AVVENTO 2019

 
 

“VA’ E DI’ LORO”

“PREGATE IL PADRONE DELLA MESSE” (MT. 9,35;10,10)

1.

Catechesi di Avvento 2019

PREGHIAMO INSIEME

Invocazione allo Spirito

Illuminami, Spirito eterno di Dio, vieni, luce di splendore, dai un senso nuovo alla mia vita, mostrami ciò che è buono e giusto. Vieni, Spirito di Dio e consola nel profondo la mia anima che non trova riposo. Dammi la fede in Gesù, guariscimi e rendimi completo. Spirito di Dio, dammi il coraggio, scaccia in me dubbi e paure. Vieni, eterno Spirito di Dio, insegnami a riflettere e a pregare.  Con la tua grazia restami vicino e guidami in tutte le mie vie. Vieni, eterno Spirito di Dio, insegnami a riflettere e pregare, a chiedere perdono per i miei peccati. Mostrami la mia vocazione nei giorni e negli anni della mia vita.

 

Preghiamo:

Spirito di Dio, illuminami, fammi capire la mia missione in questa vita! Dammi il gusto della verità, chiarisci a me stesso chi sono veramente. Fammi capace di fedeltà, dammi fortezza per impegnare tutte le mie facoltà e risorse, per impiegare tutti i miei talenti, per spendere e, se necessario, consumare tutta la vita nella missione ricevuta. Spirito Santo, dammi coscienza lieta e grata di essere da te protetto; fammi sentire la gioia profonda di essere da te amato e di poter amare con generosità. Orienta i miei desideri e la mia immaginazione a seguire Cristo e ad accogliere la volontà del Padre.

Amen.

 

LA PAROLA DI DIO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 9,35-10,10)

35Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. 36Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! 38Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

Mt 10 1Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. 2I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; 3Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; 4Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. 5Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. 8Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 9Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, 10né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.

 

COMPRENDERE LA PAROLA

Matteo 9,35: Riassunto dell’attività missionaria di Gesù.

“Gesù percorreva tutte le città e i villaggi insegnando nelle sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità”.

Con poche parole Matteo descrive i punti centrali dell’attività missionaria di Gesù:

Percorrere tutte le città e i villaggi.

Gesù non aspetta che la gente vada da lui, ma va in cerca della gente percorrendo lui stesso tutte le città e i villaggi.

Insegnare nelle sinagoghe, cioè, nelle comunità.

Gesù va lì dove la gente è riunita attorno alla sua fede in Dio. E’ lì che lui annuncia la Buona Novella del Regno, cioè, la Buona Notizia di Dio. Gesù non insegna dottrine come se la Buona Novella fosse un nuovo catechismo, ma in tutto ciò che dice e fa lascia emergere qualcosa della grande Buona Novella che lo abita, cioè, Dio, il Regno di Dio.

Cura ogni malattia e infermità.

Ciò che più segnava la vita della gente povera era la malattia, qualsiasi tipo di malattia, e ciò che più distingue l’attività di Gesù è la consolazione della gente, che lui solleva dal dolore.

• Matteo 9,36: La compassione di Gesù dinanzi alla situazione della gente.

“Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”.

Gesù accoglie le persone come sono davanti a lui: malate, sfinite, stanche.

Lui si comporta come il Servo di Isaia, il cui messaggio centrale consiste in “consolare la gente” (cf. Is 40,1), la cui missione era così definita: “Non griderà, né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà la canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42,2-3).

Lui comincia ad essere Pastore identificandosi con il Servo che diceva: “Il Signore mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare lo sfiduciato” (Is 49,4ª).

Come il Servo, Gesù diventa discepolo del Padre e del popolo e dice: “Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati (Is 49,4b). E dal contatto con il Padre Gesù riceve la parola di consolazione da comunicare ai poveri.

Matteo 9,37-38: Gesù coinvolge i discepoli nella missione.

Dinanzi all’immensità dell’azione missionaria, la prima cosa che Gesù chiede ai discepoli è di pregare: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate, dunque, il padrone della messe che mandi operai nella sua messe". La preghiera è la prima forma di impegno dei discepoli con la missione. Perché se si crede nell’importanza della missione che si ha, si fa il possibile perché non muoia con noi, bensì che continui negli altri mediante noi e dopo di noi.

Matteo 10,1: Gesù conferisce ai discepoli il potere di curare e di scacciare i demoni.

“Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità". La seconda cosa che Gesù chiede ai discepoli non è che comincino a insegnare dottrine e leggi, bensì che aiutino la gente a vincere la paura degli spiriti immondi e che aiutino nella lotta contro le infermità. Oggi, coloro che fanno più paura ai poveri sono certi missionari che li minacciano con il castigo di Dio e con il pericolo del demonio. Gesù fa il contrario: “Se invece scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio” (Lc 11,20). E’ triste dirlo, ma oggi ci sono persone che hanno bisogno del demonio per poterlo scacciare e così guadagnano soldi.

Matteo 10,2-4: L'elenco dei nomi dei dodici apostoli.

Gran parte di questi nomi vengono dall'Antico Testamento.

Per esempio, Simeone è il nome di uno dei figli del patriarca Giacobbe (Gen 29,33). Giacomo è lo stesso equivalente di Giacobbe (Gen 25,26). Giuda è il nome dell'altro figlio di Giacobbe (Gen 35,23). Matteo aveva anche il nome di Levi (Mc 2,14), che è l'altro figlio di Giacobbe (Gen 35,23). Dei dodici apostoli sette hanno un nome che viene dal tempo dei patriarchi. Due si chiamano Simone, due Giacomo, due Giuda e uno Levi! Solamente uno ha un nome greco: Filippo. Forse è bene pensare ai nomi che oggi vengono dati ai figli quando nascono. Perché ognuno di noi è chiamato da Dio, per mezzo del suo nome.

Matteo 10,5-6: Rivolgetevi prima alle pecore perdute di Israele.

