Nota liturgica per le celebrazioni

della Settimana Santa e del Triduo Pasquale

 

 

DOMENICA DELLE PALME

 

La Commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme si svolga nel seguente modo:

  • Non essendo possibile svolgere la processione fuori della chiesa, il sacerdote con i ministri inizi la celebrazione davanti alla porta della chiesa o nella chiesa stessa. Per evitare assembramenti, i fedeli siano già disposti nei banchi, mantenendo il distanziamento previsto.
  • Se si intendono distribuire i rametti d’ulivo, un incaricato consegni personalmente ai fedeli il sacchetto contenente l’ulivo da benedire, in modo che tutti rimangano fermi al loro posto. L’incaricato igienizzerà le mani prima di distribuire i sacchetti con l’ulivo.
  • Il rito si svolge come di consueto: BENEDIZIONE dei rami, PROCLAMAZIONE del Vangelo dell’ingresso del Signore a Gerusalemme, PROCESSIONE del sacerdote verso l’altare.
  • Si eviti di lasciare in chiesa, durante il giorno, cesti contenenti i sacchetti con i rami d’ulivo benedetti.
  • Si eviti inoltre di passare nelle case per distribuire l’ulivo benedetto.

 

 

TRIDUO PASQUALE

 

Viene celebrato completamente nella CHIESA PARROCCHIALE

e non in Santuario.

 

GIOVEDI – VENERDI – SABATO  SANTO

 

La Croce esposta per la preghiera:

non sia consentito ai fedeli di avvicinarsi per gesti di devozione, come ad esempio il bacio.

Coronavirus – Nota informativa sulle attività in parrocchia a seguito della “zona arancione rafforzata” dal 5 marzo

Il peggioramento della situazione “ad alto rischio” ha portato ad ulteriori restrizioni rispetto a quanto indicato il 1 marzo con la “fascia arancione”. Tali norme continuano a valere unitamente ad una necessaria aumentata responsabilità nel rispettare le indicazioni e nel garantire i protocolli di sicurezza richiesti.

Il termine “rafforzamento” avvicina di fatto ai criteri di una zona rossa. In specie, nella Delibera della Regione Lombardia del 4 marzo sono state date limitazioni particolari che hanno ripercussioni pastorali.

La chiusura delle scuole di ogni grado risponde al preoccupante aumento dei contagi tra i ragazzi e i conseguenti ricoveri di giovani genitori.

Perciò non è possibile svolgere alcuna attività che coinvolga bambini, ragazzi, adolescenti, giovani (catechesi, preghiera, animazione) neppure in chiesa. I ragazzi possono partecipare alle celebrazioni ordinarie con la famiglia. Sono da evitare momenti a gruppi. Anche per le società sportive si fermano gli allenamenti.

Il divieto di lasciare le proprie abitazioni (anche per andare nella seconda casa) o il divieto di visita a abitazioni private (invece permesso e normato in zona arancione), insieme alla limitazione dell’accesso ad ogni luogo pubblico e commerciale ad un solo componente per nucleo familiare (fatta eccezione per la necessità di recare con sé minori, disabili o anziani) intendono proprio evitare incontri occasionali e assembramenti.

Pertanto non è possibile convocare incontri o riunioni per adulti.
Per questo, l’accesso agli uffici di Curia è possibile solo su appuntamento.

Parimenti non è possibile fare visita agli ammalati se non nel caso i familiari chiamino per il sacramento dell’unzione degli infermi o per il viatico.

Lo smart-working e quindi la modalità a distanza on-line ritorna come principio base rivolto anche agli ambiti ecclesiali per attuare le diverse proposte di formazione.

Le celebrazioni in chiesa restano permesse, con l’invito a una particolare attenzione soprattutto al numero dei posti e al distanziamento. Con “celebrazioni” non si intende solo la Messa, ma anche celebrazioni della parola, celebrazioni penitenziali o altri momenti di preghiera come la Via Crucis (che però può essere fatta solo in chiesa, stanziale, e non all’aperto). Nota bene: gli incontri non diventano “celebrazioni” per il fatto che vengono svolti in chiesa: in questo momento di rischio alto e di rafforzamento delle norme viene chiesto di essere più rigidi e rispettosi, secondo il criterio dell’essenzialità e della sobrietà.

