AVVENTO 2022 - CATECHESI ADULTI

 

 

Lettera Pastorale

2022 – 2023

del Vescovo

 

INSIEME PER SERVIRE LA VITA

 

 

 

 

4 incontri

 

MERCOLEDI          30 NOVEMBRE

 

GIOVEDI                7   DICEMBRE        

 

MERCOLEDI          14 DICEMBRE

 

MERCOLEDI          21 DICEMBRE

 

ORE 15,00

 

presso l'ORATORIO DI ALBINO

 

don Giuseppe Ravasio

 

 

1 avvento 2022.pdf

 

 

INSIEME… PER SERVIRE LA VITA ”

“DI UNA COSA SOLA C’E’ BISOGNO”

1.

Catechesi di Avvento 2022

 

PREGHIAMO INSIEME

Invocazione allo Spirito

Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo: sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome; vieni a noi, assistici, scendi nei nostri cuori: insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire, compi tu stesso quanto da noi richiedi.

Sii tu solo a suggerire e guidare le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso.

Non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza, non ci renda parziali l’umana simpatia, non ci influenzino cariche o persone.

Tienici stretti a te col dono della tua grazia, perché siamo una sola cosa in te e in nulla ci discostiamo dalla verità.

Fa’ che riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme così da far tutto in armonia con te, nell’attesa che, per il fedele compimento del dovere, ci siano dati in futuro i premi eterni.

Amen.

 

Preghiamo:

Padre, nella casa di Betania tuo Figlio Gesù ha conosciuto il premuroso servizio di Marta e l’adorante silenzio di Maria: fa’ che nulla anteponiamo all’ascolto della sua parola.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.Amen.

 

LA PAROLA DI DIO

Dal Vangelo secondo Luca 10,38-42

38 Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. 39 Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; 40 Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41 Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, 42 ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta laparte migliore, che non le sarà tolta».

 

COMPRENDERE LA PAROLA

GESÙ E IL CALORE DELLA CASA DI AMICI

Gesù non ha casa, ma ha degli amici che gli offrono la loro casa e soprattutto la loro amicizia e la loro ospitalità. Da quello che intuiamo dai vangeli, Gesù si trova particolarmente bene a Betania dove abita Lazzaro con le sue sorelle Marta e Maria (in questo passaggio Luca non ci dice che la scena di questo vangelo avviene a Betania; lo veniamo a sapere da Giovanni).

 

Gesù va spesso da loro e si ferma a mangiare. Quel giorno Gesù, prima di mettersi a tavola, parla. Maria ascolta. Marta, invece, si dà da fare per preparare il pranzo. È probabile che il lavoro fosse molto anche perché quasi sicuramente con Gesù era accompagnato da alcuni dei suoi discepoli.

 

Gesù lascia, con molta condiscendenza e amabilità, che Maria stia ad ascoltarlo. Il suo atteggiamento sembra normale: per noi ma non per la mentalità dei suoi tempi. Le donne, infatti, non venivano istruite nella Legge e non partecipavano alle riunioni delle sinagoghe o del tempio. Quindi, ancora una volta, l’atteggiamento di Gesù è straordinariamente libero. Nessuno è escluso dalla sua parola, tanto meno l’amica Maria.

 

Anche lei, dunque, donna che quindi non dovrebbe stare ad ascoltare il maestro, si siede ai suoi piedi – atteggiamento tipico del discepolo – e ascolta. Marta che, invece, sta lavorando, si spazientisce. Non si rivolge direttamente a Maria, probabilmente per un’esigenza di cortesia verso l’ospite, ma a Gesù e gli chiede di dire alla sorella di dare una mano nei lavori di casa.

 

IMPEGNARSI O CONTEMPLARE

La differenza tra le due sorelle rimanda a una discussione, che era molto vita nelle comunità primitive quando Luca scrive il suo vangelo, fra chi esercitava il servizio della mensa e chi esercitava il servizio della Parola, tra chi faceva molto per gli altri e chi invece si dava alla lettura e alla contemplazione della Parola.