Gesù manda i dodici con queste raccomandazioni: "Non prendete il cammino dei pagani, e non entrate nelle città dei samaritani. Andate prima alle pecore perdute della casa di Israele”. Inizialmente la missione di Gesù era diretta alle “pecore perdute di Israele”. Chi erano queste pecore perdute di Israele? Erano forse le persone escluse, come per esempio le prostitute, i pubblicani, gli impuri, considerati persi e condannati dalle autorità religiose dell’epoca? Erano i dirigenti, cioè i farisei, i sadducei, gli anziani e i sacerdoti che si consideravano il popolo fedele di Israele? Erano le moltitudini stanche e sfinite, come pecore senza pastore? Probabilmente, qui nel contesto del vangelo di Matteo, si tratta di questa gente povera e abbandonata che è accolta da Gesù. Gesù voleva che i discepoli partecipassero con lui alla missione insieme a queste persone.

L'invio degli apostoli verso tutti i popoli

Dopo la risurrezione di Gesù, ci sono diversi episodi sull'invio degli apostoli non solo verso i giudei, ma verso tutti i popoli.

In Matteo: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,19-20).

In Marco: "Andate per tutto il mondo, proclamate la Buona Novella a tutte le creature. Coloro che credono e saranno battezzati saranno salvi; coloro che non credono saranno condannati" (Mc 15-16).

In Luca: "Così è scritto: il Messia soffrirà e risusciterà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno annunciati la conversione e il perdono dei peccati a tutte le nazioni, cominciando da Gerusalemme. E voi siete testimoni di questo." (Lc 24)

Matteo 10,7-8: Riassunto dell’attività di Gesù.

“Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Come rivelare la vicinanza del Regno?

La risposta è semplice e concreta: curando malati, risuscitando morti, purificando i lebbrosi, scacciando i demoni e servendo gratuitamente, senza arricchirsi del servizio alla gente. Dove questo avviene il Regno si rivela.

Matteo 10,9-10: Non portare nulla.

"Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo

nutrimento". Ciò significa che devono fidarsi dell'ospitalità e della condivisione della gente.

Perché il discepolo che non porta nulla con sé e porta la pace, indica che ha fiducia nella gente. Crede che sarà ricevuto, e la gente si sente valorizzata, apprezzata e confermata.

L'operaio ha diritto al suo alimento. Facendo questo, il discepolo critica le leggi di esclusione e riscatta gli antichi valori della condivisione e della convivenza comunitaria.

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

Nel Vangelo è la compassione che Gesù prova nei confronti di Israele visto come popolo sbandato senza pastori veri che lo guidino alla santità cui è chiamato, che spinge Gesù a mandare i dodici in missione. Ma, attenzione! Il termine compassione può essere ambiguo; noi spesso riduciamo la compassione ad un sentimento di pena che proviamo nei confronti di qualcuno: dico "Poveretto" ad un malato, mi dispiace per la sofferenza di una vedova, provo un sentimento di pena nel vedere un bambino affamato.

Per Gesù la compassione è soprattutto un servizio da compiere. Non è solo un vedere, non è neppure solo un provare pena "per", ma è "andare verso", è cercare di fare di tutto per cambiare la situazione.

Gesù fa così nei nostri confronti: Lui ha visto la  nostra povertà, il nostro peccato, Lui sa che da soli non potevamo salvarci e allora come dice la lettera ai Romani : "Mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito".

Noi spesso, parlando di Chiesa, vediamo solo le pecore buone, quelle che formano quel tipo di gregge che risponde più alle caratteristiche della religione che non a quelle di popolo di Dio.

Gesù non vede solo le "pecore buone", vede le folle, cioè il suo cuore è per tutti gli uomini e se anche in questa prima missione manderà gli apostoli solo al popolo di Israele, con la discesa dello Spirito santo essi comprenderanno che il Regno dei cieli è per tutti, che il sangue di Cristo è stato versato per tutti gli uomini, che la Chiesa non può darsi dei confini perché è la casa di ogni uomo.

Gesù vede il popolo di Israele, il popolo della elezione, sbandato senza guide sicure e buone. Eppure Israele al tempo di Gesù aveva i suoi sacerdoti, gli scribi, i farisei. Ma Gesù, e lo dirà chiaro nella sua predicazione, trova dei pastori mestieranti, delle guide troppo legate all’ortodossia senza attenzione al gregge, trova dei pastori che vivono del gregge ma che non sono buoni pastori, disposti a dare la propria vita per le pecore.

E qui possiamo incominciare a fare alcune riflessioni che ci riguardano da vicino.

Prima di tutto, abbiamo coscienza di essere popolo chiamato alla santità per essere insieme popolo sacerdotale? La santità non è un dono speciale riservato a qualcuno, santi e beati non sono solo quei pochi o tanti che il papa proclama solennemente tali: io sono chiamato a far risplendere in me la santità di Dio, a manifestare la sua bontà verso tutti, a testimoniare il suo perdono e la sua volontà di ripartire sempre con noi.

Io non sono chiamato solo a pregare perché il Padre mandi a tutti il pane quotidiano, ma sono chiamato a condividere i miei pani con gli altri. Se tutti noi avessimo più chiaro di essere chiamati alla santità, scopriremo anche meglio il nostro ruolo di popolo sacerdotale e, senza nulla togliere al servizio ministeriale dei sacerdoti capiremmo sempre di più che i nostri gesti di fede, di preghiera, di servizio, non sono solo gesti individuali ma sono vocazione per ciascuno di noi e la Chiesa, specialmente quella gerarchica, comprenderebbe allora che non è tanto importante la separazione netta tra sacerdote e popolo, ma che ogni vocazione, anche laicale ha una dimensione sacerdotale e che ogni dono, sia ministeriale che laicale, fanno parte in egual dignità del ruolo sacerdotale di tutto il popolo di Dio.

E allora vedete anche come cambia il significato del seguito della frase di Gesù dove Egli dice: "Pregate il padrone della messe perché Egli mandi operai nella sua messe".

Questa frase, molti di noi, e specialmente certi procacciatori di vocazioni sacerdotali o religiose, l’abbiamo unicamente tradotta come: "Preghiamo il Signore che ci mandi tanti sacerdoti". Ma non credo che questo sia il senso con cui Gesù l’ha detta infatti, se egli manda in missione i dodici (che sono simbolo delle dodici tribù di Israele), essi sono pur sempre soltanto dodici, quindi Gesù non è tanto preoccupato dell’esiguità del numero, come non è neanche troppo preoccupato a fare distinzioni tra chi sia sacerdote e chi no, l’importante è che essi vadano e portino in parole ed opere un messaggio di gioia e di liberazione.

