SETTEMBRE 2020

 
SETTENARIO
IN ONORE DELLA MADONNA DEL PIANTO - ALBINO
 
 
 
 
DA LUNEDI 14 A SABATO 19
SANTE MESSE ORE 7,30 e 17,00
 
 
SABATO 19 ORE 20,30        PROCESSIONE DALLA CHIESA PARROCCHIALE
                                              AL SANTUARIO
                                              (Via Duca D’Aosta, Mia Mafalda di Savoia)
 
 
DOMENICA 20 SETTEMBRE
SANTE MESSE ORE 7,30 – 9,00 – 10,30 – 17,00
 
 
 
VENERDI ORE 16,00 ADORAZIONE EUCARISTICA E S. ROSARIO
 
 
DOMENICA ORE 16,00 RECITA DEL VESPRO E S. ROSARIO

LUNEDI 14 settembre

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

 

           La festa liturgica che stiamo celebrando viene chiamata Esaltazione della Santa Croce.

           Ora, si esalta una cosa che piace, una persona che si ammira, un evento che si celebra. In altri termini, si esalta qualcosa o qualcuno che è grande, che ha meriti particolari. Si esalta un eroe che ha compiuto gesta spettacolari di salvataggio.

           Ma si può esaltare la croce? Come è possibile esaltare un simbolo di sofferenza, rinuncia, dolore? Nessuno è così masochista da esaltare le sue sofferenze, il suo dolore, le sue sconfitte.

           Se, però, la croce è simbolo di amore, di servizio, di altruismo, di generosità e gratuità, cambia il discorso. Basta ricordare i molti esempi di gratuità, servizio, generosità che i cristiani danno in tutte le parti del mondo.

           Portare la croce, per il discepolo di Gesù, non vuol dire andare in giro a piangere, lamentarsi, fare il lutto, predire disgrazie. In sintesi, portare la croce vuol dire amare. Portare la croce con Gesù vuol dire amare come ha amato Lui.

           Gesù ha detto:Io vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri..” Il suo comandamento è nuovo, perché indica un modo nuovo di amare Dio e il prossimo.

           Nel comandamento di Gesù, la misura è Lui stesso, e, cioè, una misura divina, non più solo umana. Questa misura divina lo ha spinto a morire e dare la propria vita per tutti gli uomini, e richiede un amore come il Suo, disposto al sacrificio, a donare se stessi in modo generosamente altruistico, pratico e attivo.

           Amare come ha amato Gesù comporta anzitutto che l’amore sia chiaro, proprio come l’evento della sua croce. Nella sua vita e sulla croce, in ogni suo gesto, Gesù è stato la trasparenza del Padre. Allo stesso modo la Chiesa, nelle molteplici forme del suo servizio, deve rivelare il volto di Dio, non se stessa.

           L’amore di Gesù, inoltre, è gratuito oltre ogni misura. San Paolo, nella lettera ai Romani ha scritto: “Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; … ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”

            Chi contempla il Crocifisso scorge un amore tanto gratuito e sconfinato da apparire incredibile. Con il suo amore di preferenza per i peccatori e i lontani, per i poveri e gli esclusi, che si estende a tutti, compresi i nemici, Gesù ha manifestato quella gratuità e sovrabbondanza di amore che caratterizzano tutto l’agire di Dio.

           Perciò la Chiesa e ciascun cristiano devono a loro volta improntare alla gratuità e sovrabbondanza tutte le forme di servizio all’uomo, caratterizzandole con la predilezione per gli ultimi.

           Infine, l’amore di Gesù salva e libera dal male morale oltre che dal male fisico. Infatti, non basta essere guariti nel corpo per essere salvati nell’anima, l’amore di Gesù libera gli uomini dal peccato e dalle sue conseguenze.

           In realtà, tutti gli esseri umani hanno bisogno di essere salvati non solo dalle malattie, ma da una quantità di mali: dall’ignoranza, dall’incertezza, dalla confusione; dal bisogno di pane, di affetto, di dignità, dall’errore, dal peccato. In una parola, dal male in tutte le sue forme ed espressioni.    

           Ascoltiamo Papa Francesco che ci dice: “Guardiamo alla croce, sulla quale il Figlio di Dio è morto per la nostra salvezza. Essa è la risposta di Dio al male e al peccato dell’uomo. È una risposta di amore, di misericordia e di perdono. Mostriamo questa Croce al mondo e glorifichiamola nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità”

ciascuno di noi è chiamato a riscoprire l’alfabeto della vita, riscoprire se stesso come colui che sa accogliere il fratello bisognoso senza speranza e amore.

diventiamo capaci di correre incontro all’altro, mano aperta al dono della riconciliazione e della pace.

ad accogliere, lettera per lettera, la più bella Parola di Dio, Gesù suo Figlio, vita per tutti noi.

accanto alle infinite croci del mondo dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, per portarvi conforto e condivisione.

