SETTEMBRE 2018





OMELIE DI DON GIUSEPPE RAVASIO 

 

1. ADDOLORATA SETTEMBRE  2018

LUNEDI 10

Maria presso la croce del Signore 

 

Ai piedi della Croce si realizza per Maria la profezia di Simeone: il suo cuore di Madre è trafitto dal dolore. Come Gesù ha pianto, così anche Maria ha certamente pianto davanti al corpo torturato del Figlio. Per Maria è una prova terribile, ma la sua fede è incrollabile.

Gesù crocifisso la costituisce madre di tutti gli uomini, quando le dice: “Donna ecco tuo figlio”; e rivolto a Giovanni aggiunge: “Ecco la tua madre!”.

Di fronte a questo mistero di amore sorgono spontanei due sentimenti. Il primo è un senso di gratitudine verso la Madre addolorata. Ai piedi della croce Maria coopera con il Figlio alla nostra salvezza.

Il secondo sentimento che suscita l’Addolorata è il desiderio di contemplare il Crocifisso, di lasciarci stupire da Lui.

La croce è il grande mistero da contemplare senza fine. Essa non è un oggetto di devozione, di decorazione o abbellimento e neppure il simbolo della mortificazione, ma è la rivelazione massima dell’amore di Dio per noi.

Quale significato per noi che siamo qui anche quest’anno ad onorare la Madonna?

Penso che possa essere sintetizzato nel comandamento dell’amore.

            Tante volte nelle nostre comunità si parla o si sparla a partire da eventi, da persone, da scelte fatte o non fatte…, ma Gesù non ama questa cronaca da salotto per i suoi discepoli, che siamo noi! Vuole che entriamo nelle cronache per la testimonianza dell’amore: “che vi amiate gli uni gli altri”.

È il nostro amarci che deve fare notizia, è il nostro costruire una comunità dell’amore che deve fare notizia, è il nostro saperci perdonare che deve fare notizia, è il nostro pregare sostando davanti a Gesù, sorgente dell’amore, che deve fare notizia!

Come sarebbe bello che nelle nostre comunità quando si parla si parli bene, ma soprattutto quando l’amore che Gesù ci ha insegnato e comandato diventa vita in ciascuno di noi.

            Gesù si è appassionato alla volontà del Padre e l’ha amata sino in fondo.

Maria guardando il suo Figlio Gesù ha imparato pure Lei a fare di tutta la sua vita un sì: l’amore di Dio Lei non l’ha mai tradito; lo ha accolto, lo ha fatto suo, vi ha corrisposto con la sua vocazione: “eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che tu hai detto”.

Ogni volta che Maria ha detto il suo sì a Dio - e questo sì non lo si dice una volta per sempre, ma ogni giorno; e non è sempre facile dirlo, costa e anche tanto, Maria è cresciuta nell’amore

Maria è oggi nella gioia e nella gloria della Risurrezione. Le lacrime versate ai piedi della Croce si sono trasformate in un sorriso che nulla ormai spegnerà, pur rimanendo intatta la sua compassione materna verso di noi.

Questo sorriso di Maria è per tutti: esso tuttavia si indirizza in modo speciale verso coloro che soffrono, affinché in esso possano trovare conforto e sollievo.

In quell’espressione molto semplice di tenerezza che è il sorriso, percepiamo che la nostra unica ricchezza è l’amore che Dio ha per noi e che passa attraverso il cuore di colei che è diventata nostra Madre.

Cercare questo sorriso significa innanzitutto cogliere la gratuità dell’amore; significa pure saper infondere questo sorriso col nostro impegno di vivere secondo la parola del suo Figlio diletto, così come il bambino cerca di suscitare il sorriso della madre facendo ciò che a lei piace.

 

E noi sappiamo ciò che piace a Maria grazie alle parole che lei stessa rivolse ai servi di Cana: “Fate quello che Gesù vi dirà”. Parole che anche questa sera ripete a noi.

 

 

2.  ADDOLORATA SETTEMBRE  2018

MARTEDI 11

La Madonna ci educa alla carità  

 

Questa sera vogliamo guardare alla Vergine Maria, lasciandoci guidare da Lei, Donna della fede, Donna della speranza, Donna dell’amore. Donna che alimenta la nostra fede, la nostra speranza, il nostro amore.

Maria, Donna della fede, perché ha permesso a Dio di entrare nella storia, consegnando a Dio i suoi progetti e mettendosi dalla parte di Dio.