Infatti i compiti che Gesù affida loro sono:

1) "Predicare che il Regno dei cieli è vicino ".

2) Dimostrare queste parole guarendo i malati e combattendo e vincendo tutte le forme del male. Tutto questo da compiersi in modo gioioso e completamente gratuito.

Proviamo anche qui a tradurre in termini concreti per i nostri giorni.

Se abbiamo capito che questo discorso non è solo per i preti ma per ogni credente in Cristo, riscopriamo che la nostra fede non è mai un affare privato, ma che ogni cosa che ci è data ci è data anche in favore degli altri; • scopriamo che è essenza della Chiesa la missionarietà; • scopriamo che i modi di manifestare la missionarietà non solo legati a formule o a persone determinate, ma sono propri di tutti e si manifestano in modi diversi tra loro.

Scopriamo anche che siamo mandati a portare un annuncio molto semplice e concreto.

Non si tratta di arrivare alle persone con le formule di una religione a cui convertire altri, ma con l’annuncio di una buona notizia che ci ha cambiati e che può cambiare gli altri. La gente per cui Gesù sente compassione non ha bisogno (almeno in un primo momento) di vedersi piombare addosso dei catechismi di 800 pagine, non ha bisogno di vedere la fede come un complesso di norme morali o di osservanze religiose che spesso soffocano (esse potranno essere poi un gioiosa conseguenza di un atto di fede), ha bisogno di incontrare un Gesù liberatore e vivo.

Scriveva il Card. Giacomo Biffi che, quando insegnava a Milano all’istituto per la Pastorale, aveva tenuto una lezione sulla risurrezione di Cristo; finita la lezione, una signora si avvicina e fa: "Ma lei vuole proprio dire che Gesù è vivo?”. "Sì, signora; che il suo cuore batte proprio come il suo e il mio". "Ma allora bisogna proprio che vada a casa a dirlo a mio marito". "Brava signora, provi ad andarlo a dire a suo marito". Il giorno dopo quella catechista tornò da mons. Biffi informandolo che aveva portato l’annuncio (come diceva) al marito, e questi le aveva risposto che sicuramente aveva capito male. La signora ottenne la registrazione della lezione e la fece sentire a suo marito. E quello, alla fine, crollò: "Ma se è così, se Gesù è vivo, cambia tutto".

 

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

Fervente desiderio

Il primo compito di chi si pone al servizio del Regno è la preghiera. Quanto spazio dedichi nella preghiera all’affidare a Dio il tuo annuncio?

La scelta dei Dodici

Nessuna situazione umana è irrecuperabile per i Dodici. A quali persone che non ti aspetteresti è necessario che tu predichi il Vangelo?

Con piena gratuità

Una generosità senza calcoli come quella del Maestro. Sai dare gratis perché hai ricevuto gratis?

Impegno

PREGA! Nel prossimo periodo prega perché il Padrone mandi ancora operai del Vangelo nel nostro mondo.

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA

Tutto il mondo è un’immensa messe. Tutta l’umanità soffre e geme o per mancanza di Dio, o per stordimento interiore, o per soffocamento in un oscuro male di vivere, o per smarrimento e scontento, o per miserie lancinanti e dolori acutissimi che toccano gli individui, famiglie e popoli nei bisogni essenziali. Che ognuno si faccia operaio dove è.

Che ognuno si chini sul cuore o sul corpo del proprio fratello, di quanti Dio gli affida. Che ognuno sia pronto a correre dove Dio lo manda.

Padre nostro

 

 

 

“VA’ E DI’ LORO”

2. “NON ABBIATE PAURA” (MT. 10,16-33)

 

PREGHIAMO INSIEME

Invocazione allo Spirito

Vieni, Spirito Santo e riempi di speranza il cuore del mondo. Rinnova il nostro cuore e rendilo capace di amare senza confini. Vieni, Spirito d’amore e illumina le strade della pace e della riconciliazione tra i popoli. Vieni, per tutti i poveri del mondo, per tutti quelli che piangono, per quelli che hanno fame e sete di giustizia. Vieni, Spirito di vita e accendi nel cuore dei giovani il desiderio della vocazione missionaria. Sostieni i missionari del Vangelo col tuo soffio d’amore. Fortificali con la tua luce, con la forza della tua grazia. Rinvigorisci la nostra fede missionaria e rendici testimoni di speranza. Vieni, Spirito di Dio!

 

Non abbiate paura!

Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! Di vita eterna.                                                                                     (Papa Giovanni Paolo II)

 

LA PAROLA DI DIO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 10,16-33)

16Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 17Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi

flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 19Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: 20infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. 21Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. 22Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 23Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo. 24Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; 25è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! 26Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

 

COMPRENDERE LA PAROLA

Alla comunità dei suoi discepoli, chiamati e radunati intorno a lui e investiti della sua stessa autorità come collaboratori, Gesù affida loro delle direttive in vista della loro futura missione.

• Matteo 10,16-19: Pericolo e fiducia in Dio.

Gesù introduce questa parte del suo discorso con due esempi: pecore in mezzo ai lupi; prudenti come i serpenti, semplici come le colombe. La prima serve a mostrare il contesto difficile e pericoloso nel quale i discepoli sono inviati. Da un lato viene evidenziata la pericolosa situazione in cui si vengono a trovare i discepoli inviati in missione; dall’altra l’espressione «io vi mando» esprime protezione. Anche riguardo all’astuzia dei serpenti e alla semplicità delle colombe Gesù sembra connettere due atteggiamenti: fiducia in Dio e riflessione prolungata e attenta nel modo di relazionarsi con gli altri. Gesù, poi, fa seguire un ordine che a prima vista sembra improntato a un’accentuata sfiducia: «guardatevi dagli uomini..», ma, in realtà, vuol dire state attenti a possibili persecuzioni, ostilità denunce. L’espressione «vi consegneranno» non allude solo all’accusa in tribunale ma ha soprattutto un valore teologico: il discepolo che è alla sequela di Gesù potrà sperimentare la stessa esperienza del Maestro di «essere consegnato nelle mani degli uomini» (17,22). I discepoli devono essere forti e resistenti «per dare testimonianza», la loro consegna ai tribunali deve diventare testimonianza ai Giudei e ai pagani per poterli attrarre alla persona di Gesù.

