SETTEMBRE 2021

 
 
 
SETTENARIO
IN ONORE DELLA MADONNA DEL PIANTO - ALBINO
 
 
 
 
DA LUNEDI 13 A SABATO 18
SANTE MESSE ORE 7,30 e 17,00
 
 
SABATO 18 ORE 20,30        PROCESSIONE DALLA CHIESA PARROCCHIALE
                                              AL SANTUARIO
                                              (Via Duca D’Aosta, Via Mafalda di Savoia)
 
 
DOMENICA19 SETTEMBRE
SANTE MESSE ORE 7,30 – 9,00 – 10,30 – 17,00
 
SANTA MESSA DELLE ORE 10,30 presieduta da DON BRUNO AMBROSINI
ricordando il suo 60° di Ordinazione Sacerdotale
 
 

GIOVEDI 16 SETTEMBRE ORE 16,00 ADORAZIONE EUCARISTICA E S. ROSARIO

 
 
DOMENICA 19 SETTEMBRE ORE 15,00 RECITA DEL VESPRO E S. ROSARIO
 
 
LUNEDI 20 SETTEMBRE ORE 7,30 SANTA MESSA PER TUTTI I COLLABORATORI

Preghiera di Papa Francesco

 

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

 

Tu, Salvezza del nostro popolo,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova.

 

Aiutaci, B.V. del Pianto,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

 

Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.

Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,

e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

 

3 Ave Maria

Salve Regina

 


13 SETTEMBRE 2021

La Famiglia di Nazaret

In questi cinque serate in onore della nostra Madonna del Pianto mi terrò a quanto proposto dal nostro papa e dal nostro vescovo per quest’anno: La famiglia come vocazione e via di santità.

Prima sera parleremo logicamente della famiglia di Nazaret.

Gesù nacque in una famiglia. Lui poteva venire spettacolarmente, o come un guerriero, un imperatore… No, no: viene come un figlio di famiglia, in una famiglia.

Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana, che ha formato Lui stesso. L'ha formata in uno sperduto villaggio della periferia dell'Impero Romano. Non a Roma, che era la capitale dell'Impero, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata. Lo ricordano anche i Vangeli, quasi come un modo di dire: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46). Ebbene, proprio da lì, da quella periferia del grande Impero, è iniziata la storia più santa e più buona, quella di Gesù tra gli uomini! E lì si trovava questa famiglia.

Gesù è rimasto in quella periferia per trent'anni. L'evangelista Luca riassume questo periodo così: Gesù «era loro sottomesso [cioè a Maria e Giuseppe]. E uno potrebbe dire: “Ma questo Dio che viene a salvarci, ha perso trent'anni lì, in quella periferia malfamata?” Lui ha voluto questo. Il cammino di Gesù era in quella famiglia. «La madre custodiva nel suo cuore tutte queste cose, e Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia davanti a Dio e davanti agli uomini» (2,51-52).

Non si parla di miracoli o guarigioni, di predicazioni - non ne ha fatta nessuna in quel tempo - a Nazaret tutto sembra accadere “normalmente”, secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita: si lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose della casa, tutte le cose da mamma. Il papà, falegname, lavorava, insegnava al figlio a lavorare. Trent'anni. “Ma che spreco,!”. Le vie di Dio sono misteriose. 

Ma ciò che era importante lì era la famiglia! E questo non era uno spreco! Erano grandi santi: Maria, la donna più santa, immacolata, e Giuseppe, l'uomo più giusto… La famiglia.

Saremmo certamente toccati dal racconto di come Gesù adolescente affrontava gli appuntamenti della comunità religiosa e i doveri della vita sociale; nel conoscere come, da giovane operaio, lavorava con Giuseppe; e poi il suo modo di partecipare all'ascolto delle Scritture, alla preghiera dei salmi e in tante altre consuetudini della vita quotidiana.

