Coronavirus – Disposizioni per la graduale ripresa dal 18 maggio delle celebrazioni liturgiche con il popolo

In seguito al “Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo”, sottoscritto il 7 maggio 2020 dal Presidente del Consiglio, dal Ministro dell’Interno e dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, a partire da lunedì 18 maggio 2020 riprenderanno le celebrazioni liturgiche con il popolo, nel rispetto della normativa sanitaria e delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 previste dal D.P.C.M. del 26 aprile 2020.

In questa fase, la comunità cristiana accoglie la graduale ripresa delle celebrazioni con spirito di riconoscenza nei confronti del Signore, in atteggiamento di prudenza e di sincera corresponsabilità verso l’autorità civile.

 

ACCESSO AI LUOGHI DI CULTO PER LE CELEBRAZIONI LITURGICHE

L’accesso individuale ai luoghi di culto e agli spazi celebrativi si deve svolgere in modo da evitare ogni assembramento sia nell’edificio sia nei luoghi annessi, come per esempio le sacrestie e il sagrato.

  • Nel rispetto della normativa sul distanziamento tra le persone, il legale rappresentante dell’ente (normalmente il Parroco) individui la capienza massima dell’edificio di culto, tenendo conto della distanza minima di sicurezza, che dev’essere pari ad almeno un metro laterale e frontale. Nel caso si preveda che la partecipazione dei fedeli superi significativamente il numero massimo di presenze consentite, si consideri l’ipotesi di celebrare anche all’aperto. Si invitano i Parroci a prendere contatti con i rispettivi Sindaci per un’informale valutazione circa il numero delle persone che, nelle singole chiese o all’aperto, potranno partecipare alle celebrazioni.
  • L’accesso alla chiesa o allo spazio celebrativo sia pertanto contingentato e regolato da volontari e/o collaboratori che – indossando adeguati dispositivi di protezione individuale (guanti monouso e mascherine) – favoriscano l’ingresso e l’uscita dei fedeli, vigilando sul numero massimo di presenze consentite. Agli ingressi dei luoghi di culto siano resi disponibili liquidi igienizzanti.
    Per favorire un accesso ordinato:
    • Andrà rispettata la distanza di sicurezza pari ad almeno 1,5 mt.
    • Si utilizzino, ove presenti, più ingressi, eventualmente distinguendo quelli riservati all’entrata da quelli riservati all’uscita.
    • Durante l’entrata e l’uscita dei fedeli le porte rimangano aperte per favorire un flusso più sicuro ed evitare che porte e maniglie siano toccate.
  • Coloro che accedono alle celebrazioni sono tenuti a indossare la mascherina che copra naso e bocca.
  • I fedeli non prendano posto casualmente nei banchi/sedie, ma nei posti debitamente contrassegnati, mantenendo le distanze di sicurezza previste (pari cioè ad almeno un metro laterale e frontale).
  • Si favorisca, per quanto possibile, l’accesso delle persone diversamente abili, prevedendo luoghi appositi per la loro partecipazione alle celebrazioni nel rispetto della normativa vigente.
  • Non è consentito accedere alle celebrazioni in caso di sintomi influenzali /respiratori o in presenza di temperatura corporea pari o superiore a 37,5 C. Inoltre non è consentito l’accesso a coloro che sono stati in contatto con persone positive a Covid-19 nei giorni precedenti.

IGIENIZZAZIONE DEI LUOGHI E DEGLI OGGETTI

  • I luoghi di culto e gli spazi celebrativi, ivi comprese le sacrestie, siano igienizzati regolarmente al termine di ogni celebrazione. Per farlo sarà sufficiente passare, specialmente sulle superfici di seduta e di appoggio delle mani, un panno intriso di un detergente idoneo ad azione antisettica. Si abbia inoltre cura di favorire il ricambio dell’aria.
  • Al termine di ogni celebrazione, i vasi sacri, le ampolline e altri oggetti utilizzati, così come gli stessi microfoni, vengano accuratamente disinfettati.
  • Si continui a mantenere vuote le acquasantiere della chiesa.
  • Per maggiori informazioni consultare le indicazioni della Sovrintendenza scaricabili da qui.