 

 

MARTEDI 15 SETTEMBRE

B.V. MARIA ADDOLORATA

           Siamo qui questa sera per percepire, più profondamente e in un modo sempre nuovo, l’amore di Maria per noi.

           Ora possiamo cogliere l’amore di Maria per noi, meditando la bellissima pagina del vangelo di Giovanni (19, 25-27).

           Presso la croce ci siamo noi e tutto il mondo. E siamo con lei, con Maria, la madre, perché anche lei - come tutti noi - è lì con la sua croce. Sì, anche la Madonna ha la sua croce: la porta sulle spalle, ma soprattutto la vive nel suo cuore.

           Ecco il gesto di cui ci parla l’Evangelista:  «Allora, vedendo sua madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava…» (v. 26).     È il gesto del “vedere”: Gesù vede con occhi forse provati e stanchi per il grande soffrire, ma sempre penetranti. Quello di Cristo è uno “sguardo” quanto mai intenso e profondo, quasi un raggiungere nell’intimo del loro cuore sia Maria che Giovanni, il discepolo amato da Gesù.

           La sua parola costruisce qualcosa di nuovo, qualcosa di bello, di grande. Con la sua parola innalza la maternità di Maria, a tal punto da estenderla a tutti gli uomini. Perciò in quel preciso momento, tutti gli uomini - quelli presenti allora, quelli venuti poi lungo la storia, quelli che ancora verranno – vengono intimamente raggiunti da questa sorprendente novità: la madre di Gesù è oramai la loro madre, la madre di ciascuno; e loro, tutti e ciascuno, diventano suoi figli! Il suo amore è indubbiamente per Cristo, ma proprio per questo, a partire da quel momento, è per tutti gli uomini, nessuno escluso.

           Non dimentichiamolo mai: questi momenti non sono vissuti esclusivamente da noi, sono profondamente condivisi da Maria e dal suo amore materno. La sua presenza dolce e forte ci apre alla speranza.

           Siamo qui per aprire la nostra casa, la casa del nostro cuore. Siamo qui per accogliere Maria, per accogliere il suo amore. Per questo dobbiamo sentire più vivo dentro di noi il bisogno di ringraziare il Signore, perché ci ha dato, come nostra madre, Maria.

           Infine, affidiamo all’amore di Maria le nostre croci. Ciascuno ha la sua croce, ogni famiglia ha la sua croce, ogni paese ha la sua croce, ogni città ha la sua croce, ogni popolo ha la sua croce, l’umanità intera ha le sue croci.

           Tutte queste croci non teniamole per noi! Affidiamole al cuore materno di Maria. La presenza di lei e del suo amore sia sempre motivo di speranza nella nostra vita.

A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione?    Gesù, attraverso la parabola dei bambini mai contenti vuol metterci in guardia contro il pessimismo che spesso non ci permette di “vedere” e di conseguenza di gustare tutti i doni della vita.

           È molto facile brontolare, vedere il negativo e riempirci la bocca di luoghi comuni: tutto il mondo non funziona, tutti ce l’hanno con me, non c’è niente di buono da aspettarsi...

           Anche in ambito religioso: non c’è più religione. Mancano i preti e quelli che ci sono pensano a sé stessi. La Chiesa non ne azzecca una. E perfino Gesù Cristo, secondo noi, potrebbe comportarsi in modo diverso.

           Mi sembra di vedere e di sentire il pentolone della minestra dì verdura che ribolle. È vero, in tutti i campi c’è sempre qualcosa che non va: non possiamo fare a meno di vederlo e qualche volta è anche un dovere intervenire, ma proviamo a vedere anche il positivo, diamo campo alla speranza e alle possibilità di bene nostre e degli altri. Otterremo almeno due risultati: un po’ più di ottimismo e serenità e ci salveremo da qualche bella ulcera.

           In una delle tante riviste che arrivano nelle nostre buche ho trovato queste semplici regole che non mi sembrano poi tanto sbagliate per non diventare anche noi degli incalliti “borbottoni”.

SORRIDI nella monotonia del dovere quotidiano per non rattristare il tuo prossimo.

TACI quando ti accorgi che qualcuno ha sbagliato per non umiliarlo, lo correggerai dopo.

ELOGIA sempre chi opera il bene e imitalo.

STRINGI gentilmente la mano a chi è nella tristezza.

GUARDA con affetto chi nasconde un dolore.

RICONOSCI umilmente il tuo torto, la tua debolezza, rammaricandoti sinceramente se hai fatto soffrire qualcuno.

SALUTA affabilmente tutti, specialmente quelli che vedi tristi o che non ti salutano affatto.

PARLA con dolcezza, con calma a tutti.

AGISCI in modo che ognuno sia sempre contento di te.

SEMINA sorrisi nel prato del tuo vicino e li vedrai fiorire nel tuo.