I Vangeli, nella loro sobrietà, non riferiscono nulla circa l'adolescenza di Gesù e lasciano questo compito alla nostra meditazione. L'arte, la letteratura, la musica hanno percorso questa via dell'immaginazione. Di certo, non ci è difficile immaginare quanto le mamme potrebbero apprendere dalle premure di Maria per quel Figlio! E quanto i papà potrebbero ricavare dall'esempio di Giuseppe, uomo giusto, che dedicò la sua vita a sostenere e a difendere il bambino e la sposa – la sua famiglia – nei passaggi difficili! Per non dire di quanto i ragazzi potrebbero essere incoraggiati da Gesù adolescente a comprendere la necessità e la bellezza di coltivare la loro vocazione più profonda, e di sognare in grande! E Gesù ha coltivato in quei trent'anni la sua vocazione per la quale il Padre lo ha inviato. E Gesù mai, in quel tempo, si è scoraggiato, ma è cresciuto in coraggio per andare avanti con la sua missione.

Ciascuna famiglia cristiana – come fecero Maria e Giuseppe – può anzitutto accogliere Gesù, ascoltarlo, parlare con Lui, custodirlo, proteggerlo, crescere con Lui; e così migliorare il mondo. Facciamo spazio nel nostro cuore e nelle nostre giornate al Signore. Così fecero anche Maria e Giuseppe, e non fu facile: quante difficoltà dovettero superare! Non era una famiglia finta.

La famiglia di Nazaret ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia, di ogni famiglia. E, come accadde in quei trent'anni a Nazaret, così può accadere anche per noi: far diventare normale l'amore e non l'odio, far diventare comune l'aiuto vicendevole, non l'indifferenza o l'inimicizia. Maria, – dice il Vangelo – «custodiva nel suo cuore tutte queste cose» (cfr Lc 2,19.51). Da allora, ogni volta che c'è una famiglia che custodisce questo mistero, il mistero del Figlio di Dio, Gesù viene a salvarci. E viene per salvare il mondo. E questa è la grande missione della famiglia: fare posto a Gesù che viene, accogliere Gesù nella famiglia, nella persona dei figli, del marito, della moglie, dei nonni… Gesù è lì. Accoglierlo lì, perché cresca spiritualmente in quella famiglia. Che il Signore ci dia questa grazia.

 

14 SETTEMBRE 2021

La Famiglia - Il lutto

Nel percorso di catechesi sulla famiglia, oggi prendiamo direttamente ispirazione dalla seconda lettura dove si dice che “Gesù si è fatto obbediente fino alla morte di  croce”.

Una scena molto commovente, che ci mostra l’amore  di Gesù per tutti noi. E’ morto per noi..

La morte è un’esperienza che riguarda tutte le famiglie, senza eccezione alcuna. Fa parte della vita; eppure, quando tocca gli affetti familiari, la morte non riesce mai ad apparirci naturale. Per i genitori, sopravvivere ai propri figli è qualcosa di particolarmente straziante. La perdita di un figlio o di una figlia è come se fermasse il tempo: si apre una voragine che inghiotte il passato e anche il futuro. La morte, che porta via il figlio piccolo o giovane, è uno schiaffo ai sacrifici d’amore gioiosamente consegnati alla vita che abbiamo fatto nascere.

Tutta la famiglia rimane come paralizzata, ammutolita. E qualcosa di simile patisce anche il bambino che rimane solo, per la perdita di un genitore, o di entrambi.

Quella domanda: “Ma dov’è il papà? Dov’è la mamma?” – Ma è in cielo” – “Ma perché non lo vedo?”. Questa domanda copre un’angoscia nel cuore del bambino che rimane solo. “Quando torna il papà? Quando torna la mamma?”. Cosa rispondere quando il bambino soffre? Così è la morte in famiglia.

In questi casi la morte è come un buco nero che si apre nella vita delle famiglie e a cui non sappiamo dare alcuna spiegazione. E a volte si giunge persino a dare la colpa a Dio. Ma quanta gente si arrabbia con Dio, bestemmia: “Perché mi hai tolto il figlio, la figlia? Ma Dio non c’è, Dio non esiste! Perché ha fatto questo?”. Tante volte abbiamo sentito questo. Ma questa rabbia è un po’ quello che viene dal cuore del dolore grande; la perdita di un figlio o di una figlia, del papà o della mamma, è un grande dolore.

Ma la morte fisica ha dei “complici” che sono anche peggiori di lei, e che si chiamano odio, invidia, superbia, avarizia; insomma, il peccato del mondo che lavora per la morte e la rende ancora più dolorosa e ingiusta.