• Matteo 10,20: L’aiuto divino.

Perché tutto questo avvenga nella missione testimonianza dei discepoli è indispensabile l’aiuto che viene da Dio. Vale a dire che non bisogna confidare sulle proprie sicurezze o risorse, ma i discepoli in situazioni critiche, pericolose e aggressive per la loro vita troveranno aiuto e solidarietà in Dio. Per la loro missione ai discepoli è promesso anche lo Spirito del Padre (v.20), è lui che opera in essi quando sono impegnati nella loro missione di evangelizzazione e di testimonianza, lo Spirito parlerà attraverso di loro.

• Matteo 10,21-22: Minaccia-consolazione.

Ritorna ancora una volta l’annuncio della minaccia nell’espressione «consegnerà»: fratello contro fratello, padre contro figlio, figli contro genitori. Si tratta di un vero e grande disordine delle relazioni sociali, la frantumazione della famiglia. Persone legate dai più intimi rapporti familiari – come i genitori, figli, fratelli e sorelle – cadranno nella sventura di odiarsi ed eliminarsi vicendevolmente. In che senso tale divisione delle famiglie ha a che fare con la testimonianza a favore di Gesù? Tale smembramento dei rapporti familiari potrebbe essere causato nel diverso atteggiamento che all’interno della famiglia si prende nei riguardi di Gesù. L’espressione «sarete odiati» sembra indicare il tema dell’accoglienza ostile da parte dei contemporanei e dei suoi inviati. Il senso forte delle parole di Gesù trovano riscontro in un altro scritto del NT: «Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria, che è Spirito di Dio, riposa su di voi. Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; per questo nome, anzi, dia gloria a Dio». All’annuncio della minaccia fa seguito la promessa della consolazione. La più grande consolazione per i discepoli sarà quella di «essere salvati», di poter vivere l’esperienza del salvatore, vale a dire, partecipare alle sue vittorie.

• Matteo 10,24-25: Persecuzioni e sofferenze che segnano la vita dei discepoli.

Questi due versetti costituiscono la parte finale di una avvertenza di Gesù ai discepoli riguardo alle persecuzioni. I discepoli devono sapere che, per il fatto di essere discepoli di Gesù, saranno

perseguitati. (Mt 10,17-23). Ma ciò non deve essere per loro motivo di preoccupazione, poiché un discepolo deve imitare la vita del maestro e condividere con lui le prove. Questo fa parte del

discepolato. “Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone”. Se hanno chiamato Belzebù a Gesù, quanto più insulteranno i suoi discepoli! Con altre parole, il discepolo di Gesù dovrà preoccuparsi seriamente se nella sua vita non spuntano persecuzioni.

• Matteo 10,26-27: Non abbiate timore di dire la verità.

I discepoli non devono aver paura di essere perseguitati. Coloro che li perseguitano, riescono a sovvertire il senso dei fatti e spargono calunnie che cambiano la verità in menzogna, e la menzogna in verità. Ma per grande che sia la menzogna, la verità alla fine trionferà e farà crollare la menzogna. Per questo, non dobbiamo aver paura di proclamare la verità, le cose che Gesù ha insegnato. Oggigiorno, i mezzi di comunicazione riescono a sovvertire il significato delle cose e le persone che proclamano la verità non sono considerate affatto.

• Matteo 10,28: Non aver paura di coloro che possono uccidere il corpo.

I discepoli non devono aver paura di coloro che uccidono il corpo, che torturano, che colpiscono e fanno soffrire. I torturatori possono uccidere il corpo, ma non riescono ad uccidere la libertà e lo spirito nel corpo. Devono aver paura, questo sì, del fatto che il timore di soffrire li porti a nascondere o a negare la verità, e ciò li spinga ad offendere Dio. Perché chi si allontana da Dio si perde per sempre.

• Matteo 10,29-31: Non aver paura, ma avere fiducia nella Provvidenza Divina.

I discepoli non devono temere nulla, perché stanno nella mano di Dio. Gesù ordina di guardare gli uccelli. Due passeri si vendono per un soldo, ma nessuno di essi cadrà a terra senza che il Padre lo voglia. Tutti i nostri capelli sono contati. Luca dice che nessun capello cade senza che il Padre lo voglia (Lc 21,18). E sono tanti i capelli che cadono! Per questo, “non abbiate timore. Voi valete più di molti passeri”. E’ la lezione che Gesù trae dal la contemplazione della natura.

• Matteo 10,32-33: Non aver paura di essere testimone di Gesù.

Alla fine, Gesù riassume tutto nella frase: “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. Sapendo che stiamo nelle mani di Dio e che Dio è con noi, in ogni momento, abbiamo il coraggio e la forza necessari per rendere testimonianza ed essere discepoli e discepole di Gesù.

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

può essere buona notizia, evangelo, questo brano di Matteo in cui Gesù annuncia ai suoi discepoli inimicizia, odio, persecuzione non solo da parte di governatori e re, ma persino nelle relazioni più intime come possono essere quelle tra fratello e fratello, tra genitori e figli? Nel Padre nostro Gesù ci ha insegnato a invocare il Padre chiedendogli di liberarci dal male, ma qui invece sembra buttarci “nella bocca del leone” o, per usare le parole di Gesù stesso, sembra mandarci “in mezzo a lupi” (v. 16): perché?

• Perché la sequela di Gesù Cristo non è una bella scorciatoia che anticipa la realtà del Regno, dove, come dice l’Apocalisse: “Non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno” (Ap 21,4);

• perché stare dietro a Gesù Cristo non significa essere esentati dal “duro mestiere di vivere”;

• perché se “un discepolo non è più grande del maestro” (Mt 10,24), significa che se hanno perseguitato lui perseguiteranno anche i suoi discepoli, se hanno odiato lui, odieranno anche loro (cf. Gv 15,18-21).

