***MAGGIO 2018


DOMENICA 13 MAGGIO 2018

363° ANNIVERSARIO DEL MIRACOLO

 

DA LUNEDI 8  A VENERDI 11 MAGGIO

OLTRE LA CELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA DELLE ORE 7,15, 
SARA' CELEBRATA IN SANTUARIO ANCHE UNA SANTA MESSA ALLE ORE 17
 

SABATO 12 MAGGIO 

 
ORE 17    SANTA MESSA PREFESTIVA

ORE 20,30 PROCESSIONE DALLA PREPOSITURALE AL SANTUARIO               

accompagna il Complesso Bandistico di Albino
 

 

DOMENICA 13 MAGGIO

 
SANTE MESSE IN SANTUARIO 
 
ORE                   7,30 
 
ORE                   9,00 
 

ORE                10,30      concelebrazione animata dalla Corale S. Cecilia

                       
ORE                 17,00
 

 

ORE               15,30         PREGHIERA DEL VESPRO E SANTO ROSARIO 

 
 

LUNEDI 14 MAGGIO

 
ORE                 7,15              SANTA MESSA IN SANTUARIO PER DEVOTI E BENEFATTORI
 
 
 
 

SI RINGRAZIANO TUTTI I VOLONTARI E COLORO 

CHE  COLLABORANO PER LA BUONA RIUSCITA DELLA FESTA .

 

don Giuseppe Ravasio

SETTENARIO MADONNA DEL PIANTO 2018

MARTEDI 8 MAGGIO

 

"E’ BENE PER VOI CHE IO ME NE VADA, PERCHE’ SE NON ME NE VADO, NON VERRA’ A VOI IL CONSOLATORE". (Gv.16,5-11)

 

            Provate a pensare come devono essere risuonate queste parole di Gesù alle orecchie di Maria. Gesù se ne va, Lei non vedrà più quel suo adorato Figlio, non lo potrà più toccare, ascoltare direttamente. E’ una prova dura per una Madre.

            Ma Lei sa che se Gesù torna al Padre, un motivo c’è per lei e per noi. Gesù, durante la sua vita terrena, è stato una "presenza" visibile di Dio. Ma questa Presenza, così utile per noi che siamo esseri umani, era anche allo stesso tempo un limite: perché Gesù era uomo come noi, era limitato ad un certo tempo e ad un certo luogo. E ne aveva coscienza quando ha detto "è bene per voi che io me ne vada".

            Mandando il suo Spirito, Gesù sa di moltiplicare la sua presenza: lo Spirito non ha più alcun limite, può arrivare dappertutto.

            Gli apostoli saranno loro i testimoni del suo amore per tutte le regioni del mondo. Maria conosce l’opera dello Spirito santo. Ha sperimentato questo dono che quando l’ha avvolta le ha fatto generare il Figlio di Dio e sa che questo dono, scendendo sugli apostoli opererà meraviglie. Noi siamo ben poca cosa da soli, ma se ci lasciamo riempire e trasportare dallo Spirito con Lui possiamo davvero rendere presente Gesù nella nostra giornata e per i nostri fratelli.

            Ma capisco benissimo lo stupore degli Apostoli davanti a questa frase di Gesù: non sarebbe forse bello se Gesù, con il suo corpo fosse ancora presente in qualche parte della terra? Il fatto di poter sentire la sua Parola in diretta, il fatto oggi di poterlo vedere in mondovisione, il poter rivolgere a Lui direttamente le nostre domande… che sogno meraviglioso!

            Eppure Gesù se ne va non "per lasciarci orfani", Lui, "sarà con noi fino alla fine del mondo", Colui che viene dopo di Lui, lo Spirito Santo, lo Spirito di amore del Padre e di Gesù è il nostro Consolatore, Colui che non ci lascia soli, Colui che ci ricorda e rinnova tutte le parole di Gesù.

            Noi vorremmo poter consultare Gesù ‘in diretta’ e non ci accorgiamo di essere il tempio dello Spirito dove Gesù abita, noi vorremmo sentire la sua parola, ma nello Spirito possiamo leggere ed ascoltare sia la parola di Gesù che troviamo nelle Scritture che quella che ci parla direttamente attraverso la coscienza, le persone e i fatti della vita.