Nel popolo di Dio, tante famiglie dimostrano con i fatti che la morte non ha l’ultima parola: questo è un vero atto di fede. Tutte le volte che la famiglia nel lutto – anche terribile – trova la forza di custodire la fede e l’amore che ci uniscono a coloro che amiamo, essa impedisce già ora, alla morte, di prendersi tutto.

Il buio della morte va affrontato con un più intenso lavoro di amore. Nella luce della Risurrezione del Signore, che non abbandona nessuno di coloro che il Padre gli ha affidato, noi possiamo togliere alla morte il suo “pungiglione”, come diceva l’apostolo Paolo (1 Cor 15,55); possiamo impedirle di avvelenarci la vita, di rendere vani i nostri affetti, di farci cadere nel vuoto più buio.

In questa fede, possiamo consolarci l’un l’altro, sapendo che il Signore ha vinto la morte una volta per tutte. I nostri cari non sono scomparsi nel buio del nulla: la speranza ci assicura che essi sono nelle mani buone e forti di Dio. L’amore è più forte della morte.

Per questo la strada è far crescere l’amore, renderlo più solido, e l’amore ci custodirà fino al giorno in cui ogni lacrima sarà asciugata, quando «non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno» (Ap 21,4).

Se ci lasciamo sostenere da questa fede, l’esperienza del lutto può generare una più forte solidarietà dei legami famigliari, una nuova apertura al dolore delle altre famiglie, una nuova fraternità con le famiglie che nascono e rinascono nella speranza. Nascere e rinascere nella speranza, questo ci dà la fede. E questa è la nostra speranza! Tutti i nostri cari che se ne sono andati, il Signore ce li restituirà e noi ci incontreremo insieme a loro. Questa speranza non delude!

Oggi è necessario che tutti i cristiani esprimano in modo più concreto il senso della fede nei confronti dell’esperienza famigliare del lutto. Non si deve negare il diritto al pianto - dobbiamo piangere nel lutto -, anche Gesù «scoppiò in pianto» e fu «profondamente turbato» per il grave lutto di una famiglia che amava (Gv 11,33-37). Possiamo piuttosto attingere dalla testimonianza semplice e forte di tante famiglie che hanno saputo cogliere, nel durissimo passaggio della morte, anche il sicuro passaggio del Signore, crocifisso e risorto, con la sua irrevocabile promessa di risurrezione dei morti.

Il lavoro dell’amore di Dio è più forte del lavoro della morte. E’ di quell’amore, è proprio di quell’amore, che dobbiamo farci “complici” operosi, con la nostra fede! E ricordiamo che Gesù ci restituirà tutti i nostri cari quando ci incontreremo,  ci restituirà la nostra  famiglia!

 

 

15 SETTEMBRE 2021

La Famiglia -  Ferite

 

Celebrando oggi il ricordo della Beata Vergine Addolorata, riflettiamo sulle ferite che si aprono proprio all’interno della convivenza famigliare. Quando cioè, nella famiglia stessa, ci si fa del male. La cosa più brutta!

Sappiamo bene che in nessuna storia famigliare mancano i momenti in cui l’intimità degli affetti più cari viene offesa dal comportamento dei suoi membri. Parole e azioni (e omissioni!) che, invece di esprimere amore, lo sottraggono o, peggio ancora, lo mortificano.

Quando queste ferite, che sono ancora rimediabili, vengono trascurate, si aggravano: si trasformano in prepotenza, ostilità, disprezzo. E a quel punto possono diventare lacerazioni profonde, che dividono marito e moglie, e inducono a cercare altrove comprensione, sostegno e consolazione. Ma spesso questi “sostegni” non pensano al bene della famiglia!

Lo svuotamento dell’amore coniugale diffonde risentimento nelle relazioni. E spesso la disgregazione “frana” addosso ai figli.

Ecco, i figli. Nonostante la nostra sensibilità apparentemente evoluta, e tutte le nostre raffinate analisi psicologiche, mi domando se non ci siamo abituati anche alle ferite dell’anima dei bambini.

Quanto più si cerca di compensare con regali e merendine, tanto più si perde il senso delle ferite – più dolorose e profonde – dell’anima.

Parliamo molto di disturbi comportamentali, di salute psichica, di benessere del bambino, di ansia dei genitori e dei figli...