 

           Per questo nella serenità o nel buio dell’esistenza, noi possiamo rivolgerci a Maria affidandoci alla sua continua intercessione, perché dal Figlio ci possa ottenere ogni grazia e misericordia, necessarie per il nostro pellegrinare con più ottimismo lungo le strade del mondo.

           Nella nostra preghiera non manchiamo di rivolgerci fiduciosi a Lei che non mancherà di intercedere per noi presso il suo Figlio.

           Guardando a Lei, imitiamone la fede, la disponibilità piena al progetto d’amore di Dio, la generosa accoglienza di Gesù.

           Maria è la Regina del cielo vicina a Dio, ma è anche la madre vicina ad ognuno di noi, che ci ama e ascolta la nostra voce.

            Concretamente non stanchiamoci di operare la carità suggeritaci oggi da San Paolo, e alimentiamola sempre con la forza della preghiera, ricordando quanto disse san Giovanni Paolo II: “la forza della preghiera fa conversione, rinnova la persona umana, rinnova gli ambienti e non passa mai. La preghiera non è mai di passaggio, ma è dell’oggi e del domani.”

Noi ci affidiamo a te, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede.

           Aiutaci, Madonna del Pianto, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen


 

MERCOLEDI 16 SETTEMBRE

SS. CORNELIO E CIPRIANO

 

A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione?    Gesù, attraverso la parabola dei bambini mai contenti vuol metterci in guardia contro il pessimismo che spesso non ci permette di “vedere” e di conseguenza di gustare tutti i doni della vita.

           È molto facile brontolare, vedere il negativo e riempirci la bocca di luoghi comuni: tutto il mondo non funziona, tutti ce l’hanno con me, non c’è niente di buono da aspettarsi...

           Anche in ambito religioso: non c’è più religione. Mancano i preti e quelli che ci sono pensano a sé stessi. La Chiesa non ne azzecca una. E perfino Gesù Cristo, secondo noi, potrebbe comportarsi in modo diverso.

           Mi sembra di vedere e di sentire il pentolone della minestra dì verdura che ribolle. È vero, in tutti i campi c’è sempre qualcosa che non va: non possiamo fare a meno di vederlo e qualche volta è anche un dovere intervenire, ma proviamo a vedere anche il positivo, diamo campo alla speranza e alle possibilità di bene nostre e degli altri. Otterremo almeno due risultati: un po’ più di ottimismo e serenità e ci salveremo da qualche bella ulcera.

           In una delle tante riviste che arrivano nelle nostre buche ho trovato queste semplici regole che non mi sembrano poi tanto sbagliate per non diventare anche noi degli incalliti “borbottoni”.

SORRIDI nella monotonia del dovere quotidiano per non rattristare il tuo prossimo.

TACI quando ti accorgi che qualcuno ha sbagliato per non umiliarlo, lo correggerai dopo.

ELOGIA sempre chi opera il bene e imitalo.

STRINGI gentilmente la mano a chi è nella tristezza.

GUARDA con affetto chi nasconde un dolore.

RICONOSCI umilmente il tuo torto, la tua debolezza, rammaricandoti sinceramente se hai fatto soffrire qualcuno.

SALUTA affabilmente tutti, specialmente quelli che vedi tristi o che non ti salutano affatto.

PARLA con dolcezza, con calma a tutti.

AGISCI in modo che ognuno sia sempre contento di te.

SEMINA sorrisi nel prato del tuo vicino e li vedrai fiorire nel tuo.

 

           Per questo nella serenità o nel buio dell’esistenza, noi possiamo rivolgerci a Maria affidandoci alla sua continua intercessione, perché dal Figlio ci possa ottenere ogni grazia e misericordia, necessarie per il nostro pellegrinare con più ottimismo lungo le strade del mondo.

           Nella nostra preghiera non manchiamo di rivolgerci fiduciosi a Lei che non mancherà di intercedere per noi presso il suo Figlio.

           Guardando a Lei, imitiamone la fede, la disponibilità piena al progetto d’amore di Dio, la generosa accoglienza di Gesù.

           Maria è la Regina del cielo vicina a Dio, ma è anche la madre vicina ad ognuno di noi, che ci ama e ascolta la nostra voce.

           L’aver sperimentato lungo i secoli la vicinanza materna e l’intercessione della Madonna del Pianto, ciascuno di noi, può presentare uno sguardo nuovo sulla realtà e sui fratelli che incontra nel cammino quotidiano: possiamo e vogliamo essere ciascuno una fiaccola nuovamente alimentata con l’olio della consolazione, per portare speranza con semplici gesti quotidiani nelle nostre case – specie quelle segnate da divisioni o dal mistero della sofferenza – nei nostri luoghi di lavoro, nella nostra città e nel mondo intero.

