”.
Ogni uomo è piccolo e ha bisogno che qualcuno lo porti in alto.
v. 4: corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là.
La passione per incontrare Gesù è talmente forte che Zaccheo supera i suoi limiti.
Il Vangelo a Maria “mette” la fretta; a Zaccheo invece lo fa correre. Trovare il senso della vita, trovare la salvezza è un bisogno primario per l’uomo: esige fretta.
Questo lo si fa anzitutto conoscendo e accettando il proprio limite, dopo trova la soluzione: superare la folla e sale su un albero; Ognuno a modo suo supera la barriera che gli impedisce l’incontro con Gesù. In genere noi saliamo, ci arrampichiamo su alberi sbagliati.
Il Signore desidera ardentemente incontrarci, ma vuole che ci diamo da fare per incontrarlo. L’albero giusto è quel “sicomoro”, simbolo della Croce sulla quale sta per salire Gesù andando a Gerusalemme, segno dell’umiltà, dell’umiliazione del Figlio di Dio.
Zaccheo è l’uomo che ha il coraggio dei propri desideri, agisce nel nome delle sue convinzioni, non delle sue paure, e l'albero diventa la sua libertà. C’è in quest’uomo qualcosa che va oltre la curiosità; e quando si ha desiderio di Gesù non c’è solo curiosità; ma anche qualcosa di più profondo nel cuore: la libertà. All'avvicinarsi di Cristo si deve sentire aria di libertà. E non solo: dopo l’incontro con lui scopriamo la conversione e la gioia.
Tutta la vita di Gesù, dalla nascita alla morte, è concentrata sull’essere presente lì dove l’uomo è nel bisogno. Qui Zaccheo è nel bisogno.
Gesù è sul luogo. “Gesù alzò lo sguardo”. Gesù vuole guardare dal basso in alto: infatti, umiliò se stesso per poter salvare tutti. “Gesù disse a lui: Zaccheo”, lo chiama per nome, si manifesta suo amico, amico del piccolo, dell’immondo. Si ricorda di lui, l’ultimo.
Dice Gesù ancora: “affrettati”: viene ripetuta la parola al versetto 6 che segue.
La salvezza è una cosa seria: richiede urgenza. La proposta del Signore non è mai rimandata a domani: ti dice: Scendi subito! “Scendi”: non il grande ma chi si fa piccolo può scoprire le meraviglie del Regno di Dio.
Gesù continua: “Oggi!”: è il tempo della salvezza. Oggi si apre per te la via della guarigione e della salvezza. “Devo fermarmi in casa tua”.
v. 6: Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.
Quando Gesù parla ad un cuore che attende, ad un cuore in cerca di una speranza nuova, il cuore subito si apre. Quando invece il cuore è pieno di sé stesso e delle cose, allora difficile è ascoltare il richiamo o la voce di Gesù. L’uomo resta sordo al suo richiamo d’amore.
Ma Zaccheo ha fretta, vuole subito accogliere il Maestro. Accolse: è il verbo dell’amore.
Zaccheo imita Dio, imita la Chiesa che tutti accoglie e lo fa con il trasporto di chi si sente salvato, con gioia. La misericordia di Dio accorcia e sopprime le distanze.
v. 7: Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
La richiesta di Gesù non è sorprendente ma scandalosa non solo per i farisei ma per tutta la folla: Gesù sceglie la casa di un pubblico peccatore, l’amico dei poveri va ad abitare nella casa di un ricco. Tutti borbottano perché vedono che Gesù non sa distinguere tra la casa del giusto dove si deve entrare e la casa di un peccatore dove non è lecito ad un ebreo entrare. È una reazione che è registrata più di una volta dal Vangelo.
v. 8: Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Zaccheo inizia un cammino di conversione. Egli fa esperienza dell’amore gratuito di Dio e pare deciso a mettere ordine nella sua vita. La trasformazione di Zaccheo è radicale: egli va oltre le disposizioni della legge in caso di furto. La sua trasformazione non è apparente, fittizia, di facciata, la sua novità è reale e lo dimostrano le parole con le quali egli si presenta nella sua nuova veste. Di quanto possiede, metà la dà ai poveri.
Incontrare Dio vuol dire trasformazione del modo di vivere. Mettendo l’amore di Dio al primo posto della sua vita, Zaccheo non cambia professione ma è esplicito nel far intendere che da oggi il suo lavoro lo svolgerà onestamente.
v. 9: Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo.
