QUARESIMA 2019

 

IO HO SCELTO VOI

“ CHIAMO’ A SE’ QUELLI CHE VOLLE ”

1.

CHIAMATI PER STARE CON LUI

 

PREGHIAMO INSIEME

 

Invocazione allo Spirito

O Spirito Santo, Gesù ha rivelato il Tuo mistero e ha detto che Tu sarai il nostro Consolatore ogni giorno fino al Suo ritorno. Noi crediamo in Te e crediamo che questa è l'ora Tua, l'ora della Pentecoste. Vieni, Spirito Santo! Vieni e vinci ogni paura dentro di noi, rendici felici di credere, di sperare e di amare. Metti entusiasmo nella nostra vita, mitezza e serenità nel nostro cuore. Vieni, Spirito Santo! Rendici un cuore solo e un'anima sola, affinché il mondo creda in Gesù, Figlio di Dio. Vieni, Spirito Santo! Facci amare la Scrittura per riconoscere la voce viva di Gesù; rendici umili e semplici per comprendere i misteri del Regno di Dio. Vieni, Spirito Santo! Maria è qui con noi, ci raduna e prega e invoca per noi il Dono dell'Amore e il Fuoco dello Spirito. Vieni, Spirito Santo! Amen.

 

LA PAROLA DI DIO

Dal Vangelo di Marco (3,13-19)

13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

 

COMPRENDERE LA PAROLA

Gesù sale su un'altura, non per prendere le distanze dalla folla che gli si accalca intorno con il suo carico di sofferenza, ma perché così può abbracciarli tutti con lo sguardo e provvedere al loro bisogno di guarigione e di salvezza. Lo fa dando forma ad una comunità che dovrà significare nel mondo la vicinanza del regno di Dio.

Il primo nucleo di questa comunità sarà costituito di dodici persone, numero che rimanda alle dodici tribù d'Israele e sta dunque a significare l'iniziativa divina di raccogliere il popolo di Dio per il tempo della salvezza.

Nello scegliere i componenti del gruppo, Gesù opera in modo assolutamente sovrano, «Chiamò a sé quelli che aveva in cuore proprio lui». Gesù, convoca attorno a sé alcuni dei discepoli che lo stanno seguendo; l'evangelo evidenzia il potere di chi chiama e l'obbedienza dovuta dai chiamati.

E non contano le loro qualità umane, e neppure quelle religiose, ma soltanto la sua assolutamente misteriosa e libera scelta.

I chiamati vengono presso di lui, lasciando il loro posto in mezzo agli altri e collocandosi strettamente dalla parte di Gesù. Con loro Gesù costituisce un gruppo speciale, espresso con una sintetica frase che suona così: «Fece dodici».

Fare dodici è dare forma ad una realtà nuova, il cui senso è chiarito subito dopo: «perché stessero con lui ... ».

Essi sono scelti innanzitutto perché siano la sua comunità, perché stiano con lui. Questo stare con lui è la fonte della loro azione di inviati ad annunciare l'evangelo e a porre segni del Regno che viene.

In definitiva, ogni missione cristiana, per essere autentica, suppone una comunione di vita con Gesù. Stando con Gesù e aiutati dal suo insegnamento, i Dodici penetreranno nel mistero del regno di Dio: «A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio, a quelli fuori tutto viene esposto in parabole ... » (Mc 4,11).

Vivendo con lui potranno aprirsi alla domanda sul mistero della sua persona, del rifiuto da parte del suo popolo, e si prepareranno alla prospettiva della sua passione e morte, venendo da lui orientati verso la speranza di una vita che oltrepassa i confini della morte.

Gesù ha per i Dodici un progetto particolare e preciso: «mandarli a predicare». L'annuncio del Regno è diretto innanzitutto al singolo perché si decida per il Dio che viene, ma il suo fine non è limitato al cambiamento di vita dell'individuo, bensì è volto alla formazione di una comunità di credenti, al raduno di un popolo che ha accolto il lieto messaggio.

Il Regno che Gesù annuncia è in primo luogo un messaggio rivolto ad Israele, il popolo dell'alleanza; è compimento delle promesse di un Dio fedele che non si dimentica dei suoi figli, che raduna i dispersi.

La missione alla quale sono chiamati scaturisce in verità dall'esperienza di vita con lui ed essi potranno annunciare su ordine di Gesù l'arrivo del Regno, proprio perché ne hanno fatto esperienza diretta, personale.

Al compito di predicare si accompagnerà il potere di lottare contro il male («con il potere di cacciare i demoni»); nuovamente si ribadisce come non è una loro capacità, ma un potere affidato loro da Gesù, l'unico che è veramente vittorioso contro il maligno.

La lista dei chiamati presenta alcune particolarità significative.

Anzitutto è da rilevare il cambiamento del nome di Simone in "Pietro". È Gesù che, con la sua autorità, impone a Simone un nome nuovo, indicando così un cambio profondo di identità, che gli deriverà proprio dall'esperienza di comunione con Gesù.

E se Marco non conserva l'antico appellativo aramaico "Cefa", ma ne dà la traduzione greca di "Pietro", è perché vuole evidenziare la funzione che quel discepolo avrà poi nella Chiesa delle origini.

Chiude l'elenco il nome di Giuda, con la misteriosa e inquietante sottolineatura del suo futuro tradimento. Marco prepara ancora una volta il proprio lettore al mistero della passione e morte verso il quale va l'intera vita di Gesù in obbedienza al piano divino.

Ma c'è un monito: se persino uno dei prescelti da Gesù lo ha abbandonato e tradito, ogni discepolo dovrà vegliare seriamente sulla fedeltà della propria sequela.

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

Tanti seguono Gesù... ma, alla fine, è Lui solo che decide chi avere con sé per una missione particolare. E' importante per noi sapere che è sempre Lui che chiama e che sceglie.

E' bello osservare come la scelta dei Dodici avviene dopo una lunghissima notte in preghiera, infatti, solo all'alba chiama i discepoli e comunica loro la Sua decisione. E' quello che dovremmo fare noi... pregare e chiedere al buon Dio il Suo parere prima di prendere qualsiasi decisione importante.

Ne sceglie dunque dodici che rappresentano in qualche modo tutti i popoli: nessuno deve rimanere senza un buon pastore. Ma per essere tale, Gesù è come se mettesse una condizione: “Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni”.

Questo significa che la cosa più importante è prima di tutto stare con Gesù, conoscere Gesù e amare Gesù sopra ogni cosa. I nostri occhi devono essere orientati verso di Lui... il nostro cuore deve palpitare per Lui... e le nostre braccia devono dirigersi verso di Lui.

E solo dopo che avremmo posto Gesù al centro della nostra vita, saremmo in grado di essere degli strumenti affidabili per la costruzione del Suo Regno.