Ma sappiamo ancora che cos’è una ferita dell’anima? Sentiamo il peso della montagna che schiaccia l’anima di un bambino, nelle famiglie in cui ci si tratta male e ci si fa del male, fino a spezzare il legame della fedeltà coniugale? Quale peso ha nelle nostre scelte l’anima dei bambini?

Quando gli adulti perdono la testa, quando ognuno pensa solo a sé stesso, quando papà e mamma si fanno del male, l’anima dei bambini soffre molto, prova un senso di disperazione. E sono ferite che lasciano il segno per tutta la vita.

Nella famiglia, tutto è legato assieme: quando la sua anima è ferita in qualche punto, l’infezione contagia tutti. E quando un uomo e una donna, che si sono impegnati ad essere “una sola carne” e a formare una famiglia, pensano ossessivamente alle proprie esigenze di libertà e di gratificazione, questa distorsione intacca profondamente il cuore e la vita dei figli. Tante volte i bambini si nascondono per piangere da soli ….

Dobbiamo capire bene questo. Marito e moglie sono una sola carne. Ma le loro creature sono carne della loro carne. Se pensiamo alla durezza con cui Gesù ammonisce gli adulti a non scandalizzare i piccoli (cfr Mt 18,6), possiamo comprendere meglio anche la sua parola sulla grave responsabilità di custodire il legame coniugale che dà inizio alla famiglia umana (cfr Mt 19,6-9). Quando l’uomo e la donna sono diventati una sola carne, tutte le ferite e tutti gli abbandoni del papà e della mamma incidono nella carne viva dei figli.

E’ vero, d’altra parte, che ci sono casi in cui la separazione è inevitabile. A volte può diventare persino moralmente necessaria, quando appunto si tratta di sottrarre il coniuge più debole, o i figli piccoli, alle ferite più gravi causate dalla prepotenza e dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamento, dall’estraneità e dall’indifferenza.

Non mancano, grazie a Dio, coloro che, sostenuti dalla fede e dall’amore per i figli, testimoniano la loro fedeltà ad un legame nel quale hanno creduto, per quanto appaia impossibile farlo rivivere. Non tutti i separati, però, sentono questa vocazione. Non tutti riconoscono, nella solitudine, un appello del Signore rivolto a loro. Attorno a noi troviamo diverse famiglie in situazioni cosiddette irregolari e ci poniamo molti interrogativi. Come aiutarle? Come accompagnarle? Come accompagnarle perché i bambini non diventino ostaggi del papà o della mamma?

Chiediamo al Signore una fede grande, per guardare la realtà con lo sguardo di Dio; e una grande carità, per accostare le persone con il suo cuore misericordioso.

 

 

 

16 SETTEMBRE 2021

 

La Famiglia: educarsi all’accoglienza

 

Cercando sul vocabolario il significato del termine “accogliere” si ritrovano i seguenti significati: ricevere, ospitare, accettare. Ognuno di noi sa bene che sentirsi accolti e amati è un’esperienza indispensabile per la crescita completa di una persona e la famiglia è il primo ambito naturalmente accogliente.

Una certa cultura presente ormai nell’intera società occidentale considera l’esperienza familiare un fatto privato, da vivere in modo chiuso e geloso proponendo modelli individualistici. Se l’esperienza dell’accogliere e dell’essere accolti è essenziale ad ogni creatura per il popolo della Bibbia lo è in modo del tutto particolare: nessuna cultura, nessun popolo può esimersi dal vivere l’accoglienza,

 Da qui l’antichissimo e sacro rito dell’ospitalità nei confronti di chiunque. L’accoglienza, in una cultura così è una reale necessità, non un hobby o un optional.

Ancor oggi, noi continuiamo a non esserne i protagonisti dell’accoglienza, è Dio che ha iniziato; noi dobbiamo essere suoi imitatori, persone e famiglie che camminano su una strada che Lui ha aperto per primo.

È il caso della Famiglia di Nazareth, che è vera e propria immagine dell’accoglienza. È accoglienza della diversità, l’essere padre più che un genitore, una maternità legata non solo al sangue. Questi sono valori che diventano fondamentali per ogni famiglia che non si rassegna ad essere solamente un istituto naturale.

L’accoglienza è tra le esperienze essenziali della fede. L’obiettivo a cui tende tutta la storia della salvezza è proprio questo: Dio vuole accogliere tutti gli uomini nella sua comunione di vita, nella sua “Famiglia”.