ORIENTAMENTI PASTORALI E INDICAZIONI LITURGICHE

Il Parroco, sentito il Consiglio Pastorale, valuti le soluzioni pastorali più idonee da adottare nel suo territorio, soprattutto in riferimento al numero delle celebrazioni eucaristiche. In particolare si ponga attenzione all’orario di alcune Sante Messe normalmente molto frequentate e si valuti la possibilità della celebrazione all’aperto in modo da poter accogliere tutti coloro che desiderano partecipare.

Laddove fossero presenti più presbiteri si consideri anche la possibilità di celebrare due Messe alla stessa ora, per esempio una all’aperto e una in chiesa, cosicché i fedeli possano distribuirsi agevolmente.

Data la varietà delle situazioni sul territorio della nostra diocesi, nulla vieta che tra parrocchie limitrofe e all’interno della stessa Fraternità Presbiterale possono essere trovate soluzioni comuni adeguate a quel determinato territorio. Qualora in una parrocchia siano presenti più chiese normalmente destinate al culto si valuti l’opportunità di utilizzare solo quelle più capienti.

L’esperienza delle prime domeniche della ripresa e la collaborazione tra presbiteri aiuteranno, con spirito di sapienza e discernimento, ad una definizione più precisa di luoghi e tempi delle celebrazioni per aiutare la partecipazione dei fedeli, tenendo anche conto di una necessaria flessibilità visto l’avvicinarsi della stagione estiva e l’evoluzione normativa in materia.

Celebrazione Eucaristica

  • Si abbia grande cura per la dignità della celebrazione. Si preveda la presenza dei necessari ministri che la possano garantire, nel rispetto delle disposizioni in corso. Può essere prevista la presenza di un organista, ma si ometta il coro. Per l’organo si eviti, per quanto possibile, l’alternanza continua di persone.
  • In sacrestia, la preparazione dei vasi sacri, e in particolare delle ostie per la comunione, sia fatta con i guanti monouso e mascherina. Ci si premuri che sia uno solo a preparare l’altare, le suppellettili e il corredo liturgico. Le particole per la comunione dei fedeli siano in una pisside distinta, rispetto all’ostia del sacerdote per la quale si usi la patena.
  • Per ragioni igienico-sanitarie, non è opportuno che nei luoghi destinati ai fedeli siano presenti sussidi per i canti o di altro tipo.
  • Le eventuali offerte non siano raccolte durante la celebrazione, ma attraverso appositi contenitori, che possono essere collocati agli ingressi o in altro luogo ritenuto idoneo.• Si ometta lo scambio della pace.
  • Prima di distribuire la comunione ai fedeli, il sacerdote / il diacono (e l’eventuale ministro straordinario) si igienizzi accuratamente le mani, indossi i guanti monouso e la mascherina, coprendo accuratamente naso e bocca.
  • Per la distribuzione della comunione il sacerdote, per evitare spostamenti dei fedeli, può passare direttamente tra i banchi. Nel caso invece siano i fedeli a muoversi, abbiano l’accortezza di rispettare le distanze di sicurezza.
  • La comunione sia distribuita solo sulle mani, avendo l’avvertenza di evitare il contatto fisico con esse.
  • Il sacerdote abbia la massima cura che sulla superficie del guanto non rimangano frammenti del Corpo del Signore.

Celebrazione del Battesimo

  • Si rispettino tutte le disposizioni sopraindicate circa il distanziamento, le protezioni sanitarie, la presenza numerica dei partecipanti e di eventuali ministri.
  • Le unzioni previste (con l’olio dei catecumeni e con il crisma) siano effettuate con l’utilizzo di guanti monouso.
  • In questa fase, a motivo del numero contingentato dei fedeli e delle norme igienico-sanitarie, è preferibile che il battesimo sia amministrato fuori dalla Messa. Si consiglia inoltre di non battezzare più di un bambino nella stessa celebrazione.

Celebrazione della Confermazione

  • La celebrazione del sacramento della confermazione è rinviata.

Celebrazione della Penitenza

  • Il sacramento della penitenza sia amministrato in luoghi ampi e areati, che consentano a loro volta il pieno rispetto delle misure di distanziamento e la riservatezza richiesta dal sacramento stesso. Sacerdote e fedele indossino sempre la mascherina.