Ricostruire la nostra fede, per essere un popolo che vive di fede. Questo è il primo affidamento a Maria per ognuno di noi, in questo momento. Una fede che ha in Gesù il suo fondamento, che ha nel Vangelo di Gesù il suo criterio di verità.

Occorre togliere tanta polvere dalla nostra fede, per restituirla alla sua origine: l’incontro con Cristo che cambia la vita, perché con Cristo tutto è possibile.

Maria, Donna della speranza. Si erano spente tutte le luci nel tragico Venerdì del Signore. Una tomba aveva sigillato i sogni di chi aveva seguito i passi di Cristo. C’erano soltanto cuori spezzati a Gerusalemme. Maria, soltanto Maria aveva conservato la speranza certa che il cancello della morte sarebbe stato riaperto. E aveva conservato questa speranza per tutta l’umanità.

Quante luci spente nel cuore di tanti! Un lavoro cercato e non trovato! Una malattia che inchioda! Una lacerazione familiare!

Maria ci educa a ricostruire la speranza diventando un popolo dove ognuno possa dire all’altro «tu mi appartieni», dove ognuno spera donando speranza, non più individui isolati, ma un popolo dove la persona è custodita da un’altra persona.

Maria, Donna dell’amore. L’amore che intuisce il bisogno e si muove verso il bisogno.

Maria intuisce il bisogno di Elisabetta e si muove verso Elisabetta. Intuisce il bisogno di quanto mancava alle Nozze di Cana e si muove verso Suo Figlio.

Si muove perché il bisogno è un volto che attende. Solo chi non fa del suo volto una maschera, diventa capace di non blindare a chiave il suo cuore, ma di renderlo aperto all’accoglienza solidale. 

Siamo preoccupati del clima che si respira oggi in Italia e in Europa. Dinanzi a tragedie epocali di guerre e di fame, dinanzi ad un mare diventato un immenso cimitero, quanto Vangelo vissuto, ma anche quanto Vangelo massacrato nelle parole e negli atteggiamenti.

Non si è più capaci di leggere la storia con la parola del Vangelo: si legge la storia con gli indici della finanza e con le paure della politica.

Il Vangelo, come del resto Maria, ci insegna la cultura del Samaritano, del non voltare le spalle, del camminare guardandosi negli occhi e capire dagli occhi il grido d’invocazione  e d’attesa.

Non ci facciamo rubare il cuore, non ci facciamo rubare lo sguardo.

Quante situazioni di sofferenza sono presenti nel mondo di oggi. Apriamo i nostri occhi per guardare la miseria del mondo, le ferite di tanti nostri fratelli e sorelle private della dignità.

Le nostre mani stringano le loro mani e tiriamole a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi anche il nostro e insieme possiamo spezzare la barriere dell’indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere ipocrisia ed egoismo.

Questa sera raccogliamo, una per una, tutte le nostre preghiere, quelle che appartengono alle nostre vite, legandole l’una all’altra e depositandole nelle mani di Maria affinché Lei le deponga nella mani di Gesù, Figlio Suo e Fratello nostro. 

Che la nostra Madonna benedica ognuno di noi, le nostre case e la nostra comunità.

 

 

 

3.  ADDOLORATA SETTEMBRE  2018

MERCOLEDI 12

Maria Madre di Misericordia

 

Nel cammino di fede la Madonna è importante, ma molti non lo riconoscono e dicono: perché dobbiamo rivolgerci alla Vergine quando possiamo appellarci direttamente a Gesù che è Dio?

Meditare su quanto è avvenuto alle nozze di Cana, risponde a questa domanda.

Venuto a mancare il vino, Maria disse a Gesù: "Non hanno più vino". Gli rispose Gesù: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora". La madre disse ai servi: "Fate quello che vi dirà" (Gv 2, 3-5).

La mamma, che non desiderava rovinare la felicità degli sposi, ricorse al Figlio e nel suo cuore sapeva già la risposta: lui difatti non poteva rifiutare la sua richiesta perché lei si appellava all'amore.

Questa vicenda illumina e svela il potente legame d'amore che intercorre tra la Mamma e il Figlio.

Lo stesso Gesù ci invita a considerarla come la nostra mamma: Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!" (Gv 19, 26-27). L'apostolo Giovanni, che era ai piedi della croce rappresentava tutti noi.

In quel tempo d'atroce sofferenza la Vergine ha offerto suo figlio per la nostra salvezza e il suo cuore era pieno di amore.

Gesù ci lascia come mamma la sua mamma terrena e in questo modo ha voluto con il suo immenso amore donarci ogni possibile mezzo di salvezza.

