QUARESIMA 2019

 

IO HO SCELTO VOI

“ CHIAMO’ A SE’ QUELLI CHE VOLLE ”

1.

CHIAMATI PER STARE CON LUI

 

PREGHIAMO INSIEME

 

Invocazione allo Spirito

O Spirito Santo, Gesù ha rivelato il Tuo mistero e ha detto che Tu sarai il nostro Consolatore ogni giorno fino al Suo ritorno. Noi crediamo in Te e crediamo che questa è l'ora Tua, l'ora della Pentecoste. Vieni, Spirito Santo! Vieni e vinci ogni paura dentro di noi, rendici felici di credere, di sperare e di amare. Metti entusiasmo nella nostra vita, mitezza e serenità nel nostro cuore. Vieni, Spirito Santo! Rendici un cuore solo e un'anima sola, affinché il mondo creda in Gesù, Figlio di Dio. Vieni, Spirito Santo! Facci amare la Scrittura per riconoscere la voce viva di Gesù; rendici umili e semplici per comprendere i misteri del Regno di Dio. Vieni, Spirito Santo! Maria è qui con noi, ci raduna e prega e invoca per noi il Dono dell'Amore e il Fuoco dello Spirito. Vieni, Spirito Santo! Amen.

 

LA PAROLA DI DIO

Dal Vangelo di Marco (3,13-19)

13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

 

COMPRENDERE LA PAROLA

Gesù sale su un'altura, non per prendere le distanze dalla folla che gli si accalca intorno con il suo carico di sofferenza, ma perché così può abbracciarli tutti con lo sguardo e provvedere al loro bisogno di guarigione e di salvezza. Lo fa dando forma ad una comunità che dovrà significare nel mondo la vicinanza del regno di Dio.

Il primo nucleo di questa comunità sarà costituito di dodici persone, numero che rimanda alle dodici tribù d'Israele e sta dunque a significare l'iniziativa divina di raccogliere il popolo di Dio per il tempo della salvezza.

Nello scegliere i componenti del gruppo, Gesù opera in modo assolutamente sovrano, «Chiamò a sé quelli che aveva in cuore proprio lui». Gesù, convoca attorno a sé alcuni dei discepoli che lo stanno seguendo; l'evangelo evidenzia il potere di chi chiama e l'obbedienza dovuta dai chiamati.

E non contano le loro qualità umane, e neppure quelle religiose, ma soltanto la sua assolutamente misteriosa e libera scelta.

I chiamati vengono presso di lui, lasciando il loro posto in mezzo agli altri e collocandosi strettamente dalla parte di Gesù. Con loro Gesù costituisce un gruppo speciale, espresso con una sintetica frase che suona così: «Fece dodici».

Fare dodici è dare forma ad una realtà nuova, il cui senso è chiarito subito dopo: «perché stessero con lui ... ».

Essi sono scelti innanzitutto perché siano la sua comunità, perché stiano con lui. Questo stare con lui è la fonte della loro azione di inviati ad annunciare l'evangelo e a porre segni del Regno che viene.

In definitiva, ogni missione cristiana, per essere autentica, suppone una comunione di vita con Gesù. Stando con Gesù e aiutati dal suo insegnamento, i Dodici penetreranno nel mistero del regno di Dio: «A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio, a quelli fuori tutto viene esposto in parabole ... » (Mc 4,11).

Vivendo con lui potranno aprirsi alla domanda sul mistero della sua persona, del rifiuto da parte del suo popolo, e si prepareranno alla prospettiva della sua passione e morte, venendo da lui orientati verso la speranza di una vita che oltrepassa i confini della morte.

Gesù ha per i Dodici un progetto particolare e preciso: «mandarli a predicare». L'annuncio del Regno è diretto innanzitutto al singolo perché si decida per il Dio che viene, ma il suo fine non è limitato al cambiamento di vita dell'individuo, bensì è volto alla formazione di una comunità di credenti, al raduno di un popolo che ha accolto il lieto messaggio.

Il Regno che Gesù annuncia è in primo luogo un messaggio rivolto ad Israele, il popolo dell'alleanza; è compimento delle promesse di un Dio fedele che non si dimentica dei suoi figli, che raduna i dispersi.