            Noi vorremmo poter toccare Gesù, andare magari una volta in vita a fare un pellegrinaggio dove lui abita, e non ci accorgiamo che Lui stesso è in continuo pellegrinaggio verso di noi, che possiamo non solo toccarlo ma riceverlo nel suo Corpo e rivivere la grazia della sua passione e risurrezione per noi.

            Noi vorremmo sentire con le nostre orecchie le parole del suo perdono, per esserne sicuri, e non ci accorgiamo che queste parole, proprio per dono dello Spirito giungono a noi ogni volta che un povero prete, a nome suo le ripete, proprio per noi.

            E’ vero che sarebbe bello se Gesù fosse ancora su questa terra come lo era con i suoi apostoli, in Palestina, ma è altrettanto vero che se accolgo il suo Spirito di amore, oggi posso incontrarlo personalmente tante volte, e non solo, io stesso posso, pur nei miei molti limiti, incarnare ancora la sua presenza nel mondo.

            Noi vorremmo poter vedere la bellezza di Maria, dirle grazie per aver accettato di essere Madre di Gesù e Madre nostra, e non ci accorgiamo che abbiamo quello stesso Spirito che ha generato in Lei il Salvatore e che può generarlo anche in noi. E’ solo accorgendoci dello Spirito Santo e lasciandolo operare in noi che continuiamo l’incarnazione di Gesù in tutto il mondo.

            Maria assumerà talmente a fondo i doni dello Spirito che anche Lei diventerà Consolata e Consolatrice.

 

 

 

 

 

 

 

SETTENARIO MADONNA DEL PIANTO 2018

MERCOLEDI 9 MAGGIO

 

“MOLTE COSE HO ANCORA DA DIRVI, MA PER IL MOMENTO NON SIETE CAPACI DI PORTARNE IL PESO”.(Gv. 16,12-15)

 

              Tante volte noi consideriamo fortunati i contemporanei di Gesù perché pensiamo che allora, davanti a qualsiasi difficoltà, problema, interrogativo vitale, bastasse andare da lui  che aveva la soluzione per ogni cosa.

              Gesù afferma chiaramente di non aver detto tutto. Gesù, il Vangelo non sono una ‘raccolta’ di risposte per ogni problema.        

              Gesù è una persona da conoscere e scoprire ogni giorno ed è proprio in questo camminare quotidiano con Lui che, attraverso il suo Spirito, ci stimola a trovare strade nuove per cercare soluzioni ai problemi della nostra vita e a quelli dei fratelli.

              Per capire meglio questo, pensiamo ancora una volta a Maria. L’angelo le dice che diventerà Madre di Dio, ma non le dà molte spiegazioni. Maria davanti a Gesù sa, crede che Lui è il Figlio di Dio ma non ha soluzione immediata a quelli che sono i problemi del quotidiano.

              Lei e Giuseppe devono cercare ogni giorno la volontà di Dio, magari anche fidandosi dei “sogni”; ad esempio davanti a Gesù ritrovato nel tempio, Maria deve fare uno sforzo umano per comprendere le sue parole che poi mediterà a lungo nel suo cuore.

              Però anche se non ci sono tutte le risposte e tutte le indicazioni, lo Spirito del Signore la accompagna, le suggerisce, la stimola a fare ogni giorno quello che Lei ha promesso: compiere la volontà di Dio.

              Anche per noi, nella nostra vita ci sono più interrogativi che sicurezze. Sovente come cittadini di questa umanità siamo incerti su quali siano le scelte davvero cristiane per un mondo migliore; come genitori ad esempio non siamo sicuri di dare quello che è giusto ai nostri figli; davanti ad un certo modo di comportarsi del mondo siamo tentati anche noi di trovare le vie più semplici del potere e del successo…

              Gesù non ci ha dato tutte le risposte, ma se noi lasciamo parlare il suo Spirito in noi, se noi guardiamo al suo modo di comportarsi, se ci facciamo aiutare da una coscienza ben formata e dal pensiero più genuino della Chiesa, allora davvero si realizza quello che Gesù ha promesso e cioè che lo Spirito Santo “prenderà del suo e ce lo annunzierà”.