Ciascuno conosce le delicatezze, i sacrifici, l'amore che una mamma sa offrire nell'arco della sua vita e come nel nome di "mamma" si racchiudano i più dolci sentimenti e le attese più grandi del nostro cuore.

A lei ricorriamo nei momenti più inquieti e nelle situazioni più difficili per avere ascolto e soccorso.

Una madre accetta qualsiasi sacrificio pur di appianare la via che conduce alla felicità suo figlio; ebbene se queste considerazioni hanno valore per una mamma terrena, lo saranno a maggior ragione per Maria nella quale si riassumono in modo sublime tutte le virtù.

Il Suo amore è talmente puro e immenso che nessuna creatura umana mai potrà uguagliarlo; pertanto se è naturale affidarci alla mamma terrena, perché non ci abbandoniamo fiduciosi al cuore immacolato di Maria?

Lei desidera starci accanto per incoraggiarci quando siamo afflitti, affranti, dimenticati, per guidare la nostra vita verso suo Figlio Gesù.

E questo però con un particolare atteggiamento: una grande umiltà, che contrasta sovente con la nostra travolgente superbia.

Ci insegna Maria, che l'umiltà è la virtù necessaria per inoltrarsi nel cammino della fede, conoscendo bene la natura, le debolezze, i desideri e le miserie umane.

Lasciamoci quindi prendere per mano da Maria per poter amare veramente Gesù.

Per questo dobbiamo imparare ad amarla per affidarci fiduciosi a lei come ad una tenera mamma.

E lei supplicherà suo Figlio, affinché ci conceda in abbondanza tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Solo un Dio straordinariamente buono poteva pensare di donarci questa via che, per mezzo di Maria, ci fa giungere gioiosi a Gesù.

 

 

 

4.  ADDOLORATA SETTEMBRE  2018

GIOVEDI 13

Maria Madre dell'amore

 

Maria è colei che conosce più a fondo il mistero dell’amore

Sopra di Lei, tanto vicino da poterlo abbracciare, ma tanto lontano da non poterlo soccorrere, c'è Cristo, Figlio di Dio e suo figlio. Su di Lui gli uomini hanno scaricato tutto il peccato di cui sono sempre stati e sempre saranno capaci. Gli hanno tolto tutto: onore, dignità, amore, vita. E questo unicamente perché si era qualificato quale veramente era ed è: 'Figlio di Dio'.

Maria Santissima conosceva bene suo Figlio dal momento dell'Annunciazione. Conosceva l'amore infinito del Padre per il Figlio: 'Tu sei il Figlio mio prediletto’.

'Dio è amore'. 'Dio ci ha amati per primo'. E ci può essere un rapporto più grande che essere amati e quindi dire un 'sì' a questo amore divino? perché amare è più meraviglioso che fare qualsiasi altra cosa. Quando Dio ama, altro non desidera che essere amato.

Tutto questo si era spezzato, sulla Croce, o si realizzava?

La Madonna ai piedi della Croce 'tace', ossia 'partecipa'.

Lei è madre e 'sa' una verità profonda: l'amore è fedele sino in fondo. Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine'.

La Madonna 'sa' che Dio Padre, una volta creato l'uomo come disegno di amore, come un figlio, non ritira il suo amore, mai. E' un Padre che non fiata di fronte alla Crocifissione del Figlio. E' il Padre della parabola del figliol prodigo che, nonostante tutto, sulla porta di casa, attende il suo ritorno per far festa, costi quello che costi. E la fine è dare la vita...

La Madonna 'sa' che una fedeltà all'amore vuol dire quanto sta avvenendo sulla croce: un amore che paga perché l'amore torni a vivere.

E' la bellezza dell'amore che si fa misericordia perché si costruisca la giustizia, e la giustizia, che è l'amore, torni a vivere. E' il momento più sublime dell'amore, e poteva 'uscire' solo dal cuore di Dio.

Maria Santissima lo 'sa'. E lì, sotto la Croce, nel suo immenso dolore, potrebbe veramente cantare: "L'anima mia magnifica il Signore'.

Gesù sulla croce, è amore. E quindi tace. 'Sa' di compiere, nel mondo e per il mondo, la grande opera che assicura vita, speranza, gioia per l'umanità.

Su quella Croce l'uomo può vedere, fino a che punto riduce Gesù ogni volta che ci si allontana da Dio, rinnegando il suo amore.

Mai come oggi vediamo questa Croce innalzata dall'uomo per l'uomo. Un'umanità senza dignità che toglie all'uomo la bellezza, sino a ridurlo 'senza volto'; come è nell'affamato, nell'emarginato, nel drogato, nel peccatore.