Leggendo i vangeli noi incontriamo Gesù che perde tanto tempo con povera gente: povera perché disgraziata, tormentata da infermità; povera perché emarginata dal rifiuto di sé e della società di cui fa parte. A questi poveri è annunziata la buona novella: quale? che Dio inaugura il suo Regno tra gli uomini e accoglie tutti, ma – tra tutti – accoglie di preferenza costoro.

E quando costoro si accostano a Gesù, in Gesù è Dio stesso che si fa accoglienza, e quando è Dio ad accogliere, la vita e la persona di chi viene accolto è un po’ alla volta positivamente trasformata.

L’ultimo giorno, quando Gesù verrà nella sua gloria, saranno riuniti davanti a lui tutti gli uomini e le donne che sono passati sulla faccia della terra, e lui opererà una separazione tra loro in base al criterio dell’accoglienza: “Avevo fame e mi avete da mangiare … avevo sete … ero nudo … forestiero … malato … e mi avete accolto” (infatti, accogliere è un insieme di atteggiamenti molto concreti: significa agire in risposta alle reali esigenze della persona che hai davanti …).

Quando mai Signore ti abbiamo visto affamato …o forestiero…o malato…? E Lui: Ogni volta che avete fatto una di queste cose a questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me!”.

Non mi avete riconosciuto? Ero io lo stesso. Ed è allora che scatta la seconda fase dell’accoglienza, e cambia la prospettiva: “Venite benedetti: ora sono io che accolgo voi, nel Regno preparato per voi fin dall’origine del mondo!”.

Non si può disgiungere l’accoglienza dell’altro dall’accoglienza che Dio riserva a noi. San Paolo lo fa notare ai cristiani di Roma, quando esorta: “Accoglietevi gli uni gli altri, come Cristo ha accolto voi, per la gloria di Dio”.

E non si può nemmeno distinguere tra accoglienza dell’uomo e accoglienza di Dio: la parabola di Mt 25 lo conferma: l’altro, specie se è uno dei fratelli più piccoli del Signore, è l’incarnazione del Signore stesso; e non puoi dire: “Oggi accolgo Dio e domani accolgo l’uomo”, no … non è possibile distinguere. E’ un’unica corrente di accoglienza che coinvolge e Dio e l’uomo, e tu ne sei coinvolto come colui che dona e che riceve allo stesso tempo.  Nell’esperienza cristiana, - e per quanto poche siano le famiglie che accolgono - accogliere è la norma. Il rifiuto, la chiusura è porsi contro la norma.

Quando accogli l’altro, non fai che riconoscere che anche lui è accolto e amato da Dio, come te. Accogliendolo non fai che agire di conseguenza, e porre le condizioni perché, come famiglia e come singole persone della famiglia, si possa realizzare il progetto grande di Dio: aprirsi all’accoglienza è sintonizzarsi con quel progetto.

 

 

17  SETTEMBRE 2021

 
 

La Madonna ama le famiglie con amore di predilezione

 

Il primo atto da compiuto da Maria, dopo essere divenuta Madre di Dio nell'Annunciazione, fu la visita sollecita ed amorosa ad una famiglia. « Maria si mise in viaggio, in tutta fretta, per la montagna, ed entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta » (Lc. 1, 39).

La Madonna ama con amore di predilezione la famiglia e lo provò alle nozze di Cana, dove chiese ed ottenne che Gesù operasse il suo primo miracolo in favore degli sposi, cambiando l'acqua in vino.

Così Maria, Madre di Dio, come Gesù Suo Figlio, ha dimostrato di prediligere la famiglia riservando ad essa le Sue prime premure, le Sue prime grazie, le Sue prime benedizioni.

Perché Maria non solo fu l'ottima Madre della santa Famiglia di Nazareth, ma è la Madre di tutte le madri e di ogni uomo che nasce in questo mondo. Cristo stesso affidò a Lei, dalla croce, la Chiesa e l'intera famiglia umana: «Donna, ecco tuo figlio » .