            Per questo Gesù ci ricorda una cosa che noi a volte dimentichiamo: la fede è un cammino, è una via da seguire con gioia e con fatica ogni giorno, è un dono ma anche una conquista quotidiana, è un qualcosa che non puoi dire mai di possedere totalmente. Ci sono quotidianamente cose nuove da scoprire, da approfondire, da vivere.

            Con Dio succede un po’ come capita ad un fidanzato, a uno sposo, ad un amico nello sviluppo di una relazione di amore. Non subito si conosce profondamente l’altro ma se si ama ci sono aspetti sempre nuovi, gioiosi per approfondire l’amicizia.     Dobbiamo renderci conto che anche noi siamo come gli Apostoli, siamo ancora all’inizio di un cammino, non riusciamo a capire tutto. Gesù questo lo sa, non si spaventa dei nostri sbagli e ci incoraggia anche davanti alle cadute.

            C’è una quantità di cose che noi, ora, non possiamo capire ma che il Signore ci rivelerà poco per volta se fedeli ad ascoltare la voce dello Spirito che parla al nostro cuore e che ci parla di Gesù.

            Chiediamo a lui la forza di non considerarci mai soddisfatti, pieni di noi e delle nostre conoscenze dottrinali, di non sentirci mai degli "arrivati della fede", persone che pensano di poter indicare la via agli altri quando invece siamo alla ricerca come tutti gli altri.

            Chiediamo al Signore di darci la sua pazienza, il suo amore per non mettere sulle spalle degli altri, pesi che essi non possono portare...

            Chiediamo la forza del suo Spirito per poter camminare al ritmo della sua grazia, al ritmo dei suoi passi, accompagnando i fratelli nel loro cammino.

 

SETTENARIO MADONNA DEL PIANTO 2018

GIOVEDI 10 MAGGIO

 

VOI SARETE AFFLITTI, MA LA VOSTRA AFFLIZIONE SI CAMBIERA’ IN GIOIA”. (Gv. 16,16-20)

 

            Attenzione a come leggiamo questa parola! Qui non vuol dire: “Soffri, soffri che poi il Dio a cui piace la sofferenza ti premierà con il Paradiso”

            Qui Gesù non soltanto vuol aiutare i suoi amici ad essere preparati alla sofferenza della sua passione e alla gioia della sua risurrezione, ma in fondo vuol descrivere in breve il percorso della vita di ognuno di noi.

            Noi siamo fatti per la gioia e, in un modo o nell’altro, tutto il nostro pellegrinare sulla terra sta nel ricercarla.

            Non sempre, però la incontriamo, ed anche quando ci sembra di sperimentarla, magari in un affetto, in un momento sereno, ci accorgiamo subito della sua precarietà e di quanto sia facile vederla deturpare dal tempo, dal dolore, dalle prove.

            Altre volte facciamo l’esperienza opposta, quella di passare da un grande dolore, da una tristezza profonda, a qualcosa di estremamente gioioso, coinvolgente, appagante.

            Se poi pensiamo a quanto Gesù ci ha insegnato, ci rendiamo conto di essere persone chiamate alla gioia e alla serenità ma che spesso si accorgono che nella vita c’è un prevalere immediato della fatica e della sofferenza, persone chiamate a partecipare alla festa della Pasqua di Gesù e nostra ma che contemporaneamente devono accettare il cammino della croce.

            A questo punto l’insegnamento diventa ancora più importante: il dolore, la sofferenza, le prove attraverso cui siamo chiamati a passare non vanno vissute come un’iniquità contro di noi o come noncuranza di Dio nei nostri confronti o come fini a se stesse, ma quale effettivo fardello da portare coraggiosamente, quale momento in cui morire per rinascere come il chicco di grano di cui ha parlato Gesù.                        Soprattutto è importante sapere che Cristo è sempre con noi: domani nella nostra gioia, anzi come causa della stessa, oggi come pellegrino e fratello che vive nella nostra stessa afflizione.

            Riesco qualche volta, con Gesù, a fare questa esperienza di passaggio dall’afflizione alla gioia?

            Essere a terra, scoraggiati, abbattuti da avvenimenti negativi, incapaci di trovare una soluzione umana, bloccati nel proprio peccato, feriti da una malattia... e mettersi, non si sa perché, a pregare... fare un po’ di silenzio e parlare a Gesù...     Prendere il suo vangelo e leggere con calma la prima pagina che capita sotto gli occhi...