Riusciremo quindi ad amare il prossimo, a servirlo e a guarirlo, solo se Cristo è radicato nel nostro cuore. Dobbiamo insomma conoscere ogni cosa di Gesù: le parole, le opere, gli insegnamenti, le risposte, ma soprattutto gli atteggiamenti, un certo stile, un certo sentire come Cristo...

Nella nostra società c'è un po' di confusione... si pensa di essere religiosi compiendo un certo numero di pratiche esteriori, ma questo non significa avere fede.

L'errore di tanti consiste nel pretendere di fare seguaci da ogni parte a suon di parole; parole che vengono spesso smentire dai fatti, ossia dall’incoerenza dei comportamenti; parole che non hanno molta autorità perché ripetono più che altro cose sentite da altri, ma non sono veramente assimilate, vissute, "sofferte"... Troppi si credono evangelizzatori, troppi si credono buoni, troppi si credono miti, troppi si credono umili, troppi credono di amare Dio... Ma troppo pochi hanno il coraggio di dire gemendo: "Mio Dio, io non ti amo... io non credo in te... io non spero in te...".

Le belle parole non incantano il Signore, ma è il riconoscere la nostra miseria che commuove il buon Dio, perché sa di grido e di gemito... e questi gemiti sono musica per le sue orecchie... allora non rimarrà sordo, ma trasformerà i nostri cuori.

Quindi, suggerimento pratico... non iniziare e non terminare mai una giornata senza almeno una bella chiacchierata con Dio.

Quando Dio sceglie qualcuno usa dei criteri diversi dai nostri; come vediamo, infatti, i discepoli non erano uomini perfetti, ma Gesù non li ha scelti perché erano belli, intelligenti, dolci o irresistibili, ma perché ha visto nel loro cuore qualcosa di speciale. Essi volevano veramente conoscere Cristo, e anche se non capivano subito - l'amore di Dio è più forte delle nostre comprensioni -, il loro desiderio di verità, di giustizia, di amore... ha fatto superare loro tante paure, tanti dubbi, tante difficoltà...

Come discepoli di Cristo, tutti i cristiani devono sentire il dovere di essere chiamati da Gesù. A nessuno è lecito chiudersi nell’egoismo e nell’indifferenza.

Come fare? ecco alcuni suggerimenti:

1. Mettersi all’ascolto di Cristo e dei fratelli.

Di Cristo: sforzarsi di comprendere il suo messaggio di amore e vivere praticandolo;

dei fratelli: capire le loro necessità, la loro debolezza, averne pietà senza permettersi di giudicare o di condannare alcuno.

2. Proclamare Cristo unico salvatore degli uomini.

Dare a tutti l’esempio di una vita fedele a Cristo e al suo vangelo; vivere le beatitudini, la povertà, la serenità nelle prove, la ricerca incessante della verità, amare sinceramente il prossimo, di un amore fatto di comprensione e di spirito di servizio.

3. Costruire con Cristo il regno di Dio. Impegnarsi a far nascere una società nuova

fondata sui principi del vangelo, ispirati all’amore di Dio e del prossimo, alla giustizia, alla pace, alla concordia.

Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede perché gli altri, vedendoci, possano dire: "Ecco quello è un vero discepolo!".

Chiediamogli di aiutarci ad imitare i dodici; e che anche loro ci incoraggino quando andiamo contro corrente, quando siamo derisi perché andiamo in Chiesa, quando parliamo di Lui, quando non vogliamo adeguarci alla logica del mondo... ma soprattutto ci aiutino a cedere le redini della nostra vita a Gesù Cristo, il capitano migliore che c'è sulla piazza.

 

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

"Gesù chiamò a sé quelli che aveva in cuore proprio lui."

Il nostro sì a volte ci fa sentire protagonisti della vocazione: il merito va invece a Dio.

Quanto io lascio che sia protagonista il Signore?

"Perché stessero con lui."

La vocazione fa nascere un legame stretto e forte con il Signore. Se non c'è questo

non c'è nessuna vocazione. Chiediti sempre quanto tempo stai con Gesù: questa è la

cifra della tua vocazione.

"Sono scelti perché siano la sua comunità."

La chiamata di Gesù fa nascere la Chiesa, la comunità dei "chiamati". Anche nelle

nostre comunità ci sono i Pietro e i Giuda. So accettare la presenza di tutti?

"Per mandarli a predicare."

Nella comunità cristiana le persone consacrate sono chiamate a questo compito. Cosa

fa e cosa può fare la mia comunità sul tema della vocazione sacerdotale?

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA

Tante e tante volte Signore, mi hai chiesto di salire sulla barca della mia vita; spesso ho resistito alla tua richiesta; qualche volta - poche in verità – ti ho detto di sì. E niente è stato più come prima.

Non meravigliarti allora se non sempre sono generoso con te; la verità è che tu sei «traboccante» e invece di qualche porzione di pesce per me e per i miei, mi doni due barche così cariche che quasi affondano.

Invece di qualche ora da dedicarti mi chiedi la vita intera per iniziare il mestiere umanamente più assurdo: «Non temere! D'ora in poi, prenderai uomini vivi».

Come Simone, anch'io oggi ti ripeto ancora: «Allontanati da me perché sono indegno di te» ma aggiungo anche, con l'umiltà di un cuore che vuole amarti: prenditi la mia vita e fanne quello che vuoi!

Perché quello che conta non è avere ma donare e l'avventura della vita è bella se la corro con te, dono d'amore del Padre perché ognuno gusti la vita in pienezza.

Padre nostro

 

 

IO HO SCELTO VOI

«VI HO CHIAMATO AMICI»

2.

CHIAMATI DA LUI, AMICI SUOI E FRA DI NOI

 

PREGHIAMO INSIEME

 

Invocazione allo Spirito

Spirito Santo, vieni e deponi nei nostri cuori 

il desiderio di avanzare verso una comunione:

sei tu che ci guidi.

Tu che ci ami ispira il cuore di chi cerca una pace…

E donaci di porre la fiducia là dove sono i contrasti.

Dio che ci ami, tu conosci le nostre fragilità.

Tuttavia con la presenza del tuo Santo Spirito, 

tu vieni a trasfigurarle a tal punto che le ombre stesse 

possono illuminarsi all’interno.

Dio che ci ami, rendici umili, donaci una grande semplicità 

nella nostra preghiera, nelle relazioni umane, nell’accoglienza.

 

LA PAROLA DI DIO

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,12-17)

12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

 

COMPRENDERE LA PAROLA

 

Gesù ha appena finito di parlare della sua relazione con i discepoli nei termini suggeriti dall’immagine della vite e dei tralci. Come i tralci portano frutto solo se rimangono uniti alla vite, così i suoi discepoli devono rimanere uniti a lui per portare frutto.