Un'umanità che pare faccia della violenza e della morte uno spettacolo quotidiano, ed è un'umanità senza misericordia, che ama accusare ma non salvare; condannare ma non piegarsi a dare speranza. Ed è un mondo, il nostro, con una croce senza speranza, con gente che maledice, come il ladrone accanto a Gesù che muore bestemmiando.

Sulla croce di Gesù c'è invece la misericordia: ossia vi è un amore che ha accettato di dare la vita perché gli altri l'abbiano. E' una croce che apre le porte della festa in cielo, perché da quella croce, nasce la conversione e la redenzione dell'uomo. E' la mano di Dio che si tende a chi è caduto e lo rialza, cancellando la morte con l'amore.

Come il cuore di una madre che, offeso, calpestato, vive con dolore l'attesa del ritorno del figlio. E quando questo ritorna, sotto il peso del suo peccato, trova il sorriso del perdono.

Dobbiamo ricordarla, questa storia meravigliosa della divina misericordia, agli uomini di oggi, e non c'è miglior modo di ricordarla che annunciare l’immenso amore di Dio.

Ci sia vicina Maria Santissima, la Madre della Misericordia, Lei a cui Gesù disse dalla Croce: 'Donna ecco i tuoi figli'. 'Amali, come il Padre li ama'.

 

Ed è bello, allora, sapere con certezza che nella nostra vita, c'è sempre un Padre che attende sulla porta di casa il figlio che fa ritorno, e c'è una madre che accetta di camminare sui nostri passi molte volte passi sbagliati, passi che affondano nel fango, pur di ricondurci all'unico e insostituibile Padre, all'unica e insostituibile 'casa': Dio e il cielo.

 

 

5.  ADDOLORATA SETTEMBRE  2018

VENERDI 14

ESALTAZIONE DELLA CROCE lezionario

 

            Se dovessimo organizzare una festa, un momento di gioia insieme, ci verrebbero in mente tanti motivi …, motivi umani legati a fatti positivi del nostro vivere quotidiano.

            Ci sono delle feste anche nell'ambito spirituale… Le celebrazioni dei sacramenti e le feste liturgiche dell’anno…

            Ma forse non vi sarà mai venuto in mente che i cristiani festeggiano una realtà che fa tremare il mondo: la festa della Croce!

            Magari direte che non è una ricorrenza proprio da festeggiare: la Croce ci "parla" tanto di sofferenza. E allora dobbiamo cercare di capire bene perché oggi la Chiesa, festeggia "L'Esaltazione della Croce". Come sempre lasciamoci guidare dal Vangelo. "Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna."

            La prima lettura ci ha ricordato come il popolo d'Israele nel deserto aveva iniziato a mormorare, a perdere la fiducia in Dio e, a causa di questa mancanza di fede, il Signore mandò dei serpenti che mordevano gli israeliti causandone la morte. A questo punto il popolo d'Israele si rese conto che questo peccato aveva procurato tanto male e chiese a Mosè di intercedere presso Dio perché la punizione terminasse. Dio ascoltò la preghiera di Mosè e ordinò di innalzare su di un'asta un serpente di rame. Chiunque morso dal serpente avrebbe rivolto il suo sguardo a questa asta con il serpente di rame sarebbe rimasto in vita.

            Per noi cristiani cosa significa?

            Che chiunque incontra la sofferenza, se si rivolge a Cristo può ritrovare la vita!

            Il nostro quotidiano è fatto anche di momenti difficili.

A volte momenti di difficoltà fisica come una malattia…; a volte momenti di sofferenza spirituale come il sentirsi tremendamente soli, non sentirsi capiti da nessuno. Queste situazioni in noi, a qualsiasi età, causano tristezza, difficoltà di vivere con gioia.

            Come esseri umani cerchiamo una soluzione al soffrire, alle difficoltà… E cosa facciamo il più delle volte? Quando c'è una difficoltà cerchiamo di…dimenticarla!, ma poi la  ritroviamo.

            Vi faccio un esempio semplice, magari banale per darvi un'idea. Se non ci sentiamo compresi in famiglia la soluzione che viene in mente è chiudersi ancora di più, barricarsi dentro di noi e cercare all’esterno altre persone con cui parlare cancellando dalla nostra vita la famiglia. Questa è la strada che ci sembra più semplice, la giusta reazione…

            Ma c'è anche un'altra via, che ci sembra più in salita ma che porta frutti buoni, come ad esempio cercare in famiglia di manifestare le proprie incomprensioni, anche con dei piccoli accenni di dialogo.