Si ripete la parola “Oggi”. La parola OGGI indica l’attualità della salvezza e la necessaria sollecitudine a non lasciarsi sfuggire l’occasione. Gesù e la salvezza sono la stessa cosa. Se in una casa entra Gesù vi entra anche la salvezza. Gesù manifesta anche altre conseguenze di questa salvezza, dicendo: “Anch’egli è figlio di Abramo”. Colui che agli occhi della gente era senza speranza di salvezza diventa ciò che essi sono: figli di Abramo. Zaccheo vede la propria miseria, si sente chiamare per nome e percepisce cosa fare e lo fa.
v. 10: Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
Fino al dramma della Croce, Gesù è colui che cerca i perduti e li salva. Chi alza gli occhi a lui è salvo. Adesso gli apostoli iniziano a comprendere qualcosa del grande mistero che avvolge Gesù di Nazareth. Gesù accetterà di perdere la sua dignità, la sua vita, come un maledetto, per salvare i peccatori. Ecco l’azione di Gesù, comunicare vita ad ogni persona. L’azione di Gesù non si frena di fronte a nessuna situazione, come nel caso di questo ricco, di questo Zaccheo, che poteva essere considerato un caso disperato. In Gesù la salvezza impossibile è resa possibile.
RIFLETTERE SULLA PAROLA
Tutte le volte che mi metto davanti a questo episodio del vangelo e scopro quel piccoletto del pubblicano Zaccheo ne resto sconvolto, meravigliato, gioioso, timoroso. Infatti trov che questo piccolo commerciante Borghese con tutti i suoi limiti ed anche con qualche pregio ci assomiglia in tante cose, assomiglia all’uomo di oggi. Zaccheo era un benestante, un arricchito con Metodi non troppo onesti (lo ammetterà lui stesso), un "arrivato" come dicono oggi molti (ma "arrivato" a che cosa?). Molti oggi si accontentano di questo: quattro soldi conquistati da tenere ben stretti, quel ruolo pubblico di onore e di potere che crea qualche Invidia negli altri e ti fa sentire soddisfatto, il poter indulgere alle mode per essere "a la page"… Zaccheo ha tutto questo, ma nel momento in cui giunge al traguardo del guadagno, del benessere assicurato, scopre di essere ancora un infelice: è ricco, ma questo non gli dà le risposte ai misteri della vita, della gioia, della sofferenza e della morte. Ha raggiunto il suo scopo, ma ora capisce che lo scopo della vita era un altro, ha creato invidie attorno a sé ma avrebbe bisogno di amore, può guardare dall’alto al basso i suoi subalterni ma non riesce mai a scoprire uno sguardo di amore per lui, al massimo se c’è è lo sguardo di chi mira ai suoi soldi, non a lui. Mi piace questo Zaccheo turbato, alla ricerca, non sazio. Penso che dobbiamo chiedere al Signore di aiutarci ad essere così, a non sederci mai sul nostro mucchietto di letame e a sentirci appagati. Spero che il Signore ci scuota quando ci stiamo addormentando nelle apparenze, quando ci accontentiamo magari anche di una religione che ha una facile risposta per tutti i problemi ma che non ci coinvolge più.
Il grande merito di Zaccheo è quello di mettere in discussione se stesso, è cercare ancora con caparbietà, è essere attento a quello che gli succede intorno per ricercare in tutto e dappertutto la sua strada. Ha sentito parlare di Gesù e adesso vuole vederlo. Forse anche noi vorremmo vederlo Gesù, incontrarlo, parlargli, o anche solo capire qualcosa di più di lui. In teoria non dovrebbe essere così perché noi che portiamo il suo nome dovremmo già averlo incontrato più volte nel cammino della nostra vita, dovremmo essere addirittura suoi testimoni, ma è pur certo che Lui è Dio e noi poveri uomini, che Lui è la Sapienza, la Verità e noi invece brancoliamo più o meno al buio… Si, nonostante ne abbiamo sentito parlare, abbiamo bisogno di incontrare Gesù! La gente, specialmente i ‘suoi’ dovrebbero aiutarci ad incontrarlo e invece ci si parano davanti, si fanno da schermo e la nostra piccolezza non ci permette, neanche saltellando sulle punte, di poterlo vedere. Quante volte i credenti dovrebbero aiutare ad incontrare Gesù e invece gli fanno da paravento. Vedi spesso in giro certe imitazioni di Gesù che non hanno quasi più nulla dell’originale, volti che dovrebbero far intravedere la sua gioia che invece sono maschere di pietra, musi tirati, occhi indagatori, cipigli alteri, nasi adunchi come le mani che invece di donare si chiudono sul proprio e sull’altrui, dita puntate per condannare, non braccia aperte per accogliere ma sgraziati segnali di divieto di accesso, muri di schiene che deridono della tua piccolezza, personaggi gonfi di sé che occupano tutti gli spiragli…
E allora può venire la delusione: "io non credo più, non per Gesù Cristo, ma per i cristiani, per la chiesa…". Non è giusto, è una scusa ma purtroppo tante volte succede proprio così.