Allora dove sta la buona notizia? Sta forse nel fatto che queste prove, queste inimicizie e ostilità, che non sono risparmiate a nessuno, sono vissute dai discepoli a causa del loro maestro, a causa della loro volontà di seguirlo ovunque vada, di divenire giorno dopo giorno un pochino più conformi a lui che “insultato non rispondeva con insulti e maltrattato non minacciava vendetta” (1Pt 2,23).

È la beatitudine di una comunione con il Signore che ci accompagna nelle fatiche e nelle prove, nelle notti e nelle solitudini generate dall’incomprensione e dal rigetto; è quella gioia profonda e piena che niente e nessuno può rapirci (cf. Gv 16,20-22) perché dono del Risorto che ci accompagna sempre con la luce e la forza della sua presenza. Anche a noi sia donato di vivere sempre dimenticandoci di noi stessi e aperti alla presenza del Signore che ci sostiene e ci ispira nel parlare e nell’agire, che ci indica sempre la via dell’amore come unica e sola risposta all’inimicizia e all’odio, come unica soluzione che spezza, a caro prezzo, il vortice dell’odio e della morte, per aprire invece orizzonti di vita e comunione. Allora potremo scoprire l’evangelo anche in mezzo a grande tribolazione e potremo diventare per ogni persona che incontreremo nel nostro cammino testimoni credibili del Signore Gesù. Occorre avere coraggio, lottare contro la paura, non temere mai. Questo è il messaggio che Gesù consegna come comando per ben tre volte: “Non abbiate paura!” (vv. 26.28.31). Nelle sante Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento questo invito-comando è la parola indirizzata da Dio quando si manifesta e parla a quanti egli chiama: così ad Abramo, a Mosè, ai profeti, a Maria, la madre di Gesù… “Non temere!” cioè “non avere paura della presenza del Dio tre volte santo, ma abbi solo timore, ossia capacità di discernere la sua presenza, e quindi non avere mai paura degli uomini, anche quando sono nemici. Non avere mai paura, ma vinci la paura con la fiducia nel Signore fedele, sempre vicino, accanto al credente, e sempre fedele, anche quando sembra assente o inerte”.

La paura è un sentimento umano grazie al quale  impariamo a vivere nel mondo, facendo attenzione a dove vi sono il pericolo o la minaccia; ma per chi ha fede salda nel Signore, la paura deve essere vinta, non deve diventare determinante nel rapporto con il Signore e con la sua volontà. Nel vivere il Vangelo e nell’annunciarlo alle genti, i discepoli di Gesù incontrano diffidenza, chiusura, ostilità e rifiuto. In queste situazioni la tentazione è tacere la speranza che abita il proprio cuore, restare silenti e nascondere la propria identità, magari fino a fuggire. Ma Gesù avverte: il tempo della missione è un tempo di apocalisse, non nel senso catastrofico solitamente attribuito a questo termine, ma ne l senso etimologico di ri-velazione, di alzata del velo. L’annuncio del Vangelo, infatti, richiede che ciò che Gesù ha detto nell’intimità sia proclamato in pieno giorno, ciò che è stato detto nell’orecchio sia gridato sui tetti. D’altronde, i veri nemici dei discepoli non sono quelli di fuori ma quelli di dentro, quelle tentazioni che nascono dal cuore, quegli atteggiamenti idolatrici ai quali la comunità cristiana cede. I nemici di fuori, in realtà, sono occasioni per mettere in pratica il Vangelo, per mostrare la propria fede e la propria fedeltà al regno di Dio. Annunciare la parola di Dio è un compito del discepolo: chi assume tale compito sa che la sua vita è posta sotto una forza che viene da Dio, sa che non può sottrarsi alla vocazione affidatagli, ma deve lottare per farla risplendere, combattendo l’idolatria che lo seduce. E la parola che proclama è forza che attraversa la storia umana senza impedimenti, in una sorta di corsa (cf. 2Ts 3,1) Si tratta dunque di non temere quelli che uccidono il corpo, che interrompono la vita terrestre, ma in verità non possono togliere la vera vita. L’unico “timore” da avere è quello verso il Signore, perché lui solo può decidere della vita terrestre e di quella vera. La vita, infatti, può essere vissuta conforme alla volontà del Creatore, oppure essere segnata da scelte di morte, che possono solo condurre alla rovina: per esprimere questo Gesù si riferisce alla Gehenna, la valle che raccoglieva la spazzatura di Gerusalemme. Di seguito Gesù eleva lo sguardo verso il suo Dio, il suo Abba, Padre, e testimonia tutta la potenza con cui egli si prende cura delle sue creature, le salva, non abbandonando mai chi ha fede in lui. Cosa sono due passeri? Queste creature piccole, che abitano a centinaia sui tetti, sembrano a noi creature insignificanti, che non meritano attenzione né cura, eppure non è così per Dio! Neppure un passero, cadendo a terra, è abbandonato da Dio: non cade a terra perché Dio l’ha voluto, ma anche quando cade a terra non è abbandonato dal Padre. Allo stesso modo, anche i capelli della nostra testa, che perdiamo ogni giorno senza accorgercene, sono tutti contati, tutti sotto lo sguardo di Dio. Da queste parole nasce la fiducia che scaccia il timore: Dio vede come ci vede un padre, che ci guarda sempre con amore e non ci abbandona mai, neanche quando cadiamo. I discepoli di Gesù, ben più preziosi agli occhi di Dio dei passeri e dei capelli della testa, possono essere perseguitati e messi a morte, ma anche nella loro morte il Padre è là, nelle loro tentazioni il Signore è là, nelle loro sofferenze è Cristo a soffrire. La comunione con il Signore non può essere spezzata se non da noi stessi, mai dagli altri. Per questo occorre essere preparati a riconoscere Gesù Cristo, il Signore, davanti agli uomini: ciò deve essere fatto con mitezza, senza arroganza e senza vanto, ma anche a caro prezzo. Oggi nel mondo occidentale non corriamo il rischio della persecuzione, del dover scegliere la testimonianza a Cristo che provoca una morte violenta, ma non illudiamoci di essere esenti dalla prova. Ogni volta che semplicemente arrossiamo nel dirci discepoli o discepole di Gesù, ogni volta che manchiamo di coraggio nel testimoniare la verità cristiana, che è sempre a servizio dell’umanizzazione, della giustizia, della pace e della carità, allora noi scegliamo di non essere riconosciuti da Gesù, nel giorno del giudizio, davanti al Padre che è nei cieli.