            Nel primo caso noi sfuggiamo alla difficoltà; nel secondo caso noi l'affrontiamo. Sapete, ci vuole più coraggio ad affrontare le situazioni che a chiudere la porta e andare via…

            Il cristiano è l'uomo del coraggio, l'uomo che vince le difficoltà non con la forza delle armi o del non dialogo ma vince la sofferenza con la forza dell'amore.

            Alzare gli occhi, alzare la nostra vita quando soffriamo verso Gesù significa proprio percorrere la strada che Gesù ha scelto: la strada dell'amore, della condivisione.

            Percorrere la strada di Gesù ci porta a vedere la Croce non come uno strumento di morte. Gesù, nel vivere la Sua Croce ha sperimentato la resurrezione. E lo ha fatto e lo fa per ognuno di noi.

            Il soffrire vissuto nell'amore ci porta alla resurrezione. Per questo i cristiani sono gli uomini della speranza, del dialogo, della gioia. Il mondo intorno a noi risolve le difficoltà con la violenza, con la sopraffazione; il cristiano invece è portatore del perdono.

            Sì perché la Croce è il segno più grande del perdono, il segno che la morte viene sconfitta dalla vita.

            Viviamo come tutti gli esseri umani immersi in questo mondo. Lavoriamo, mangiamo, andiamo a scuola, soffriamo, ci arrabbiamo, ci divertiamo, ma la morte non è la fine della vita.

            La morte è stata sconfitta da Cristo e chi vive in Cristo ha sconfitto ogni morte.

            Di fronte a questa notizia, la vita non è forse una meravigliosa storia di gioia? E allora possiamo celebrare con gioia anche la Festa della Croce che ci dona la vita!

 

 

6.  ADDOLORATA SETTEMBRE  2018

SABATO 15 

Beata Maria Vergine Addolorata 

 

“Stavano presso la croce di Gesù sua Madre,...."

Diverse persone sono presenti alla crocifissione di Cristo: guardano sbigottite al supplizio di un Innocente; ma poche rimangono poi ai piedi della croce: la madre di Gesù; la sorella di Lei, Maria di Cleofa e Maria di Magdala, e vicino alla madre c'era Giovanni, il discepolo amato da Gesù;.

Oggi, nella solennità della Beata Vergine Addolorata siamo riuniti a contemplare Gesù Cristo nel gesto più grande di Obbedienza al Padre: la sua morte in croce.

Siamo chiamati a contemplare Lui ed il mistero della nostra Salvezza attraverso lo sguardo della Madre!

Contemplare l'ultimo evento che la Vergine Maria vive con il Figlio, è quasi entrare nel segreto dei sentimenti di una madre per suo figlio ... uno sguardo; una parola; tanto silenzio; uno stare impietriti di fronte a degli eventi sconvolgenti ....

È proprio in questi momenti che la fede che Maria ha vissuto e che oggi ci ripropone, è la fede di colei che sa che "Dio è più grande del nostro cuore".

Stare in un faccia a faccia con Gesù, per Maria è guardare e contemplare l'impotenza dell'uomo ....

Anche Maria di fronte alla croce di Cristo era impotente, ma proprio in questa impotenza scaturisce la grandezza di Dio!

            La forza che ha sconfitto la morte è stata non la potenza fisica; non la potenza psicologica; non la potenza delle belle parole; non la potenza dei sorrisi di compiacimento; ma la potenza dell'Amore! Di fronte all’impotenza si contrappone l'amore di Dio!

Sì, in una società e talvolta anche nella Chiesa, dove l'uomo è il potente di turno per la forza, per l'intelligenza, per l'astuzia, per i soldi, per le strategie, per la diplomazia, noi siamo chiamati ad abbattere queste certezze momentanee e ad accogliere solo la forza che viene dal Signore... il Suo Amore per ciascuno di noi ....

La vergine Maria ha saputo cogliere questo insegnamento, si è lasciata trasformare - ai piedi della croce - definitivamente dall'amore, soffrendo con il Figlio suo, collaborando all'opera della redenzione, insegnando che l'Amore autentico è accompagnato sempre dalla sofferenza.

Lo stare di Maria, ai piedi della croce, diviene potenza di Dio, di un Dio Misericordia, di un Dio perdono, di un Dio riconciliazione, di un Dio Accoglienza ....

Noi di fronte ai grandi eventi in cui ci sentiamo impotenti; troppo volte ci laviamo le mani pensando che solo altri devono fare qualcosa; fuggiamo per non essere interpellati in prima persona, preferiamo non esporci, preferiamo mettere la testa sotto terra come gli struzzi per non vedere la verità perché fa male.... proprio a noi, Maria insegna a stare ai piedi delle tante piccole e grandi croci che incontriamo nella nostra quotidianità.