 

Gesù risponde dando in qualche modo ragione a Maria e torto a Marta. La risposta fa qualche problema, perché sembra, con questa risposta, che Gesù neghi quanto ha detto poco prima con la parabola del buon Samaritano, dove invece viene esaltato il servizio offerto ai fratelli nel bisogno. In realtà Marta viene rimproverata solo perché si agita troppo e si preoccupa. Gesù rimprovera il preoccuparsi ansioso e fa notare che Maria si è scelta “la parte migliore che non le

sarà tolta”.

 

LA PAROLA PRENDE CORPO

Servizio della mensa e servizio della Parola. Il duplice rischio di una visione unilaterale di questi due atteggiamenti. Il fare qualche cosa per gli altri oppure il meditare e pregare la Parola.

Il senso della scena: sia Maria che ascolta il Signore, sia Marta che gli prepara da mangiare, sono al suo servizio. Tutti e due i gesti sono orientati a Lui.

 

Molti di noi hanno dimenticato la Parola e si è arrivati così alla forma estrema della povertà perché hanno privato la carità della sua vera ricchezza. E molti hanno inaridito la Parola rendendola soltanto un parlare senza corpo. La Parola deve prendere corpo.

 

LODE ALLA CONTEMPLAZIONE

Stare ai piedi del Signore, sempre, anche quando Lui non si fa sentire. Troppa gente non cerca il Signore, ma le ragioni per non incontrarlo. E queste sono infinite: non ho tempo (Marta), non mi piace, non ci riesco… Le ragioni non finiscono mai.

Ma se si trovano tutte queste ragioni vuol dire che il Signore non interessa davvero, non lo si ama. “Contemplare è ricercare, benvolere e accarezzare. Contemplare è amare. La contemplazione è un atto d’amore” .

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

Questo brano di Vangelo ci aiuta a riflettere sul tema caro specialmente ai popoli antichi, il tema dell’accoglienza. La casa di Betania diventa il luogo di gioiosa accoglienza di Gesù e dei suoi amici. Gesù nella casa di Lazzaro, Marta e Maria, ha un oasi di amicizia vera e profonda nel suo peregrinare.

 

Dio cerca la nostra intimità, Dio continua a bussare alla porta del nostro cuore, è suo desiderio donarci se stesso in momenti di comunione profonda. Ma c’è modo e modo di accogliere. Si può essere accoglienti per dovere o per spontaneità.

 

Oggi è già un gran gesto quello di aprire la porta di casa, ma non basta per essere accoglienti, siamo noi che dobbiamo aprirci all’altro, che dobbiamo abbandonare le maschere, le difese, che dobbiamo essere disponibili davanti all’altro.

 

Oggi qualcuno pensa che l’accoglienza sia un modo per avere rapporti sociali di un certo livello e pensa allora che un buon padrone di casa, per fare la sua bella figura, per essere all’altezza dei tempi, deve essere uno che ha da offrire e da esibire delle cose; però, proprio per mantenere una certa superiorità sull’altro lo si tiene quasi a distanza, difficilmente ci si lascia andare, c’è una certa diffidenza, una paura a comunicare veramente.

 

Questa non è accoglienza vera perché manca di genuinità, di spontaneità ed anche di gratuità, infatti quando si strumentalizza l’altro per i propri fini, quando si vuol ‘guadagnare’ qualcosa da lui, non lo si rispetta nel suo essere ma lo si considera per quello che ci interessa. In questo l’altro entra in casa nostra, ma non è al centro del nostro interesse, è accolto per quello che penso di ottenere da lui e non per quello che egli è.

Come Gesù si è posto davanti all’accoglienza delle due sorelle?