            Andare a trovare un amico e parlare... andare a trovare un prete e confessarsi...

            Ed ecco che, qualche volta, la tristezza si cambia in gioia.           Capita anche che nulla sia cambiato delle circostanze esteriori (magari il dolore o la malattia sussistono) e tuttavia la tristezza se ne è andata, cambiata in gioia.

            Perché non chiedere allora l’aiuto a Maria, fonte della nostra gioia?

            Della gioia che è frutto dello Spirito Santo, Maria ha fatto esperienza più di ogni altra creatura. Più di ogni altro Maria «ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore» abbandonandosi con totale fiducia nelle mani di Dio. Per questo è dichiarata beata dalla cugina Elisabetta. E lei stessa canta la gioia che nasce da questo affidamento a Dio con le parole del Magnificat: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore».

            In Maria si realizza dunque la profezia di cui ci ha parlato il profeta Zaccaria: «Gioisci, esulta, Figlia di Sion, perché io vengo ad abitare in mezzo a te».

            E quanto si realizza in lei è destinato a realizzarsi in ogni battezzato e nell'intera Chiesa del Signore.

            Invocando l'aiuto di Maria e facendo affidamento nella sua materna intercessione potremo davvero unirci sempre più profondamente a Gesù e sperimentare quella pienezza di gioia che ci ha promesso: « VOI SARETE AFFLITTI, MA LA VOSTRA AFFLIZIONE SI CAMBIERA’ IN GIOIA ».

 

 

 

SETTENARIO MADONNA DEL PIANTO 2018

VENERDI 11 MAGGIO

 

NESSUNO VI POTRA’ TOGLIERE LA VOSTRA GIOIA”.

(Gv. 16,20-23)

           

            Provate a pensare a quanto lavoro e quanti sacrifici per poter realizzare le nostre aspirazioni! Quante rinunce, quanti bocconi amari inghiottiti, quanti giorni della nostra vita impegnati, consumati per raggiungere una meta, sia essa un titolo di studio, una carriera, una buona posizione sociale!

            E non tutti la raggiungono. Spesso una malattia, una disavventura, la sorte, che a volte s'accanisce contro, hanno mandato per aria tanti progetti. Altri più fortunati ci sono arrivati, e hanno avuto delle soddisfazioni, ma quanto tempo sono durate? Basta un nulla perché anche cose belle, costate fatica diventino inutili o svaniscano in un momento

            Quante volte abbiamo invidiato i vincitori delle grandi lotterie, quante volte abbiamo guardato con occhi sgranati dalla meraviglia i divi del cinema, i primatisti dello sport, gli idoli della vita mondana? Eppure quanti di questi idoli sono andati in frantumi! 

            La gioia che Dio ci può dare non conosce tramonto, non teme intrighi, non corre alcun rischio: è al sicuro. Perché non legata a beni che da un momento all'altro possono sparire, essere rubati o liquidati, corrotti o appassiti, bensì prodotta dalla presenza divina, che nessuno e nessuna cosa potrà mai toglierci: Egli è sempre e dovunque.

            E, se  lo vogliamo, è sempre con noi. Né la malattia, né la vecchiaia, né un dolore, né una disavventura o contrarietà ce lo potrà mai strappare dal cuore. Le prove potranno farci gemere, potranno anche farci versar delle lacrime, ma non potranno mai estirpare la gioia che solo Dio può accendere nel cuore. 

            Potremmo nella vita incontrare dei ricchi disperati o trovare dei giovani nauseati e dei dotti smarriti, ma non capiterà mai di incontrare  un solo santo malinconico o disperato. Perché il santo sa che tutto può essergli tolto, che le prove della vita possono farlo soffrire e anche condurlo alla morte ma mai potrà essere tolto loro il Signore.

            Vivere la gioia è vivere il presente e trovare nelle piccole cose il conforto per essere quelle persone meravigliose ed uniche che siamo.

            Vivere la gioia è capire che quanto accade, accade per il nostro bene e che tutto ci è donato per il nostro meglio.

            Vivere la gioia è pensare grande, al di là delle piccole beghe e difficoltà quotidiane, dei desideri effimeri, delle necessità superflue.