Ma in che cosa consiste il frutto?

Non in una relazione emotiva e impalpabile con il loro Signore, ma nell’amore reciproco tra loro come discepoli, nell’edificazione di una comunità realmente fraterna.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”.

Gesù ripete quanto già detto (13,34): vuole imprimere nel cuore dei discepoli il comandamento della carità (1Gv 2,7-8).

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”.

Amici va inteso in senso largo, cioè coloro che si amano, anche se non si è riamati.

San Paolo sottolinea (Rm 5,6-7): “Nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona: Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. Giovanni nella sua primalettera dice che Cristo èstato vittima di espiazioneper tutti (2,2): “E’ lui lavittima di espiazione per inostri peccati; non soltantoper i nostri, ma anche perquelli di tutto il mondo”.Gesù non ha mai chiamatonessuno suo nemico, ciòera contrario alla sua operadi Salvatore.Infatti, chi dice nemico ha già in cuore, a vario livello, l’ostilità (1Re 21,20). Neppure a Giuda disse nemico, ma amico (Mt 26,50).

Amare i fratelli come lui ci ha amati.

Il comandamento di Gesù è uno solo: "amarci come lui ci amò!" (Gv 15,12). Gesù supera l’AnticoTestamento.Il criterio antico era ilseguente: "Amerai ilprossimo tuo come testesso" (Lv 18,19).Il nuovo criterio è: “Amatevi come io vi ho amato”. E la frase che fino ad oggi dice: "Non c’è amore più grande di colui che dà la vita per il fratello!"

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”.

Si diventa immediatamente amici di Gesù se si vive il suo comandamento (15,12). L’amicizia è amore corrisposto, così gli amici di Gesù sono coloro che corrispondono al suo amore vivendo i l comandamento dell’amore. Gli amici non sono più chiamati servi, perché a loro viene dato tutto ciò che Gesù ha udito dal Padre. Chi ama il prossimo come se stesso, includendo nel prossimo anche i nemici, conosce bene la parola di Gesù e arriva ad amare come lui.

Amici e non servi.

"Voi siete miei amici se fate ciò che vi comando", cioè la pratica dell’amore fino al dono totale di sé! Subito Gesù presenta un ideale altissimo per la vita dei suoi discepoli. Gesù non aveva più segreti per i suoi discepoli. Ci racconta tutto ciò che ha udito dal Padre! Ecco l’ideale stupendo della vita in comunità: giungere ad una trasparenza totale, al punto di non avere più segreti tra di noi e poter aver fiducia pienamente l’uno nell’altro, poter parlare dell’esperienza che abbiamo di Dio e della vita e, così, poterci arricchire a vicenda. I primi cristiani riusciranno a raggiungere questo ideale dopo molti anni. "Avevano un solo cuore ed un’anima sola" . (At 4,32; 1,14; 2,42.46).

“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda”.

Non è il loro intuito che li condotti a seguire Gesù, perché l'intuito allora avrebbe riguardato speranze terrene. Ma è Gesù che ha scelto loro, e ciò con misericordia. Gli apostoli non erano i migliori di Israele, ma ha voluto scegliere loro per dimostrare che egli può formare spiritualmente un uomo in qualunque situazione si trovi, purché abbia la volontà di seguirlo. Gli apostoli sono stati costituiti tali da Gesù, non sono più solo discepoli, e ancora così li possiamo chiamare, ma, appunto, apostoli chiamati ad essere fondamenta della Chiesa, per diffondere nel mondo la conoscenza e gli effetti della salvezza. Questa missione dovrà essere condotta nell’amore e da qui la necessità di pregare perché siano forti contro il male e fruttuosi nell’apostolato. Gesù ha scelto anche noi. Non siamo noi che abbiamo scelto Gesù. Lui ci ha incontrato, ci ha chiamato e ci ha affidato la missione di andare e dare frutto, frutto che duri. Noi abbiamo bisogno di lui, ma anche lui vuole aver bisogno di noi e del nostro lavoro per poter continuare e fare oggi per la gente ciò che faceva per la gente di Galilea. L’ultima raccomandazione: "Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri!"

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

 

Proviamo un po’, anche noi che abbiamo appena udito questo vangelo a chiederci: "Che cosa mi ha detto? Ha smosso qualcosa dentro di me? …" La maledetta abitudine ha incrostato il nostro cuore e noi rischiamo di ritenere ripetitivo, stancante, solito, un annuncio che dovrebbe farci fremere, esultare, traboccare di gioia.

Ecco solo alcune delle parole straordinarie ma reali, che ci riguardano personalmente, che abbiamo udito: "Voi siete miei amici". Non è stupendo sapere di avere Dio per amico? Non è più il Padrone che ci chiama servi, che si impone a noi con la paura, ma l’amico delicato che ci conosce, ci accetta, previene i nostri desideri buoni, ci consola, ci conduce… si offre a noi, non ci possiede ma ci lascia liberi…

E, ancora: "Non siete voi che avete scelto me, ma io che ho scelto voi". Cioè un Dio che non sceglie in base ai meriti, ma che mi ha chiamato per nome e che mi dà la possibilità di amare come Lui ama, un Dio che arriva sempre per primo. La nostra vita ha senso se Dio è al centro della creazione, della storia e del nostro essere e agire. Molti uomini mettono al centro se stessi: "Tutto quello che succede gravita intorno a me; l’importante è che sia io ad approfittare della vita, degli altri, che sia io ad avere successo, ad avere denaro e quindi potere". Ma, se sappiamo andare un po’ più a fondo ci accorgiamo quanto sia stupido questo modo di pensare. Il mondo c’era prima di me e ci sarà dopo di me. La storia si realizza con me o senza di me. Il mio successo è un attimo sfuggente, appena acceso già consumato. I miei denari non mi evitano la morte e le cose cui ho dato tante cure passeranno in mano ad altri che forse non sapranno neppure apprezzarle. Anche i cristiani, anche la Chiesa può fare questo errore di mettersi al centro del mondo, ma la storia insegna che non basta mascherare un potere di religioso per evitare tutti i limiti e tutti i guai che questo potere genera. Si tratta allora di rimettere le cose al giusto posto.