Qualora si entrasse in zona rossa restano possibili solo le celebrazioni. Si aggiungerà il divieto di ogni spostamento e la chiusura delle attività commerciali e amministrative: di fatto per noi non ci sarà molto di più rispetto a queste nuove norme “rafforzate”.

Per la Settimana Santa e il Triduo Pasquale verranno date indicazioni specifiche nei giorni precedenti, valutando anche l’evolversi della situazione e il mutare delle normative.


Indicazioni per la zona arancione del 1° marzo

Lorario di termine di celebrazioni e incontri dovrà sempre essere tale da consentire ai partecipanti il rientro alla propria abitazione entro le ore 22

Ambito catechesi, formazione, animazione per bambini, ragazzi, adolescenti, giovani e adulti
– indicazioni modificate con la zona arancione “rafforzata”
La libera frequentazione di spazi delloratorio (compreso bar, campi, cortili) è sospesa.

Ambito sport
– indicazioni modificate con la zona arancione “rafforzata”
Per ulteriori informazioni consultare il sito www.csibergamo.it

Non sono possibili:

  • spettacoli, proiezioni, concerti;
  • la somministrazione o vendita di alimenti;
  • iniziative che prevedono pernottamenti o pasti (come ad esempio “convivenze”, campi-scuola, autogestione di case, o gite giornaliere);
  • convegni, dibattiti, presentazioni (in chiesa o in sale);
  • concessione di spazi per gruppi vari, assemblee, attività, feste, corsi.

È possibile la concessione di spazi per vaccini.

Le foto di gruppo sono possibili mantenendo la distanza di 1 metro e la mascherina.
Si faccia molta attenzione alle foto pubblicate sui social perché “certe inquadrature” possono dare l’impressione di illeciti e uno scatto può rovinare tanto lavoro di attenzione.

Gli spostamenti fuori dai confini del comune non sono possibili.
In zona arancione “rafforzata” e ancor più in caso di zona rossa non sono permessi spostamenti per partecipare alle celebrazioni, anche sotto i 5.000 abitanti (tranne che per il celebrante, i volontari di servizio, i padrini o le madrine con autocertificazione); essendo sospesa la catechesi non si pone il problema per i ragazzi che seguono i cammini dell’iniziazione in altre comunità rispetto a quelle di residenza.

Moduli di autocertificazione

Per le celebrazioni (non solo eucaristiche) non ci sono sostanziali modifiche:

  • il numero della capienza, calcolato nel metro di distanza frontale e laterale per posto, va indicato sulle porte della chiesa. Si fa nota che il numero complessivo va rispettato anche concedendo ai “congiunti” di sedersi vicino (quindi non aumenta la possibilità di capienza totale, semplicemente “sposta” posti pieni o vuoti, ma non ne aggiunge);
  • si faccia attenzione che non si creino assembramenti sia prima che dopo;
  • si abbia attenzione al distanziamento e agli spostamenti anche sul presbiterio;
  • le mascherine devo essere tenute da tutti i fedeli e per tutto il tempo della celebrazione (il celebrante la indossi negli spostamenti e possibilmente nei momenti in cui non parla);
  • le particole per i fedeli sull’altare siano protette con coperchio o palla;
  • per la distribuzione della comunione (solo nelle mani) si prediliga che sia il sacerdote a passare tra i banchi, dopo aver messo la mascherina e igienizzate le mani, in caso di corteo verso l’altare si curi la distanza di almeno un metro e mezzo tra le persone;
  • il bacio a reliquie o a oggetti di devozione, non è permesso;
  • la CEI ha indicato come proposta di “gesto di pace” la possibilità di valorizzare lo sguardo reciproco, “volgendo gli occhi per intercettare quelli del vicino e accennando un inchino”, senza che ci sia alcun contatto o violazione della distanza di sicurezza.
  • i coristi abbiano lo specifico distanziamento di 2 metri tenendo la mascherina per i canti
  • i cortei (funebri o di ogni altro tipo) e le processioni non sono possibili.

