avvento-2018

IO HO SCELTO VOI

1. “AVVENGA PER ME SECONDO LA TUA PAROLA”

UNO SGUARDO CHE GENERA

 

PREGHIAMO INSIEME

 

Invocazione allo Spirito

Prima che il tempo fosse, tu, Spirito Santo, planavi sulla creazione informe, inanimata e vuota, nell’attesa del primo “Fiat”. “Sia fatta la luce”.

Nella pienezza dei tempi, tu, Spirito d’Amore, adombrando di gloria la Vergine Maria, hai messo sulle sue labbra un nuovo “Fiat”:

Così il Verbo si è fatto carne della nostra carne, rendendo Maria madre di Dio e dell’umanità.

Pure su di me ora plana e aleggia, tu, Spirito di Vita, che tutto perdoni, ricrei e risusciti.

Dà forma alla mia anima e trasforma il mio corpo in tempio di Dio, tua stabile dimora.

Inondami di grazia, trasforma la mia vocazione in missione, divinizza questo mio corpo destinato ad un eterno peso di gloria in cielo, con Maria, con i santi, con chi mi attende là dove la gioia non avrà mai fine.

 

Preghiamo:

O Vergine santa, che l'angelo Gabriele salutò "piena di grazia" e "benedetta tra tutte le donne", noi adoriamo il mistero ineffabile dell'Incarnazione che Dio ha compiuto in te.

L'amore ineffabile che porti al frutto benedetto del tuo seno, ci è garanzia dell'affetto che nutri per noi, per i quali un giorno il Figlio tuo sarà vittima sulla Croce.

La tua annunciazione è l'aurora della redenzione e della salvezza nostra.

Aiutaci ad aprire il cuore al Sole che sorge e allora il nostro tramonto terreno si muterà in alba immortale. Amen.

Ave, o Maria…

 

LA PAROLA DI DIO

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

26Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34Allora Maria disse all'angelo: «Come èpossibile? Non conosco uomo».35Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santoscenderà su di te, su te stenderà la suaombra la potenza dell'Altissimo. Coluiche nascerà sarà dunque santo echiamato Figlio di Dio.36Vedi: anche Elisabetta, tua parente,nella sua vecchiaia, ha concepito unfiglio e questo è il sesto mese per lei,che tutti dicevano sterile: 37nulla èimpossibile a Dio».38Allora Maria disse: «Eccomi, sono la

serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

 

COMPRENDERE LA PAROLA

 

• La visita dell’angelo a Maria ricorda le visite di Dio a diverse donne del Vecchio Testamento: Sara, madre di Isacco (Gen 18,9-15), Anna, madre di Samuel (1 Sam 1,9-18), la madre di Sansone (Gde 13,2-5).

A tutte loro fu annunciata la nascita di un figlio con una missione importante nella realizzazione del piano di Dio. 

Con l’espressione “Nelsesto mese”.É il sesto mese della gravidanza di Elisabetta. La necessità concreta di Elisabetta, una donna avanzata in età che aspetta il suo primo figlio con un parto a rischio, è lo sfondo di tutto questo episodio.

Elisabetta è menzionata all’inizio (Lc 1,26) ed alla fine della visita dell’angelo (Lc 1,36.39).

• L’angelo dice: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te!”

Parole simili sono state dette anche a Mosè (Es 3,12), a Geremia (Ger 1,8), a Gedeone (Gde 6,12) e ad altre persone con una missione importante nel piano di Dio.

Maria è sorpresa dal saluto e cerca di capire il significato di quelle parole. E’ realista. Vuole capire. Non accetta qualsiasi inspirazione.

• L’angelo risponde: “Non temere, Maria!” Come avviene nella visita dell’angelo a Zaccaria, anche qui il primo saluto di Dio è sempre: ”Non temere!”

Subito l’angelo ricorda le promesse del passato che saranno compiute grazie al figlio che nascerà e che deve ricevere il nome di Gesù. Lui sarà chiamato Figlio dell’Altissimo ed in lui si realizzerà il Regno di Dio. E’ questa la spiegazione dell’angelo in modo che Maria non si spaventi.