E’ Dio il centro, il senso della creazione, della storia e anche della mia vita. Il vero motore di tutto è Lui che è amore. Noi abbiamo conosciuto l’amore che Gesù ha per noi: "Non c’è amore più grande che dare la vita per chi si ama", e Gesù lo ha fatto. Ma Gesù stesso ci dice che questa sua capacità di amare l’ha conosciuta nel Padre "e dal Padre l’ho fatta conoscere a voi". L’amore di Dio è creativo, è liberante, è continuo ma non asfissiante, è concreto, misericordioso, è dolce e forte, è paterno e materno, è "folle"… e noi, solo "rimanendo in questo amore" possiamo avere senso pieno. E allora, prima di ogni altra cosa lasciamoci amare! Il grande peccato è come quello del diavolo, è l’orgoglio del non lasciarci amare, del chiudersi nella propria sufficienza, nel sentirsi qualcuno che non ha bisogno, di sentire stupidamente di bastare a se stessi. Gesù, chiedendoci di "rimanere nel suo amore" ci prega: "Lasciati amare da Dio, lascia che i miei doni si riversino su di te!" Quando poi questo amore giunge fino a noi, non può rimanere sterile o infecondo. Questo amore, proprio perché amore vero, tenderà a donarsi a sua volta. E qui devo fare attenzione perché spesso io vorrei amare, ma come voglio io, quando lo stabilisco io, amare quelli che voglio io, invece Gesù mi insegna che devo amare come ama il Padre e come ha amato Lui, Gesù. Spesso io mi illudo di saper amare e di non aver bisogno di imparare, credo che l’amore sia qualcosa di naturale, che va da sé. Ma quando vengo raggiunto da quel provocatorio: "come Io vi ho amati", comincio a sospettare che l’amore sia una materia piuttosto difficile da imparare, una possibilità ancora tutta da esplorare. E allorché ci si mette a scuola da quel Maestro, si arriva a rinnegare se stessi, a dimenticarsi, a perdersi. Il Cristo ci ha amati non rimanendo al proprio posto, bensì abbassandosi, svuotandosi, divenendo servo di tutti.Io, invece, preferisco un amore che non mi costi troppo in termini di sacrifici, rinunce, spoliazione. Vorrei amare rimanendo al mio posto, senza scomodarmi eccessivamente, senza privarmi di nessuna delle cose cui sono attaccato. Mi riesce estremamente difficile ‘uscire’ da me stesso, dal mio egoismo, dai miei calcoli, dai miei programmi, dai miei interessi, per scendere fino all’altro, accorgermi della sua presenza, entrare nel suo problema, impossessarmi della sua sofferenza.

Voglio essere io a decidere chi devo amare. E il Cristo mi fa capire che non devo escludere

nessuno, neppure gli antipatici, neppure chi mi ha fatto del male. Gesù continua ad insistere che non devo essere io a scegliere il prossimo. Il prossimo si presenta come vuole, nel momento meno opportuno, nella maniera meno elegante; con le pretese meno discrete, spesso con faccia ripugnante. Beh, sì. Sono disposto a dare qualcosa, specialmente del superfluo, dopo aver fatto bene i conti in cassa. E il Cristo mi spiega che non c’è amore vero se non si arriva a darsi, ossia a dare se stessi più che le cose. E questo darsi, in certe circostanze, può significare "dare la vita per i propri amici". Allora mi nasce il dubbio di essere un analfabeta in fatto di amore, anche se questo termine ce l’ho in bocca di frequente. Altro che non aver più nulla da imparare! Sono un principiante che ha chiamato amore ciò che era semplicemente egoismo verniciato di buoni sentimenti. Ma non mi perdo d’animo. Se scopro di non essere capace ad amare come ama Dio, come Gesù, ho scoperto che ho bisogno di conversione e che da solo non posso cambiare il "cuore di pietra in un cuore di carne capace di amare", ma questa operazione, questo trapianto ha un medico pronto, capace di eseguirlo: lo Spirito Santo. Basta chiederglielo.

 

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

 

“Portare frutto non è una relazione emotiva con il Signore, ma amore reciproco tra le persone, edificazione di una comunità fraterna.”

Rispondere alla chiamata significa costruire amore attorno a sé: a cominciare dalla tua famiglia, con altri con cui vivi ogni giorno, con chi è chiamato come te, con la tua comunità.

“Modello di questo amore ‘tra loro’ sarà il suo amore ‘per loro’.”

C’è un modello a cui ispirarsi per amare: Gesù. Mi devo sempre chiedere: sto amando tanto e come lui? Lui arriva ad amare gli amici sino alla morte. Tu fino a che punto arrivi?

“Tutto scaturisce dall’iniziativa di Gesù.”

Non sono le nostre qualità a dire se siamo o non siamo amici di Gesù. Nella fede è il Signore che sceglie e ci rende tutti amici suoi e fra di noi. Nessuno da escludere. Ma tu con quale criterio scegli le amicizie?

“Potranno avvicinarsi al Padre in nome del Figlio, loro amico, e trovare così piena accoglienza ed ascolto.”

Non basta pregare, invocare, chiedere, pretendere: praticare pienamente il comandamento

nuovo e una sincera amicizia con Gesù ci porta a Dio Padre. Solo così lui ascolterà le nostre richieste.

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA

 

È entusiasmante e ricco di frutti percorrere questo cammino di fede 

condividendo difficoltà e intuizioni con dei fratelli e degli amici 

che cercano il vero volto di Dio.

Quanti segni mi hai dato, Signore, di questa tua premurosa presenza;

quante persone mi sono state di stimolo con le loro scelte coraggiose e sofferte, 

con delle parole che erano dei segni.

E’ la lunga storia che conosci di persone, incontri, letture e momenti di riflessione personale, veri doni di luce e di grazia che tu hai messo sulla mia strada.

Pazientemente mi hai guidato a capire che non sono lunghe e regolari preghiere, messe, devozioni, penitenze o la scrupolosa fedeltà ai miei doveri quello che tu mi chiedi per prima cosa.

Tu chiedi e vuoi da un discepolo l’ascolto quotidiano della Parola, un atteggiamento di contemplazione e di lode della tua presenza nei fatti della vita e un amore di servizio ai fratelli.

Padre nostro

 

 

“LA TUA FEDE TI HA SALVATA”

3

CHIAMATI ANCHE SE PECCATORI

 

PREGHIAMO INSIEME

 

Invocazione allo Spirito

O Santo Spirito, penetra nel profondo il mio cuore e ricolma di gioia

le parti oscure della mia vita.

Beato chi può ospitarti, perché così il Padre e il Figlio dimoreranno in lui.

Vieni, consolatore buono, per l'anima che soffre,

sii aiuto nella prova e nei momenti favorevoli.

Vieni, tu che rendi puri dalle colpe, tu che guarisci dalle ferite.

Vieni, forza dei deboli e sostegno di chi cade.

Vieni, tenero Padre degli orfani, giudice mansueto delle vedove.

Vieni, speranza dei poveri, conforto di quanti sbagliano.

Vieni, santissimo fra gli spiriti, vieni e abbi pietà di me.

Rendimi simile a te.

Guarda con benevolenza verso di me: perché la mia piccolezza

trovi grazia di fronte alla tua grandezza.