Zaccheo non si arrende, Zaccheo dimostra di essere uomo di fantasia e di azione: "Non mi permettono di vedere Gesù, la natura mi ha pure dato l’impedimento della piccolezza, ebbene, non mi arrendo, non mi piango addosso, supero l’ostacolo da un'altra parte, salgo su una pianta!". Quando qualcosa ti sta veramente a cuore non sei disposto a tutto per essa? "Vadano a quel paese quelli che puntando il dito diranno che il sicomoro oggi ha fatto un frutto strano: il capo dei pubblicani!". Zaccheo non ha paura di perdere la faccia, vuole solo arrivare al suo scopo.
E finalmente arriva per Zaccheo (e anche per me e per te se abbiamo perseveranza, coraggio, fantasia) l’ora straordinaria in cui Dio passa accanto. E Zaccheo si accorge che prima ancora che essere lui a cercare Gesù è Gesù che cerca lui. Gesù sta andando 'decisamene' vers o la sua sorte, ma non vuole arrivare a Gerusalemme a mani vuote, è venuto per salvare e Zaccheo, gli sta a cuore. E anche Gesù, scandalizzando i benpensanti e i religiosi che lo avrebbero voluto a casa loro per onore e per dotte dispute religiose, si invita a casa del capo dei pubblicani, a casa di un incallito e riconosciuto peccatore, collaborazionista con i romani, ladro, respinto dalla religione che chiedeva di non contaminarsi con personaggi di questa fatta.
Quel Gesù fa ancora oggi le stesse scelte di allora: egli lascia le novantanove pecorelle che sono o si credono salve, a lui interessa il peccatore. Cristo più facilmente lo trovi vicino ai peccatori, sui bordi delle strade, in mezzo ai poveri che non a casa dei religiosi troppo tronfi di sé, o dei vari cavalieri di sante croci o di monsignori impomatati e fasciati con i colori di una chiesa che dice di rendere lode a Dio mentre esalta solo sé stessa. Gesù entra nella casa di Zaccheo.
Noi glielo vorremmo impedire, vorremmo consigliargli di essere più prudente, di non compromettersi con quelli che hanno il potere e che possono sempre farla pagare; siamo persino pronti a ricattarlo: "Guarda che un gesto del genere ti farà perdere tante persone per bene, tanti amici che potrebbero dare una mano alla tua buona causa".
Cristo va a casa di Zaccheo e se non entriamo anche noi in quella casa lui ci lascia fuori, sulla strada. E in quella casa entra la grazia. Zaccheo con la sua ricerca, con il suo coraggio e fantasia aveva aperto la porta a Gesù e Gesù ora lo ricolma di sé stesso e del perdono di Dio e il peccatore diventa maestro dei credenti. Zaccheo ha capito il dono di Dio, ha capito che cosa significa che Gesù abbia scelto Lui, la sua casa, che il Maestro per amor suo si è fatto "peccatore", ha capito la redenzione gratuita e allora ecco con gioia la sua decisione: "Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri e se ho frodato qualcuno gli restituisco quattro volte tanto" è come se dicesse serenamente : "Ho trovato quello che cercavo, quello che conta nella vita, di tutto il resto che mi importa?".
Chi sa come mai a noi certe decisioni costano tanto?
Come mai siamo così attaccati alle nostre cose?
Come mai cerchiamo tutte le scuse per non dare ("intanto i poveri hanno più soldi di noi, intanto quelle organizzazioni benefiche ci mangiano sopra…).