Primo aspetto:

Gesù desidera e accetta di essere accolto da Marta e Maria. Per la nostra mentalità non sembra esserci nulla di straordinario, per la mentalità dei contemporanei di Gesù, apostoli compresi, era scandaloso.

 

Vi ricordate come i discepoli "rimasero meravigliati" quando al pozzo di Giacobbe videro Gesù dialogare con la Samaritana e come questa donna, stupita da questo dialogo inatteso, rimbecca Gesù dicendogli: "Come mai tu Giudeo chiedi da bere a me che sono una donna e una samaritana?". A Betania Gesù non va solo per parlare con Lazzaro, va anche per stare con Marta e con Maria.

 

L’episodio del Vangelo poi ci fa vedere Maria nell’atteggiamento tipico del discepolo: è in ascolto, seduta ai piedi di Gesù. Se pensate che i rabbini di allora dicevano che "è meglio bruciare la Torà (la legge) piuttosto che insegnarla a una donna", capite quanto straordinario doveva essere per quel tempo l’atteggiamento di Gesù.

 

Secondo aspetto:

Marta (il nome significa: "Signora della casa") fa di tutto per accogliere bene Gesù. E’ una che si dà da fare. Non per motivi egoistici o di apparenza vuol fare bella figura ma ama, è riconoscente a Gesù che è entrato in casa sua e quindi si preoccupa di offrirgli il meglio sia di cose che di pranzo. Andiamoci piano a stigmatizzare la figura di Marta. In fondo Marta è una di quelle persone che ha capito che la fede non è fatta solo di parole, che l’amore è "andare e fare lo stesso", come il buon samaritano.

 

Anche oggi Gesù non ci rimprovera se abbiamo desiderio di fare, di mettere in pratica, di trasformare in azioni ben precise il nostro amore. Ci rimprovera invece per la nostra fretta. Il mondo di oggi corre sempre più in fretta. Provate a pensare: sei mesi fa hai comprato un computer o un cellulare e ti sembrava con questo di essere entrato in un mondo fatto di progresso, di velocità, un mondo che senza questo mezzo ti stava sfuggendo di mano, ora, come dicono, quel computer è ‘obsoleto’ cioè vecchio, superato. Sono bastati pochi mesi eppure una cosa nuova che magari hai imparato solo in parte ad usare, se vuoi essere aggiornato, deve ormai lasciare spazio alle "macchine della nuova generazione".

 

Anche come cristiani, qualche volta sembriamo rincorre il mondo: il catechismo fatto come si faceva dieci anni fa non va più bene; la nuova evangelizzazione deve prendere il posto della vecchia (quasi che la buona novella di una volta sia un po’ meno buona di quella di adesso, quasi che Gesù dipenda non tanto dal dono di se stesso che ci ha fatto una volta per tutte, ma dalle mode dei preti dell’ultima generazione). La preghiera se vuol essere tale deve essere solo come quella che fanno in quel determinato convento, in quel gruppo, con quel prete, pregando con le mani in quella posizione si ottiene davvero lo Spirito Santo.

 

"Fermati!" dice Gesù al mondo di oggi e al cristiano super impegnato di oggi. Non è correndo che cresci più in fretta. Non è rinnovando in continuazione che fai crescere con armonia la tua personalità o la tua fede. A Dio non importano le mode (lui ti ha creato nudo) e neppure quelle religiose (Lui guarda alla fede e non tanto alle apparenze religiose).

 

Non importa che l’uomo sia arrivato a camminare sulla luna e che forse nel giro di qualche decennio arriverà a Marte se poi si è dimenticato di come si fa a scendere nella propria anima. L’uomo che corre sempre rischia di correre dietro alle cose dimenticandosi di se stesso, dei propri valori, degli altri e dell’Altro. Il cristiano, il prete, il vescovo che vuole fare il "prezzemolino" cioè essere presente a tutto, rischia di esserci fisicamente ma di combinare nulla né di portare nulla perché porta solo il suo vuoto addobbato di parole.