Maria ci insegna a non fuggire, e a ripetere non a parole ma con la vita: "Completo nella mia carne ciò che manca dei patimenti di Cristo a vantaggio del suo Corpo che è la Chiesa!".

La salvezza è personale, ma la salvezza è di tutta la Chiesa e ciascuno di noi è chiamato a viverla fino in fondo!

Io sono Chiesa pertanto non posso ritenermi salvo se non mi apro a tutta l'esperienza della Chiesa, se non mi dono al fratello, se non ho il coraggio di vivere la mia testimonianza anche quando è rischiosa, come per Maria che è stata ai piedi della croce!

"Stava presso la croce di Gesù sua Madre ..."

Ai piedi della croce Maria viene affidata a Giovanni, il discepolo amato, e in Lui a tutta la cristianità, come bene prezioso, come dono spirituale, come Colei che ha saputo camminare sulle vie difficoltose della vita!

A noi il compito di accoglierla per imparare da Lei:

·                come camminare dietro a Gesù,

·                come stare ai piedi delle infinite croci ancora disseminate nella nostra vita.

·                come imparare a ripetere quel si fedele e costante che ci fa essere capaci di dire "non sono più io che vivo ma Cristo vive in me".

Chiediamo tutto questo questa sera alla nostra Madonna del Pianto.

 

 

7.  ADDOLORATA SETTEMBRE  2018

SABATO 15 

AL TERMINE DELLA PROCESSIONE

 

            Anche quest’anno la Madonna, passando per le nostre strade, ha rivolto il suo sguardo tenero e materno su tutti noi, entrando fin dentro le nostre case per portarvi pace, serenità e salute.

            Durante la processione, abbiamo incrociato lo sguardo di Maria, presentando a Lei le tristezze, le amarezze di cui sono impregnate le pareti delle nostre case. Chissà quanti dolori, quanti problemi, quanti sacrifici! Quante lacrime, quanto pianto!        Maria ha visto tutto, ha notato tutto, come quel giorno a Cana di Galilea. E siamo certi che ancora una volta ha richiamato l’attenzione di suo Figlio Gesù sulle nostre necessità.

            E adesso, stasera, ci rimanda a casa perché riprendiamo una vita nuova. Una vita nuova, fondata sui valori veri, fondata sull’amore, sul desiderio di fare qualcosa di bello per la nostra Città, per farla splendere sempre più di luce nuova.

            Ecco perché sento che la Vergine Santa, stasera, voglia benedirci ancora una volta. E noi, ci rivolgiamo a Maria non per dirle molte parole. Vogliamo solo pregarla e invocarla, chiedendo di custodirci sempre nel suo cuore di madre.

            O Madonna del Pianto,

            Tu che sei l’umile serva del Signore, aiutaci a lasciarci affascinare non dalla ricerca del potere ma dalla logica del servizio.

            Tu che sei stata figlia, insegnaci a sentirci figli amati da Dio.

            Tu che sei stata sposa insegna agli sposi e alle spose della nostra comunità ad amarsi nel rispetto l’uno dell’altra, nella fedeltà, con tenerezza e responsabilità, per tenere unite le famiglie, vero luogo di formazione umana e cristiana.

            Tu che sei madre, insegna alle madri e ai padri a non lasciare soli i propri figli nel momento delle grandi scelte.

            Tu che hai visitato Elisabetta, insegnaci a farci prossimo di chiunque ci passa accanto.

            Tu che sei stata la moglie di un carpentiere e hai visto quanto importante sia il lavoro per una famiglia, guarda alle tante persone disoccupate o che versano in condizioni economiche disagiate.

            Aiutaci a spenderci per i nostri fratelli e soprattutto estirpa dai nostri cuori la tentazione dell’indifferenza. Insegnaci il rispetto per l’ambiente e per quanto ci circonda.

            Aiutaci ad educare le nuove generazioni alla scuola del Vangelo.

            Abbi uno sguardo tenero e amorevole per i nostri bambini, perché non crescano né troppo viziati né trascurati e abbandonati.

            Guarda i nostri adolescenti e i nostri giovani: Non permettere che noi adulti li lasciamo soli nel vortice delle loro problematiche o li abbandoniamo in mano ai venditori di morte che speculano sulla loro fragilità. Aiutaci a dare loro un futuro, fatto di lavoro sicuro e di impegno operoso, ma anche a farli innamorare di ideali alti perché un giorno possano assumere con responsabilità le sorti della nostra città.