            Vivere la gioia è vedere bello, nonostante i nostri cattivi pensieri sugli altri e degli altri nei nostri confronti. E’ vedere bello, uscendo da un dolore che ci ha prostrati. Vincendo la debolezza che ci ha sfiniti. E’ vedere con gli occhi del cuore e dell’anima al di là di tutto quanto ci può disturbare.

            Essere gioia è saper accettare anche senza capire, è l’abbandono e la fiducia in Qualcuno che provvederà a noi. Noi non potremmo vedere correttamente senza il Suo aiuto.

            Essere gioia è vedere gli altri, oltre noi stessi, è saper cambiare noi stessi per cambiare e migliorare il mondo intorno a noi.

            Essere gioia, in fondo, non è che riscoprire quello stesso sorriso di Dio sulla polvere che Lui aveva modellato, ed è capire che questo sorriso è ancora profondamente nel cuore di ciascuno di noi.

            Nessuno prima e più̀ di Maria di Nazareth ha sperimentato la gioia travolgente della risurrezione di Cristo, la gioia grande del trionfo sulla morte.

            Maria è portatrice della gioia che nasce dal sentirsi amati: perciò̀ il cristiano, che sa di essere infinitamente amato da Dio, avvolto e custodito dalla tenerezza del suo amore fedele, è fatto per la gioia.

            La gioia scaturisce dall’umile riconoscimento dei tanti doni che riempiono l’esistenza: dal cielo sopra di noi, al cuore che batte in noi, all’amore che ci dona coraggio e vita.

            Impariamo da lei a essere portatrici di gioia e le chiediamo di ottenerci dal suo amato Figlio i doni dell’amore di Dio, fonte della vera gioia. 

 

ALLA PROCESSIONE 

 

            Questa sera abbiamo camminato insieme pregando Maria e siamo così arrivati al nostro Santuario della Madonna del Pianto.

            Ma credo che il vero santuario mariano, non sia lontano da noi, è vicino, è vicinissimo, perché́ non è fuori di noi, è dentro di noi. Il più̀ bel santuario mariano è il nostro cuore, perché́ Maria, Lei che ha provato il dolore e la sofferenza soprattutto ai piedi della croce, ci è vicinissima nei momenti più̀ difficili e preoccupanti della nostra vita.

            Ci è vicina e ci aiuta a fare una cosa, la stessa cosa che ha  fatto Lei: la Madonna addolorata non ha tenuto per sé il suo dolore, ma l’ha offerto al figlio Gesù̀ sulla croce, ha voluto che il suo dolore si mescolasse al dolore di Cristo, così tutti noi siamo stati salvati dal dolore di Cristo insieme al dolore di Maria.

            Nella nostra vita tutti noi incontriamo l’esperienza del dolore o di qualche sofferenza. Ma vorrei dire che neppure la più̀ piccola briciola di dolore deve andare persa, deve essere smarrita. Ogni briciola di dolore noi la dobbiamo unire al grande dolore di Maria per la morte di suo Figlio!

            Se in ogni nostra giornata sapremo vivere orientati così, allora anche la nostra sofferenza diventerà̀ davvero preziosa, servirà̀ per la nostra salvezza, ma anche per la salvezza del mondo.

            Si, il dolore, nel disegno di Dio, per chi ha fede è qualche cosa di grande proprio perché́ è sorgente di serenità̀, di pace, di vita nuova, di fede, di speranza e di coraggio.

            Affidiamoci questa sera alla nostra Madonna e diciamole: «Santa Maria, addolorata, noi non possiamo pretendere di godere di percorsi meno faticosi di quelli che hai percorso tu. Ma noi ci rivolgiamo a te perché́ vogliamo imparare da te come ascoltare Gesù̀, come gustarlo anche nelle tonalità̀ amare della vita. Soprattutto noi vogliamo riconoscerlo come via che ci conduce alla vita; quella via che fa di te Colei che indica la via della salvezza. Amen.».

 

 

 

OMELIA ASCENSIONE 2018 – 1 prefestiva

 

            Davvero difficile parlare di cielo e guardare in alto quando la violenza del terrorismo colpisce e quando tante persone muoiono in mare nell’ennesimo naufragio. E morte e orrore non si fermano contro i più piccoli e le donne in altre parti del mondo ad opera di violenze sempre più agghiaccianti.