 

Non basta essere efficentisti se poi si è perso lo spirito, se non sai più ascoltare, contemplare, adorare, pregare. Non serve a nulla il tuo correre verso un futuro se non sai gustare il presente, non serve a nulla inebetirsi delle cose se poi non sai gioire per il canto di un uccello, per un giorno di sole o di pioggia che ti è donato.

Stai correndo… ma solo verso un infarto. Non basta aumentare il numero di conoscenze (un dischetto da computer conosce più nozioni di quante tu possa accumularne in una vita) se poi hai perso la tua coscienza.

 

Fermati, cristiano super impegnato in mille attività e accorgiti che il fratello prima di cose, anche belle, ha bisogno di trovare te. Fermati perché Gesù è in casa tua, ma tu lì non ci sei mai. Impara di nuovo a meravigliarti, a lasciarti sorprendere dalle cose semplici, a capire che l’essenza delle cose non sta nell’involucro delle parole in cui le avvolgi.

 

Abbi il coraggio di "perdere tempo", di metterti ai piedi di Gesù, come Maria, per ascoltare gioioso e meravigliato quello che Lui ha da dirti. Forse all’inizio, non sei è più abituato, ti sembrerà di non sentirlo, di non capirlo, ma se hai un po’ di costanza comincerai a sentire parlare anche il silenzio.

 

E non preoccuparti, Gesù non vuole farti diventare come una suora di clausura. Dopo che ti avrà

parlato ti manderà a fare cose meravigliose, ma questa volta il tuo agire non sarà più solo un correre, ma un portare. Porterai te stesso, la tua coscienza, i tuoi valori, saprai accogliere gli altri per quello che sono e non per quello che vorresti fossero, porterai soprattutto Colui che ti ha riempito il cuore: Gesù.

 

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

Dalla Lettera del Vescovo:

INSIEME… PER SERVIR E LA VITA

Dille che mi aiuti

Nella sua agitazione, una ragione Marta ce l’ha: “dille che mi aiuti!”; il servizio cioè non si fa in solitaria, ma domanda corresponsabilità. Spesso la pesantezza nel servire, nelle comunità e nelle loro guide, nasce dall’affastellarsi di cose da fare, dal dovere di mantenere le strutture e far quadrare i conti, dalle burocrazie ecclesiastiche e civili così pressanti: trascurando inevitabilmente la centralità delle relazioni e il rispetto reciproco.

 

È questa un'altra insistenza emersa nelle sintesi diocesane, specialmente in riferimento ai presbiteri, che risultano a molti (e a loro stessi) troppo oberati e affannati dalle cose da fare, dalle procedure e dagli adempimenti e di conseguenza hanno poco tempo e scarse energie per dedicarsi alla missione di evangelizzare e accompagnare i cammini spirituali dei fedeli. Molti laici chiedono di sgravare i pastori, per poter ricevere da loro un accompagnamento spirituale, un annuncio più fresco, una testimonianza gioiosa e non appesantita.

 

INTERROGATIVI

La lettura del brano biblico cosa dice alla tua vita e alla tua comunità?

Nella tua comunità si dà più spazio all’ascolto del Signore e reciproco o all’attivismo?

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA

Le nostre case e le nostre parrocchie

spesso sono luoghi di vita affaccendata e di relazioni talvolta sfuggevoli.

Vieni Signore ad abitare in mezzo a noi, a porre la tua dolce parola che placa gli animi e dona serenità e pace.

Donaci Signore di assaporare il gusto di una preghiera prolungata che si nutre di ascolto e silenzio e che sfocia nel riconoscere nel fratello e nella sorella che ci vive accanto, il volto di Cristo da amare e servire.

Signore le nostre case siano la tua dimora, dove la dimenticanza di sé e il servizio dell'altro diventino gesti abituali e il sorriso gioioso porta aperta ad ogni accoglienza.

 

Padre nostro