            Concretamente non stanchiamoci di operare la carità suggeritaci oggi da San Paolo, e alimentiamola sempre con la forza della preghiera, ricordando quanto disse san Giovanni Paolo II: “la forza della preghiera fa conversione, rinnova la persona umana, rinnova gli ambienti e non passa mai. La preghiera non è mai di passaggio, ma è dell’oggi e del domani.”

           Pertanto preghiamo così: O Maria, tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza. Noi ci affidiamo a te, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede.

           Tu, Salvezza del nostro popolo, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché possa tornare la gioia e la festa dopo qualsiasi momento di prova.

           Aiutaci, Madonna del Pianto, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen

 

 

GIOVEDI 17 SETTEMBRE

 

           Oggi vogliamo soffermarci su un aspetto della misericordia ben rappresentato dal brano del Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato. Risalta il confronto tra le due figure: quella di Simone, lo zelante servitore della legge, e quella dell’anonima donna peccatrice. Mentre il primo giudica gli altri in base alle apparenze, la seconda con i suoi gesti esprime con sincerità il suo cuore.  

           Simone, pur avendo invitato Gesù, non vuole compromettersi né coinvolgere la sua vita con il Maestro; la donna, al contrario, si affida pienamente a Lui con amore e con venerazione.

           Il fariseo non comprende come Gesù si lasci “contaminare” dai peccatori. Egli pensa che se fosse realmente un profeta dovrebbe riconoscerli e tenerli lontani per non esserne macchiato, come se fossero lebbrosi.

           Questo atteggiamento è tipico di un certo modo di intendere la religione, ed è motivato dal fatto che Dio e il peccato si oppongono radicalmente. Ma la Parola di Dio ci insegna a distinguere tra il peccato e il peccatore: con il peccato non bisogna scendere a compromessi, mentre i peccatori – cioè tutti noi! – siamo come dei malati, che vanno curati, e per curarli bisogna che il medico li avvicini, li visiti, li tocchi. E naturalmente il malato, per essere guarito, deve riconoscere di avere bisogno del medico!

           Tra il fariseo e la donna peccatrice, Gesù si schiera con quest’ultima. Gesù, libero da pregiudizi che impediscono alla misericordia di esprimersi, la lascia fare. Lui, il Santo di Dio, si lascia toccare da lei senza temere di esserne contaminato. Gesù è libero, perché vicino a Dio che è Padre misericordioso. E questa vicinanza a Dio, Padre misericordioso, dà a Gesù la libertà. Anzi, entrando in relazione con la peccatrice, Gesù pone fine a quella condizione di isolamento a cui il giudizio impietoso del fariseo e dei suoi concittadini la condannava e le dice: «I tuoi peccati sono perdonati».

           La donna ora può dunque andare “in pace”. Il Signore ha visto la sincerità della sua fede e della sua conversione; perciò davanti a tutti proclama: «La tua fede ti ha salvata».

           Da una parte quell’ipocrisia del dottore della legge, dall’altra parte la sincerità, l’umiltà e la fede della donna.

           Tutti noi siamo peccatori, ma tante volte cadiamo nella tentazione dell’ipocrisia, di crederci migliori degli altri e diciamo: “Guarda il tuo peccato…”. Tutti noi dobbiamo invece guardare il nostro peccato, le nostre cadute, i nostri sbagli e guardare al Signore. Questa è la linea di salvezza: il rapporto tra “io” peccatore e il Signore. Se io mi sento giusto, non posso ottenere la salvezza.

           La conversione della peccatrice è davanti agli occhi di tutti e dimostra che in Gesù risplende la potenza della misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori..

           Anche Maria come Gesù è Madre di Misericordia ha ricevuto da suo Figlio il privilegio di poterci soccorrere sempre e dovunque. Maria, ci dice che la Grazia è più grande del peccato, che la misericordia di Dio è più potente del male e sa trasformarlo in bene.

           Meglio di ogni altra creatura, ha compreso che Dio compie azioni meravigliose: lei ha sperimentato la misericordia divina, ed ha accolto nel suo seno la fonte stessa di questa misericordia: Gesù Cristo. Lei, che ha sempre vissuto intimamente unita a suo Figlio, sa meglio di chiunque altro ciò che Egli vuole: che tutti gli uomini si salvino, che a nessuno venga mai a mancare la tenerezza e la consolazione di Dio.

           La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui. Con il suo aiuto lasciamoci rinnovare dallo Spirito perché il suo cuore immacolato è sintonizzato con la misericordia di Dio.

           Maria ci insegna a cogliere il momento favorevole in cui Gesù passa nella nostra vita e chiede una risposta pronta e generosa.

           Quando con la preghiera ci rivolgiamo a Lei, è alla Madre di Misericordia che ci rivolgiamo, a colei che è così benevola verso di noi che, in qualsiasi necessità ci troviamo, interviene per noi.