            Ci sono tra noi tante forze positive: tante le persone oneste, tante le famiglie solide, tanti i giovani generosi, tanti i professionisti dediti al bene comune, tanti che si sacrificano per gli altri, tanti che fanno bene il loro dovere, tante le associazioni di volontariato.

            Per questo ci sono tutti i presupposti per far traboccare nel nostro cuore la speranza in tempi migliori, così da dare inizio ad una nuova stagione di freschezza interiore, a favore di tutti.

            Madonna del Pianto aiutaci a non abbandonare le nostre sane tradizioni, gli intramontabili valori morali della fede cristiana, i nobili ideali civili.

            Maria Addolorata veglia benigna sulla vita della nostra gente, affinché non si lasci rubare la speranza!

Amen.

 

 

8.  ADDOLORATA SETTEMBRE  2018

DOMENICA 16 

 OMELIA 24 ANNO B – 2018 – 1

 

La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?

Può sembrare strano che Gesù abbia fatto questa domanda a chi Lui stesso aveva scelto, certamente, se avevano accettato di seguire Gesù e di stargli vicino, ci sarà stato un perché.

Forse era il fascino della persona di Gesù, forse la sua parola, che sapeva esprimere un amore immenso come solo Dio può fare, forse la capacità di entrare nel cuore degli uomini.

Ma non sapevano i discepoli entrare nell’intimità di Gesù, lo pensavano un grande personaggio, era difficile conoscerlo fino in fondo.

E' difficile anche tra di noi conoscerci. Molte volte nel nostro rapporto sentiamo che chi ci sta vicino o ci vuol bene, riesce a malapena a conoscerci esternamente, e quando qualcuno entra nella nostra intimità, scopre delle caratteristiche che non avrebbe mai immaginato.

In un incontro con Madre Teresa di Calcutta un giovane all'improvviso le chiese chi fosse per lei Gesù. Madre Teresa, rifletté un istante e poi con un filo di voce, che era più vicino a un sospiro che a una parola disse: "Gesù... Gesù è tutto".

Ma come ogni relazione di amore, anche quella con Gesù chiede di farsi coinvolgere da Lui, un aprirsi alla sua conoscenza, come bambini che amano farsi amare dai propri genitori.

E se oggi Gesù facesse la stessa domanda che fece agli apostoli: "Chi sono io per TE?" cosa sapremmo rispondergli?

Le risposte le conosciamo: un grand'uomo, un uomo mite, un messaggero di pace, uno dei tanti uccisi dal potere.

Tutto vero, ma ci si ferma qui; difficilmente si arriva a convincerci della risposta di Pietro: Gesù è Cristo, Gesù è Dio stesso.

È meglio mantenersi nel vago per non essere costretti a pensare di dover essere costretti a gestire un vero rapporto con lui.

Ma Gesù non ci sta e, a bruciapelo, pone oggi a ciascuno di noi la domanda: Voi chi dite che io sia?.

E per me? Per me solo, dentro, senza il dovere di dare risposte scolastiche od obbligate, a me Gesù che dice?

Gesù diventa una speranza, una nostalgia, una tenerezza, la tenerezza dell’amore di Dio, che mi è sempre vicino?.

Oppure, attenti al rischio del catechismo, abbiamo la risposta confezionata: “Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio”.

Affermazione “corretta”, ma così lontana dal nostro cuore!

La folla lo aveva riconosciuto il Messia. Così i discepoli, così gli apostoli, così la comunità di Roma a cui Marco indirizza il suo Vangelo. Ma, in realtà?

Simone osa, si lancia: tu sei il Cristo, il Figlio di Dio.

Risposta forte, esagerata: in nessun modo Gesù assomiglia al messia che la gente si aspetta, così comune, semplice, arrendevole, misericordioso. Nulla.

Gesù lo guarda, contento, e gli annuncia di essere Pietro, di essere una roccia, dentro di sé.

Simone il pescatore riconosce in Gesù il Cristo. E Gesù in risposta gli dice che è la roccia sulla quale edificherà la sua chiesa.

Se ci avviciniamo a Gesù e lo riconosciamo Signore, subito riconosciamo chi siamo in noi stessi, chi siamo in verità. Dio svela l’uomo a se stesso, sempre.

Poi Gesù presenta ciò che significa essere Cristo: donarsi fino alla morte. E qui si resta stupiti, scandalizzati.

Ma come... e allora il Dio onnipotente, efficiente, che interviene a sanare le nostre malattie? Dov’è? Sicuramente c’è, ma dopo essere passato per la via della croce.