La missione alla quale sono chiamati scaturisce in verità dall'esperienza di vita con lui ed essi potranno annunciare su ordine di Gesù l'arrivo del Regno, proprio perché ne hanno fatto esperienza diretta, personale.

Al compito di predicare si accompagnerà il potere di lottare contro il male («con il potere di cacciare i demoni»); nuovamente si ribadisce come non è una loro capacità, ma un potere affidato loro da Gesù, l'unico che è veramente vittorioso contro il maligno.

La lista dei chiamati presenta alcune particolarità significative.

Anzitutto è da rilevare il cambiamento del nome di Simone in "Pietro". È Gesù che, con la sua autorità, impone a Simone un nome nuovo, indicando così un cambio profondo di identità, che gli deriverà proprio dall'esperienza di comunione con Gesù.

E se Marco non conserva l'antico appellativo aramaico "Cefa", ma ne dà la traduzione greca di "Pietro", è perché vuole evidenziare la funzione che quel discepolo avrà poi nella Chiesa delle origini.

Chiude l'elenco il nome di Giuda, con la misteriosa e inquietante sottolineatura del suo futuro tradimento. Marco prepara ancora una volta il proprio lettore al mistero della passione e morte verso il quale va l'intera vita di Gesù in obbedienza al piano divino.

Ma c'è un monito: se persino uno dei prescelti da Gesù lo ha abbandonato e tradito, ogni discepolo dovrà vegliare seriamente sulla fedeltà della propria sequela.

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

Tanti seguono Gesù... ma, alla fine, è Lui solo che decide chi avere con sé per una missione particolare. E' importante per noi sapere che è sempre Lui che chiama e che sceglie.

E' bello osservare come la scelta dei Dodici avviene dopo una lunghissima notte in preghiera, infatti, solo all'alba chiama i discepoli e comunica loro la Sua decisione. E' quello che dovremmo fare noi... pregare e chiedere al buon Dio il Suo parere prima di prendere qualsiasi decisione importante.

Ne sceglie dunque dodici che rappresentano in qualche modo tutti i popoli: nessuno deve rimanere senza un buon pastore. Ma per essere tale, Gesù è come se mettesse una condizione: “Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni”.

Questo significa che la cosa più importante è prima di tutto stare con Gesù, conoscere Gesù e amare Gesù sopra ogni cosa. I nostri occhi devono essere orientati verso di Lui... il nostro cuore deve palpitare per Lui... e le nostre braccia devono dirigersi verso di Lui.

E solo dopo che avremmo posto Gesù al centro della nostra vita, saremmo in grado di essere degli strumenti affidabili per la costruzione del Suo Regno.

Riusciremo quindi ad amare il prossimo, a servirlo e a guarirlo, solo se Cristo è radicato nel nostro cuore. Dobbiamo insomma conoscere ogni cosa di Gesù: le parole, le opere, gli insegnamenti, le risposte, ma soprattutto gli atteggiamenti, un certo stile, un certo sentire come Cristo...

Nella nostra società c'è un po' di confusione... si pensa di essere religiosi compiendo un certo numero di pratiche esteriori, ma questo non significa avere fede.

L'errore di tanti consiste nel pretendere di fare seguaci da ogni parte a suon di parole; parole che vengono spesso smentire dai fatti, ossia dall’incoerenza dei comportamenti; parole che non hanno molta autorità perché ripetono più che altro cose sentite da altri, ma non sono veramente assimilate, vissute, "sofferte"... Troppi si credono evangelizzatori, troppi si credono buoni, troppi si credono miti, troppi si credono umili, troppi credono di amare Dio... Ma troppo pochi hanno il coraggio di dire gemendo: "Mio Dio, io non ti amo... io non credo in te... io non spero in te...".

Le belle parole non incantano il Signore, ma è il riconoscere la nostra miseria che commuove il buon Dio, perché sa di grido e di gemito... e questi gemiti sono musica per le sue orecchie... allora non rimarrà sordo, ma trasformerà i nostri cuori.

Quindi, suggerimento pratico... non iniziare e non terminare mai una giornata senza almeno una bella chiacchierata con Dio.