 

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

Con l’aiuto dello Spirito

Tante volte pensiamo di essere efficaci nell’annuncio del Vangelo per l’uso di tecniche particolari o capacità retoriche. Ma innanzitutto abbiamo ascoltato la Parola nel silenzio?

Cosa temere o non temere

La nostra vita è nelle mani di Dio. Cosa temiamo veramente?

Dichiararsi per Cristo

Nel giudizio finale saremo giudicati sulla confessione pubblica della fede. Abbiamo vergogna oggi di dichiaraci di Cristo e per Cristo?

Impegno

NO ALLA PAURA! Nel prossimo periodo cerca di superare una paura che hai nella tua vita e nell’annuncio del Vangelo.

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA

Partire è anzitutto uscire da sé. Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro "io". Partire è smetterla di girare in tondo intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo e della vita. Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo: qualunque sia l'importanza di questo nostro mondo l'umanità è più grande ed è essa che dobbiamo servire. Partire non è divorare chilometri, attraversare i mari, volare a velocità supersoniche. Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro. Aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore. È possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni. Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato. Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi. Intuisce il momento in cui cominciano a disperare. Li prende dove li trova. Li ascolta, con intelligenza e delicatezza, soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per il cammino. Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l'arrivo, lo sbarco. Ma c'è cammino e cammino: partire è mettersi in marcia e aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia per costruire un mondo più giusto e umano.

 

Padre nostro

 

 

“VA’ E DI’ LORO”

3. “I VOSTRI NOMI SONO SCRITTI NEI CIELI” (LC. 10,17-24)

 

PREGHIAMO INSIEME

Invocazione allo Spirito

Spirito Santo, fuoco, luce che risplende sul volto di Cristo; fuoco, la cui venuta è Parola; fuoco, il cui silenzio è luce; fuoco, che stabilisce i cuori nell’azione di grazie: noi ti magnifichiamo! Tu che riposi in Cristo, Spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di timore, noi ti magnifichiamo! Tu che scruti le profondità di Dio, che illumini le profondità del cuore, che ti unisci al nostro spirito, che rifletti in noi la gloria del Signore, noi ti magnifichiamo!

 

Preghiera

A causa del tuo amore infinito, Signore, mi hai affidato una missione che non somiglia a nessun’altra, ma con lo stesso obiettivo degli altri: essere tuo apostolo e testimone.

Dio mi ha dato il compito delle sue opere. Alcune sublimi, altre più modeste; alcune nobili, altre più ordinarie. Mentre ero così appassionatamente immerso nell’azione, ho incontrato la sconfitta dell’ingratitudine, del rifiuto di collaborazione. dell’incomprensione degli amici, della malattia e dell’infermità, della mancanza di mezzi... Eccomi, allora, preso dallo stordimento, vado a tentoni, come nella notte oscura. Perché, Signore, mi abbandoni? Non voglio disertare la tua opera. Devo portare a termine il tuo compito. Perché gli uomini attaccano la tua opera? Perché la privano del loro sostegno? Davanti al tuo altare, ho sentito la tua risposta, Signore: «Sono io colui che segui e non la mia opera! Devi scegliere me!».

 

LA PAROLA DI DIO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc. 10,17-24)

17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. 20Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».21In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 22Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». 23E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. 24Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

 

COMPRENDERE LA PAROLA

v. 17: I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome».

Mandati da Gesù si ritorna dallo stesso Gesù, per riferire ogni cosa e per essere da Lui verificati. Non per smentire, ma per confermare la Parola che ci è stata affidata. Qual è la gioia più grande per chi annuncia la salvezza che è in Gesù Cristo? Vedere con i propri occhi e toccare con le proprie mani la vittoria operata dal Signore sul maligno. Quando tutto si fa e tutto si dice nel nome di Gesù, i demoni sono vinti e sottomessi. Colui che ha sottomesso l’uomo è trovato sottomesso allo stesso uomo. L’accenno al potere di espellere i demoni si legge solo all’invio dei Dodici. Questo può suggerire che non c’è distinzione di poteri tra i Dodici e i Settantadue nel campo della missione. Questo potere sui demoni mostra che Luca vede la missione come confronto con le forze sataniche del male, una liberazione dell’uomo che si trova

sotto tale potere.

v. 18: Egli disse loro: Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.

Con l’annuncio della vicinanza del Regno di Dio, satana ha perso il potere di accusatore nei confronti di Israele: Dio offre di nuovo e in modo definitivo la sua grazia di salvezza al popolo. La caduta di satana è già una realtà: l’agire salvifico di Dio è all’opera, il suo Regno è già presente e tende con tutta forza verso il pieno compimento. Quando gli eserciti di Dio marciano nel nome di Gesù, Satana non ha il potere di fermare quella marcia vittoriosa : la volontà di Dio viene fatta, il nemico è in fuga e nulla può fermare i propositi dell’Altissimo .

v. 19: Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi.