Come mai facciamo così fatica a seguire Gesù nella casa di un pubblicano?
Come mai è così difficile provare delle gioie profonde?
Lasciamo che quel piccoletto di Zaccheo, pubblicano che con gioia ha cambiato vita sia ancora oggi per noi una provocazione che ci permetta di vedere Gesù, di lasciarci guardare dal suo sguardo misericordioso e che permetta a noi e a Lui di gioire perché "Oggi la salvezza è entrata anche nella tua casa e il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.".
LA VITA MI INTERROGA
Il desiderio di Zaccheo di “vedere Gesù” risuona ancora oggi.
Spesso, anche noi siamo alla ricerca di qualcosa che dia senso alla nostra vita, di una verità che ci illumini. Ci sentiamo cercati da Dio nella nostra vita quotidiana? O siamo più propensi a pensare che siamo noi a doverlo cercare e meritare? Quali sono i “sicomori” su cui siamo disposti ad arrampicarci pur di incontrare Gesù nella nostra esistenza, superando le “folle” che ci impediscono la vista (pregiudizi, abitudini, paure)? La gioia di Zaccheo è contagiosa, ma si scontra con il mormorio della folla.
Anche nella nostra esperienza, la vera gioia, quella che nasce da un incontro profondo, può essere incompresa o criticata da chi ci circonda. Permettiamo alla gioia dell’incontro con Cristo di pervadere le nostre relazioni e decisioni, anche quando il mondo intorno a noi “mormora” o non comprende le nostre scelte? Siamo pronti ad accogliere la gioia che nasce dalla misericordia, sia per noi stessi che per gli altri, superando i nostri stessi pregiudizi e giudizi affrettati? La reazione di Zaccheo, la sua decisione di restituire e donare, non è una “lista della spesa” per guadagnarsi la salvezza, ma una risposta spontanea all’amore ricevuto. Le nostre opere di carità e di giustizia sono un peso o una gioiosa risposta all’amore gratuito di Dio che ci ha toccato? Cosa ci impedisce di accogliere pienamente questa logica della gratuità? Gesù riconosce Zaccheo come “figlio di Abramo”, riaffermando la sua dignità al di là del suo passato. Questo ci invita a guardare noi stessi e gli altri con gli occhi di Dio. Siamo consapevoli della nostra profonda dignità di figli di Dio, anche quando ci sentiamo “perduti” o “peccatori”?
Riusciamo a vedere negli altri, soprattutto in chi è emarginato o considerato “peccatore”, il “figlio di Abramo” che Gesù è venuto a cercare e a salvare?
Come possiamo essere strumenti di questa riscoperta di dignità per chi ci sta accanto?
CONCLUDENDO IN PREGHIERA
O Spirito Santo, fonte di ogni gioia, apri i nostri occhi e il nostro cuore, come hai fatto con Zaccheo. Guidaci a cercare Gesù, ma soprattutto a riconoscere che è Lui che ci cerca per primo. Fa’ che scendiamo in fretta dai nostri sicomori, e accogliamo Gesù con immensa gioia nella nostra casa. Spirito di Verità, donaci il coraggio di una conversione autentica,
di riparare il male e di condividere con generosità, perché la nostra vita rifletta la salvezza ricevuta. Rafforza in noi la dignità di figli di Dio, e fa’ che la gioia di essere trovati e amati riempia ogni giorno il nostro cammino. Amen . Padre nostro
I segni della Quaresima
digiuno, elemosina, preghiera
DIGIUNO
Il digiuno che piace al Signore
Digiuna dal giudicare gli altri: scopri Cristo che vive in loro.
Digiuna dal dire parole che feriscono: saziati di frasi che guariscono.
Digiuna dall’essere insoddisfatto: riempiti di gratitudine.
Digiuna dalle arrabbiature: rivestiti di pazienza. E di sorrisi!
Digiuna dal pessimismo: apriti alla speranza. E alla voglia di fare…
Digiuna dalle preoccupazioni inutili: riponi la tua fiducia in Dio.
Digiuna dal lamentarti: sorprenditi a pieni polmoni per quella meraviglia che è la vita.
Digiuna dall’amarezza: riempiti di perdono.
Digiuna dallo scoraggiamento: caricati di entusiasmo.
Digiuna dal dare importanza a te stesso: riserva tutte le tue attenzioni agli altri.