Celebrazione dell’Unzione degli Infermi

  • • Si rispettino tutte le disposizioni sopraindicate circa il distanziamento e le protezioni sanitarie.
  • • L’unzione sia effettuata con l’utilizzo di guanti monouso.
  • • In questa fase non ci siano celebrazioni “comunitarie” del sacramento.

Celebrazione del Matrimonio

  • Si tenga in considerazione quanto indicato per la celebrazione eucaristica.

Celebrazione delle Esequie

  • Non è più vincolante il tetto massimo di 15 partecipanti. Il numero dei fedeli che possono prender parte alle esequie è calcolato come per le altre celebrazioni.
  • Le veglie funebri sono sospese.
  • Il corteo funebre dall’abitazione, dall’obitorio o dalla casa del commiato, così come verso il cimitero è sospeso.
  • Al cimitero il sacerdote presiede il rito della benedizione prima della sepoltura. Anche in questo caso a tutti è richiesto il rigoroso distanziamento.
  • Nel caso in cui il feretro proceda per la cremazione, le esequie si considerano concluse con la fine della celebrazione eucaristica.
  • È possibile, in accordo con il Sindaco, che la celebrazione del funerale, con la Messa, sia fatta al cimitero, rispettando le norme di distanza e quelle indicate per la celebrazione.
  • Tenendo conto che può sussistere il caso di persone defunte in questi mesi e le cui ceneri non sono ancora state deposte al cimitero, si concede il permesso straordinario di celebrare il funerale, presente l’urna.

Altre celebrazioni

  • Per le celebrazioni nelle Case di Riposo, soprattutto della Santa Messa, previo accordo con la Direzione Sanitaria, ci si attenga alle note sopraindicate.
  • La comunione eucaristica presso le case degli ammalati sia effettuata dal sacerdote o dai ministri straordinari con le attenzione segnalate: igienizzazione delle mani, uso di guanti e mascherina, comunione sulle mani. Si rispettino anche le distanze di sicurezza indicate.
  • Per ogni momento di preghiera, anche all’aperto, valgono le disposizioni sopra elencate.
  • A motivo dell’oggettiva impossibilità a mantenere le necessarie distanze di sicurezza tra una persona e l’altra, in questa fase sono sospese le processioni (del Corpus Domini, mariane, del santo patrono, ecc.) così come i cortei funebri.

ADEGUATA COMUNICAZIONE

All’ingresso di ogni chiesa o spazio celebrativo sarà affisso un manifesto con le indicazioni essenziali, tra le quali non dovranno mancare:

  • Il numero massimo di partecipanti in relazione alla capienza dell’edificio o dello spazio celebrativo.
  • Il divieto di ingresso per chi presenta sintomi influenzali/respiratori, temperatura corporea uguale o superiore ai 37,5 C o è stato in contatto con persone positive a Covid-19 nei giorni precedenti.
  • L’obbligo di rispettare sempre nell’accedere alla chiesa o allo spazio celebrativo il mantenimento della distanza di sicurezza, l’osservanza di regole di igiene delle mani, l’uso di idonei dispositivi di protezione personale, a partire da una mascherina che copra naso e bocca.
  • Si informino tutti i fedeli delle disposizioni contenute nel presente documento attraverso i propri canali di comunicazione.
  • Si ricordi la dispensa dal precetto festivo per motivi di età e di salute.
  • Si affidi alla valutazione pastorale locale l’opportunità di continuare le trasmissioni via radio o streaming per chi non può partecipare alla celebrazione eucaristica.

In caso di dubbio su come comportarsi, non si esiti a chiedere chiarimenti all’Ufficio Liturgico (don Doriano Locatelli 035.278.228) per comprendere insieme quale modalità è più coerente con le indicazioni concordate.


INDICAZIONI INFORMALI PER RISPONDERE A DIVERSE DOMANDE FAQ (Frequently Asked Questions)

Fino a quando durano queste norme?
L’evoluzione della situazione da parte del Governo è regolata in base al calo dei contagi, quindi non c’è data fissa. Il comportamento responsabile di ciascuno e le dinamiche che verranno a costituirsi nei prossimi giorni con la concessione graduale di aperture per settori commerciali, lavorativi o pubblici, potrebbero portare il legislatore a nuove indicazioni o interpretazioni della norma e sarà premura della Curia darne comunicazione.