Con questo versetto Luca pone l’attenzione sulla protezione ricevuta: gli evangelizzatori non camminano sui serpenti e gli scorpioni per schiacciarli come un nemico vinto, ma possono camminare sopra queste bestie pericolose senza danno, senza essere vittime dei loro morsi. La protezione divina dei discepoli si estende anche contro le numerose e varie manifestazioni nocive – seduzioni e tormenti – che satana può recare all’uomo, e che i messaggeri dovranno affrontare: avranno da Dio il potere di superarle.

v. 20: Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi…

Nessun rallegramento per la vittoria sul Maligno: non è opera nostra. Rallegriamoci piuttosto perché il cielo non si è dimenticato di noi e non vuol dimenticarci in eterno. Perché il nostro nome è stato scritto nei cieli? Perché è gradito al Padre, in virtù del sacrificio del Figlio. Se qualcuno vorrà cancellare il proprio nome dal numero degli eletti sarà soltanto per una propria scelta: in quanto a Dio, ha scelto per la nostra salvezza, in eterno. Già i nostri nomi sono registrati in cielo e nessuno sarà dimenticato dal Padre se non Colui che si dimenticherà del Figlio suo, Salvatore nostro. Questa la nostra gioia, questa la nostra fede. La salvezza non è più una semplice promessa, ma già è stata accreditata in cielo, non

all’uomo, ma ad ogni singolo uomo. Già è stato messo nero su bianco e non ci sarà alcun ripensamento da parte di Dio: affrettiamoci a mettere la nostra firma e a pronunciare un sì eterno.

21In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

Non si esulta nello Spirito se non per rendere lode a Dio, Padre. E non per cose brutte, ma per cose belle. Cosa ha dunque fatto di bello il Padre? Ha nascosto queste cose a sapienti e a intelligenti e le ha rivelate a dei piccoli. E’ stata semplicemente una bella trovata? Una di quelle che suscita meraviglie, perché imprevista ed imprevedibile? Perché mette i primi all’ultimo posto; non si sa per quale bizzarra scelta dell’amore divino? Si tratta di una giusta trovata: una di quelle che finalmente rendono giustizia e fanno giustizia all’uomo. Non all’uomo che cerca se stesso e l’affermazione del proprio io, ma a quello che cerca il Signore nella piccolezza e nell’umiliazione… non credendosi sapiente, ma facendosi stolto, non confidando nella propria intelligenza, ma fidandosi ed affidandosi a Gesù. E’ l’esaltazione di coloro che si fanno piccoli e stolti per amore di Cristo. Il semplice ribaltamento dei valori creati dall’uomo e l’affermazione di un’altra scala di valori al cui vertice sta il Cristo, nel quale e per il quale tutto è visto in maniera diversa. La vera gioia è per ogni uomo che confida in Cristo e non nella propria sapienza o intelligenza.

22Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né

chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Vi è una diversità del Figlio dell’uomo (= Gesù) rispetto ad ogni altro uomo che si può comprendere solo perché svelata dalla sua stessa Parola. Se Dio è Padre di tutti gli uomini e tutti gli uomini sono figli suoi, non si può mettere lo stesso Figlio Cristo Gesù nell’unico calderone. L’uomo è figlio per adozione, Gesù per eterna generazione. Soltanto Cristo può chiamare Dio, Padre mio, perché Figlio Unigenito dell’Altissimo, unico ed esclusivo.

22Tutto è stato dato a me dal Padre mio…

In Cristo e per Cristo fu fatta ogni cosa ed il creato tutto è stato messo nella sue mani. Che tutte le cose vengano da Dio Padre, è risaputo in Israele. Che tutto sia stato dato ed affidato al Figlio: questa è una novità. Una novità che ha il sapore della provocazione per un popolo rigidamente monoteista, che a stento riesce a comprendere un Dio Padre di tutti gli uomini, ancor meno un Dio Padre dell’Unigenito Gesù. C’è un mistero nascosto nei secoli che a poco a poco viene manifestato.

e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Non c’è vera conoscenza del Figlio se non presso il Padre e non c’è vera conoscenza del Padre se non presso il Figlio. Colui che è Verità è posto ad un livello superiore rispetto alla conoscenza dell’uomo. Soltanto la Verità conosce se stessa. Il Padre, com’è, nel Figlio ed il Figlio, com’è, nel Padre. E questo ha nome di rivelazione: una realtà che si può vedere e toccare in Cristo Gesù. Niente di più sensazionale e di più sbalorditivo, una notizia che deve fare il giro del mondo e suscitare ogni meraviglia ed interesse. Una novità per tutte le genti, ma anche un rompicapo per Israele, che deve vedere in maniera diversa il proprio rapporto con le Scritture. A Israele in maniera esclusiva Dio ha rivelato il proprio nome, ha donato la Legge, ha manifestato la potenza del suo braccio. Quanto basta per farne un popolo nuovo e diverso da tutti gli altri. Il Figlio ora rivendica a se stesso e per se stesso ogni conoscenza di Dio.

23 Ed essendosi rivolto ai discepoli in disparte disse: Beati gli occhi che vedono le cose che vedete.

Certe cose Gesù le dice soltanto ai suoi discepoli e neppure in pubblico, ma soltanto dopo averli presi in disparte. Solo i discepoli hanno visto le meraviglie di Dio e non tutto Israele? Nessun prodigio Gesù ha operato di nascosto, ma tutto è stato fatto sotto la luce del sole, davanti al popolo. Perché dunque non tutti gli occhi sono detti beati? Perché molti non vogliono vedere quello che vedono e preferiscono le tenebre alla luce. Beati dunque gli apostoli perché tengono gli occhi aperti per accogliere la verità.

24 Vi dico infatti che molti profeti e re vollero vedere le cose che voi vedete e non videro ed ascoltare le cose che ascoltate e non ascoltarono.

Nessuna rottura col passato, ma l’adempimento pieno ed ultimo della promessa fatta nel passato. I santi dell’Antico Testamento sono vissuti nella speranza del Salvatore: ad essi non è stato dato di vedere ed ascoltare il Figlio di Dio sceso sulla terra nelle sembianze dell’uomo. Questa grazia ha toccato uomini degli ultimi tempi: rendano gloria a Dio, invece di indurirsi in una polemica sterile e dannosa.