Non dite che Gesù è Cristo se prima non siete saliti con Lui sulla croce.

Non osate fare questa affermazione se prima non avete provato l’esperienza della sofferenza, se prima la vostra vita non è stata solcata dalla croce, se prima non avete amato fino a star male, se il vostro cuore non è stato convertito dall’amore vero.

Questa croce che diventa misura del nuovo sistema di amare il fratello. Anche Pietro e gli altri apostoli dovranno passare per la croce.

La nostra Madonna del Pianto che era ai piedi della Croce di suo Figlio, ci aiuti a prendere su di noi le nostre piccole o grandi croci e a portarle con generosità e amore.

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8.  ADDOLORATA SETTEMBRE  2018

DOMENICA 16 

OMELIA 24 ANNO B – 2018 – 2

 

“La gente chi dice che io sia?”

Voi cosa avreste pensato? Onestamente, questa domanda sono secoli che non ce la facciamo più in maniera seria. Il bello della Parola di Dio è che ci prende sempre in prima persona.

Voglio semplicemente dire che la domanda “La gente chi dice che io sia” la sento rivolta per prima a me e poi (eventualmente) al mio prossimo. 

Che ne ho fatto di Gesù nella mia vita, in che posto della mia esistenza ho “sistemato” Dio?

Dovrei fare un tuffo nella mia vita, prendere il coraggio a due mani ed immergermi nei “miei fatti quotidiani” e ricercare la presenza di Cristo in me.

Ritengo che, per scrutarmi dentro, devo avere dei punti di riferimento solidi. Il primo è certamente la Parola di Dio.

Poi ci vuole tanta sincerità, smettere con l’atteggiamento di “autoassolverci” e ricercare di attenuanti; a questo punto penso che ci voglia anche tanto coraggio…  

Forse dobbiamo fare un po’ tutti questa sofferta e faticosa “immersione” nell’intimo del nostro cuore…

Fratelli, sotto molti punti di vista abbiamo ridotto la presenza di Cristo ad un qualcosa di astratto, ma che Cristo occupi un posto importante nella nostra vita è proprio vero?

Dobbiamo necessariamente confrontarci, seriamente, con la sua Parola.

Ad esempio come stiamo vivendo i versetti del Deuteronomio che dicono: “il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.…” ?

Amo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze?

Veramente parlo ai miei figli che Dio è l’unica fonte della vita e che la felicità non è accumulare beni per sé stessi?

Qual è, ad esempio, il mio rapporto con i soldi? Che posto occupano nella mia vita? Veramente al primo posto della mia esistenza metto Dio o il denaro, il benessere?

 

Veramente vivo Cristo anche nel matrimonio aprendomi alla vita? Veramente vivo Cristo sul posto di lavoro sia se sono datore di lavoro non sfruttando il prossimo, sia se sono operaio o impiegato non rubando sull’orario, non rubando fingendomi ammalato, non rubando prendendo le “bustarelle”?  

Veramente vivo Cristo anche nella politica o imbroglio in modi vari il mio prossimo e rubo la dignità alla povera gente?    

Ho forse ho ridotto il mio essere cristiano unicamente ad un culto rituale domenicale dimenticando il vero culto del cuore?

La mia vita, i miei figli, mia moglie, i miei cari, la mia salute, la mia casa, tutti i miei beni, hanno a che fare con Dio? …

Sì, a parole sono preparato e rispondo come Pietro “Tu sei il Cristo”…

Ma poi, di fronte alla croce, alla sofferenza, rimprovero Dio per avermela donata, dico a Dio che è ingiusto nei miei confronti?

E Gesù a me: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

Fratelli, il Vangelo è chiaro e non lascia margini di interpretazione. Ora è il tempo in cui siamo chiamati a scegliere chi seguire; Ora è il tempo di seguire le “Orme di Cristo” nella nostra vita.

Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”.

Perdere la propria vita per causa del Vangelo e di Cristo.

Che significa concretamente perdere la mia vita per Gesù? Se non riesco a darmi una risposta concreta come posso illudermi di salvarmi? Se non trovo dei fatti concreti dove perdo la vita per Gesù, chi sto seguendo?

Poi passa la scena di questo mondo. Fra un anno, forse fra dieci, magari fra cento passerà il nostro tempo e ci ritornerà la domanda: “Gesù chi è stato per me?”

Sapete ciò che penso?

Forse è meglio che una risposta a Gesù gliela diamo oggi.

Sì, il nostro oggi è il tempo opportuno…