Non è il caso che la diocesi faccia fare il tampone a tutti i preti?
La questione è stata già presa in esame sotto diversi punti di vista per le diverse modalità, sia per il tampone che per il test virologico. È in atto una trattativa con l’ATS e con alcuni istituti sanitari.

I guanti di che tipo devono essere?
Se il Decreto ministeriale non dà precise indicazioni, ognuno può scegliere purché siano monouso e confacenti alle norme generali della tutela dal virus.

Anche i bambini, gli anziani e i disabili devono portare la mascherina?
Il Decreto circa le celebrazioni non lo esplicita, ma in base alle indicazioni generali date dal Governo di può presumere che l’unica eccezione possibile si possa fare per i bambini al di sotto dei 6 anni. Tutti gli altri sono tenuti a indossare la mascherina.

La distanza è obbligatoria anche per gli accompagnatori e le famiglie?
Le norme per i luoghi pubblici tendono a uniformare le indicazioni perché è sempre difficile controllare le eccezioni che ad altri possono invece dare l’idea di liceità di assembramento. C’è sempre la questione del buon senso da usare verso un genitore con il figlio piccolo, invece per gli adulti l’indicazione è che si rispetti il posto assegnato, come sarà pure nei bar, nei ristoranti, nei negozi alla riapertura.
Per lo stesso motivo si invita a vigilare e ridurre al minimo gli spostamenti tra i presenti.

I guanti e le mascherine per le celebrazioni si possono riusare?
L’indicazione “mono-uso” presuppone che vadano cambiati ogni volta. È lo stesso principio per cui non sono permessi i libretti dei canti o i foglietti per la liturgia, ma è presumibile che si possa considerare l’ipotesi di fogli monouso da gettare.
Dove conservare guanti e mascherina e dove indossarli prima della comunione sia valutato da ognuno nella premura generale che non vengano toccati da più persone o siano esposti a contatti di altro tipo: è lo stesso motivo per cui si invita a fare distinzione tra la patena e la pisside, o alla copertura per la protezione da “particelle”: quanto vale per la bocca con la mascherina, vale per gli oggetti nel momento in cui il celebrante o il lettore o cantore parla ovviamente senza l’uso di questa. La stessa indicazione in merito alla non presenza del coro o per un servizio liturgico ridotto all’essenziale si basa sulla medesima logica: vale la questione della distanziazione e quella dell’uso di più persone di microfoni o oggetti.
In questo senso nel Protocollo d’intesa non si parla mai di minori perché verso di essi si presume che ci sia una particolare premura, data dalle norme generali che non permettono nemmeno la scuola proprio per questo. Non c’è alcuna indicazione precisa ma si invita al buon senso nello scegliere un principio di essenzialità per cautela.

Se celebro in oratorio poi posso lasciare aperto il cortile per le famiglie?
L’uso del cortile dell’Oratorio come spazio pubblico può essere autorizzato dal Sindaco con specifica ordinanza, con la quale chiede alla parrocchia di mettere a disposizione quello spazio per la comunità. Le norme al momento prevedono che nessun privato possa aprire per gli incontri occasionali delle persone, pur garantendo un controllo della distanza. Se nei prossimi giorni ci saranno variazioni, soprattutto in concomitanza con l’apertura dei bar e dei ristoranti, daremo gli opportuni aggiornamenti. In caso di celebrazioni all’aperto, queste fanno eccezione per la durata delle medesime e solo nello specifico.

Lettera del Vescovo Francesco a tutti i fedeli di Bergamo

Cari fratelli sacerdoti.

Care sorelle e fratelli tutti,

la situazione sanitaria, i provvedimenti delle autorità, le scelte pastorali fino ad ora compiute, mi inducono a condividere con voi alcune considerazioni.