Digiuna dall’ansia per le tue cose: riempiti di amore per le cose di Dio.
ELEMOSINA
l’elemosina è un mezzo per ristabilire la giustizia quale Dio la vuole sulla terra, dando a tutti gli esseri ciò di cui essi hanno bisogno.
San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «L’elemosina … sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone». Ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi è frutto di una privazione personale. L’elemosina, anche se piccola, aiuta ad alzare gli occhi da noi stessi e ad avere compassione per chi stende la mano in cerca di aiuto.
L’elemosina nasce dalla misericordia, dall’interesse autentico per la vita dell’altro.
L’elemosina più̀ bella è ascoltare il fratello: un colloquio apre il cuore, può̀ rigenerare l’anima. Quando ascolto nella pace, la pace entra nell’intimo di chi mi parla. È un bene fatto bene: nessuno diventa famoso perché́ ascolta in silenzio...
Bisogna fare il bene “bene”, ossia senza farlo sapere e per farlo bene bisogna farlo di nascosto.
“Non sappia la destra quello che fa la tua sinistra”.
PREGHIERA
Ci sono tanti modi per pregare insieme:
Inizia col un bel “Segno di croce” dicendo: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
si può leggere anche il vangelo del giorno
si può mettere una intenzione particolare di preghiera.
si può chiedere perdono e mettersi in ascolto della Parola di Dio;
si può chiedere aiuto e professare la propria fede;
si può adorare davanti alla croce o all’Eucaristia;
si può dare lode a Dio per il suo grande amore e pregare cantando o in silenzio.
si può pregare insieme per la pace e per generare una cultura di pace,
Chiudi con il Padre nostro o l’Ave Maria o il Gloria al Padre.
Il Sacramento della Riconciliazione
Digiuno, elemosina e preghiera raggiungono il suo punto focale nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, via per eccellenza della conversione del cuore e dell’impegno determinante per un rinnovamento spirituale.
Hai già pensato alla tua Confessione per celebrare bene la Pasqua del Signore?
MERCOLEDÌ DELLE CENERI
Il MERCOLEDÌ DELLE CENERI; inizia ufficialmente il periodo penitenziale della QUARESIMA, periodo di cammino verso la celebrazione della Pasqua.
Il rito che viene compiuto oggi è, sicuramente, molto suggestivo, anche per chi non è molto vicino alla fede o alla prassi ecclesiale. Il gesto dell’imposizione delle ceneri richiama infatti molti sentimenti: la penitenza, l’umiliazione, la conversione, ecc.
La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Molto tempo fa, infatti, la confessione non avveniva in modo ricorrente, ma una sola volta, ed in modo pubblico. Pubblica infatti era anche la confessione che avveniva per tutti i penitenti il Giovedì santo.
La teologia biblica rivela un duplice significato dell’uso delle ceneri.
1 - Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo.
2 - Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un cammino verso il Signore.
Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona. I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.
Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli si cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore.
La nostra liturgia attuale ha conservato entrambi questi concetti biblici: due infatti sono state le formule attraverso le quali viene tuttora imposta la cenere sul capo:
Ricordati che sei polvere e Convertitevi e credete al Vangelo.
La Chiesa continua a dire ad ogni uomo, ad ogni cristiano che tutti siamo continuamente bisognosi di conversione.
Disponiamoci quindi ad iniziare bene questo itinerario di conversione comunitario, per giungere con rinnovata gioia a celebrare la Santa Pasqua.

Ricordati che sei polvere

Convertitevi e credete nel Vangelo
Preghiera per il Mercoledì delle Ceneri
Ti preghiamo, Signore Gesù,
fa' che questa cenere che scenda sulle nostre teste
con la forza della grandine
e ci svegli dal torpore del peccato.
Fa' che questi quaranta giorni
siano un occasione speciale per convertire il nostro cuore a te,
e rimetterti al primo posto della nostra vita.
Donaci di saper riconoscere il tuo passaggio
e di vivere ogni istante con la certezza
che tu cammini in mezzo a noi,
che tu sai aspettare il nostro passo lento e insicuro;
che tu sai vedere in noi
quello che nemmeno sappiamo immaginare.
In questi quaranta giorni,
metti nel nostro cuore desideri
che palpitino al ritmo della tua Parola.
Maria aggiunga ciò che manca alla nostra preghiera.
Amen.