 

           Padre Pio raccontava volentieri una leggenda che metteva in risalto l’amore della Madonna per i peccatori:

«Un giorno, Nostro Signore, facendo un giro in Paradiso, vide certe facce equivoche e ne chiese spiegazione a S. Pietro:  Come mai son riusciti a entrare qua dentro? Mi pare che tu non sorvegli bene la porta.  Pietro, tutto mortificato, risponde: Signore, io non ci posso fare niente. Come? Non ci puoi far niente? La chiave ce l’hai tu! Fa’ il tuo dovere. Sta’ più attento! Dopo qualche giorno il Signore fa un altro giro e vede altri inquilini dalla faccia poco raccomandabile:  Pietro, ho visto certe altre facce! Si vede che tu non controlli bene l’entrata. E Pietro: Signore, io non ci posso far niente! E non ci puoi far niente neanche tu. E il Signore: Neanche io? Oh questa è grossa! Sì, neanche tu! È tua Madre che ha un’altra chiave! È tua Madre che li fa entrare».

 

 

 

 

VENERDI 18 SETTEMBRE

 

"C'ERANO CON LUI I DODICI E ALCUNE DONNE… CHE LI ASSISTEVANO CON I LORO BENI". LUCA 8,1-3

           Gesù è un viandante instancabile. La sua vita si svolge sulla strada. Egli passa attraverso le località grandi e piccole. Il vangelo deve camminare sulle vie del mondo. Nel suo peregrinare lo accompagnano gli apostoli, che sono il primo cuore del popolo di Dio. Ma anche le donne fanno parte del seguito di Gesù.

           Queste accompagnatrici, collaboratrici, benefattrici di Gesù svolgono nei confronti del Cristo e del gruppo degli apostoli un'azione assistenziale: mettono a disposizione i loro beni e il loro lavoro.

           Queste donne che seguono Gesù hanno fatto l'esperienza del dono e del perdono: si sono sentite amate e per questo amano.

           L'amore si manifesta nel servire l'altro aiutandolo nelle sue necessità e si manifesta più con i fatti che con le parole. Lo spirito di servizio di queste donne le porterà fino ai piedi della croce e davanti al sepolcro, le farà entrare in esso e diventeranno le prime testimoni del Risorto. Gli apostoli e queste donne sono il piccolo gregge al quale il Padre si è compiaciuto di donare il suo regno.

           La caratteristica di questi primi cristiani è ascoltare Gesù e stare con lui. Questo ascoltare Gesù e stare con lui è la qualifica più bella e più profonda del discepolo: sottolinea l'aspetto personale d'amore che lo lega al suo Signore.

           Attraverso l'annuncio della parola e i miracoli che Gesù compie, la gente fa esperienza della bontà, della misericordia e della grazia di Dio nei loro riguardi. Il regno di Dio è la nuova situazione in cui tutti sono chiamati a vivere, liberi dalla paura di Dio, dalle reciproche inimicizie e da ogni forma di male.

           Anche nella Chiesa di oggi è importante il compito delle donne. Papa Francesco dice che:  Una Chiesa senza le donne è come il Collegio Apostolico senza Maria. Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, la mamma di famiglia, ma è più forte: è proprio l'immagine della Vergine, della Madonna; quella che aiuta a crescere la Chiesa! Ma pensate che la Madonna è più importante degli Apostoli! E’ più importante! La Chiesa è femminile: è Chiesa, è sposa, è madre. Ma il ruolo della donna nella Chiesa non solo deve finire come mamma, come lavoratrice, limitata … No! E’ un’altra cosa!. Non si può capire una Chiesa senza donne, ma donne attive nella Chiesa. Credo che noi non abbiamo fatto ancora una profonda teologia della donna, nella Chiesa. Soltanto può fare questo, può fare quello, adesso fa la chierichetta, adesso legge la Lettura, è la presidentessa della Caritas … Ma, c’è di più! Bisogna fare una profonda teologia della donna. Questo è quello che penso io.

           In che senso la fede di Maria è stata un cammino? Nel senso che tutta la sua vita è stata seguire il suo Figlio: Lui, Gesù è la via, Lui è il cammino!

           Progredire nella fede, non è altro che seguire Gesù; ascoltarlo, lasciarsi guidare dalle sue parole; vedere come Lui si comporta e mettere i nostri piedi nelle sue orme, avere i suoi stessi sentimenti e atteggiamenti.

           E quali sono, i sentimenti e gli atteggiamenti di Gesù? Umiltà, misericordia, vicinanza. La via di Gesù è quella dell’amore fedele fino alla fine, fino al sacrificio della vita, è la via della croce.          Per questo il cammino della fede passa attraverso la croce e Maria l’ha capito fin dall’inizio, quando Erode voleva uccidere Gesù appena nato. Ma poi questa croce è diventata più profonda, quando Gesù è stato rifiutato: Maria sempre era con Gesù, seguiva Gesù in mezzo al popolo, e sentiva le chiacchiere, le odiosità di quelli che non volevano bene al Signore. E questa croce, Lei l’ha portata!