• Maria è consapevole della missione che sta per ricevere, ma continua ad essere realista. Non si lascia trascinare dalla grandezza dell’offerta, ed osserva la sua condizione. Analizza l’offerta a partire da certi criteri che ha a sua disposizione. Umanamente parlando, non era possibile: “Come è possibile? Non conosco uomo.”

• L’angelo spiega che lo Spirito Santo, presente nella Parola di Dio fin dalla Creazione (Genesi 1,2), riesce a realizzare cose che sembrano impossibili. Per questo, il Santo che nascerà da Maria sarà chiamato Figlio di Dio. Il miracolo si ripete fino ad oggi. Quando la Parola di Dio è accolta dai poveri, qualcosa di nuovo avviene grazie alla forza dello Spirito Santo! Qualcosa di nuovo e sorprendente come che un figlio nasce ad una vergine o un figlio nasce ad una donna di avanzata età, come Elisabetta, di cui tutti dicevano che non poteva avere figli! E l’angelo aggiunge: “ Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese”.

• La risposta dell’angelo chiarisce tutto per Maria, e lei si dona: “Eccomi, sono la servadel Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Maria usa per sé il titolo di Serva, ancella del Signore. Questo titolo di Isaia, che rappresenta la missione del popolo non come un privilegio, bensì come un servizio agli altri popoli (Is 42,1-9; 49,3-6). Più tardi, Gesù definirà la sua missione come un servizio: “Non sono venuto ad essere servito, ma a servire!” (Mt 20,28). Imparò dalla Madre!

 

RIFLETTERE SULLA PAROLA

 

In una terra ai margini della Palestina, in un villaggio insignificante, in una casa semplice e sconosciuta, in una famiglia quotidiana si realizza il mistero di Dio: Dio, l’eterno, si fa mortale, il forte si fa debole, il celeste si fa terrestre. L’Apostolo Paolo, quando cercherà di cantare questo evento nella fede cristiana ormai professata da ebrei e da greci, affermerà: “Colui che era Dio svuotò se stesso, diventando uomo” (cf. Fil 2,6-7).

Questo evento inaudito e impossibile per noi umani, è avvenuto perché “tutto è possibile a Dio”, ma come raccontarlo? La verità da esprimere è che un uomo come Gesù, il Figlio di Dio divenuto carne mortale, solo Dio ce lo poteva dare.

Non poteva essere il frutto di volontà umana, non poteva essere generato dalla sola umanità, non poteva essere semplicemente il figlio di una coppia umana.

Ed ecco, per rivelare la verità profonda di questo evento, al di là di ciò che risultava visibile agli occhi della gente di Nazaret, una narrazione che cerca di dirci come Dio è intervenuto e ha agito, come Gesù è un dono che solo Dio poteva darci.

A una giovane donna ebrea, chiamata Maria, Dio guarda con amore, fino a sentirla e proclamarla come “amata”, “riempita e trasformata dalla sua grazia, dal suo amore”.

Dio le fa sentire la sua presenza, la sua vicinanza, le fa sentire che “è con lei”, per questo Maria deve rallegrarsi. Del resto, Dio-con-noi, ‘Immanuel (Is 7,14; Mt 1,23), non è forse uno dei nomi di Dio?

Maria era una donna di fede, dunque sempre in attesa dell’azione e della presenza di Dio, e proprio per questo nei confronti del suo Signore non aveva alcuna pretesa né vantava alcun merito. Perciò è sorpresa, timorosa e stupita per questa grazia di Dio che la invade nella quotidianità dei suoi giorni.

Eppure Maria sa ascoltare la voce del Signore che le chiede di non temere, di avere fede: il figlio che concepirà dovrà chiamarlo Gesù, Jeshu‘a, “il Signore salva”, così che egli sia riconosciuto nella sua vera identità di Figlio dell’Altissimo, discendente di David, dunque Messia.

Maria però confessa: “Io non conosco uomo!”, riconoscendo cioè l’impossibilità umana di dare alla luce un figlio in quella condizione, dunque la sua incapacità a concepire e a partorire un tale figlio. In lei c’è soltanto un vuoto, più radicale di quello di una donna anziana e sterile

come sua cugina Elisabetta, un vuoto dal quale non può avvenire generazione. Ma il Signore Dio nella sua potenza fa cose inaudite e grandi, e le opera in lei: sarà come una nuova creazione!