 

LA PAROLA DI DIO

 

Dal Vangelo secondo Luca (7,36-50)

36Uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 39Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».

40Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro».41«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. 42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». 43Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama

poco». 48Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

 

COMPRENDERE LA PAROLA

 

L’episodio si colloca subito dopo il pesante giudizio che Gesù dà sulla sua generazione, non disponibile ad accogliere la novità del Regno, e tanto meno a comprendere l’urgenza del

perdono ricevuto e dato. Sono adulti che si comportano come bambini capricciosi, incapaci di stare al gioco e di capire quando è il momento di piangere o di ridere.

In definitiva, Gesù accusa i suoi interlocutori di non saper riconoscere l’ora di Dio.

Al contrario, proprio una prostituta del villaggio in cui Gesù si ferma perché invitato a mensa dal fariseo Simone, sa riconoscere l’ora di Dio, che per lei coincide con l’incontro con colui che la rinnoverà, rivestendola del perdono divino.

Per questo, appena viene a sapere che Gesù si trova in casa di Simone, irrompe nella sala da pranzo senza lasciarsi bloccare dai pesanti giudizi dei commensali, tutta “gente religiosa”.

I gesti che compie nei confronti di Gesù rivelano tutto il suo desiderio di cambiamento e la sua gratitudine per colui che, con il perdono, le permette di ricominciare una nuova vita.

Gesù la lascia fare, sotto lo sguardo pieno di disapprovazione del suo ospite e dei convitati. Egli si rivela come colui che ha i tratti e lo stile di Dio, proprio rimanendo pienamente uomo; mostra di saper leggere nei cuori e perdonare i peccati

Davanti a lui cadono i pregiudizi in cui appare specializzato Simone, pronto a ricacciare questa donna nel suo mondo di colpe e di comportamenti inappropriati.

Per lui è e resta soltanto una peccatrice, una prostituta che sfrontatamente, con la sua sola presenza, rende impura la mensa e i commensali.

Non sa scorgere di più e per lui il mondo resta diviso in due categorie rigorosamente distinte: giusti e peccatori! Gesù cerca allora, con una parabola, di fargli cambiare punto di vista, ma Simone non accetta davvero di considerarsi anche lui un peccatore perdonato, e risolve la domanda postagli da Gesù con una risposta in cui si chiama fuori dal problema: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più».

Non sa vedere il cambiamento e non può capire che cosa sta succedendo nel cuore di questa donna, se lui stesso per primo non prende consapevolezza del suo essere bisognoso di perdono e di misericordia.

Ma Gesù ha un altro sguardo, perché sa leggere nei cuori e non resta legato a nessuna “schedatura”. Per questo non sottrae i proprie piedi al contatto con questa donna, che continua a fare gesti passibili di interpretazione negativa, gesti di seduzione...

Quella di Gesù è un’intatta capacità di godere segni di bene e di affetto perché il suo intimo è assolutamente libero da malizia.

Non sarebbe tuttavia giusto pensare che Gesù, mentre apprezza l’agire della donna, disprezzi Simone per la sua grettezza e per la sua adesione al gruppo dei farisei che sta diventando sempre più diffidente nei confronti suoi e del suo messaggio di perdono.

Se fa un confronto tra il modo con cui Simone lo ha accolto e quello con cui la donna l’ha onorato, è per far capire che solo se si ama molto, si sperimenta la forza del perdono, e solo quando si è pienamente grati per il perdono ricevuto, si sa veramente ricambiare con amore. L’evangelista non dice se Simone abbia davvero capito questo appello d’amore da parte di Gesù, anzi, lascia intuire, dall’espandersi di una reazione negativa in tutti i commensali, che probabilmente egli è rimasto l’uomo dei vecchi schemi in cui incasellare le persone. Allora Gesù focalizza la propria attenzione nuovamente sulla donna e ne indica la vera grandezza: la sua fede.

Per questa fede, lei ha creduto fermamente nella possibilità del perdono anche per lei, e ha saputo cogliere l’ora di Dio nella sua vita, riconoscendo che in quella presenza di Gesù nel villaggio le era data una possibilità nuova ed unica.

È per questa fede che lei è pronta ad accogliere il perdono e, attraverso di esso, il dono di recuperare lo slancio originario verso il bene, che le vicende della vita le hanno fatto smarrire, ma che ora, ritrovato, le apre una nuova speranza, un’esperienza radicale di salvezza. Per questo, Gesù le può dire: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

 

Ci sono appuntamenti nella vita che non te li programmi perché non sono alla tua portata; non ti spettano! Ma c’è stato quel giorno in cui… …in cui, rannicchiati per terra, sfiancati dalle bastonate ricevute per le tante strade della nostra vita, abbiamo deciso di metterci ai piedi di Gesù.

Io decisamente non so con certezza quello che sia scoppiato nel cuore di questa donna peccatrice. In una casa di giusti irrompe una peccatrice!

A Gesù, servo dell’umanità, Lui che ha lavato i piedi persino ai suoi discepoli, vengono lavati i piedi da una peccatrice che non doveva neppure accostarsi a Lui! Delle lacrime che scorrono e che bagnano i piedi di Dio. Non sono lacrime di rabbia per il male fatto, sono lacrime di dolcezza, di tenerezza, di gioia, lacrime che solo una donna può e sa versare.

Sono le lacrime di un appuntamento nella vita che aspettavi ma che avevi paura non avvenisse mai. E’ un’anima silenziosa, cosa mai poteva raccontare di lei a Gesù che Lui già non sapesse? Ai suoi piedi questa donna ha capito che Gesù si era recato in quella casa di giusti per incontrare non i giusti ma… per incontrare proprio lei.

Gesù la lascia fare, accetta i suoi baci, i suoi capelli che asciugano, le sue mani che toccano e sfiorano. Quello che era stato rubato dal peccato viene restituito al Creatore. E Dio accetta.

Chi non accetta e rimane fuori è quel poveraccio di Simone, il fariseo. Che tristi e insipidi abiti indossa questo uomo “giusto”. Ha nel suo cuore degli amari giudizi non solo verso la

peccatrice, ma soprattutto verso Gesù. Che tristezza ritrovare questi oscuri personaggi dove non dovrebbero essere: IN CHIESA, NELLA CASA DEL PADRE.

Come è angusto e solitario e squallido il cuore di questo uomo! Come può essere angusto e solitario e squallido il nostro cuore di presunti giusti…

Simone pensa che Gesù non sia neppure un profeta… “A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice».” E invece Gesù si mostra profeta proprio con lui: Gesù legge nel cuore di Simone perché ama anche Simone. Noi al posto di Gesù ci saremmo alzati e avremmo abbandonato Simone e la sua casa. Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di' pure». «Un creditore aveva due

debitori… La Parola di Gesù è anche per Simone che si nasconde nel suo fortino fatto di opere morte di una apparente giustizia. “l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta.” Sicuramente Simone era quello dei cinquanta! “Chi dunque di loro lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Cristo sconvolge i criteri di Simone e probabilmente anche i nostri criteri.