Maria è «La Madre! » Ella ha conosciuto della famiglia le gioie e le pene, i lieti ed i tristi avvenimenti, la fatica del quotidiano lavoro, i disagi della povertà. E ha pure provato tutte le ineffabili gioie della convivenza domestica allietata dall'amore più puro di uno sposo fedele e premuroso, e dal sorriso e dalle tenerezze di un figlio che era al tempo stesso il Figlio di Dio.

Non dimentichiamo l'esempio dato dal Papa S. Giovanni Paolo II a tutte le famiglie il 25 marzo 1984, festa dell'Annunciazione. In comunione con tutti i Vescovi del mondo, in piazza San Pietro, egli ha affidato al Cuore Immacolato di Maria tutte le nazioni, tutti i popoli, l'intera umanità. Ma prima di affidare il Genere umano alla Madre delle madri, ha voluto accogliere la Vergine SS.ma, — pellegrina da Fatima, — in Casa sua, in Vaticano. Se quel Papa santo, come il più devoto, il più amoroso, il più grato dei figli ha spalancato le porte della sua Casa a Maria, come potrà una famiglia esitare o avere dubbi nell'accogliere la Madonna e nell'affidarsi a Lei?

Affidare e consacrare la famiglia alla Madonna significa affidarla alla Regina del cielo, a Colei che può, con la Sua intercessione, ottenere tutto quanto è necessario alla famiglia e a ognuno dei suoi membri, sia per i bisogni spirituali come per quelli materiali.

Quello che Dio può per la Sua onnipotenza, la Madonna Io può per la Sua intercessione.

Perché la Madonna, Madre di Dio e Madre nostra è soprattutto perfetto modello di vita di famiglia e delle virtù domestiche che allietano la vita dei coniugi cristiani.

Nessuno può ignorare la triste realtà che è sotto gli occhi di tutti: una violenta bufera si è scatenata contro l'Istituto famigliare, sconvolgendolo radicalmente.

Per questa lotta senza quartiere contro la famiglia, nessun mezzo è stato risparmiato: internet, media, radio, stampa, televisione, spettacolo, letteratura, arte, pornografia; le stesse leggi; divorzio, aborto, proclamate conquista e progresso sociale, emancipazione e civiltà hanno un solo obiettivo: il progressivo smantellamento della famiglia sul piano umano e sul piano cristiano.

Affascinata da facili miraggi di edonismo e di libertà, la famiglia ha perduto il senso della sua missione fino a considerare superato lo stesso Sacramento del matrimonio barattato con la libera convivenza. La santità del matrimonio è infatti derisa, l'indissolubilità è considerata retaggio di una educazione superata, la fedeltà è messa in ridicolo.

I risultati e le conseguenze di questo smantellamento, di questo violento picconaggio contro la famiglia nei suoi valori umani, spirituali, soprannaturali sono visibili da tutti: droga, violenza, figli allo sbaraglio, matrimoni infranti, famiglie distrutte, bambini privati della vita ancora prima di nascere, sfiducia, insicurezza, disperazione.

Innanzi a questo quadro molto triste e doloroso non dimentichiamo che la responsabilità è di tutti e di ciascuno e che a tutti e a ciascuno si impone l'obbligo di rimediare.

Cosa fare?

Solo una madre conosce tutti i segreti per arrivare al cuore dei figli. Solo la Madonna ha il potere di rifare "umano " il cuore di pietra dell'uomo moderno e di ricondurre l'umanità a Cristo.

E' necessario affidare la famiglia alla Madonna.

Gli uomini hanno rotto le relazioni con Dio, si sono allontanati per le tortuose vie del male, del dolore. Date a questi figli una Madre amorosa che li richiami, che sia mediatrice tra loro e il Padre celeste offeso, che illumini, che consoli.

Soccorrete l'umanità, datele per Madre Maria

 
 
 

18 SETTEMBRE

 

OMELIA 25 anno b- 2012 1 

 

Tanto per cambiare Gesù anche oggi ricorda ai suoi discepoli che il suo cammino lo porta a morire in croce e a resuscitare il terzo giorno. Gesù annunzia ai suoi discepoli la sua passione e loro che fanno, di che argomento discorrono per strada? Ci si aspetterebbe che i discepoli commentino la notizia del Maestro, dato che era abbastanza importante e perché no, anche strana…  E invece no, decisamente no. Parlavano di chi, fra loro, fosse il più grande!

Di che cosa stavate discutendo lungo la via?” “Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.”.   