Come lo Spirito del Signore planò sulle acque in-principio, per generare la vita, così ora lo stesso Spirito santo scende su Maria, e la sua Presenza che la copre come ombra, renderà possibile che la Parola di Dio si faccia carne e che quel vuoto diventi il “sito” in cui Dio raggiunge l’uomo, generando suo Figlio quale “Figlio nato da donna”.

Ecco il mistero dell’incarnazione, di fronte al quale si può soltanto adorare, contemplare e ringraziare. Solo Dio poteva darci un uomo come Gesù, e a questo dono ha risposto con un “amen”, un sì disponibile, Maria, la donna di Nazaret che Dio ha scelto facendola oggetto della sua grazia, della sua benevolenza, del suo amore totalmente gratuito.

Noi aspettiamo Gesù per Natale, ci prepariamo ad accoglierlo nella nostra vita, a farlo nascere nel nostro cuore... chi più di una mamma e dell'esperienza di una mamma può aiutarci ad accogliere Gesù? Oggi vorrei parlare per me e per voi dell'attesa di un bambino, perché noi siamo qui ad attendere Gesù. Nel Natale, aspettiamo il Signore che nasca nel nostro cuore, nella nostra vita. Chi meglio di Maria, di una mamma può insegnarci cos'è aspettare un figlio?

Nella mia vita ho avuto la fortuna di condividere l'attesa di un bambino con giovani donne e di ascoltare le loro confidenze e per molte di loro era il primo figlio. Ascoltando loro, mi è sembrato di capire un po' Maria e, riflettendo su questa pagina del Vangelo e su Maria, mi è sembrato di capire un po' loro. Maria aspetta un figlio che è non totalmente suo: è Figlio di Dio! Viene da un'altra dimensione. Viene dalle profondità della vita.

"I vostri figli - dice una poesia di Gibran – non sono figli vostri, sono i figli e le figlie della forza stessa della vita”. Quello che vale per Maria, vale per tutti, per tutte le mamme e l'ho sperimentato ascoltando le loro confidenze. Aspettare un figlio è vivere il mistero... qualche cosa che cresce dentro di te lentamente e non sai come e non puoi che vivere lo stupore... lo stupore totale, la meraviglia e non puoi fare altro che aspettare, guardare, sentire, provare sensazioni... il primo movimento, il battito del cuoricino. Lo stupore di una vita che nasce e che è infinitamente più grande di te.

Puoi preparare una buona minestra, ci puoi mettere tutto l'impegno; preparare un pranzo per gli amici... è una cosa allegra, importante... ma un figlio è totalmente un'altra cosa! Un figlio è mistero. Nel figlio c'è la vita, la vita che nasce, che si sviluppa e non può esserci che lo stupore, la meraviglia, il fare spazio, l'accoglienza. Di più... ascoltando le confidenze di queste giovani donne ho partecipato alla loro ansia, ai loro dubbi: "Come sarà questo bambino? Sarà sano, sarà bello, crescerà forte e cosa diventerà?"

E anche i desideri che quel figlio sia in un certo modo, che - magari - ami la musica come la ama la sua mamma; che gli piaccia leggere; che diventi una persona importante; che ami studiare; che sia una persona ubbidiente, corretta, attenta…

La tentazione di farsi un'immagine del figlio... un'immagine a propria somiglianza: "così ti vorrei”… Ed è rischioso, perché il figlio si accetta così com'è, ma questo me l'ho sentito dire molte volte: "Non mi importa se è maschio o femmina, non mi importa se è sano o non sano: è mio figlio!".

Questo comporta un'altra cosa: un figlio ti chiede tutto. Un figlio ti pone esigenze totali... Vedete - un tempo, quando uno si sposava sentiva il senso dell'indissolubilità, un matrimonio è per sempre, oggi no. Oggi ci si può separare... ma un figlio no! Un figlio è per sempre. Un figlio ti chiede tutto. Un figlio vuole tutto da te. Un figlio vuole un impegno totale, l'impegno a seguirlo, a custodirlo, ad amarlo. Un figlio è per sempre. Un figlio chiede tutto.