Non una giustizia ricercata e indossata, ma L’AMORE RICEVUTO DA DIO. E’ così, il buon Simone, fariseo e maestro, si trova nell’amara situazione di avere come maestra di Fede una piccola e insignificante donna peccatrice. Tanto insignificante per lui che, nel Vangelo non la nomina mai! Ma Cristo sì! Piccola e dolce donna peccatrice, ferita e graffiata dalla sua ricerca d’amore e di vita; è diventata non solo la maestra di Simone ma anche la nostra maestra di fede! Ci insegni come possiamo incontrare l’Amore e il Perdono di Dio; di come assurdamente l’Amore di Dio possa entrare in noi attraverso una nostra “ruga”,  una “macchia” della nostra vita. Piccola e dolce donna, è la nostra compagna ai piedi di Gesù in certi momenti della nostra vita. «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».

Cristo dona la salvezza a questa donna che rappresenta anche tutti noi… Gesù trasforma le nostre lacrime in sorgente di vita nuova.

E’ un Vangelo che ci parla di un appuntamento della nostra anima con Cristo Salvatore…

Forse in questo nostro tempo questa donna è segno della Chiesa che ritrova la vita… piangendo ai piedi di Gesù. L’uomo che pensa di essere a posto con se stesso, di essere osservante, di poter accampare in chissà quale modo dei diritti su Dio è un uomo che giudica. Quando invece prendiamo coscienza del nostro peccato e della nostra miseria ci rendiamo conto di non avere motivi propri per ottenere la misericordia di Dio.

Quando, poi, ci sentiamo talmente lontani da Lui ci sembra che neanche il suo amore possa raggiungerci.

Ma Gesù, che conosce le persone non per quello che appaiono ma per il loro cuore, riesce sempre a trovare motivi perché la sua misericordia possa manifestarsi.

La donna del Vangelo di oggi era stata etichettata: “è una prostituta”, una pubblica peccatrice. Ma per Gesù conta la persona. Anche Gesù non dice che questa donna non ha peccato, anzi le ricorda che i suoi peccati sono molti, ma nello stesso tempo riesce a vedere in lei il suo molto amore.

Come guardiamo il nostro prossimo? Andiamo avanti con schemi e giudizi preconfezionati?

Siamo capaci di vedere il bene negli altri? Riusciamo, almeno qualche volta, a far a meno delle etichette? Ci mettiamo anche noi con onestà e umiltà nella schiera di coloro che se vogliono essere perdonati devono molto amare?

La donna del Vangelo incontrando Gesù ha ritrovato quello che in fondo aveva cercato per tutta la vita.

Voleva amare ed essere amata ed invece era stata usata, posseduta, comprata, qui trova l’aria pulita dell’amore vero ricevuto e donato.

Anche se riconosciamo di non essere capaci di amare in modo pieno chiediamo al Signore che almeno non faccia mai mancare in noi la nostalgia del vero amore che possa portarci ai piedi di colui che perdonandoci ci ridà fiducia e forza.

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

 

“L’ora di Dio per lei coincide con l’incontro con colui che la rinnoverà, rivestendola del perdono divino.”

Una chiamata nasce anche dall’incontro con Dio che perdona: ci si sente lontani, ma

proprio l’esperienza del perdono dei peccati ti chiama ad un cammino nuovo.

 

“Davanti a Dio cadono i pregiudizi, le precomprensioni in cui l’altro è incasellato.”

La chiamata del Signore fa cadere tutti i pregiudizi: quelli che abbiamo con noi stessi, quelli che gli altri ci hanno cucito addosso.

È uno sguardo nuovo, che rende liberi.

Anche noi siamo chiamati a non costruire pregiudizi con cui additiamo gli altri.

 

“Giusti e peccatori!”

La nostra logica divide in giusti e peccatori, in bene e male, in solo bianco o solo nero.

Ma Dio va oltre; egli chiama chiunque: giusti e peccatori, lontani e vicini a lui. Anzi, lui chiama proprio quelli che il mondo addita come coloro che sbagliano.

 

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA

 

Nel tuo Figlio diletto,

Gesù Cristo, nostro Signore

tu ci hai dato niente meno

che te stesso

e tutto ciò che ti appartiene.

Ti rendiamo grazie

di poter essere tuoi ospiti

al tavolo della tua grazia

per tutta l’eternità.

Noi deponiamo ora davanti a te

tutte le nostre pene,

i nostri sbagli, i nostri errori,

le nostre trasgressioni,

le nostre afflizioni,

le nostre preoccupazioni,

le nostre rivolte,

la nostra amarezza,

tutto il nostro cuore,

tutta la nostra vita

che tu conosci meglio di noi stessi.

Rimettiamo tutto

nelle tue mani fedeli,

che tu hai tese verso di noi

nel nostro Salvatore.

Prendici così come siamo,

raddrizza noi che siamo deboli,

rendici poveri come siamo,

ricchi della tua pienezza.

 

 

Padre nostro

 

«ELLA LI SERVIVA»

4.

CHIAMATI AL SERVIZIO

 

PREGHIAMO INSIEME

 

Invocazione allo Spirito

 

Vieni in mezzo a noi, Spirito di Dio, illumina le nostre menti e apri i nostri cuori per fare spazio nella nostra vita alla venuta del tuo regno.

Donaci intelligenza e cuore perché si riempia della tua speranza, del tuo amore e della tua fede la nostra esistenza, e trasformaci in creature nuove a servizio del regno.

Vieni in mezzo a noi, Spirito del Cristo Risorto, illumina le nostre menti e apri i nostri cuori per fare spazio nella nostra vita alla responsabilità di membra vive della tua Chiesa.

Donaci intelligenza e cuore perché viviamo nella tua Chiesa, nell’amore e nella preghiera, per essere tutti un segno di speranza che silenziosamente produce nel mondo il tuo regno di giustizia, di amore e di pace.

 

LA PAROLA DI DIO

 

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-31; 35-38)

29 E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. 5Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. 36Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce 37e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

 

COMPRENDERE LA PAROLA

 

Siamo agli inizi della missione pubblica di Gesù che, come luogo privilegiato di annuncio dell’evangelo, ha scelto il villaggio di Cafarnao, sulla sponda occidentale del lago di Genezaret (o di Tiberiade). È un sabato, ed egli, uscito dalla sinagoga, in cui ha guarito un indemoniato, si reca in una casa privata, quella dei due fratelli Simone ed Andrea (ma, incrociando le informazioni evangeliche, è presumibilmente quella della moglie e della suocera di Simone).