Guardate che il Vangelo è sempre attuale. La tentazione nel commentare questo Vangelo è quella di soffermarmi su certi atteggiamenti, di noi cristiani, corrispondenti a quelli degli apostoli del Vangelo odierno.

Può capitare che a volte si interpreti il cristianesimo come un arrivismo e carrierismo che di Cristo non ha niente.

Attenzione non penso solo ai laici; non penso solo al clero. In realtà questo Vangelo ci “raddrizza”  tutti… 

C’è un essere i “primi” che consiste nell’essere servi di tutti; c’è un ministero che significa lavare i piedi al prossimo; c’è un impegno che non ti porta ad occupare nella chiesa, dopo anni di onorata e sudata carriera, il posto di “responsabile” ma quello di servo.

Se volete possiamo dire cammino in salita…, non per le alte vette del successo, si sale verso la Croce. Bello? Vi eccita l’idea? No?

A quanto pare l’idea non “entusiasmava” neppure i discepoli di Cristo e non entusiasma neppure molti discepoli dei nostri tempi.

I discepoli sono tesi all’affermazione del proprio “ego”, pieni di aspirazioni umane, che si scontrano con il messaggio del Maestro.

Sono due vie opposte, non compatibili in alcuna maniera: o segui Cristo o segui l’uomo. Purtroppo, spesso, dobbiamo constatare che anche fra i cristiani c’è una corsa ad essere umanamente i primi…, nonostante Cristo!

Eppure, credetemi, il segno più importante che caratterizzava i primi cristiani (quelli che, pur di non rinnegare Cristo, sceglievano di morire benedicendo anche l’aguzzino di turno) era proprio “l’Unità”, intesa come profonda comunione di adorazione di Dio attraverso l’amore al prossimo (anche se nemico).

Meraviglioso un ammonimento del Papa: Si soffre anche nella Chiesa, «come nella società civile», perché molti «lavorano per se stessi e non per la comunità”.

Che lezione di vita attuale per il nostro essere cristiani, per le nostre parrocchie e siamo sinceri, che lezione di vita per tutta l’umanità: “Se uno vuol esser il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti”.

Guardiamoci attorno, ma dove lo troviamo uno che ci dice queste parole e, cosa ancora più importante, ci dà l’esempio in prima Persona?! Il cristiano che si fa servo del prossimo per amore di Dio. Come sono attuali e preziose le Parole di questo Vangelo.

Come la nostra società profondamente (e stupidamente) divisa ha bisogno del Maestro.

Come è vero che tutte le volte che cerchiamo di raggiungere Dio con le nostre forze e con i nostri modi costruiamo solo un’altra Babele, destinata a rimanere una mezza torre inutile, inutile perché manca la parte più importante, quella di Dio.

L’uomo di qualsiasi latitudine, di qualsiasi credo, di qualsiasi lingua, di qualsiasi cultura, di qualsiasi colore ha bisogno di Dio, del Dio dell’amore.

Rendiamocene conto, di qualsiasi “schieramento” siamo, l’umanità ha una sola via di salvezza: Dio che ama le Sue creature e vuole che le Sue creature si amino tra di loro.

Non è un Dio conquistatore di territori, di giacimenti petroliferi, di armi all’avanguardia, di mezzi di comunicazione, di folle osannanti, di potere, di consensi elettorali.

Nessun cristiano faccia queste conquiste in nome di Dio perché non sono secondo la volontà di Dio.

Dio ama l’umanità, tutta intera, senza eccezioni. Dio ama il credente e ama il delinquente, quello che viene emarginato persino in carcere perché fa schifo anche a tutti gli altri carcerati. 

Chi è Figlio porta impressa in modo indelebile l’immagine del Genitore: L’AMORE.

Direte che sono stupide parole dette da un povero prete che deve fare il suo mestiere. Se vi fa piacere mettetela così e portiamo a dormire la nostra coscienza.

 

 

19 SETTEMBRE

 

OMELIA 25 anno b  2021-2

 

Pietro e gli altri discepoli credono di andar dietro al Signore glorioso, al Messia che farà trionfare Israele, al Dio della potenza. Ma il Dio a cui vanno dietro è  il Dio della Croce, il Dio che ha bisogno dei discepoli, ma loro non capiscono.