Quando Dio sceglie qualcuno usa dei criteri diversi dai nostri; come vediamo, infatti, i discepoli non erano uomini perfetti, ma Gesù non li ha scelti perché erano belli, intelligenti, dolci o irresistibili, ma perché ha visto nel loro cuore qualcosa di speciale. Essi volevano veramente conoscere Cristo, e anche se non capivano subito - l'amore di Dio è più forte delle nostre comprensioni -, il loro desiderio di verità, di giustizia, di amore... ha fatto superare loro tante paure, tanti dubbi, tante difficoltà...

Come discepoli di Cristo, tutti i cristiani devono sentire il dovere di essere chiamati da Gesù. A nessuno è lecito chiudersi nell’egoismo e nell’indifferenza.

Come fare? ecco alcuni suggerimenti:

1. Mettersi all’ascolto di Cristo e dei fratelli.

Di Cristo: sforzarsi di comprendere il suo messaggio di amore e vivere praticandolo;

dei fratelli: capire le loro necessità, la loro debolezza, averne pietà senza permettersi di giudicare o di condannare alcuno.

2. Proclamare Cristo unico salvatore degli uomini.

Dare a tutti l’esempio di una vita fedele a Cristo e al suo vangelo; vivere le beatitudini, la povertà, la serenità nelle prove, la ricerca incessante della verità, amare sinceramente il prossimo, di un amore fatto di comprensione e di spirito di servizio.

3. Costruire con Cristo il regno di Dio. Impegnarsi a far nascere una società nuova

fondata sui principi del vangelo, ispirati all’amore di Dio e del prossimo, alla giustizia, alla pace, alla concordia.

Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede perché gli altri, vedendoci, possano dire: "Ecco quello è un vero discepolo!".

Chiediamogli di aiutarci ad imitare i dodici; e che anche loro ci incoraggino quando andiamo contro corrente, quando siamo derisi perché andiamo in Chiesa, quando parliamo di Lui, quando non vogliamo adeguarci alla logica del mondo... ma soprattutto ci aiutino a cedere le redini della nostra vita a Gesù Cristo, il capitano migliore che c'è sulla piazza.

 

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

"Gesù chiamò a sé quelli che aveva in cuore proprio lui."

Il nostro sì a volte ci fa sentire protagonisti della vocazione: il merito va invece a Dio.

Quanto io lascio che sia protagonista il Signore?

"Perché stessero con lui."

La vocazione fa nascere un legame stretto e forte con il Signore. Se non c'è questo

non c'è nessuna vocazione. Chiediti sempre quanto tempo stai con Gesù: questa è la

cifra della tua vocazione.

"Sono scelti perché siano la sua comunità."

La chiamata di Gesù fa nascere la Chiesa, la comunità dei "chiamati". Anche nelle

nostre comunità ci sono i Pietro e i Giuda. So accettare la presenza di tutti?

"Per mandarli a predicare."

Nella comunità cristiana le persone consacrate sono chiamate a questo compito. Cosa

fa e cosa può fare la mia comunità sul tema della vocazione sacerdotale?

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA

Tante e tante volte Signore, mi hai chiesto di salire sulla barca della mia vita; spesso ho resistito alla tua richiesta; qualche volta - poche in verità – ti ho detto di sì. E niente è stato più come prima.

Non meravigliarti allora se non sempre sono generoso con te; la verità è che tu sei «traboccante» e invece di qualche porzione di pesce per me e per i miei, mi doni due barche così cariche che quasi affondano.

Invece di qualche ora da dedicarti mi chiedi la vita intera per iniziare il mestiere umanamente più assurdo: «Non temere! D'ora in poi, prenderai uomini vivi».

Come Simone, anch'io oggi ti ripeto ancora: «Allontanati da me perché sono indegno di te» ma aggiungo anche, con l'umiltà di un cuore che vuole amarti: prenditi la mia vita e fanne quello che vuoi!

Perché quello che conta non è avere ma donare e l'avventura della vita è bella se la corro con te, dono d'amore del Padre perché ognuno gusti la vita in pienezza.

Padre nostro