Il vangelo che Gesù porta non conosce barriere, luoghi interdetti, e così tocca tutti gli ambiti del vissuto umano, da quello religioso (sinagoga) a quello privato-familiare (casa), a quello pubblico (le porte della città dove Gesù opererà guarigioni al termine del sabato).

E poi ci sarà la strada, i luoghi deserti, la riva del mare, le pendici della collina…

Ora egli entra in quella casa in compagnia dei suoi quattro primi discepoli; in questo gruppetto è già rappresentata quella che sarà la comunità di Gesù e che, dopo la risurrezione, sarà la sua Chiesa.

In quell’abitazione giace malata e febbricitante la suocera di Simone.Mentre nel vangelo diMatteo Gesù stesso sene accorge, senza che cisia bisogno di qualcunoche gliene parli, qui, nelvangelo di Marco, sono ipresenti a presentare aGesù la situazione delladonna. Implicitamente si può arguire che non si sta solo informando Gesù, ma lo si sta pregando perché ottenga dal cielo la guarigione della donna.A Gesù viene dunquesegnalata la situazione disofferenza della donna; equesto fatto è simile a tantialtri episodi in cui si parla delportare a Gesù i malati,oppure del parlargli di loro.È un tratto che l’evangelistaMarco ama sottolineareindicando un compito dellacomunità cristiana, quello difarsi carico delle sofferenzedel prossimo.

La risposta di Gesù a questa sollecitazione è innanzitutto un avvicinarsi alla donna, mostrando così la sua prossimità al dolore umano. Segue non un semplice “toccare”, ma un “prendere per la mano” e un “far alzare”. Quest’ultimo verbo evoca il risveglio della risurrezione; pertanto l’evangelista fa capire che nel gesto di Gesù, che opera la guarigione di questa donna, si manifesta quella forza divina che opera la vittoria messianica contro tutte le forze del male e che si rivelerà appieno nella risurrezione di Gesù.

Anche il gesto della mano ha una sua importanza, perché evoca altri testi biblici, come il Sal 73,23, dove chi prega canta al Signore: «Tu mi hai preso per la mano destra». È un prendere per mano che fa sentire la mano potente di Dio che interviene, soccorre, guarisce e libera.

Così la febbre fugge subito via, quasi come un’intrusa, e la donna, rimessasi in piene forze, sta in piedi e comincia addirittura a servire i presenti. Il contesto è abbastanza chiaro: si è di sabato, ed ella prepara un pasto festivo. In tutto ciò ella manifesta una grande libertà.

Anzitutto una libertà che le consente di non esitare a fare quanto sarebbe propriamente proibito, essendo giorno di sabato. Ma per lei quell’ospite che è entrato in casa sua con i suoi discepoli merita tutta la sua gratitudine e disponibilità. Tra le righe, Marco sta suggerendo al proprio lettore che il modo più autentico per mostrare la propria riconoscenza a Gesù come salvatore e liberatore è quello di porsi al servizio della comunità e, in particolare, dei più bisognosi.

Un altro tratto della libertà interiore di questa donna deve aver stupito i presenti. Infatti ella si mette a servirli, non lasciandosi condizionare dalle consuetudini e dalla mentalità, secondo le quali un rabbino, quando è in compagnia dei propri discepoli (maschi) deve essere servito da loro. Lei, donna, e per di più di sabato, si mette invece in piena attività di servizio. Il messaggio è chiaro: se si è liberati è per poter servire a propria volta in piena generosità e libertà.

“Al mattino presto quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. ” La preghiera precede la giornata che inizia. Anche il “luogo deserto” è da tenere in conto, come luogo che precede gli altri luoghi della giornata. Il tempo e l’ambito della preghiera di Gesù precedono ogni altro evento e luogo. Ma la preghiera è il luogo e il tempo della sua relazione con il Padre! Dunque tutto inizia da tale relazione tra il Padre e il Figlio!

36Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce 37e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!».

La ricerca forte di Simone e di quelli che sono con lui ha un suo esito positivo: “Lo trovarono”! Mi piace pensare che la giornata inizi con questo trovare Gesù che prega!. La nostra preghiera non può essere che il nostro unirci alla sua preghiera. Ed è interessante quello che gli dicono: “Tutti ti cercano!”, perché proprio questo esige che ancor più si affermi che il primo che conta nella vita è il Padre.

 Gesù reagisce dicendo: “Andiamocene altrove …”. Questo non significa un abbandono delle persone, ma è essenziale che Gesù predichi dove ancora questo non è avvenuto. L’annuncio evangelico è l’evento potente del dono della Parola! Chi riceve il Vangelo è chiamato ad essere a sua volta annunciatore del Vangelo. Il Vangelo non è una dottrina! E’ il miracolo vivo del dono che Dio fa di sé in Gesù, e lo compie in chi, accolto il Vangelo, ne diviene a sua volta annunciatore e testimone.

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

 

Abbiamo ascoltato dal Vangelo la prima guarigione di Gesù; potremmo chiamarlo il primo miracolo, ma è qualcosa di molto semplice. C'è a letto, nella casa di Pietro la suocera che ha un po' di febbre. Se telefonate al vostro medico curante, dicendo: "Ho un po' di febbre..." Vi dice: "Sotto le coperte, un po' di latte caldo, un po' di miele... - se è un medico all'antica - qualche fumento..." Poi passa! C'è bisogno di un miracolo?

Eppure, questo, per Marco è, forse, il miracolo più importante di tutti! E’ il segno più importante… "la febbre la lasciò ed ella li serviva", ecco questa donna, si alza per "servire".

 

Il "servizio" è il cuore del Vangelo!

La parola servizio, a più d'uno non piace, sembra si parli di servitù, di servi, nell'antichità di schiavi… se non vi piace la parola cercatene un'altra, che so: condivisione della vita, dono di sé, amore, quello che volete, ma il concetto, poi, è sempre quello: il credente vive il dono di sé, l'attenzione agli altri, soprattutto, a chi soffre.

Quando, però, parlate di servizio non pensate a fatti straordinari, che so: ai "Medici senza frontiere", che vanno in paesi lontani, dove c'è la guerra, a curare malattie, a chinarsi sui bambini. Non pensate a suore o missionari che vanno in terre lontane. Non pensate a insegnanti che si dedicano ai bambini più poveri, più disagiati, meno curati: sono tutte cose importantissime... queste persone andrebbero onorate; di loro si dovrebbe parlare sui giornali. I giornali, spesso, sono pieni di delinquenti, di gente che uccide, c'è tanta gente, invece nel mondo, che dedica la vita agli altri, con tenerezza e amore.