La “via crucis” può essere svolta solo in chiesa stando fermi nei banchi. All’aperto viene equiparata a assembramento o a corteo e perciò è vietata.

Il sacramento della penitenza sia celebrato in luoghi ampi e areati, che consentano sia il distanziamento che la riservatezza. Sacerdote e fedele indossino sempre la mascherina.

La visita ai malati da parte dei ministri straordinari della comunione non è permessa.


Data la variabilità delle norme e delle situazioni specifiche, qualora ci fossero aggiornamenti verranno comunicati.

La Segreteria Generale è a disposizione per ogni necessario chiarimento, rimandando in caso agli specifici uffici di Curia per le proprie competenze.

Clicca qui per consultare anche tutte le disposizioni e indicazioni precedenti.

Criterio determinate di valutazione è sempre la capienza degli spazi in rapporto al numero dei partecipanti, insieme alla garanzia del rispetto delle disposizioni di sicurezza e alla tracciabilità dei presenti. Variando in base alla situazione locale e al momento specifico non è possibile una dettagliata casistica. Si ricorda che la segnalazione di denuncia può comportare reato penale, oltre che multe o sanzioni (per il titolare e i partecipanti) e la chiusura degli spazi. La situazione critica del contagio e la crisi di tante famiglie per i blocchi alle attività di ristorazione o di commercio o di formazione (corsi, palestre, ecc.) interpella eticamente e stride con superficiali auto-giustificazioni clericali.

Lettera del Vescovo Francesco a tutti i fedeli di Bergamo

Cari fratelli sacerdoti.

Care sorelle e fratelli tutti,

la situazione sanitaria, i provvedimenti delle autorità, le scelte pastorali fino ad ora compiute, mi inducono a condividere con voi alcune considerazioni.

La vita delle nostre comunità cristiane è normalmente intensa, significativa, capace di coinvolgere e raggiungere molte persone e molte famiglie. Proprio l’abitudine a questa vitalità, come avviene per altri beni preziosi, ci induce a sottovalutarla, a volte a criticarla, comunque a considerarla ancora una parte scontata dell’orizzonte delle nostre esistenze. In certi momenti, addirittura, ci sembra che la vita della comunità cristiana, le sue iniziative e proposte, appartengano ad un mondo di diritti da rivendicare, più che frutto di un dono e di un impegno condiviso da ciascuno. Ora che le circostanze e l’esercizio della responsabilità, ci costringono a scelte che limitano la vita comunitaria, avvertiamo non solo una mancanza, uno smarrimento, per alcuni una comodità che vien meno, ma anche la moltiplicazione di interrogativi che rivelano le attese e le immagini che ciascuno di noi coltiva in relazione alla Chiesa e particolarmente a quella particolare comunità che è la Parrocchia. Queste domande diventano a loro volta come una porta su altre, più profonde, che investono la fede, il modo di vivere da cristiani, di ascoltare il Vangelo, di celebrare i sacramenti e di testimoniare la carità tra noi e verso il prossimo.

Queste riflessioni, che dovrebbero provocarci più frequentemente, sono alimentate, in questi giorni, da una decisione molto impegnativa: quella di celebrare l’Eucaristia senza la partecipazione dell’assemblea. Si tratta di una decisione sofferta, alla luce delle recenti disposizioni delle autorità governative, che suscita una molteplicità di sentimenti e, in alcuni casi, anche di risentimenti. Nessuno conserva memoria di tempi e situazioni in cui si sia verificata una cosa del genere. Non basta ricordare che in molte parti del mondo la celebrazione dell’Eucaristia è occasione rara e spesso richiede sacrifici non indifferenti per poterla celebrare e potervi partecipare; non basta riconoscere che anche nella nostra Diocesi crescono le parrocchie nelle quali non si celebra l’Eucaristia ogni giorno; non basta ammettere che per molti battezzati l’Eucaristia è diventata un optional e che per anziani e malati spesso è solo un desiderio. 