           La fede di Maria ha affrontato l’incomprensione e il disprezzo. Quando è arrivata l’“ora” di Gesù, cioè l’ora della passione: allora la fede di Maria è stata la fiammella nella notte. Nella notte del sabato santo Maria ha vegliato. La sua fiammella, piccola ma chiara, è stata accesa fino all’alba della Risurrezione; e quando le è giunta la voce che il sepolcro era vuoto, nel suo cuore è dilagata la gioia della fede, la fede cristiana nella morte e risurrezione di Gesù Cristo.

           Perché sempre la fede ci porta alla gioia, e Lei è la Madre della gioia. Maria insegni anche a noi ad andare per questa strada della gioia e vivere questa gioia!

           Questa sera, Madre, ti ringraziamo per la tua fede, di donna forte e umile e rinnoviamo il nostro affidamento a te, Madre della nostra fede e della nostra gioia. Amen.

AL TERMINE DELLA PROCESSIONE

 

 

Preghiera di Papa Francesco

 

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

 

Tu, Salvezza del nostro popolo,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova.

 

Aiutaci, B.V. del Pianto,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

 

Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.

Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,

e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

 

3 Ave Maria

Salve Regina

 

Benedizione con la reliquia

 

Canto

 

OMELIA 25 X ANNO 2020-1 (SETTENARIO SETTEMBRE)

Sabato messa vespertina

 

Se vi capita in questi giorni di parlare delle tante ingiustizie che sembrano di nuovo venir fuori in questo nostro paese, e di chi accumula grandi guadagni in modo illecito, o di giudici, che sembrano parlare molto e lavorare forse poco (sempre a nostre spese...), non citate questa pagina del Vangelo: rischiate risposte piuttosto brusche, se non peggio.

Se vi capita di parlare con qualcuno che lavora parecchio e viene pagato - a volte succede - allo stesso modo di chi lavora poco o forse niente, non citategli questa pagina del Vangelo, che sembra dar ragione agli imbroglioni, ai fannulloni: rischiate parolacce, se non peggio.

Il fatto è che di tutte queste cose la pagina di oggi non parla affatto: non parla di giustizia, di rendere la giusta paga a chi lavora. Se qualcuno di voi fosse andato da Gesù a porre domande su queste cose, a chiedere quanto è giusto dare di paga ad un operaio, come si combatte l'ingiustizia, Gesù avrebbe risposto come in certe pagine del Vangelo: "Perché non giudichi da solo quello che è giusto? Perché vieni a chiederlo a me? Sono forse io il giudice delle vostre cose?".

Se qui non si parla di giustizia, di cosa si parla?

Provate ad intuire, perché io non sono in grado di spiegarvelo. Vi è mai capitato di parlare con una famiglia in cui un ragazzo - che magari si è diplomato o laureato con voti ottimi - non trova lavoro? E passano i giorni, i mesi, gli anni... e fa domande dappertutto... senza trovare nulla. Si avvilisce e non sa come occupare le sue giornate e non trova il senso della propria vita. Il discorso si fa preoccupato, ansioso. Non si parla di paga: si parla di lavoro, di qualche cosa che dà valore e senso alla vita! Se vi capita di parlare con un uomo che, a 45 o 50 anni, ha perso il suo lavoro e non vede nessuna prospettiva di lavorare di nuovo, là troverete la disperazione!

E se poi considerate che nel Vangelo (e nella Bibbia in genere) "lavorare nella vigna" è soltanto un simbolo: un simbolo della vita, dei valori che la rendono bella e viva, un simbolo della giustizia, della ricerca della verità, dell'onestà, allora capirete la preoccupazione di Dio, che dice di essere simile a questo strano padrone, che va a cercare i suoi operai fino all'ultima ora. Perché a Lui interessa che lavorino, che la loro vita abbia un senso, che sia ricca di valori, che sia ricca di giustizia!

Noi siamo abituati a giudicare in termini di paga, di ricompensa, di premio e di castigo. Dio è abituato a cercare il senso della vita, il valore della vita, la gioia della vita! È questo che a Lui interessa, perché siamo suoi figli e gli sta a cuore che la nostra vita sia ricca, bella, piena di valori.

E se ci sono valori nel cuore, se la nostra vita è ricca di onestà, di ricerca di verità, di amore per la giustizia, poi sarà più semplice per noi giudicare di giustizia e di ingiustizia, capire quanto si deve dare a chi lavora e come si può impedire, a chi è ingiusto, di rubare.

Vergine Santa, Madre di Cristo e madre nostra, che accanto al tuo Figlio Gesù hai conosciuto la fatica del lavoro, guarda a noi che guadagniamo il pane con la nostra quotidiana fatica nei vari campi dell’attività umana.

            Proteggi, o Madre, le nostre famiglie. Sii a tutti luce di consiglio e forza di bene. Esaudisci le nostre preghiere e donaci quanto ti chiediamo; ma soprattutto la forza e la gioia di aderire sempre alla volontà di Dio Padre.