Qualcuno sente che un figlio ti toglie anche un po' di libertà: 'Forse non potrò più ad andare a fare una crociera. Forse non potrò più andare a fare quei lunghi viaggi che facevo quando ero più giovane. Forse non potrò più... un figlio mi toglie anche un po' di libertà". Eppure il figlio ti dà tutto! Un figlio ti fa diventare diversa. Un figlio completa la tua umanità. Un figlio ti fa sentire una donna che ha generato, che ha fatto nascere un'altra vita: cosa c'è di più bello e di più importante? Essere mamma!

Ora tutto questo potrebbe aiutarci a capire l'attesa del nostro Natale. Il Figlio che viene ci chiede tutto: "Chi perderà la propria vita per me, la salverà" - arriva a dire il Vangelo – Un figlio ti chiede tutto, ti chiede un impegno totale – a volte - addirittura di rischiare la vita, ma un figlio come Gesù ti dà tutto, ti dà la pienezza della vita, la libertà, ti dà il senso che la tua vita abbia un valore assoluto, che sia ricca di umanità...

Questo Figlio che nasce ci chiede tutto, ma ci dà tutto. Ci dà il senso di essere figli: figli di Dio! Anche noi come una mamma che aspetta, possiamo sentire e faremmo bene a sentirla

l'ansia... "Ma chi sarà questo figlio, cosa vorrà da me, come nascerà nella mia vita?" Noi siamo abituati alle rispostine del catechismo:

"Il bambino che nasce è Dio" quindi è onnipotente, sa tutto, mi giudica - qualche volta - mi condanna.

La tentazione della mamma è di sapere come sarà il figlio... Se noi non sappiamo come sarà questo Figlio in concreto nella nostra vita... non ci resta che fargli spazio, accoglierlo così com'è: questo Figlio viene da Dio. Questo Figlio viene dall'oltre, dalle profondità della vita e non può che suscitare in noi tutto lo stupore e la meraviglia di cui siamo capaci.

Maria ci insegni ad accoglierlo. Ci insegnino tutte le mamme del mondo ad aspettare un bambino, a farlo nascere nella nostra vita e nel nostro cuore.

 

PER CONTINUARE A RIFLETTERE

 

“Il saluto dell’angelo è un invito a gioire, perché Dio agisce in lei, rivestendola totalmente del suo amore, della sua grazia.” 

La vocazione di Maria inizia con un invito alla gioia. Dio è in lei. Anche noi dobbiamo guardare alla nostra vocazione innanzitutto con un atteggiamento di gioia e non come un peso o una fatica da portare. Dio è con noi.

 

“Accade per Maria quanto avviene spesso nei racconti di vocazione profetica: il chiamato si interroga su quanto ode dal Signore.”

 La chiamata di Dio risuona nel nostro cuore dal giorno del Battesimo. Maria ci insegna a chiederci il valore di questa chiamata. Ti capita di pensare a cosa sei chiamato e a come stai rispondendo?

 

“Maria mostra la grandezza della sua fede, poiché non anticipa le proprie vie a quelle di Dio, né cerca di far coincidere i propri progetti con quelli divini.”

Rispondere alla chiamata non è fare la nostra volontà, ma quella di Dio che potrebbe avere piani diversi di realizzazione rispetto ai nostri. Fare la sua volontà è questo: è riconoscere i segni che Dio ci indica per poter dare una risposta piena e vera.

 

“Di questo mirabile e folle progetto divino, Maria si fa serva gioiosa e docile, accettando di mettere in gioco tutta la sua vita.”

Dio può anche essere folle nel chiamarci a grandi cose, ma quello che si aspetta da noi non è la capacità di realizzarle, ma la disponibilità a mettersi in gioco. Stai “giocando” la partita della tua vocazione?

 

CONCLUDENDO IN PREGHIERA

Vergine dell’Annunciazione, rendici, ti preghiamo, beati nella speranza, insegnaci la vigilanza del cuore, donaci l’amore premuroso della sposa, la perseveranza dell’attesa, la fortezza della croce. Dilata il nostro spirito perché nella trepidazione dell’incontro definitivo troviamo il coraggio di rinunciare ai nostri piccoli orizzonti per anticipare, in noi e negli altri, la tenera e intima familiarità di Dio. Ottienici, Madre, la gioia di gridare con tutta la nostra vita: “Vieni, Signore Gesù, vieni Signore che sei risorto, vieni nel tuo giorno senza tramonto per mostrarci finalmente e per sempre il tuo volto”.

 

Padre nostro