 Sanno però che devono andare con Lui, che la strada della vita vera è quella dietro a Gesù.

Cosa significa seguire Gesù? Dove ci porta? Quale è il senso del cammino con Lui? Quale è il senso della vita cristiana? 

La strada comincia con un bambino: "Chi accoglie uno solo di questi bambini… accoglie me". 

Quando pensate a un bambino non pensate ai nostri bambini coccolati, adorati, bambini che sono al centro di tutto, che - giustamente - sono rispettati, amati, seguiti in tutti i modi e qualche volta anche in maniera eccessiva e rischiano di diventare un po' viziati. 

Quando pensate al bambino del Vangelo, pensate ai bambini del tempo di Gesù che oggi andiamo riscoprendo in quello che vediamo in televisione quando ci mostra chi è un bambino in certe società: l'ultimo! Non viziato, ma sfruttato, che comincia a lavorare fin da piccolo, che è violentato in tanti modi, che è messo da parte ... 

Arrivano anche da noi tanti bambini senza genitori, abbandonati. Ci sono nel mondo tanti bambini di "strada" che non hanno nessuno: questo è il "bambino" di cui parla Gesù.

Quando si accoglie uno di questi bambini non ci si può aspettare niente, è pura gratuità, è rinunciare ad affermare se stessi, il proprio interesse per voltarsi verso l'ultimo, verso il più piccolo, verso colui che non può darci niente: è la gratuità più totale! 

Riflettete un momento... la gratuità è qualche cosa di non naturale! Tutto è costruito per affermare se stessi fin dalle cose materiali. La vita è basata sull'affermazione di sé, la vita è basata sulla sopraffazione dell'altro, sulla morte dell'altro.

Gli apostoli ne sono testimoni e discutono su chi di loro sia il più "grande", su chi stia avanti agli altri, domini sugli altri... 

Gesù ci invita ad andare oltre! Non guardare davanti per affermarsi, per essere i primi: non è solo questo la vita, ma guardare dietro: all'ultimo, al più piccolo, a quello che non può darti niente: è la gratuità totale, ma è un miracolo. Un miracolo perché va contro la natura stessa. Solo così può cominciare il cammino dietro Gesù.

Gli studiosi chiamano questo viaggio: "Il viaggio dell'impossibile amore". Impossibile! Lo sentiremo ripetere in questo cammino dagli Apostoli e Gesù dirà: "Impossibile agli uomini, ma non a Dio. A Dio tutto è possibile!" 

A Dio è possibile farci capaci di gratuità e di amore, ma non è facile e, quando pensate alla gratuità e l'accoglienza del piccolo, non pensate soltanto allo straniero, a qualcuno che può essere lontano dalla vostra vita... Il marito pensi alla moglie, la moglie al marito, i genitori ai figli. 

A volte i figli - soprattutto - quando diventano adolescenti sono veramente i "piccoli", quelli che hanno bisogno di essere capiti.

Pensate anche agli anziani; sono loro spesso i "piccoli" nelle nostre case. Coloro che hanno bisogno di gratuità. "Non puoi darmi più niente, non servi più a niente, ma proprio per questo mi prendo cura di te.

Non mi preoccupo soltanto di chi mi può favorire o far fare un po' di carriera... anche questo può essere importante nella vita, ma mi preoccupo - soprattutto - di chi sta "dietro", di chi ha bisogno di me". 

Dio ha bisogno di me e ha bisogno di me nel "bambino" che mi trovo accanto, nel povero, in colui che fa fatica e ha bisogno di me gratuitamente, perché – il più delle volte - non posso aspettarmi niente. lo faccio così, gratuitamente. Sembra quasi impossibile! 

Però ripensate alla vostra vita. I momenti più belli non sono stati forse quelli in cui avete sperimentato la gratuità? In cui qualcuno vi ha voluto bene non perché si aspettava qualche cosa da voi, ma perché proprio vi voleva bene? 

I momenti più belli non sono stati quelli in cui un sorriso gratuito di qualcuno che non poteva che darvi il suo sorriso, vi ha rallegrato la vita, ve l'ha riempita? 

Ecco, la gratuità sembra un sogno ed è un sogno, ma - forse - il più bello della vita dell'uomo, e verso questo sogno, su questa strada Gesù vuole portarci.