            Madonna degli operai e dei lavoratori, proteggi chi suda nei cantieri e fatica nelle officine. Proteggi operai e artigiani.

            E Tu che sei lo specchio della giustizia, sorreggili affinché la loro fatica riceva equa retribuzione.

            E Tu che sei lo specchio della giustizia, fa’ in modo che la loro ricompensa basti non solo per il pane quotidiano.

            Madonna degli operai e dei lavoratori, proteggi i cantieri e le officine, le fabbriche e gli arsenali. Sii per ogni operaio che pena, la Madonna del buon soccorso.

Amen.

 

 

 

OMELIA 25 X ANNO 2020-2 (SETTENARIO SETTEMBRE)

 

Questa parabola è per la maggior parte dei cristiani veramente scandalosa.

Come è possibile che i primi che hanno lavorato tutto il giorno, hanno sopportato il peso di una giornata, il caldo vengono pagati come gli ultimi che hanno lavorato un'ora soltanto e che, in fondo, erano degli sfaccendati perché tutte le volte che il padrone è andato a cercarli non c'erano sulla piazza; stavano da un'altra parte forse, a divertirsi o a dormire, chissà? Sta di fatto che fino alle cinque su quella piazza non c'erano!

Perché pagare degli sfaccendati, dei bugiardi, come quelli della prima ora? Potete spiegare quanto volete che, qui, non si tratta di raccogliere uva, non si parla di rivendicazioni sindacali, ma di qualcosa d'altro!

Il lavorare nella vigna è l'impegno a fare il bene, è la ricerca della giustizia, il tentativo di vivere la generosità, l'altruismo; di fare il meglio che si può. Anche se si spiega in questo modo la gente non è convinta: la parabola rimane uno scandalo. Non si può trattare allo stesso modo una persona perbene e un delinquente!

Ma in questa parabola c'è il cuore di Dio, i suoi sogni. Dio è diverso da noi! Quanto il cielo è alto sulla terra, così sono distanti i suoi pensieri dai nostri pensieri.

Per Dio, un uomo prima di essere un delinquente è un figlio e Lui il figlio lo va a cercare come il pastore cerca la pecora che s'è perduta e aspetta il figlio che se ne è andato via di casa a sciupare le sue cose... lo aspetta con ansia e gli corre incontro e prepara la festa.

Dio sogna che ogni uomo vada a lavorare nella "vigna", che partecipi alla giustizia, al bene e alla costruzione del mondo e, se uno arriva anche all'ultima ora, prepara per lui il banchetto, uccide il vitello grasso. Non pensa, certo, di non dare anche a lui il necessario per vivere, la paga del giorno.

Dio ama i suoi figli e vorrebbe che tutti, anche i peggiori delinquenti, diventassero capaci di bene, di amore e non si stanca di cercarli perché, per Lui, l'uomo prima di essere un delinquente è un figlio.

E per noi...? Noi siamo povera gente! Per noi un delinquente è un delinquente e va punito e va escluso dalla società e, prima di essere un fratello, è solo un delinquente.

Se ci rendessimo conto fino in fondo che siamo tutti figli di Dio, che ogni uomo che vive accanto a noi è un fratello, che dovremmo tentare in tutti i modi di riportare sulla via della giustizia e del bene chi sbaglia… il mondo sarebbe diverso.

Quanto sarebbero diverse le nostri carceri se tutti fossimo convinti che ogni uomo è un fratello e si dovrebbe tentare in tutti i modi di far sì che l'esperienza carceraria non sia un'educazione a delinquere ancora di più, ma un tentativo - a volte, difficile, che può anche fallire - appassionato di riportare quest'uomo sulla via del bene.

I pensieri di Dio sono alti sulla terra quanto è alto il cielo. Dio vorrebbe che noi considerassimo tutti sulla terra come fratelli! È un'utopia, lo so, è un sogno! Potremmo tentare di vivere quest'utopia, ma per farlo, forse, dovremmo renderci conto che il nostro essere persone perbene, il nostro poter andare la sera a dormire, dicendo: ho fatto tutto quello che potevo, ho cercato di rendere il mondo un po' migliore, ho cercato di essere attento agli altri... per noi è una fortuna!

Pensateci bene! Chi tra di voi si cambierebbe con un delinquente? Soltanto perché, magari, ha un po' di soldi in più! Chi si cambierebbe con lui? Chi rinuncerebbe alla propria giustizia, alla propria dirittura morale?

E allora, vedete, dovremmo essere capaci di considerare il nostro impegnarci nel campo del bene, nella "vigna" del Signore come una fortuna. Una fortuna che ci è stata data dalle circostanze della storia, non è solo merito nostro! È merito dei genitori, di chi ci ha educato, delle persone che abbiamo incontrato... ma è la fortuna della nostra vita, della mia vita e, spero, anche quella di tutti voi.