Le obiezioni più frequenti che sto raccogliendo, partono da constatazioni molto pratiche, per arrivare a quelle più profonde. A noi, si dice, non mancano i preti: se i preti celebrano l’Eucaristia, perché i fedeli non possono parteciparvi, pur a determinate condizioni? Perché alcune attività commerciali sono consentite e aperte al pubblico e il raccogliersi insieme in chiesa no? Perché un tempo, in caso di calamità e malattie, ci radunava in chiesa e ora ci si deve allontanare? Queste domande si accompagnano ad altre, che hanno a che fare con la fede. Se l’Eucaristia è così determinante per la vita cristiana, al punto che quella domenicale è un precetto grave, perché proprio i vescovi, custodi della fede, ne privano i fedeli? Come corrispondere al desiderio e al bisogno del pane eucaristico e del ritrovarsi insieme da cristiani nell’Eucaristia? Che significato ha che i preti celebrino l’Eucaristia da soli?

Riporto alcuni passaggi di lettere ricevute. “Se in questi momenti così difficili veniamo privati della possibilità di ricevere l’Eucarestia, da chi attingeremo la forza? Chi ci darà il coraggio di portare la speranza nei cuori di chi è più spaventato? Chi ci darà la Grazia di rimanere saldi e fiduciosi anche in mezzo alla tempesta? Infine mi chiedo anche chi ci aiuterà a mantenere la consapevolezza dell’appartenenza alla Comunità Cristiana, se non possiamo ritrovarci…?”

Spero che tutti voi possiate immaginare che il vescovo e i sacerdoti non solo comprendono queste domande, ma le sentono salire anche nel loro cuore. Insieme coltiviamo la convinzione della necessità della preghiera e particolarmente dell’Eucaristia nei momenti della prova e del dolore. Quanti racconti e testimonianze hanno alimentato questi convincimenti. Ho avuto il dono di incontrare a tu per tu il cardinale Van Thuan e di commuovermi nell’ascoltare come riusciva a celebrare l’Eucaristia nelle prigioni vietnamite. 

E quanti sacerdoti, penso al nostro don Seghezzi e tanti altri, insieme ai loro fedeli si sono trovati nelle stesse o in simili condizioni.

Perché allora una scelta tanto rilevante? L’immagine biblica che mi dà forza in questa circostanza è quella dell’esilio. Questo contagio ci sta, volenti o nolenti, esiliando dalla terra della nostra vita quotidiana, dalle nostre reali, presunte e presuntuose sicurezze, dalle nostre buone e forse meno buone abitudini. Il popolo di Dio, esiliato, perde tutto: gli rimane la fede, la preghiera e la dedicazione della propria vita agli altri, come espressione concreta della propria dedicazione a Dio. La prova, così si rivela il morbo dilagante, è il luogo del combattimento della fede. Il Signore ci indica nel silenzio e nell’ascolto della sua Parola, nella pazienza e perseveranza e nella preghiera e della carità vicendevole, le armi del nostro combattimento spirituale. Sono queste che vogliamo indossare anche noi.

Sappiate, fratelli e sorelle, che ogni giorno i sacerdoti stanno celebrando l’Eucaristia per voi, anche se non con voi: essi raccolgono quel “servizio sacerdotale” che è rappresentato dalla vita generosa di ciascuno e che, nell’Eucaristia, diventa un dono gradito a Dio. Sappiate che le vostre famiglie possono essere santuario della presenza di Dio, per l’amore che vi portate, per il sacramento del matrimonio che unisce tanti di voi, per la preghiera che potete condividere. Sappiate che le nostre chiese in questo momento rimangono aperte e sono accessibili per la preghiera personale in tante forme diverse. Sappiate, che la possibilità di accostare personalmente la Parola di Dio, che in Quaresima vorremmo fosse maggiormente praticata, trova in queste circostanze un’occasione favorevole. Sappiate che le tradizionali pratiche quaresimali del digiuno, della preghiera e della generosità verso i poveri sono ancora modalità per alimentare la relazione con il Signore. Sappiate che la preghiera del rosario, così cara alla devozione mariana, continua ad accompagnare i nostri giorni. Sappiate che le comunità monastiche e religiose, stanno incessantemente pregando per tutti. Vi chiedo, con tutto il cuore, di testimoniare nei modi che le circostanze stanno disegnando, quella carità che è il contrassegno della nostra fede, soprattutto verso i più deboli, gli anziani soli, le famiglie in difficoltà.