La vita delle nostre comunità cristiane è normalmente intensa, significativa, capace di coinvolgere e raggiungere molte persone e molte famiglie. Proprio l’abitudine a questa vitalità, come avviene per altri beni preziosi, ci induce a sottovalutarla, a volte a criticarla, comunque a considerarla ancora una parte scontata dell’orizzonte delle nostre esistenze. In certi momenti, addirittura, ci sembra che la vita della comunità cristiana, le sue iniziative e proposte, appartengano ad un mondo di diritti da rivendicare, più che frutto di un dono e di un impegno condiviso da ciascuno. Ora che le circostanze e l’esercizio della responsabilità, ci costringono a scelte che limitano la vita comunitaria, avvertiamo non solo una mancanza, uno smarrimento, per alcuni una comodità che vien meno, ma anche la moltiplicazione di interrogativi che rivelano le attese e le immagini che ciascuno di noi coltiva in relazione alla Chiesa e particolarmente a quella particolare comunità che è la Parrocchia. Queste domande diventano a loro volta come una porta su altre, più profonde, che investono la fede, il modo di vivere da cristiani, di ascoltare il Vangelo, di celebrare i sacramenti e di testimoniare la carità tra noi e verso il prossimo.

Queste riflessioni, che dovrebbero provocarci più frequentemente, sono alimentate, in questi giorni, da una decisione molto impegnativa: quella di celebrare l’Eucaristia senza la partecipazione dell’assemblea. Si tratta di una decisione sofferta, alla luce delle recenti disposizioni delle autorità governative, che suscita una molteplicità di sentimenti e, in alcuni casi, anche di risentimenti. Nessuno conserva memoria di tempi e situazioni in cui si sia verificata una cosa del genere. Non basta ricordare che in molte parti del mondo la celebrazione dell’Eucaristia è occasione rara e spesso richiede sacrifici non indifferenti per poterla celebrare e potervi partecipare; non basta riconoscere che anche nella nostra Diocesi crescono le parrocchie nelle quali non si celebra l’Eucaristia ogni giorno; non basta ammettere che per molti battezzati l’Eucaristia è diventata un optional e che per anziani e malati spesso è solo un desiderio. 

Le obiezioni più frequenti che sto raccogliendo, partono da constatazioni molto pratiche, per arrivare a quelle più profonde. A noi, si dice, non mancano i preti: se i preti celebrano l’Eucaristia, perché i fedeli non possono parteciparvi, pur a determinate condizioni? Perché alcune attività commerciali sono consentite e aperte al pubblico e il raccogliersi insieme in chiesa no? Perché un tempo, in caso di calamità e malattie, ci radunava in chiesa e ora ci si deve allontanare? Queste domande si accompagnano ad altre, che hanno a che fare con la fede. Se l’Eucaristia è così determinante per la vita cristiana, al punto che quella domenicale è un precetto grave, perché proprio i vescovi, custodi della fede, ne privano i fedeli? Come corrispondere al desiderio e al bisogno del pane eucaristico e del ritrovarsi insieme da cristiani nell’Eucaristia? Che significato ha che i preti celebrino l’Eucaristia da soli?

Riporto alcuni passaggi di lettere ricevute. “Se in questi momenti così difficili veniamo privati della possibilità di ricevere l’Eucarestia, da chi attingeremo la forza? Chi ci darà il coraggio di portare la speranza nei cuori di chi è più spaventato? Chi ci darà la Grazia di rimanere saldi e fiduciosi anche in mezzo alla tempesta? Infine mi chiedo anche chi ci aiuterà a mantenere la consapevolezza dell’appartenenza alla Comunità Cristiana, se non possiamo ritrovarci…?”

Spero che tutti voi possiate immaginare che il vescovo e i sacerdoti non solo comprendono queste domande, ma le sentono salire anche nel loro cuore. Insieme coltiviamo la convinzione della necessità della preghiera e particolarmente dell’Eucaristia nei momenti della prova e del dolore. Quanti racconti e testimonianze hanno alimentato questi convincimenti. Ho avuto il dono di incontrare a tu per tu il cardinale Van Thuan e di commuovermi nell’ascoltare come riusciva a celebrare l’Eucaristia nelle prigioni vietnamite. 

E quanti sacerdoti, penso al nostro don Seghezzi e tanti altri, insieme ai loro fedeli si sono trovati nelle stesse o in simili condizioni.