Ma il "servizio" di cui parla il Vangelo non è solo questo è, anche, il servizio quotidiano di

ciascuno di noi. Il primo servizio è quello della mamma e del papà nei confronti dei figli per aiutarli a crescere, per nutrirli, educarli. Servizio è quello del marito verso la moglie e della moglie verso il marito, quello verso gli amici: servizi semplici a volte! Il servizio è anche questo: fare una partita a carte con gli amici la sera, raccontare una barzelletta: tutto questo è servizio, tutto questo è attenzione verso gli altri, tutto questo rende la vita più bella, più gioiosa… e di questo si tratta!

E, ricordate, quando parlate di servizio, non si tratta di miracoli, di prodigi.... Al tempo di Gesù il mondo era pieno di lebbrosi, moltissimi erano i ciechi... Tutto questo è quasi finito, potrebbero scomparire del tutto non perché dei santi hanno fatto miracoli, ma perché degli studiosi hanno cercato, studiato, hanno inventato i modi per curare e, oggi, tante malattie sono sconfitte e tante altre se ne potrebbero sconfiggere con l'aiuto di tutti.

Il servizio è qualcosa che ci riguarda tutti... nel posto dove lavoriamo, nella vita sociale e politica... ciascuno di noi è invitato a fare quello che può perché il mondo sia migliore, più bello. Ma tante volte abbiamo anche noi la febbre. La nostra febbre è fatta di pigrizia, di indifferenza, di incapacità di guardare negli occhi chi ci sta accanto, per riconoscere i loro

bisogni.

Gesù ci conduce là, dove ci sono diavoli da cacciare. Non pensate al diavolo con le corna, le zampe forcute, la coda... Si tratta delle tante ingiustizie, delle tante intolleranze, delle tante violenze che ancora attraversano questo nostro mondo.

Anche lì la nostra febbre è fatta di vigliaccheria, di paura, del lasciar correre; della poca voglia di arrabbiarci seriamente di fronte alle tante ingiustizie di questo mondo... e non siamo più capaci di scacciare i diavoli, nemmeno quelli piccoli che si annidano nella nostra casa, nel posto dove lavoriamo... i gesti di impazienza, di piccole intolleranze, di ogni giorno, le incomprensioni, la mancanza di tenerezza e di giustizia e di pace.

Gesù viene a prenderci per mano, a sollevarci, a metterci in grado di essere gli uni al servizio degli altri, per un mondo più bello! Abbiamo bisogno di una buona dose di vitamine per guarire e ve ne propongo qualcuna per ogni lettera dell'alfabeto. Ascoltate:

Vitamina A: come attività, altruismo, amore, allegria...

vitamina B: come bontà, benevolenza, bellezza ...

vitamina C: come coraggio, compagnia, curiosità ...

vitamina D: come disponibilità, dinamismo, desiderio ...

vitamina R: come ricerca, rispetto, ragione, responsabilità...

vitamina U: come umorismo, unione ...

vitamina V: come volontà…

Cercatene anche voi: che ognuno trovi la sua vitamina, con l'aiuto di Gesù! Quelle vitamine che ci permettano di alzarci, per metterci a servizio delle sofferenze, piccole e grandi, che troviamo intorno a noi; che ci facciano capaci di cacciare i piccoli o grandi diavoli che attraversano anche la nostra vita. Nel vangelo c'è un’altra cosa che mi ha fatto riflettere: la mattina dopo Gesù si sveglia di buon mattino, quando ancora è buio e se ne va in un luogo solitario a pregare, arriva Pietro e gli

dice: "Maestro, tutti ti cercano!". "Andiamo da un'altra parte!". Cosa può significare questo per il nostro servizio? Pensate a quelle che erano un tempo le "dame di carità" che, tutte impellicciate, andavano a fare un po' di elemosina ai poveri, con quel senso di superiorità o, pensate, alle persone più importanti di una città che andavano a mettersi in mostra nella processione, o pensate a quello spettacolo a cui assistiamo in questi giorni, in cui tanta gente cerca di mettersi in vetrina con infinite parole. A mio avviso e uomini di Chiesa e uomini politici e giornalisti e pensatori farebbero bene, qualche volta, a fare come Gesù: andare sul monte e tacere! E quando gli dicono: "Vieni c'è la folla...". "Vado da un'altra parte". 

Nessuno può mettersi in mostra nel fare "servizio". È nel segreto del cuore che possiamo trovare la forza e, poi, rispettare chi è diverso da noi , chi la pensa diversamente. Sembra così difficile nel mondo di oggi, eppure, a me sembrerebbe una cosa normale! Perché in questa nostra società fatta di cellulari, di televisione, di giornali è venuto meno il rispetto, è venuta meno la tenerezza, è venuto meno il silenzio. Ecco, forse, di questo parla il Vangelo di oggi... mentre ci invita al servizio, ci invita, anche, ad andare in "cima alla montagna", per fare un po’ di silenzio nella preghiera..

 

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

 

“Il Vangelo di Gesù non conosce luoghi interdetti, non conosce barriere.”

L’incontro con lui, la sua chiamata a seguirlo giunge in ogni luogo di vita: la casa, il

posto di lavoro, la scuola, la famiglia, nei luoghi pubblici, in chiesa.

La vocazione non si gioca solo in un luogo, ma in ogni istante e posto della vita.

Vivi la tua vocazione in ogni luogo?

 

“La comunità cristiana è chiamata a farsi carico delle sofferenze del prossimo.”

La chiamata è andare incontro alle sofferenze che ogni giorno ci colpiscono, ci interpellano,  bussano alle nostre porte. Vocazione è seguire il Maestro nella via del servizio a chi soffre, a chi è ultimo, a chi èdebole.

 

“Il modo più autentico per mostrare la propria riconoscenza a Gesù

è quello di porsi al servizio della comunità.”

Essere riconoscenti per la chiamata è mettersi a servizio. Sono molti gli ambiti in cui possiamo servire nel mondo, a cominciare dalla nostra comunità parrocchiale e civile. Poche parole dunque, molti fatti e opere concrete.

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA

 

Signore,

fa' di noi persone capaci di servire.

Mettici al servizio dei nostri fratelli e sorelle più soli,

più emarginati, più bisognosi di cure e di aiuto.

Da’ loro il pane quotidiano insieme al nostro amore

pieno di comprensione, di pace, di gioia.

Signore,

fa' di noi persone capaci di servire,

per portare l'amore dove c'è l'odio,

lo spirito del perdono dove c'è l'ingiustizia,

l'armonia dove c'è la discordia,

la verità dove c'è l'errore,

la fede dove c'è il dubbio,

la speranza dove c'è la disperazione,

la luce dove ci sono ombre,

e la gioia dove c'è la tristezza.

Signore,

fa' di noi persone capaci di servire

e di vivere solo dell'amore che tu ci doni.

 

Padre nostro