La sofferenza di non poter partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia, che rimane insostituibile, viene consolata dalla convinzione della misericordia di Dio per il popolo e soprattutto i più deboli e dalla più convinta adozione di uno stile eucaristico nella nostra vita. 

La scelta di concorrere al bene di tutti, soprattutto dei più fragili come i bambini, gli anziani, i malati, attraverso la rinuncia alla celebrazione dell’Eucaristia comunitaria, non è un appiattirsi su logiche materiali o semplicemente corrispondere ad esigenze pubbliche, dimenticando la fede; piuttosto è la decisione di fare della nostra fede la sorgente di una responsabilità morale che insieme a tanti uomini di buona volontà vogliamo esercitare perché la speranza di superare questa prova, si incarni in condizioni che la rendano credibile. 

Cari sacerdoti, desidero rivolgermi a voi, in modo particolare, sapendo la vostra vicinanza e dedizione alle Comunità che vi sono affidate: sappiate dell’affetto, della considerazione e della riconoscenza per ciò che state facendo e condividendo con le persone che il Signore consegna al vostro servizio e alla vostra guida. I limiti imposti dalle circostanze, non si impongono al vostro cuore e alla vostra fede. Gli spazi di tempo, che l’impossibilità di alcune delle opere del vostro ministero vi concedono siano maggiormente dedicate alla preghiera, all’ascolto della Parola e alla più pacata preparazione delle omelie, meditazioni, riflessioni che vi attendono e vi attenderanno. Il fatto che non possiate raggiungere con facilità i vostri parrocchiani, so che non li allontana dal vostro cuore e dalla vostra premura. Anche tra voi, esprimete quella fraternità, che in questi anni stiamo cercando di riproporci in maniera più convinta e concreta. E’ proprio il caso di dire, in questa circostanza: “basta una telefonata”. Mentre vi scrivo le condizioni di salute di alcuni di noi si rivelano delicate o addirittura gravi: sia forte la nostra preghiera per loro. 

Ringrazio di cuore Sua Eccellenza il Vescovo Siluan, della Diocesi Ortodossa Romena in Italia che, scrivendomi la sua fraterna vicinanza, l’accompagna con queste significative parole: “La fiducia in Cristo medico delle anime e dei corpi che andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo (Matteo 4,23), oggi come allora, venga in soccorso delle popolazioni colpite da questo morbo infausto e doni a tutti la gioia della rinascita e della vittoria. A quanti ne sono stati colpiti irrimediabilmente doni la gioia del paradiso, meta pasquale verso la quale tutti camminiamo e a coloro che soffrono della umana perdita la consolazione che in Cristo vivo e presente nella Chiesa nulla è perduto e, con sant’Agostino, vescovo d’Ippona, testimoniamo questa nostra speranza: non si perdono mai coloro che amiamo, perché possiamo amarli in Colui che non si può perdere.

Ringrazio di cuore tutti voi per la vostra fede, per la preghiera, per la generosità; esprimo tutta la mia considerazione e riconoscenza agli operatori sanitari e alle autorità preposte al bene comune. 

Interceda per noi la Madre di Dio, Salute degli infermi, la Vergine addolorata, così cara alla nostra devozione.

“Salva il tuo popolo Signore, guida e proteggi i tuoi figli”.

Il vostro vescovo, Francesco

Bergamo, 7 marzo 2020