            Se alziamo lo sguardo al cielo, verso il luogo dove da sempre si colloca Dio che governa il mondo, ci viene da domandare “ma quando sarà il tempo in cui finalmente ci sarà pace nel mondo? Quando, o Dio nei cieli, farai smettere la violenza e non saremo più oppressi dai tanti pericoli che ci fanno paura e che ci rendono schiavi?”

            Questa domanda un po’ assomiglia alla domanda che fanno gli apostoli a Gesù risorto proprio dopo quaranta giorni di apparizioni. Con queste apparizioni Gesù voleva dare conferma della sua vittoria sulla morte e la conferma che tutto quello che ha detto e fatto prima della croce era vero.

            Sembra proprio che gli apostoli non avessero capito niente del messaggio universale di Gesù e della profonda novità della sua storia. Lui non è venuto per liberare un singolo popolo da una dominazione straniera, quella romana, e quindi ridare gloria a questa nazione sopra le altre!

            Gli apostoli hanno davvero bisogno di Dio stesso per capire e agire nell’ottica giusta. Hanno bisogno di essere guidati dallo Spirito Santo, che è la potenza stessa di Dio, ed è il suo Amore.

            E’ lo Spirito Santo che farà comprendere loro che Gesù non è il capo di una nazione che conquista le altre, ma è il primo che donando la sua vita per amore, traccia la strada della pace e diventa modello di una nuova umanità. Gesù diventa modello di un nuovo modo di stare tra gli uomini, un nuovo modello di relazione tra singoli e popoli.

            Andando in cielo, lo apre e lo rende visibile dalla terra, dalla nostra prospettiva piccola e limitata.

            Non si nasconde lasciando soli gli apostoli, ma si mostra visibile in un modo più grande e definitivo.

            Lo Spirito Santo è quell’amore che rende gli apostoli capaci di essere come Gesù e di sperimentare la grandezza di Dio anche sulla terra.

            Con la resurrezione di Gesù e il dono interiore dello Spirito, Dio non è più lontano nei cieli inaccessibili, ma è disponibile anche sulla terra, anche nei vicoli più oscuri e nascosti in cui spesso l’uomo si trova.

            Dio lo possiamo trovare nei piccoli gesti di solidarietà di chi soccorre coloro che sono colpiti dalla violenza di un attentato, lo troviamo negli sforzi di risollevarsi e di stare uniti contro chi vuole spaventare e dividere.

            Dio e il cielo li possiamo trovare nelle mani tese di chi soccorre in mare i migranti, e cerca anche soluzioni e non muri per le migrazioni dovute a fame e guerre.

            Il cielo di Dio lo troviamo in chi ricerca la giustizia e la legalità nelle nostre strade e città anche a costo della vita.

            Dio infinitamente grande lo troviamo anche nei nostri piccoli gesti di amore in famiglia, nella capacità di volerci bene e perdonarci.

            E’ lo Spirito Santo che ci rende quindi testimoni di Gesù, cioè ci fa testimoniare che Lui è vivente nel mondo per sempre in ogni luogo e situazione di vita, anche la più difficile e drammatica.

            Se è difficile alzare lo sguardo al cielo e trovare speranza e ottimismo di vita, allora invochiamo per noi e soprattutto per chi soffre il dono dello Spirito Santo. Gli apostoli ci dicono che con quel dono non si sono più sentiti abbandonati da Gesù, ma al contrario lo hanno sentito in loro sempre, sino ai confini del mondo.

            “Il cielo in una stanza”, cantava Gino Paoli in una famosa canzone. Penso che sia l’espressione giusta per capire il dono dello Spirito Santo. L’amore di Dio ci fa sentire tutta l’immensità di Dio vicina a noi, nel piccolo della nostra stanza di vita, anche quando è colpita, lesionata e oscura. Così per sentire Dio non alziamo gli occhi, come hanno fatto istintivamente gli Apostoli il giorno dell’Ascensione di Gesù Risorto, ma alziamo il cuore.