Ecco, allora, potremmo capire il senso di questa parabola. Lavorare nella "vigna" del Signore non è un peso, non è un sopportare la fatica del giorno e il caldo: è il grande dono di Dio!

E come non volere, allora, che ogni uomo che vive sulla terra, che dovremmo sentire fratello, possa partecipare con noi alla ricerca della giustizia, del bene, a tentare di vivere la tenerezza e l'amore? A parole è tutto facile, a vivere - come sapete - è molto più difficile.

 

 

OMELIA 25 X ANNO 2020-3 (SETTENARIO SETTEMBRE)

 

La parabola di questa domenica è una delle più antipatiche; sì, a molti cristiani questa parabola non piace, è incomprensibile, scomoda, di cattivo gusto, secondo le leggi dell’economia scorretta!

Rovescia e sovverte tutte le nostre convinzioni di giustizia, di pedagogia, di morale, di cristianesimo!

Insomma, un padrone di una vigna che elargisce la stessa paga sia agli operai che hanno faticato a lavorare sin dall’alba e sia a quelli che hanno oziato per l’intera giornata e lavorato solo dalle cinque di pomeriggio! No, onestamente non è “onesto”.

Certo, nessun sindacalista della storia dell’umanità potrebbe condividere questa parabola di Gesù!

Non si può interpretare questo racconto in un’ottica sociale, se lo facessimo ci schiereremmo, a ragione, dalla parte degli operai che hanno faticato dall’alba.

D’altronde, se intendessimo il cristianesimo in chiave economica cioè un “dare e un avere”, rischieremmo di avere la faccia da fariseo.

Il Regno di Dio non è un “salario” che otteniamo per le nostre opere buone, ma è un’iniziativa di Dio, un Suo dono gratuito!

Noi non meritiamo la “ricompensa” da Dio perché le nostre opere sono buone, la nostra vita è corretta, i nostri pensieri come quelli di Gesù, i nostri sguardi puri, il nostro linguaggio santo, i desideri dei nostri cuori non sono adulteri, le nostre mani pulite…

Dio ci apre le Sue braccia perché ci ama, senza distinzioni e senza guardare alle nostre colpe.

A misurarci con il bilancino, noi per primi diremmo di noi stessi: siamo sbagliati.

Un altro aspetto che voglio evidenziare è che questo brano riguarda tutti gli uomini.

Quando si parla di chiamata a lavorare nella vigna di Dio, i cristiani spesso confondono e pensano che sia una parola rivolta ai religiosi: sacerdoti, alle suore…

Invece, questa chiamata di Dio è per tutti.

Cioè, la vigna in cui ognuno di noi è chiamato a lavorare è il mondo stesso, i nostri contesti quotidiani!

Ogni giorno, sul posto di lavoro, a casa quando cucini o lavi a terra, quando scegli il programma alla televisione con i tuoi figli, quando fra colleghi si sparla del collega che non è presente in quel momento, quando scrivi su un giornale, quando parli del tuo parroco, quando guidi l’auto, quando batti lo scontrino fiscale, quando prepari le leggi per il COVID19…  

Voglio andare oltre, questa parola è anche per i peccatori più incalliti, per quelli che ora, secondo il mondo (e anche secondo noi), se la spassano.

Cristo nella Sua vita terrena ha chiamato prostitute, pubblicani e farisei. Lo sapete chi lo ha seguito?

L’ultimo versetto del Vangelo odierno ci spiega tutto: “Così gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi”.

Attenzione, voglio dirvi un’ultima cosa…

In questa chiamata il padrone della vigna dà come salario a tutti i lavoratori la stessa paga, non c’è diversificazione.

Ma, una volta abbracciata la fede, allora sì che c’è posto per le diversità.

Una volta ricevuti i talenti da Dio siamo chiamati a farli fruttare, non a dare i rimasugli della nostra vita.

Se Gesù ci avesse descritto il secondo giorno di lavoro nella vigna, quando tutti gli operai conoscevano la strada per arrivare alla vigna, certo la conclusione sarebbe stata diversa.

Una volta che ci siamo incontrati con Cristo non possiamo più rimanere in ozio e pretendere poi la stessa paga, chi ha messo mani all’aratro e si volge indietro…ricordiamolo.

Il cambiamento di vita è un frutto dell’incontro con il padrone della vigna.

Ma, attenzione, serve poco fare grandi gesta per un giorno e poi ritornare ad essere quelli di prima…

Chi incontra Cristo sa bene che è “per sempre”…

Per sempre nel matrimonio, per sempre nell’onestà, per sempre nell’amare, per sempre nel perdonare…    

Siamo al termine del settenario in cui abbiamo insieme contemplato Maria Addolorata presso la croce, chiediamo a lei, discepola di Cristo, di poter imparare ad essere Chiesa e ad agire come vuole suo Figlio Gesù.