Perché allora una scelta tanto rilevante? L’immagine biblica che mi dà forza in questa circostanza è quella dell’esilio. Questo contagio ci sta, volenti o nolenti, esiliando dalla terra della nostra vita quotidiana, dalle nostre reali, presunte e presuntuose sicurezze, dalle nostre buone e forse meno buone abitudini. Il popolo di Dio, esiliato, perde tutto: gli rimane la fede, la preghiera e la dedicazione della propria vita agli altri, come espressione concreta della propria dedicazione a Dio. La prova, così si rivela il morbo dilagante, è il luogo del combattimento della fede. Il Signore ci indica nel silenzio e nell’ascolto della sua Parola, nella pazienza e perseveranza e nella preghiera e della carità vicendevole, le armi del nostro combattimento spirituale. Sono queste che vogliamo indossare anche noi.

Sappiate, fratelli e sorelle, che ogni giorno i sacerdoti stanno celebrando l’Eucaristia per voi, anche se non con voi: essi raccolgono quel “servizio sacerdotale” che è rappresentato dalla vita generosa di ciascuno e che, nell’Eucaristia, diventa un dono gradito a Dio. Sappiate che le vostre famiglie possono essere santuario della presenza di Dio, per l’amore che vi portate, per il sacramento del matrimonio che unisce tanti di voi, per la preghiera che potete condividere. Sappiate che le nostre chiese in questo momento rimangono aperte e sono accessibili per la preghiera personale in tante forme diverse. Sappiate, che la possibilità di accostare personalmente la Parola di Dio, che in Quaresima vorremmo fosse maggiormente praticata, trova in queste circostanze un’occasione favorevole. Sappiate che le tradizionali pratiche quaresimali del digiuno, della preghiera e della generosità verso i poveri sono ancora modalità per alimentare la relazione con il Signore. Sappiate che la preghiera del rosario, così cara alla devozione mariana, continua ad accompagnare i nostri giorni. Sappiate che le comunità monastiche e religiose, stanno incessantemente pregando per tutti. Vi chiedo, con tutto il cuore, di testimoniare nei modi che le circostanze stanno disegnando, quella carità che è il contrassegno della nostra fede, soprattutto verso i più deboli, gli anziani soli, le famiglie in difficoltà.

La sofferenza di non poter partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia, che rimane insostituibile, viene consolata dalla convinzione della misericordia di Dio per il popolo e soprattutto i più deboli e dalla più convinta adozione di uno stile eucaristico nella nostra vita. 

La scelta di concorrere al bene di tutti, soprattutto dei più fragili come i bambini, gli anziani, i malati, attraverso la rinuncia alla celebrazione dell’Eucaristia comunitaria, non è un appiattirsi su logiche materiali o semplicemente corrispondere ad esigenze pubbliche, dimenticando la fede; piuttosto è la decisione di fare della nostra fede la sorgente di una responsabilità morale che insieme a tanti uomini di buona volontà vogliamo esercitare perché la speranza di superare questa prova, si incarni in condizioni che la rendano credibile. 

Cari sacerdoti, desidero rivolgermi a voi, in modo particolare, sapendo la vostra vicinanza e dedizione alle Comunità che vi sono affidate: sappiate dell’affetto, della considerazione e della riconoscenza per ciò che state facendo e condividendo con le persone che il Signore consegna al vostro servizio e alla vostra guida. I limiti imposti dalle circostanze, non si impongono al vostro cuore e alla vostra fede. Gli spazi di tempo, che l’impossibilità di alcune delle opere del vostro ministero vi concedono siano maggiormente dedicate alla preghiera, all’ascolto della Parola e alla più pacata preparazione delle omelie, meditazioni, riflessioni che vi attendono e vi attenderanno. Il fatto che non possiate raggiungere con facilità i vostri parrocchiani, so che non li allontana dal vostro cuore e dalla vostra premura. Anche tra voi, esprimete quella fraternità, che in questi anni stiamo cercando di riproporci in maniera più convinta e concreta. E’ proprio il caso di dire, in questa circostanza: “basta una telefonata”. Mentre vi scrivo le condizioni di salute di alcuni di noi si rivelano delicate o addirittura gravi: sia forte la nostra preghiera per loro. 