 

 

 

OMELIA ASCENSIONE 2018 – 2 ore 7.30

 

            Con la solennità dell'Ascensione culmina il mistero pasquale di Cristo. Passione, morte, risurrezione, ascensione, discesa dello Spirito sono avvenimenti legati l'uno all'altro in modo da formare un unico, grande evento di salvezza e di gloria.

            Abbiamo già celebrato - e spero con frutto spirituale - la passione e la morte del Signore, riconoscendo umilmente la nostra parte di responsabilità per quella croce che lo ha inchiodato e ucciso, e abbiamo deciso di vivere sempre in modo da piacere a Dio.

            La sua risurrezione ci ha riempito di gioia, ha illuminato il nostro spirito, ci ha fatto comprendere che la morte e il male non hanno l'ultima parola, che un cristiano non può e non deve mai perdere la speranza, perché nel Signore risorto tutta la vita è risorta.

            Con l'ascensione al cielo si conclude il cammino terreno di Gesù, iniziato con l'incarnazione nel grembo di Maria santissima. Il Figlio di Dio, obbediente al Padre fino alla morte, ora viene esaltato nella gloria e costituito, dallo stesso Padre, Signore dell'universo, giudice della storia e di ogni uomo.

            E noi? Noi, come dice Paolo, pieghiamo le ginocchia davanti al Cristo e gli diciamo che siamo felici della sua felicità, lo ringraziamo perché dove è lui un giorno saremo anche noi, tutti noi che abbiamo creduto e sperato in lui, che ci ha reso degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

            Gli promettiamo di vivere, da oggi in poi, coi piedi sulla terra, ma con il cuore alto, con la lucerna accesa, attendendo operosamente, con pazienza e fiducia, il suo ritorno che sarà anche per noi il riposo e il premio della nostra fatica di vivere.

            Nelle letture di oggi ci viene detto chiaramente cosa il Signore si aspetta da noi. Intanto che ci impegniamo a costruire qui in terra il suo regno. La terra non è la nostra patria, ma è il luogo dove Dio ci ha messo e dove dobbiamo dare principio alla civiltà dell'amore. Se falliamo in questo impegno, sbagliamo tutto.

            Nella seconda lettura, Paolo ci esorta infatti a comportarci in maniera degna della vocazione che abbiamo ricevuto, «con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandoci a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità della fede per mezzo del vincolo della pace».

            E questo non è poco per noi che siamo tanto superbi, impazienti, facili all'ira, incapaci di volerci bene, divisi gli uni dagli altri anche se professiamo la stessa fede in Gesù Cristo.

            Nel vangelo Gesù ci esorta poi ad andare in tutto il mondo a proclamare il vangelo. Non c'è niente di meno cristiano di una poltrona, fratelli, niente di meno evangelico di un quieto vivere che non ci schioda dalle nostre piccole comodità.

            Non insisto su questo punto: vi ricordo solo che non ci sono scuse per la pigrizia e il disimpegno nei confronti di un mondo che attende l'annuncio di Cristo. Neanche la vecchiaia, neanche la malattia, neanche gli impegni di famiglia e di lavoro.

            Comunque e dovunque si può e si deve annunciare Cristo e testimoniare la fede. Se c'è, naturalmente.

            Nel nome di Gesù, chi ha fede potrà scacciare i demoni della disperazione, della solitudine, dello scoraggiamento, della vita senza senso; parlerà lingue nuove e cioè il linguaggio dell'amore, del perdono, della comprensione, dell'accoglienza, della solidarietà; prenderà in mano i serpenti e se berrà qualche veleno non ne avrà danno.

            Che cos'è mai la società in cui viviamo se non un covo di serpenti velenosi che si chiamano denaro, potere, consumismo, sesso, droga, pornografia? E chi di noi non assorbe un poco del loro veleno attraverso giornali, televisione, cinema, politica? Gesù ci promette che la sua parola, il suo vangelo, sarà sempre un contravveleno che ci salverà dalla morte dell'anima.

            E infine i suoi fedeli potranno imporre le mani ai malati e guarirli.

            Fratelli, se non siamo capaci di fare miracoli la colpa è della nostra poca fede. Rafforziamola, con l'aiuto di Dio, e intorno a noi i miracoli fioriranno, basterà saperli vedere

 

 

 

 

 

 

OMELIA ASCENSIONE 2018 – 3 ore 10,30

 

Cristo ascende al cielo. C’è da chiedersi se Cristo se ne va o se ne sta. Oggi Cristo non è più tra noi? E noi, con i discepoli, siamo diventati all’improvviso poveri orfanelli in mezzo alle tempeste della vita? Che cosa possiamo fare?