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

Il Vangelo di inizia con i 72 discepoli che rientrano dalla missione che Gesù aveva loro affidato; tutti sono molto entusiasti ed emozionati perché le cose erano andate assai bene. Gesù li aveva mandati, come agnelli in mezzo ai lupi, ad annunciare il Suo Regno, a portare la pace, a guarire i malati a scacciare i demoni. A prima vista sembra che Gesù sia un “guastafeste”... Forse si aspettavano che dicesse loro: "Ma che bravi siete stati, complimenti, sono orgoglioso di voi, non me lo aspettavo...”. Invece, dopo averli ascoltati, calma subito i loro animi eccitati dicendo: “Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”... L'ammonimento di Gesù vale anche per tutti noi, che spesso, quando ci riesce qualche cosa, ci prendiamo il merito senza riconoscere che è la benevolenza di Dio che ha permesso tutto. Con il successo, il più delle volte si insinua l'orgoglio... ecco allora che, conoscendo il nostro cuore, Dio ci fa capire che non sono la nostra abilità, la nostra intelligenza o il nostro carisma ad essere decisivi per la riuscita di un'impresa, ma è solo per la Sua grazia che riusciamo a fare cose belle e imprevedibili... Non dobbiamo però scoraggiarci quando le nostre imprese non hanno successo, Dio permette anche questo... e gli amici di Gesù sanno bene che dopo aver sperimentato un fallimento, dopo aver sofferto, dopo che il loro muso si è appiattito a forza di sbattere contro le porte chiuse in faccia, dopo aver sopportato con fede tante umiliazioni e tanti no, si diventa più forti, più dolci, si diventa più solidali con chi è debole e subisce in silenzio... Ricordiamoci sempre che la nostra gioia sta nel fatto che i nostri nomi sono scritti nel Cielo. Il resto, alla fine, trova il tempo che trova... Il Vangelo continua poi con la bellissima preghiera che Gesù fa al Padre Suo e Padre nostro... “Ti rendo lode, o Padre...” Non dobbiamo mai dimenticarci che non siamo stati noi ad amare il Signore per primi... ma è stato Lui che per primo ha amato noi. Se fosse successo il contrario ci saremo un pochetto gonfiati e forse avremmo preteso di condurre noi questo splendido gioco d'amore. Un amore così grande e misterioso che viene riconosciuto e apprezzato solo ed esclusivamente dai “piccoli”. Con Gesù i topi di biblioteca fanno una brutta fine!!! Tanti "saputelli" infatti, conoscono la Parola di Dio, ma non la vivono nella loro quotidianità. Chi è infatti pieno di superbia e non fa altro che mettere in risalto le sue bravure manuali e intellettuali, chi non ha il desiderio di conoscere veramente una persona, chi è troppo sicuro dei suoi giudizi e pregiudizi, non potrà mai e poi mai comprendere il cuore di Gesù. Ricordiamoci anche ciò che dice San Paolo nella lettera ai Corinzi (1, 27): "...Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti". Comprendere il cuore di Dio è un privilegio che Gesù dà alle persone umili, alle persone che soffrono in silenzio, alle persone che si trovano sole e messe al muro solo perché amano il Signore con tutto il cuore e con tutta l'anima, alle persone che vengono rifiutate da una certa “casta” perché non accettano compromessi e denunciano le ingiustizie e le mancanze di amore verso il Signore e verso i fratelli. Solo a loro infatti Gesù fa conoscere i Suoi misteri, non solo... riempie queste persone di tanta pace e gioia. Dà a queste persone abbondanza di serenità e di amore, indispensabili nei momenti degli affanni e delle sofferenze che agli amici di Gesù non mancano mai. Anzi... più si è amici di Gesù e più si è tribolati... Ma chi segue Gesù con sincerità di cuore e con l'ingenuità di un bambino non sarà mai schiacciato dalle tribolazioni. Tormentato sì... ma non schiacciato!!! Gesù infatti c i dice sempre di non temere, perché Lui non ci perde un attimo di vista... sta sempre al nostro fianco e osserva ogni nostro passo. Non solo, qualche volta toglie la pietra che abbiamo davanti per non farci cadere. Proprio come fanno una mamma e un papà con il loro bimbo che inizia barcollando a camminare. Per evitare infatti che la creatura prenda in pieno gli spigoli studiano mille precauzioni e la casa diventa quasi di gomma: salva spigoli dappertutto, per non parlare delle protezioni alle prese, fermaporte, ferma cassetti... insomma, tante protezioni per evitare ogni incidente al neonato. Naturalmente Gesù non si avvale di questi trucchetti... e quando ci capita di vivere un momento di sofferenza o qualche affanno, non dobbiamo subito pensare che il buon Dio c i abbia abbandonati. Lui non abbandona mai i suoi amici. Quando siamo stanchi però, dovremmo imparare a stare in silenzio con Gesù, dovremmo imparare a guardarlo e a farci guardare, perché il Suo sguardo è uno sguardo che penetra nelle profondità del cuore e rende dolce ogni peso... il Suo sguardo rende dolce e tenero il nostro cuore, lo rende simile al Suo. Lasciamoci allora incantare da questo sguardo d'amore... andiamo da Lui e mettiamo ai piedi della Croce con fiducia e umiltà i nostri affanni, Lui riuscirà a dare sollievo e riposo alla nostra anima.

 

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

Il ritorno dei settantadue

Tutte le seduzioni e i tormenti di Satana possono essere affrontate e vinte dal discepolo. Quali sono per te oggi le seduzioni maggiori nell’annuncio del Vangelo?

La vera gioia

La vera gioia è sentirsi amati e scelti da Dio. Quanto la tua gioia è legata al risultato che ottieni nell’annuncio della fede?

L’inno di giubilo

Il mistero del Regno si dischiude agli ultimi, agli umili ed è precluso ai superbi e ai sapienti. Hai incontrato persone che ti hanno fatto cogliere il Regno? Come erano?

Impegno

GIOISCI! Nel prossimo periodo gioisci perché sei amato da Dio, al di là del risultato che puoiraggiungere nella fede.

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA

Dio solo può dare la fede, tu, però, puoi dare la tua Dio solo può dare la speranza, tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli; Dio solo può dare l’amore, tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare; Dio solo può dare la pace, tu, però, puoi seminare l’unione; Dio solo può dare la forza, tu, però, puoi dar sostegno ad uno scoraggiato; Dio solo è la via, tu, però, puoi indicarla agli altri; Dio solo è la luce, tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti; Dio solo è la vita, tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere; Dio solo può fare ciò che appare impossibile, tu, però, potrai fare il possibile; Dio solo basta a se stesso, egli, però, preferisce contare su di te.

 

Padre nostro