Ringrazio di cuore Sua Eccellenza il Vescovo Siluan, della Diocesi Ortodossa Romena in Italia che, scrivendomi la sua fraterna vicinanza, l’accompagna con queste significative parole: “La fiducia in Cristo medico delle anime e dei corpi che andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo (Matteo 4,23), oggi come allora, venga in soccorso delle popolazioni colpite da questo morbo infausto e doni a tutti la gioia della rinascita e della vittoria. A quanti ne sono stati colpiti irrimediabilmente doni la gioia del paradiso, meta pasquale verso la quale tutti camminiamo e a coloro che soffrono della umana perdita la consolazione che in Cristo vivo e presente nella Chiesa nulla è perduto e, con sant’Agostino, vescovo d’Ippona, testimoniamo questa nostra speranza: non si perdono mai coloro che amiamo, perché possiamo amarli in Colui che non si può perdere.

Ringrazio di cuore tutti voi per la vostra fede, per la preghiera, per la generosità; esprimo tutta la mia considerazione e riconoscenza agli operatori sanitari e alle autorità preposte al bene comune. 

Interceda per noi la Madre di Dio, Salute degli infermi, la Vergine addolorata, così cara alla nostra devozione.

“Salva il tuo popolo Signore, guida e proteggi i tuoi figli”.

Il vostro vescovo, Francesco

Bergamo, 7 marzo 2020

 

Coronavirus – Nuovo messaggio dei Vescovi lombardi

circa le disposizioni sulla celebrazione delle S. Messe

I Vescovi della Lombardia, in comunione con i Vescovi del Veneto e dell’Emilia-Romagna, a seguito del decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, confermano che nelle loro Diocesi per la domenica 8 marzo e per i giorni feriali successivi e fino a nuova comunicazione è sospesa l’Eucarestia con la presenza dei fedeli, mentre i Vescovi e i sacerdoti celebreranno senza il popolo.

La decisione, assunta in accordo con la Conferenza Episcopale Italiana, si è resa necessaria dopo l’entrata in vigore del nuovo decreto del Consiglio dei Ministri con il quale si vuol definire il quadro degli interventi per arginare il rischio del contagio del “coronavirus” ed evitare il sovraccarico del sistema sanitario.

La situazione di disagio e di sofferenza del Paese è anche la sofferenza di tutta la Chiesa. Per questo motivo, noi Vescovi, invitiamo i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici a continuare a tessere con passione i rapporti con la Comunità Civile e ad assicurare la vicinanza nella preghiera a tutti coloro che sono colpiti.

I medici, gli operatori sanitari e quanti avvertono con crescente preoccupazione le pesanti conseguenze di questa crisi sul piano lavorativo ed economico si sentano custoditi dalla nostra preghiera quotidiana e dall’Eucaristia che i Vescovi e i sacerdoti ogni giorno celebrano in comunione spirituale con le proprie comunità e a sostegno dei malati e di chi se ne prende cura.

La mancanza della celebrazione eucaristica comunitaria deve portarci a riscoprire momenti di preghiera in famiglia – genitori e figli insieme –, la meditazione della Parola di Dio di ogni giorno, gesti di carità e rinvigorire affetti e relazioni che la vita quotidiana di solito rende meno intensi.

Ci aiuta, in questo caso, il rito ambrosiano nel quale in ogni venerdì di quaresima vi è il digiuno eucaristico. Questo digiuno può suggerire a tutti i fedeli di riscattare dall’abitudinarietà la partecipazione alla Messa per desiderare di più l’incontro con il Signore nella stessa Eucarestia.

Resta fermo il fatto che le porte delle chiese rimarranno aperte durante il giorno per consentire la preghiera personale e l’incontro con i sacerdoti che, generosamente, donano la loro disponibilità per un sostegno spirituale che a tutti consenta di sperimentare che “il nostro aiuto viene dal Signore”.

Infine, tenendo conto delle disposizioni ministeriali circa la chiusura delle scuole, per quanto riguarda i nostri oratori, sentito il parere degli organismi pastorali preposti, confermiamo la sospensione delle attività fino al 15 marzo compreso e la chiusura degli spazi aperti al pubblico.

Su tutti invochiamo di cuore la benedizione del Signore.

Restano quindi valide per la diocesi di Bergamo tutte le disposizioni date in precedenza.

Clicca qui per le disposizioni precedenti.