Metterci a guardare verso il cielo e chiedere che Gesù ritorni al più presto perché qui le cose vanno male? No, troppo comodo! Anche perché Cristo, ora è presente più che mai!|

Leggiamoci il Vangelo per cogliere questa sua presenza.

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”. Voi direte che queste parole sono rivolte ai discepoli, non certo a noi. Magari penserete che è roba da preti…

Cristo oggi ci chiede di testimoniarlo, di sentirlo accanto nel portarlo al mondo, di scoprire la Sua vicinanza nel diventare suoi testimoni.

Penso alle facce degli apostoli quando Gesù li ha inviati… Forse non ne erano troppo convinti.

Ma questo invito a predicare l’amore di Dio viene rivolto oggi anche a noi. Quando mai io e voi abbiamo pensato di predicare il Vangelo ad ogni creatura…?

Ma se ancora oggi nel mondo c’è l’Amore di Cristo è proprio grazie a dei piccoli “Sì” da parte di uomini e donne a volte così insignificanti che hanno preso sul serio queste parole di Gesù. E noi cristiani, oggi spesso rinunciamo a farlo.

Eppure Gesù continua a dirci: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”.

Ancora oggi c’è un’umanità che aspetta il Vangelo.

No, non cominciamo ora a guardare le cartine geografiche mondiali, l’Africa, il Polo Nord… Cominciamo a guardarci intorno, cominciamo a guardare la nostra realtà personale, familiare, sociale, cittadina.

Ci sono persone, fatte di carne e ossa come me e come voi, che hanno un disperato bisogno di Cristo, che non sanno più dove sbattere la testa, che hanno perso il bandolo della propria esistenza, che scelgono quotidianamente di morire perché hanno perso la speranza, hanno perso il Vangelo, il lieto annuncio di vita.

“Mia colpa, mia colpa…”, a volte sapete non può bastare il nostro batterci il petto in Chiesa la Domenica… Magari serve solo rimboccarsi le maniche.

Essere cristiano oggi non è solo mettere una firmetta nella casella giusta o farsi venire la tentazione di fare “crociate” contro il maldicente di turno.

Lo sapete a Cristo che gli hanno detto e fatto? “Salve, re dei Giudei!”. E gli percuotevano il capo con una canna, e gli sputavano addosso”.  

Testimoniare e predicare il Vangelo ad ogni creatura, significa scendere in campo là dove c’è l’umanità abbandonata, stare con gli ultimi, con quelli che hanno perso la strada di Dio … Essere cristiani là dove c’è l’ingiustizia, prendere gli schiaffi sul posto di lavoro per amore di Cristo e non reagire al male con il male, rischiare in prima persona.

Far sentire la Presenza di Cristo in ogni ambito, anche nei luoghi dove si decidono i destini di tanta povera gente…

Non dimentichiamo che un uomo anche se ha il colore della pelle differente, di altra nazione, di altra fede, è nostro fratello.

La ricordate la famosa espressione all’inizio della Bibbia di quel grande pensatore e anima delicata che disse “Sono forse io il custode di mio fratello?” Si chiamava signor Caino e pare che ci sia una sua discendenza che continui anche nei giorni nostri e che si sia unita ad un’altra ancora più squallida, quella di un certo signor Pilato, esperto nel lavarsi le mani e passare la decisione e le colpe ad altri!

Ogni cristiano è responsabile del prossimo perché è suo fratello.

Se noi cristiani chiudiamo la porta ai nostri prossimi o se li accogliamo e li ammassiamo come “merce avariata” non siamo più degni di esser chiamati tali e se noi cristiani tacciamo di fronte a queste situazioni diveniamo complici appieno!

Se Cristo oggi è vivo in mezzo a noi è perché delle anime hanno detto “Sì”.   

Interrogati tu, quante volte la tua anima ha detto questi “Sì” a Dio?

 

Festa dell’Ascensione, non stare troppo con il nasino all’insù, incontra Cristo quaggiù nel tuo prossimo!